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Numero Atti:60474
Ultima Gazzetta Ufficiale del: 12 dicembre 2018 Ultima Modifica: 14 dicembre 2018
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Dettaglio atto

Legge 14 agosto 1991 , n. 281

Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo.

(G.U. Serie Generale , n. 203 del 30 agosto 1991)

									
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA la seguente legge: Art. 1. Principi generali 1. Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudelta' contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l'ambiente.
                               Art. 2. 
         Trattamento dei cani e di altri animali di affezione 
  1. Il controllo della popolazione dei cani e dei gatti mediante  la
limitazione  delle  nascite  viene  effettuato,  tenuto   conto   del
progresso scientifico,  presso  i  servizi  veterinari  delle  unita'
sanitarie locali. I proprietari o i  detentori  possono  ricorrere  a
proprie spese agli ambulatori veterinari autorizzati  delle  societa'
cinofile, delle societa' protettrici degli animali e di privati. 
  2. I cani vaganti ritrovati, catturati o comunque ricoverati presso
le strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4,  non  possono  essere
soppressi. 
  3. I cani catturati o comunque provenienti dalle strutture  di  cui
al comma  1  dell'articolo  4,  non  possono  essere  destinati  alla
sperimentazione. 
  4. I cani vaganti catturati, regolarmente tatuati, sono  restituiti
al proprietario o al detentore. 
  5. I cani vaganti non tatuati catturati, nonche'  i  cani  ospitati
presso le strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4, devono  essere
tatuati; se non reclamati entro il termine di sessanta giorni possono
essere ceduti a privati che diano garanzie di buon trattamento  o  ad
associazioni protezioniste, previo trattamento profilattico contro la
rabbia, l'echinococcosi e altre malattie trasmissibili. 
  6.  I  cani  ricoverati  nelle  strutture  di  cui   al   comma   1
dell'articolo 4, fatto salvo quanto previsto dagli articoli 86, 87  e
91 del regolamento di polizia veterinaria approvato con  decreto  del
Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954,  n.  320,  e  successive
modificazioni,  possono  essere  soppressi,  in  modo  esclusivamente
eutanasico, ad opera di medici  veterinari,  soltanto  se  gravemente
malati, incurabili o di comprovata pericolosita'. 
  7. E'  vietato  a  chiunque  maltrattare  i  gatti  che  vivono  in
liberta'. 
  8. I gatti che vivono in liberta' sono sterilizzati  dall'autorita'
sanitaria competente per territorio e riammessi nel loro gruppo. 
  9. I  gatti  in  liberta'  possono  essere  soppressi  soltanto  se
gravemente malati o incurabili. 
  10. Gli enti e le associazioni protezioniste possono, d'intesa  con
le unita' sanitarie locali, avere in gestione le colonie di gatti che
vivono  in  liberta',  assicurandone  la  cura  della  salute  e   le
condizioni di sopravvivenza. 
  11. Gli enti e le associazioni  protezioniste  possono  gestire  le
strutture di cui al comma  1  dell'articolo  4,  sotto  il  controllo
sanitario dei servizi veterinari dell'unita' sanitaria locale. 
  12. Le strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4  possono  tenere
in custodia a pagamento cani di proprieta' e garantiscono il servizio
di pronto soccorso. 
                               Art. 3. 
                      Competenze delle regioni 
  1. Le regioni disciplinano con propria legge, entro sei mesi  dalla
data  di  entrata  in  vigore  della  presente  legge,  l'istituzione
dell'anagrafe canina presso i comuni o le  unita'  sanitarie  locali,
nonche' le modalita' per  l'iscrizione  a  tale  anagrafe  e  per  il
rilascio al proprietario o al detentore della sigla di riconoscimento
del cane, da imprimersi mediante tatuaggio indolore. 
  2. Le regioni provvedono a determinare, con  propria  legge,  entro
sei mesi dalla data di entrata in  vigore  della  presente  legge,  i
criteri per il risanamento dei canili comunali e la  costruzione  dei
rifugi per i cani. Tali strutture devono garantire  buone  condizioni
di vita per i cani e il rispetto  delle  norme  igienico-sanitarie  e
sono sottoposte al controllo sanitario dei servizi  veterinari  delle
unita' sanitarie locali. La  legge  regionale  determina  altresi'  i
criteri e le modalita' per il riparto tra i comuni dei contributi per
la realizzazione degli interventi di loro competenza. 
  3. Le regioni adottano, entro sei mesi dalla  data  di  entrata  in
vigore della presente  legge,  sentite  le  associazioni  animaliste,
protezioniste e  venatorie,  che  operano  in  ambito  regionale,  un
programma di prevenzione del randagismo. 
  4. Il programma di cui al comma 3 prevede interventi riguardanti: 
    a)  iniziative  di  informazione  da  svolgere  anche  in  ambito
scolastico al fine di conseguire un  corretto  rapporto  di  rispetto
della vita animale e la difesa del suo habitat; 
    b) corsi di aggiornamento o formazione  per  il  personale  delle
regioni, degli enti locali e delle unita' sanitarie locali addetto ai
servizi di cui alla presente legge nonche'  per  le  guardie  zoofile
volontarie che collaborano con le unita' sanitarie locali e  con  gli
enti locali. 
  5.  Al  fine  di  tutelare  il  patrimonio  zootecnico  le  regioni
indennizzano gli imprenditori agricoli per  le  perdite  di  capi  di
bestiame causate da cani  randagi  o  inselvatichiti,  accertate  dal
servizio veterinario dell'unita' sanitaria locale. 
  6. Per la realizzazione degli interventi di  competenza  regionale,
le regioni possono destinare una somma non superiore al 25 per  cento
dei fondi assegnati alla regione  dal  decreto  ministeriale  di  cui
all'articolo 8, comma  2.  La  rimanente  somma  e'  assegnata  dalla
regione agli enti locali a titolo di contributo per la  realizzazione
degli interventi di loro competenza. 
  7. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e
di Bolzano adeguano la propria  legislazione  ai  principi  contenuti
nella presente  legge  e  adottano  un  programma  regionale  per  la
prevenzione del randagismo,  nel  rispetto  dei  criteri  di  cui  al
presente articolo. 
                               Art. 4 
                        Competenze dei comuni 
 
  1. I comuni, singoli o associati, e le comunita' montane provvedono
prioritariamente ad attuare piani di controllo delle nascite ((  .  .
.)) attraverso la sterilizzazione. A  tali  piani  e'  destinata  una
quota non inferiore al 60 per cento delle risorse di cui all'articolo
3, comma 6. I comuni provvedono, altresi', al risanamento dei  canili
comunali esistenti e costruiscono rifugi per i cani, nel rispetto dei
criteri stabiliti con legge regionale e avvalendosi delle risorse  di
cui all'articolo 3, comma 6. (( I comuni, singoli o associati,  e  le
comunita' montane provvedono a gestire i canili  e  gattili  sanitari
direttamente o tramite convenzioni con le associazioni  animaliste  e
zoofile o con soggetti privati che  garantiscano  la  presenza  nella
struttura  di  volontari  delle  associazioni  animaliste  e  zoofile
preposti alla gestione delle adozioni e degli affidamenti dei cani  e
dei gatti )). 
  2. I servizi comunali e i servizi veterinari delle unita' sanitarie
locali si attengono, nel trattamento degli animali, alle disposizioni
di cui all'articolo 2. 
                               Art. 5 
                              Sanzioni 
 
  1.  Chiunque  abbandona  cani,  gatti  o  qualsiasi  altro  animale
custodito  nella  propria  abitazione,  e'  punito  con  la  sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da lire trecentomila a lire
unmilione. 
  2. Chiunque omette di iscrivere il proprio cane all'anagrafe di cui
al comma 1 dell'articolo 3, e' punito con la sanzione  amministrativa
del pagamento di una somma di lire centocinquantamila. 
  3. Chiunque, avendo iscritto il cane all'anagrafe di cui al comma 1
dell'articolo 3, omette di sottoporlo al tatuaggio, e' punito con  la
sanzione amministrativa del pagamento di una somma di lire centomila. 
  4.  Chiunque  fa  commercio  di   cani   o   gatti   al   fine   di
sperimentazione, in violazione delle leggi vigenti, e' punito con  la
sanzione  amministrativa  del  pagamento  di  una   somma   da   lire
cinquemilioni a lire diecimilioni. 
  5. (( COMMA ABROGATO DALLA L. 20 LUGLIO 2004, N. 189 )). 
  6. Le entrate derivanti dalle sanzioni  amministrative  di  cui  ai
commi 1, 2, 3 e 4  confluiscono  nel  fondo  per  l'attuazione  della
presente legge previsto dall'articolo 8. (1) 
    
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AGGIORNAMENTO (1) 
  La Corte costituzionale, con sentenza 16-25 marzo 1992, n. 123 ( in
G.U.  1a  s.s.  1/4/1992,  n.  14)  ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 5, sesto comma, della legge 14 agosto  1991,
n. 281 (Legge-quadro in materia di animali di affezione e prevenzione
del randagismo), nella parte in cui prevede che le entrate  derivanti
dalle sanzioni amministrative di cui ai commi 1, 2 e 3  del  medesimo
articolo confluiscono nel fondo per l'attuazione della legge previsto
dall'art. 8, anziche' nei bilanci  delle  regioni  e  delle  province
autonome di Trento e di Bolzano". 
                               Art. 6. 
                            I m p o s t e 
  1.  Tutti  i  possessori  di  cani  sono  tenuti  al  pagamento  di
un'imposta comunale annuale di lire venticinquemila. 
  2. L'acquisto di un cane  gia'  assoggettato  all'imposta  non  da'
luogo a nuove imposizioni. 
  3. Sono esenti dall'imposta: 
    a) i cani esclusivamente adibiti alla guida  dei  ciechi  e  alla
custodia degli edifici rurali e del gregge; 
    b) i cani appartenenti ad individui di passaggio nel  comune,  la
cui permanenza non si protragga oltre i due mesi o che  paghino  gia'
l'imposta in altri comuni; 
    c)  i  cani  lattanti  per  il  periodo  di  tempo   strettamente
necessario all'allattamento e non mai superiore ai due mesi; 
    d) i cani  adibiti  ai  servizi  dell'Esercito  ed  a  quelli  di
pubblica sicurezza; 
    e) i cani ricoverati in strutture gestite da enti o  associazioni
protezioniste senza fini di lucro; 
    f)  i  cani  appartenenti  a  categorie   sociali   eventualmente
individuate dai comuni. ((2)) 
    
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AGGIORNAMENTO (2)

    
  Il D.L. 18 gennaio 1993, n. 8 convertito con modificazioni dalla L.
19 marzo 1993, n. 68 ha disposto (con l'art.  10,  comma  4)  che  il
presente articolo e' abrogato con effetto dall' anno 1992. 
                               Art. 7. 
                        Abrogazione di norme 
  1. Sono abrogati gli articoli 130, 131, 132, 133,  134  e  135  del
testo unico per la finanza locale  approvato  con  regio  decreto  14
settembre  1931,  n.  1175,  e  successive  modificazioni,   e   ogni
disposizione incompatibile o in contrasto con la presente legge. 
                               Art. 8. 
         Istituzione del fondo per l'attuazione della legge 
  1. A partire dall'esercizio finanziario 1991 e' istituito presso il
Ministero della sanita' un  fondo  per  l'attuazione  della  presente
legge, la cui dotazione e' determinata in lire 1 miliardo per il 1991
e in lire 2 miliardi a decorrere dal 1992. 
  2. Il Ministro  della  sanita',  con  proprio  decreto,  ripartisce
annualmente tra le regioni e le province  autonome  di  Trento  e  di
Bolzano le disponibilita' del fondo di cui al comma 1. I criteri  per
la ripartizione sono  determinati  con  decreto  del  Ministro  della
sanita' adottato di concerto con il Ministro del tesoro,  sentita  la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  le
province autonome di Trento e di  Bolzano,  di  cui  all'articolo  12
della legge 23 agosto 1988, n. 400. 
                               Art. 9. 
                        Copertura finanziaria 
  1. All'onere derivante dalla presente legge, pari a lire 1 miliardo
per il 1991, lire 2 miliardi per il 1992 e lire  2  miliardi  per  il
1993, si fa fronte mediante utilizzo dello stanziamento iscritto,  ai
fini del bilancio triennale 1991-1993, al capitolo 6856  dello  stato
di previsione del Ministero  del  tesoro  per  l'anno  1991  all'uopo
utilizzando l'accantonamento "Prevenzione del randagismo". 
  2. Il Ministro del tesoro e' autorizzato ad apportare,  con  propri
decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 
  La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara'  inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato. 
   Data a Roma, addi' 14 agosto 1991 
                               COSSIGA 
                                  ANDREOTTI, Presidente del Consiglio 
                                  dei Ministri 
Visto, il Guardasigilli: MARTELLI 
                                       
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