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Numero Atti:62527
Ultima Gazzetta Ufficiale del: 16 settembre 2019 Ultima Modifica: 18 settembre 2019
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Dettaglio atto

Decreto legislativo 19 giugno 1999 , n. 229

Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, a norma dell'articolo 1 della legge 30 novembre 1998, n. 419.

(G.U. Serie Generale , n. 165 del 16 luglio 1999)

									
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione; Visto il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni; Visti gli articoli 1 e 2 della legge 30 novembre 1998, n.419; Visto l'articolo 10, comma 1, della legge 13 maggio 1999, n.133; Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 14 aprile 1999; Sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative; Visto il parere della Conferenza unificata di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281; Acquisito il parere delle commissioni permanenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 18 giugno 1999; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro della sanita', di concerto con i Ministri del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, delle finanze, del lavoro e della previdenza sociale, dell'industria, del commercio e dell'artigianato, dell'ambiente, della ricerca scientifica e tecnologica, per la solidarieta' dell'universita' sociale, per gli affari regionali e per la funzione pubblica; E M A N A il seguente decreto legislativo: Art. 1 (Modificazioni all'articolo 1 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502) 1. L'articolo 1 del decreto legislativo 30 dicembre - 1992, n.502, e successive modificazioni, e' sostituito dal seguente: "Art. 1 (Tutela del diritto alla salute, programmazione sanitaria e definizione dei livelli essenziali e uniformi di assistenza) 1. La tutela della salute come diritto fondamentale dell'individuo ed interesse della collettivita' e' garantita, nel rispetto della dignita' e della liberta' della persona umana, attraverso il Servizio sanitario nazionale, quale complesso delle funzioni e delle attivita' assistenziali dei Servizi sanitari regionali e delle altre funzioni e attivita' svolte dagli enti ed istituzioni di rilievo nazionale, nell'ambito dei conferimenti previsti dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nonche' delle funzioni conservate allo Stato dal medesimo decreto. 2. Il Servizio sanitario nazionale assicura, attraverso risorse pubbliche e in coerenza con i principi e gli obiettivi indicati dagli articoli 1 e 2 della legge 23 dicembre 1978, n.833, i livelli essenziali e uniformi di assistenza definiti dal Piano sanitario nazionale nel rispetto dei principi della dignita' della persona umana, del bisogno di salute, dell'equita' nell'accesso all'assistenza, della qualita' delle cure e della loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze, nonche' dell'economicita' nell'impiego delle risorse. 3. L'individuazione dei livelli essenziali e uniformi di assistenza assicurati dal Servizio sanitario nazionale, per il periodo di validita' del Piano sanitario nazionale, e' effettuata contestualmente all'individuazione delle risorse finanziarie destinate al Servizio sanitario nazionale, nel rispetto delle compatibilita' finanziarie definite per l'intero sistema di finanza pubblica nel Documento di programmazione economico finanziaria. Le prestazioni sanitarie comprese nei livelli essenziali di assistenza sono garantite dal Servizio sanitario nazionale a titolo gratuito o con partecipazione alla spesa, nelle forme e secondo le modalita' previste dalla legislazione vigente. 4. Le regioni, singolarmente o attraverso strumenti di autocoordinamento, elaborano proposte per la predisposizione del Pi- ano sanitario nazionale, con riferimento alle esigenze del livello territoriale considerato e alle funzioni interregionali da assicurare prioritariamente, anche sulla base delle indicazioni del Piano vigente e dei livelli essenziali di assistenza individuati in esso o negli atti che ne costituiscono attuazione. Le regioni trasmettono al Ministro della sanita', entro il 31 marzo di ogni anno, la relazione annuale sullo stato di attuazione del piano sanitario regionale, sui risultati di gestione e sulla spesa prevista per l'anno successivo. 5. Il Governo, su proposta del Ministro della sanita', sentite le commissioni parlamentari competenti per la materia, le quali si esprimono entro trenta giorni dalla data di trasmissione dell'atto, nonche' le confederazioni sindacali maggiormente rappresentative, le quali rendono il parere entro venti giorni, predispone il piano sanitario nazionale, tenendo conto delle proposte trasmesse dalle regioni entro il 31 luglio dell'ultimo anno di vigenza del piano precedente, nel rispetto di quanto stabilito dal comma 4. Il Governo, ove si discosti dal parere delle commissioni parlamentari, e' tenuto a motivare. Il piano e' adottato ai sensi dell'articolo 1 della legge 12 gennaio 1991, n.13, d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. 6. I livelli essenziali di assistenza comprendono le tipologie di assistenza, i servizi e le prestazioni relativi alle aree di offerta individuate dal Piano sanitario nazionale. Tali livelli comprendono, per il 1998-2000: a) l'assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro; b ) l'assistenza distrettuale; c) l'assistenza ospedaliera. 7. Sono posti a carico del Servizio sanitario le tipologie di assistenza, i servizi e le prestazioni sanitarie che presentano, per specifiche condizioni cliniche o di rischio, evidenze scientifiche di un significativo beneficio in termini di salute, a livello individuale o collettivo, a fronte delle risorse impiegate. Sono esclusi dai livelli di assistenza erogati a carico del Servizio sanitario nazionale le tipologie di assistenza, i servizi e le prestazioni sanitarie che: a) non rispondono a necessita' assistenziali tutelate in base ai principi ispiratori del Servizio sanitario nazionale di cui al comma 2; b) non soddisfano il principio dell'efficacia e dell'appropriatezza, ovvero la cui efficacia non e' dimostrabile in base alle evidenze scientifiche disponibili o sono utilizzati per soggetti le cui condizioni cliniche non corrispondono alle indicazioni raccomandate; c) in presenza di altre forme di assistenza volte a soddisfare le medesime esigenze, non soddisfano il principio dell'economicita' nell'impiego delle risorse, ovvero non garantiscono un uso efficiente delle risorse quanto a modalita' di organizzazione ed erogazione dell'assistenza. 8. Le prestazioni innovative per le quali non sono disponibili sufficienti e definitive evidenze scientifiche di efficacia possono essere erogate in strutture sanitarie accreditate dal Servizio sanitario nazionale esclusivamente nell'ambito di appositi programmi di sperimentazione autorizzati dal Ministero della sanita'. 9. Il Piano sanitario nazionale ha durata triennale ed e' adottato dal Governo entro il 30 novembre dell'ultimo anno di vigenza del Pi- ano precedente. Il Piano sanitario nazionale puo' essere modificato nel corso del triennio con la procedura di cui al comma 5. 10. Il Piano sanitario nazionale indica: a) le aree prioritarie di intervento, anche ai fini di una progressiva riduzione delle diseguaglianze sociali e territoriali nei confronti della salute; b) i livelli essenziali di assistenza sanitaria da assicurare per il triennio di validita' dei Piano; C) la quota capitaria di finanziamento per ciascun anno di validita' del Piano e la sua disaggregazione per livelli di assistenza; d) gli indirizzi finalizzati a orientare il Servizio sanitario nazionale verso il miglioramento continuo della qualita' dell'assistenza, anche attraverso la realizzazione di progetti di interesse sovraregionale; e) i progetti-obiettivo, da realizzare anche mediante l'integrazione funzionale e operativa dei servizi sanitari e dei servizi socioassistenziali degli enti locali; f) le finalita' generali e i settori principali della ricerca biomedica e sanitaria, prevedendo altresi' il relativo programma di ricerca; g) le esigenze relative alla formazione di base e gli indirizzi relativi alla formazione continua del personale, nonche' al fabbisogno e alla valorizzazione delle risorse umane; h) le linee guida e i relativi percorsi diagnostico-terapeutici allo scopo di favorire, all'interno di ciascuna struttura sanitaria, lo sviluppo di modalita' sistematiche di revisione e valutazione della pratica clinica e assistenziale e di assicurare l'applicazione dei livelli essenziali di assistenza; i) i criteri e gli indicatori per la verifica dei livelli di assistenza assicurati in rapporto a quelli previsti. 11. I progetti obiettivo previsti dal Piano sanitario nazionale sono adottati dal Ministro della sanita' con decreto di natura non regolamentare, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e con gli altri Ministri competenti per materia, d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281. 12. La Relazione sullo stato sanitario del Paese, predisposta annualmente dal Ministro della sanita': a) illustra le condizioni di salute della popolazione presente sul territorio nazionale; b) descrive le risorse impiegate e le attivita' svolte dal Servizio sanitario nazionale; C) espone i risultati conseguiti rispetto agli obiettivi fissati dal Piano sanitario nazionale; d) riferisce sui risultati conseguiti dalle regioni in riferimento all'attuazione dei piani sanitari regionali; e) fornisce indicazioni per l'elaborazione delle politiche sanitarie e la programmazione degli interventi. 13. Il Piano sanitario regionale rappresenta il piano strategico degli interventi per gli obiettivi di salute e il funzionamento dei servizi per soddisfare le esigenze specifiche della popolazione regionale anche in riferimento agli obiettivi del Piano sanitario nazionale. Le regioni, entro centocinquanta giorni dalla data di entrata in vigore del Piano sanitario nazionale, adottano o adeguano i Piani sanitari regionali, prevedendo forme di partecipazione delle autonomie locali, ai sensi dell'articolo 2, comma 2-bis, nonche' delle formazioni sociali private non aventi scopo di lucro impegnate nel campo dell'assistenza sociale e sanitaria, delle organizzazioni sindacali degli operatori sanitari pubblici e privati e delle strutture private accreditate dal Servizio sanitario nazionale. 14. Le regioni e le province autonome trasmettono al Ministro della sanita' i relativi schemi o progetti di piani sanitari allo scopo di acquisire il parere dello stesso per quanto attiene alla coerenza dei medesimi con gli indirizzi del Piano sanitario nazionale. Il Ministro della sanita' esprime il parere entro 30 giorni dalla data di trasmissione dell'atto, sentita l'Agenzia per i servizi sanitari regionali. 15. Il Ministro della sanita', avvalendosi dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali, promuove forme di collaborazione e linee guida comuni in funzione dell'applicazione coordinata del Piano sanitario nazionale e della normativa di settore, salva l'autonoma determinazione regionale in ordine al loro recepimento. 16. La mancanza del Piano sanitario regionale non comporta l'inapplicabilita' delle disposizioni del Piano sanitario nazionale. 17. Trascorso un anno dalla data di entrata in vigore del Piano sanitario nazionale senza che la regione abbia adottato il Piano sanitario regionale, alla regione non e' consentito l'accreditamento di nuove strutture. Il Ministro della sanita', sentita la regione interessata, fissa un termine non inferiore a tre mesi per provvedervi. Decorso inutilmente tale termine, il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della sanita', sentita l'Agenzia per i servizi sanitari regionali, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, adotta gli atti necessari per dare attuazione nella regione al Piano sanitario nazionale, anche mediante la nomina di commissari ad acta. 18. Le istituzioni e gli organismi a scopo non lucrativo concorrono, con le istituzioni pubbliche e quelle equiparate di cui all'articolo 4, comma 12, alla realizzazione dei doveri costituzionali di solidarieta', dando attuazione al pluralismo etico- culturale dei servizi alla persona. Esclusivamente ai fini del presente decreto sono da considerarsi a scopo non lucrativo le istituzioni che svolgono attivita' nel settore dell'assistenza sanitaria e socio-sanitaria, qualora ottemperino a quanto previsto dalle disposizioni di cui all'articolo 10, comma 1, lettere d), e), f) g), e h), e comma 6 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460; resta fermo quanto disposto dall'articolo 10, comma 7, del medesimo decreto. L'attribuzione della predetta qualifica non comporta il godimento dei benefici fiscali previsti in favore delle organizzazioni non lucrative di utilita' sociale dal decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460.".
                               Art. 2 
        (Modificazioni all'articolo 2 del decreto legislativo 
                      30 dicembre 1992, n.502) 
  1. All'articolo 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502,
e successive modificazioni, dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti: 
  "2-bis. La legge regionale istituisce e  disciplina  la  Conferenza
permanente  per  la   programmazione   sanitaria   e   sociosanitaria
regionale, assicurandone il raccordo o  l'inserimento  nell'organismo
rappresentativo  delle  autonomie  locali,  ove   istituito.   Fanno,
comunque, parte della Conferenza: il sindaco del comune nel  caso  in
cui  l'ambito  territoriale  dell'Azienda  unita'  sanitaria   locale
coincida con quella del comune; il presidente  della  Conferenza  dei
sindaci, ovvero il sindaco o i presidenti di circoscrizione nei  casi
in  cui  l'ambito  territoriale  dell'unita'  sanitaria  locale   sia
rispettivamente superiore  o  inferiore  al  territorio  del  Comune;
rappresentanti delle associazioni regionali delle autonomie locali. 
  2-ter. Il progetto del Piano sanitario regionale e' sottoposto alla
Conferenza di cui al comma 2-bis, ed e' approvato previo esame  delle
osservazioni eventualmente formulate dalla Conferenza. La  Conferenza
partecipa, altresi', nelle forme e con le modalita'  stabilite  dalla
legge  regionale,  alla  verifica  della  realizzazione   del   Piano
attuativo  locale,  da  parte  delle  aziende  ospedaliere   di   cui
all'articolo 4, e dei piani attuativi metropolitani. 
  2-quater. Le regioni, nell'ambito della loro autonomia, definiscono
i criteri e le modalita' anche operative per il  coordinamento  delle
strutture  sanitarie  operanti  nelle  aree  metropolitane   di   cui
all'articolo 17, comma 1, della legge 8 giugno 1990, n. 142,  nonche'
l'eventuale costituzione di appositi organismi. 
  2-quinquies.  La  legge  regionale  disciplina  il   rapporto   tra
programmazione regionale e programmazione attuativa locale, definendo
in particolare le procedure di proposta, adozione e approvazione  del
Piano attuativo locale e le modalita' della  partecipazione  ad  esse
degli enti locali interessati.  Nelle  aree  metropolitane  il  piano
attuativo metropolitano e' elaborato dall'organismo di cui  al  comma
2- quater, ove costituito. 
  2-sexies. La regione disciplina altresi': 
    a) l'articolazione del territorio regionale in  unita'  sanitarie
locali, le quali assicurano attraverso servizi  direttamente  gestiti
l'assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita  e  di  lavoro,
l'assistenza distrettuale e l'assistenza  ospedaliera,  salvo  quanto
previsto  dal  presente  decreto  per  quanto  attiene  alle  aziende
ospedaliere di  rilievo  nazionale  e  interregionale  e  alle  altre
strutture pubbliche e private accreditate; 
    b) i principi e criteri per l'adozione dell'atto aziendale di cui
all'articolo 3, comma 1-bis; 
    C) la definizione dei criteri per  l'articolazione  delle  unita'
sanitarie locali in distretti, da parte dell'atto di cui all'articolo
3, comma 1-bis, tenendo conto delle peculiarita' delle zone montane e
a bassa densita' di popolazione; 
    d) il finanziamento delle unita' sanitarie locali, sulla base  di
una quota capitaria corretta in relazione alle caratteristiche  della
popolazione  residente  con  criteri  coerenti  con  quelli  indicati
all'articolo 1, comma 34, della legge 23 dicembre 1996, n.662; 
    e) le modalita' di vigilanza  e  di  controllo,  da  parte  della
regione  medesima,  sulle  unita'  sanitarie   locali,   nonche'   di
valutazione dei risultati delle stesse,  prevedendo  in  quest'ultimo
caso  forme  e  modalita'  di  partecipazione  della  Conferenza  dei
sindaci; l'organizzazione e il funzionamento delle attivita'  di  cui
all'articolo 19-bis, comma 3,  in  raccordo  e  cooperazione  con  la
Commissione nazionale di cui al medesimo articolo; 
    f) l'organizzazione e il funzionamento  delle  attivita'  di  cui
all'articolo 19-bis, comma 3,  in  raccordo  e  cooperazione  con  la
Commissione nazionale di cui al medesimo articolo; 
    g) fermo  restando  il  generale  divieto  di  indebitamento,  la
possibilita' per le unita' sanitarie locali di: 
      1) anticipazione, da parte del tesoriere, nella misura  massima
di un dodicesimo dell'ammontare annuo del valore dei ricavi,  inclusi
i trasferimenti, iscritti nel bilancio preventivo annuale; 
      2) contrazione di mutui e accensione di altre forme di credito,
di durata non superiore a dieci anni, per il finanziamento  di  spese
di  investimento  e  previa  autorizzazione  regionale,  fino  a   un
ammontare complessivo delle relative rate, per capitale e  interessi,
non superiore al quindici per cento delle entrate  proprie  correnti,
ad esclusione della quota  di  fondo  sanitario  nazionale  di  parte
corrente attribuita alla regione; 
    h) le modalita' con cui le unita' sanitarie locali e  le  aziende
ospedaliere assicurano le prestazioni e  i  servizi  contemplati  dai
livelli aggiuntivi di  assistenza  finanziati  dai  comuni  ai  sensi
dell'articolo 2 comma 1, lettera l), della legge 30 novembre 1998, n.
419. 
    2-septies. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in  vigore
del presente decreto, che modifica il decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 502, e successive  modificazioni,  le  regioni  istituiscono
l'elenco delle istituzioni e degli organismi a scopo non lucrativo di
cui all'articolo 1, comma 18. 
    2-octies. Salvo quanto diversamente disposto, quando  la  regione
non adotta i provvedimenti previsti dai commi 2-bis e 2-quinquies, il
Ministro della sanita', sentite la regione  interessata  e  l'Agenzia
per i servizi  sanitari  regionali,  fissa  un  congruo  termine  per
provvedere; decorso tale termine, il Ministro della sanita',  sentito
il  parere  della  medesima  Agenzia  e  previa  consultazione  della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  le
province autonome di Trento e di Bolzano, propone  al  Consiglio  dei
Ministri l'intervento sostitutivo, anche sotto forma di nomina di  un
commissario ad acta. L'intervento adottato dal Governo  non  preclude
l'esercizio delle funzioni regionali per le quali si e' provveduto in
via sostitutiva ed e' efficace sino  a  quando  i  competenti  organi
regionali abbiano provveduto.". 
                               Art. 3 
        (Modificazioni all'articolo 3 del decreto legislativo 
                      30 dicembre 1992, n.502) 
  1. Il comma 1 dell'articolo 3 del decreto legislativo 30 dicembre 
  1992,  n.  502,  e  successive  modificazioni,  e'  sostituito  dai
  seguenti: 
"1. Le regioni, attraverso le unita' sanitarie locali, assicurano i 
livelli essenziali di assistenza di cui all'articolo  1,  avvalendosi
anche delle aziende di cui all'articolo 4. 
  1-bis. In funzione del perseguimento dei loro  fini  istituzionali,
le  unita'  sanitarie  locali  si  costituiscono   in   aziende   con
personalita' giuridica pubblica e autonomia imprenditoriale; la  loro
organizzazione e funzionamento sono disciplinati con  atto  aziendale
di diritto privato, nel rispetto dei principi e criteri stabiliti con
la legge regionale di cui  all'articolo  2,  comma  2-sexies.  L'atto
aziendale  individua  le  strutture  operative  dotate  di  autonomia
gestionale  o  tecnico-professionale,  soggette   a   rendicontazione
analitica. 
  1 -ter. Le aziende di cui ai commi 1 e 1-bis informano  la  propria
attivita' a criteri di efficacia, efficienza ed economicita'  e  sono
tenute al rispetto del vincolo di bilancio,  attraverso  l'equilibrio
di costi e ricavi, compresi i trasferimenti di  risorse  finanziarie.
Agiscono mediante atti di diritto privato. I contratti  di  fornitura
di beni e servizi, il cui valore sia  inferiore  a  quello  stabilito
dalla normativa comunitaria in materia, sono appaltati o  contrattati
direttamente secondo le norme di diritto privato  indicate  nell'atto
aziendale di cui al comma 1-bis. 
  1-quater. Sono organi  dell'azienda  il  direttore  generale  e  il
collegio sindacale. Il direttore generale adotta l'atto aziendale  di
cui al comma 1-bis; e'  responsabile  della  gestione  complessiva  e
nomina i responsabili  delle  strutture  operative  dell'azienda.  Il
direttore  generale  e'  coadiuvato,  nell'esercizio  delle   proprie
funzioni, dal direttore amministrativo e dal direttore sanitario.  Le
regioni  disciplinano  forme  e  modalita'  per  la  direzione  e  il
coordinamento delle attivita' sociosanitarie a  elevata  integrazione
sanitaria. Il direttore generale si avvale del Collegio di  direzione
di cui all'articolo 17 per le attivita' ivi indicate. 
  1-quinquies. Il direttore amministrativo e il  direttore  sanitario
sono nominati dal direttore generale . Essi  partecipano,  unitamente
al direttore generale, che ne ha la responsabilita',  alla  direzione
dell'azienda,  assumono  diretta   responsabilita'   delle   funzioni
attribuite alla loro competenza e concorrono, con la formulazione  di
proposte e di pareri, alla formazione delle decisioni della direzione
generale.". 
  2. Sono abrogati i commi 2; 4; 5, lettere a), b), c), d), e),f); 6,
quarto, quinto, settimo, dodicesimo,  tredicesimo  e  quattordicesimo
periodo; 7, primo, secondo, terzo, quarto, ottavo, limitatamente alle
parole: "e fornisce parere obbligatorio al direttore  generale  sugli
atti relativi alle materie di competenza" e nono  periodo;  8  e  13,
primo,  secondo,  terzo,  dodicesimo,  tredicesimo,   quattordicesimo
periodo, dell'articolo 3 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 
502, e successive modificazioni. 
  3. Dopo l'articolo 3 del  decreto  legislativo  30  dicembre  1992,
n.502, sono inseriti i seguenti: 
                             "Art. 3-bis 
(Direttore generale, direttore amministrativo e direttore sanitario) 
  1. I provvedimenti di nomina dei direttori  generali  delle  unita'
sanitarie  locali  e  delle   aziende   ospedaliere   sono   adottati
esclusivamente con riferimento ai requisiti di cui al comma 3. 
  2. La nomina del direttore  generale  deve  essere  effettuata  nel
termine  perentorio  di  sessanta  giorni  dalla  data   di   vacanza
dell'ufficio. Scaduto tale termine, si applica  l'articolo  2,  comma
2-octies. 
 3. Gli aspiranti devono essere in possesso dei seguenti requisiti: 
a) diploma di laurea; 
b) esperienza   almeno   quinquennale   di   direzione   tecnica    o
   amministrativa in enti, aziende, strutture pubbliche o private, in
   posizione  dirigenziale  con  autonomia   gestionale   e   diretta
   responsabilita'  delle  risorse  umane,  tecniche  o  finanziarie,
   svolta nei dieci anni precedenti la pubblicazione dell'avviso. 
  4. I direttori generali nominati devono  produrre,  entro  diciotto
mesi  dalla  nomina,  il  certificato  di  frequenza  del  corso   di
formazione in materia di  sanita'  pubblica  e  di  organizzazione  e
gestione sanitaria. I predetti corsi  sono  organizzati  ed  attivati
dalle regioni, anche in ambito interregionale  ed  in  collaborazione
con le universita' o altri soggetti pubblici o privati accreditati ai
sensi dell'articolo  16-ter,  operanti  nel  campo  della  formazione
manageriale,  con  periodicita'  almeno  biennale.  I  contenuti,  la
metodologia delle attivita' didattiche,  la  durata  dei  corsi,  non
inferiore a centoventi ore programmate in un periodo non superiore  a
sei mesi, nonche' le modalita' di conseguimento della certificazione,
sono stabiliti, entro centoventi giorni dall'entrata  in  vigore  del
presente decreto, che modifica il  decreto  legislativo  30  dicembre
1992, n. 502, e successive modificazioni, con  decreto  del  Ministro
della sanita', previa intesa in sede di Conferenza permanente  per  i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento  e
di Bolzano. I direttori generali in carica alla data  di  entrata  in
vigore del presente  decreto  producono  il  certificato  di  cui  al
presente comma entro diciotto mesi da tale data. 
  5. Le regioni  determinano  preventivamente,  in  via  generale,  i
criteri di valutazione dell'attivita' dei direttori generali,  avendo
riguardo al raggiungimento degli obiettivi definiti nel quadro  della
programmazione   regionale,   con   particolare   riferimento    alla
efficienza, efficacia e funzionalita' dei servizi sanitari.  All'atto
della nomina di  ciascun  direttore  generale,  esse  definiscono  ed
assegnano, aggiornandoli periodicamente, gli obiettivi di salute e di
funzionamento dei servizi, con  riferimento  alle  relative  risorse,
ferma restando la piena autonomia gestionale dei direttori stessi. 
  6. Trascorsi  diciotto  mesi  dalla  nomina  di  ciascun  direttore
generale, la regione verifica i risultati aziendali conseguiti  e  il
raggiungimento degli obiettivi di cui al comma 5 e, sentito il parere
del sindaco o della conferenza dei sindaci  di  cui  all'articolo  3,
comma 14, ovvero, per le aziende ospedaliere, della Conferenza di cui
all'articolo 2, comma 2-bis, procede o meno alla conferma entro i tre
mesi successivi alla scadenza del termine. La disposizione si applica
in ogni altro procedimento di valutazione dell'operato del  direttore
generale, salvo quanto disposto dal comma 7. 
  7. Quando  ricorrano  gravi  motivi  o  la  gestione  presenti  una
situazione di grave disavanzo o in caso di violazione di leggi o  del
principio di buon andamento e di imparzialita' della amministrazione,
la  regione  risolve  il  contratto  dichiarando  la  decadenza   del
direttore generale e provvede alla sua sostituzione; in tali casi  la
regione provvede previo parere della Conferenza di  cui  all'articolo
2, comma 2-bis, che si esprime nel  termine  di  dieci  giorni  dalla
richiesta, decorsi inutilmente i quali la risoluzione  del  contratto
puo' avere comunque corso.  Si  prescinde  dal  parere  nei  casi  di
particolare gravita' e  urgenza.  Il  sindaco  o  la  Conferenza  dei
sindaci di cui all'articolo 3,  comma  14,  ovvero,  per  le  aziende
ospedaliere, la Conferenza di cui all'articolo 2,  comma  2-bis,  nel
caso  di  manifesta  inattuazione  nella  realizzazione   del   Piano
attuativo locale,  possono  chiedere  alla  regione  di  revocare  il
direttore generale, o di non disporne la conferma, ove  il  contratto
sia gia' scaduto. Quando i procedimenti di valutazione e di revoca di
cui al comma 6 e al presente comma riguardano  i  direttori  generali
delle aziende ospedaliere, la Conferenza di cui all'articolo 2, comma
2-bis  e'  integrata  con  il  sindaco  del  comune  capoluogo  della
provincia in cui e' situata l'azienda. 
  8. Il rapporto di lavoro  del  direttore  generale,  del  direttore
amministrativo e del direttore sanitario e' esclusivo ed e'  regolato
da contratto di diritto privato, di durata non inferiore a tre e  non
superiore a cinque anni, rinnovabile, stipulato in  osservanza  delle
norme del titolo terzo del libro quinto del codice civile. La regione
disciplina le cause di risoluzione  del  rapporto  con  il  direttore
amministrativo e il direttore sanitario. Il trattamento economico del
direttore  generale,  del  direttore  sanitario   e   del   direttore
amministrativo e' definito, in sede  di  revisione  del  decreto  del
Presidente del Consiglio dei ministri 19 luglio 1995, n.  502,  anche
con  riferimento  ai  trattamenti   previsti   dalla   contrattazione
collettiva nazionale per le posizioni apicali della dirigenza  medica
e amministrativa. 
  9. La regione puo' stabilire che il conferimento  dell'incarico  di
direttore  amministrativo  sia  subordinato,  in  analogia  a  quanto
previsto per il direttore sanitario dall'articolo 1 del  decreto  del
Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n. 484, alla  frequenza
del corso di formazione programmato per il conferimento dell'incarico
di direttore generale o del corso di formazione  manageriale  di  cui
all'articolo  7  del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  10
dicembre 1997, n. 484, o di altro  corso  di  formazione  manageriale
appositamente programmato. 
  10. La  carica  di  direttore  generale  e'  incompatibile  con  la
sussistenza di altro rapporto di lavoro, dipendente o autonomo. 
  11. La nomina a  direttore  generale,  amministrativo  e  sanitario
determina per i lavoratori dipendenti il collocamento in  aspettativa
senza assegni e il diritto al mantenimento del  posto.  L'aspettativa
e' concessa entro sessanta giorni  dalla  richiesta.  Il  periodo  di
aspettativa e' utile ai fini  del  trattamento  di  quiescenza  e  di
previdenza.  Le  amministrazioni  di   appartenenza   provvedono   ad
effettuare   il   versamento   dei   contributi   previdenziali    ed
assistenziali  comprensivi  delle  quote  a  carico  del  dipendente,
calcolati  sul  trattamento  economico  corrisposto  per   l'incarico
conferito nei limiti dei massimali di cui all'articolo  3,  comma  7,
del decreto legislativo 24 aprile 1997, n. 181,  e  a  richiedere  il
rimborso  di  tutto  l'onere  da  esse   complessivamente   sostenuto
all'unita' sanitaria locale o all'azienda ospedaliera interessata, la
quale procede al recupero della quota a carico del l'interessato. 
  12. Per i direttori generali e per coloro che, fuori  dei  casi  di
cui  al  comma  11,   siano   iscritti   all'assicurazione   generale
obbligatoria ed alle forme sostitutive ed esclusive  della  medesima,
la contribuzione dovuta sul  trattamento  economico  corrisposto  nei
limiti dei massimali previsti dall'articolo 3, comma 7,  del  decreto
legislativo 24 aprile 1997, n.181, e' versata  dall'unita'  sanitaria
locale o dall'azienda ospedaliera di appartenenza, con recupero della
quota a carico del l'interessato. 
  13. In sede di revisione del decreto del Presidente  del  Consiglio
dei ministri 19 luglio 1995, n.  502,  si  applica  il  comma  5  del
presente articolo. 
  14. Il rapporto di lavoro  del  personale  del  Servizio  sanitario
nazionale e' regolato dal decreto legislativo 3 febbraio 1993,  n.29,
e, successive modificazioni. Per la programmazione  delle  assunzioni
si applica l'articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e suc-
cessive modificazioni. 
  15. In sede di prima applicazione, le regioni possono  disporre  la
proroga dei contratti con i direttori  generali  in  carica  all'atto
dell'entrata in vigore del presente decreto per un periodo massimo di
dodici mesi. 
                             Art. 3-ter 
                        (Collegio sindacale) 
  1. Il collegio sindacale: 
a) verifica   l'amministrazione   dell'azienda   sotto   il   profilo
   economico; 
b) vigila sull'osservanza della legge; 
c) accerta la regolare tenuta della contabilita' e la conformita' del
   bilancio alle risultanze dei libri e delle scritture contabili, ed
   effettua periodicamente verifiche di cassa; 
d) riferisce almeno trimestralmente alla regione, anche su  richiesta
   di quest'ultima, sui risultati del riscontro eseguito, denunciando
   immediatamente  i  fatti  se  vi  e'  fondato  sospetto  di  gravi
   irregolarita'; trasmette periodicamente, e  comunque  con  cadenza
   almeno   semestrale,   una   propria   relazione    sull'andamento
   dell'attivita'  dell'unita'  sanitaria   locale   o   dell'azienda
   ospedaliera rispettivamente  alla  Conferenza  dei  sindaci  o  al
   sindaco del comune  capoluogo  della  provincia  dove  e'  situata
   l'azienda stessa. 
  2. I componenti del collegio sindacale possono procedere ad atti di
ispezione e controllo, anche individualmente. 
  3. Il collegio sindacale dura in carica tre anni ed e' composto  da
cinque membri, di cui due designati dalla regione, uno designato  dal
Ministro del tesoro, del bilancio e della  programmazione  economica,
uno dal Ministro della sanita' e uno dalla  Conferenza  dei  sindaci;
per le  aziende  ospedaliere  quest'ultimo  componente  e'  designato
dall'organismo  di  rappresentanza  dei  comuni.  I  componenti   del
collegio sindacale sono scelti tra  gli  iscritti  nel  registro  dei
revisori  contabili  istituito  presso  il  Ministero  di  grazia   e
giustizia, ovvero tra i funzionari  del  Ministero  del  tesoro,  del
bilancio e della programmazione economica che abbiano esercitato  per
almeno tre anni le funzioni di revisori dei conti o di componenti dei
collegi sindacali. 
  4. I riferimenti contenuti nella normativa vigente al collegio  dei
revisori delle  aziende  unita'  sanitarie  locali  e  delle  aziende
ospedaliere si intendono applicabili al collegio sindacale di cui  al
presente articolo. 
                            Art. 3-quater 
                             (Distretto) 
  1. La  legge  regionale  disciplina  l'articolazione  in  distretti
dell'unita' sanitaria locale. Il distretto e' individuato, sulla base
dei criteri di  cui  all'articolo  2,  comma  2-sexies,  lettera  c),
dall'atto aziendale di cui all'articolo 3,  comma  1-bis,  garantendo
una popolazione minima di almeno sessantamila abitanti, salvo che  la
regione, in considerazione delle caratteristiche geomorfologiche  del
territorio  o  della  bassa  densita'  della  popolazione  residente,
disponga diversamente. 
  2. Il distretto assicura i servizi di assistenza primaria  relativi
alle attivita'  sanitarie  e  sociosanitarie  di  cui  all'  articolo
3-quinquies, nonche' il coordinamento  delle  proprie  attivita'  con
quella dei dipartimenti e dei servizi aziendali,  inclusi  i  presidi
ospedalieri, inserendole organicamente nel Programma delle  attivita'
territoriali.  Al  distretto  sono  attribuite  risorse  definite  in
rapporto agli obiettivi di salute della popolazione  di  riferimento.
Nell'ambito delle  risorse  assegnate,  il  distretto  e'  dotato  di
autonomia   tecnico-gestionale    ed    economico-finanziaria,    con
contabilita' separata all'interno del bilancio della unita' sanitaria
locale. 
  3. Il Programma delle attivita' territoriali, basato sul  principio
della intersettorialita' degli interventi cui concorrono  le  diverse
strutture operative: 
a) prevede  la  localizzazione  dei  servizi  di   cui   all'articolo
   3-quinquies; 
b) determina le risorse per  l'integrazione  socio-sanitaria  di  cui
   all'articolo  3-septies  e  le  quote  rispettivamente  a   carico
   dell'unita'  sanitaria   locale   e   dei   comuni,   nonche'   la
   localizzazione dei presidi per il territorio di competenza; 
c) e' proposto, sulla base delle risorse assegnate  e  previo  parere
   del Comitato dei sindaci di distretto, dal direttore di  distretto
   ed e' approvato dal direttore  generale,  d'intesa,  limitatamente
   alle attivita' sociosanitarie, con il Comitato medesimo  e  tenuto
   conto delle priorita' stabilite a livello regionale. 
  4. Il Comitato dei sindaci di distretto, la cui organizzazione e il
cui funzionamento sono  disciplinati  dalla  regione,  concorre  alla
verifica del raggiungimento dei  risultati  di  salute  definiti  dal
Programma delle attivita' territoriali. Nei comuni  la  cui  ampiezza
territoriale coincide con quella dell'unita' sanitaria  locale  o  la
supera il  Comitato  dei  sindaci  di  distretto  e'  sostituito  dal
Comitato dei presidenti di circoscrizione. 
                          Art. 3-quinquies 
                 (Funzioni e risorse del distretto) 
  1. Le regioni disciplinano l'organizzazione del distretto  in  modo
da garantire: 
a) l'assistenza primaria, ivi compresa la continuita'  assistenziale,
   attraverso   il    necessario    coordinamento    e    l'approccio
   multidisciplinare, in ambulatorio e a  domicilio,  tra  medici  di
   medicina generale, pediatri di libera scelta, servizi  di  guardia
   medica notturna e festiva e i presidi specialistici ambulatoriali;
   b) il coordinamento dei medici di medicina generale e dei pediatri
   di libera scelta con le strutture operative  a  gestione  diretta,
   organizzate in base  al  modello  dipartimentale,  nonche'  con  i
   servizi specialistici ambulatoriali e le strutture ospedaliere  ed
   extraospedaliere accreditate; 
c) l'erogazione delle  prestazioni  sanitarie  a  rilevanza  sociale,
  connotate da  specifica  ed  elevata  integrazione,  nonche'  delle
  prestazioni sociali di rilevanza sanitaria se delegate dai  comuni.
  2. Il distretto garantisce: 
a) assistenza specialistica ambulatoriale; 
b) attivita'  o  servizi  per  la  prevenzione  e   la   cura   delle
   tossicodipendenze; 
c) attivita' o servizi  consultoriali  per  la  tutela  della  salute
   dell'infanzia, della donna e della famiglia; 
d) attivita' o servizi rivolti a disabili ed anziani; 
e) attivita' o servizi di assistenza domiciliare integrata; 
f) attivita' o servizi per le patologie da HIV e per le patologie  in
   fase terminale. 
  3.  Trovano  inoltre  collocazione  funzionale  nel  distretto   le
articolazioni organizzative del dipartimento di salute mentale e  del
dipartimento di prevenzione, con particolare riferimento  ai  servizi
alla persona. 
                            Art. 3-sexies 
                      (Direttore di distretto) 
  1.  Il  direttore  del  distretto  realizza  le  indicazioni  della
direzione aziendale, gestisce le risorse assegnate al  distretto,  in
modo da garantire l'accesso della popolazione  alle  strutture  e  ai
servizi, l'integrazione tra i servizi e la continuita' assistenziale. 
Il  direttore  del  distretto  supporta  la  direzione  generale  nei
rapporti con i sindaci del distretto. 
  2.  Il  direttore  di  distretto  si  avvale  di  un   ufficio   di
coordinamento   delle    attivita'    distrettuali,    composto    da
rappresentanti  delle  figure  professionali  operanti  nei   servizi
distrettuali.  Sono  membri   di   diritto   di   tale   ufficio   un
rappresentante dei medici di medicina generale, uno dei  pediatri  di
libera scelta ed uno degli  specialisti  ambulatoriali  convenzionati
operanti nel distretto. 
  3. L'incarico di direttore di distretto e' attribuito dal direttore
generale  a  un  dirigente  dell'azienda,  che  abbia  maturato   una
specifica  esperienza  nei   servizi   territoriali   e   un'adeguata
formazione  nella   loro   organizzazione,   oppure   a   un   medico
convenzionato, ai sensi dell'articolo 8, comma  1,  da  almeno  dieci
anni, con contestuale congelamento  di  un  corrispondente  posto  di
organico della dirigenza sanitaria. 
  4. La legge regionale disciplina gli oggetti di cui  agli  articoli
3- quater, comma 3, e 3-quinquies, comma 2 e 3, nonche'  al  comma  3
del  presente  articolo,  nel  rispetto  dei  principi   fondamentali
desumibili dalle medesime disposizioni; ove la regione non  disponga,
si applicano le predette disposizioni. 
                           Art. 3-septies 
                    (Integrazione sociosanitaria) 
  1. Si definiscono prestazioni  sociosanitarie  tutte  le  attivita'
atte a soddisfare, mediante percorsi assistenziali integrati, bisogni
di salute della  persona  che  richiedono  unitariamente  prestazioni
sanitarie e azioni di protezione sociale in grado di garantire, anche
nel lungo periodo, la continuita' tra le azioni di cura e  quelle  di
riabilitazione. 
  2. Le prestazioni sociosanitarie comprendono: 
a) prestazioni sanitarie a  rilevanza  sociale,  cioe'  le  attivita'
   finalizzate  alla  promozione  della  salute,  alla   prevenzione,
   individuazione, rimozione e contenimento di esiti  degenerativi  o
   invalidanti di patologie congenite e acquisite; 
b) prestazioni  sociali  a  rilevanza  sanitaria,  cioe'   tutte   le
   attivita' del sistema sociale che hanno l'obiettivo di  supportare
   la persona in stato di bisogno, con problemi di disabilita'  o  di
   emarginazione condizionanti lo stato di salute. 
  3. L'atto di indirizzo e coordinamento di cui all'articolo 2, comma
1, lettera n), della legge 30 novembre 1998,  n.  419,  da  emanarsi,
entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente  decreto,
su proposta  del  Ministro  della  sanita'  e  del  Ministro  per  la
solidarieta' sociale, individua, sulla base dei  principi  e  criteri
direttivi di cui al presente articolo, le prestazioni  da  ricondurre
alle tipologie di cui al comma 2,  lettere  a)  e  b),  precisando  i
criteri di finanziamento delle stesse per quanto compete alle  unita'
sanitarie locali e ai comuni. Con il medesimo atto  sono  individuate
le prestazioni sociosanitarie a elevata integrazione sanitaria di cui
al comma 4 e alle quali si applica il comma 5, e definiti  i  livelli
uniformi  di  assistenza  per  le  prestazioni  sociali   a   rilievo
sanitario. 
  4. Le prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione  sanitaria
sono caratterizzate da particolare rilevanza terapeutica e intensita'
della componente sanitaria  e  attengono  prevalentemente  alle  aree
materno-infantile,  anziani,  handicap,  patologie  psichiatriche   e
dipendenze da droga, alcool e farmaci, patologie per infezioni da HIV
e patologie in fase terminale, inabilita' o disabilita' conseguenti a
patologie cronico-degenerative. 
  5. Le prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione  sanitaria
sono assicurate  dalle  aziende  sanitarie  e  comprese  nei  livelli
essenziali di assistenza sanitaria, secondo le modalita'  individuate
dalla vigente normativa e dai piani nazionali  e  regionali,  nonche'
dai progetti-obiettivo nazionali e regionali. 
  6. Le prestazioni sociali a rilevanza sanitaria sono di  competenza
dei Comuni che provvedono al loro finanziamento negli ambiti previsti
dalla legge regionale ai sensi dell'articolo 3, comma 2, del  decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112. La regione determina,  sulla  base
dei criteri posti dall'atto di indirizzo e coordinamento  di  cui  al
comma 3, il finanziamento per le prestazioni  sanitarie  a  rilevanza
sociale,  sulla  base  di  quote  capitarie  correlate   ai   livelli
essenziali di assistenza. 
  7. Con decreto interministeriale, di concerto tra il Ministro della
sanita', il Ministro per la solidarieta' sociale e il Ministro per la
funzione pubblica, e' individuata all'interno della Carta dei servizi
una sezione dedicata agli interventi e ai servizi sociosanitari. 
  8. Fermo restando quanto previsto dal comma  5  e  dall'articolo  3
quinquies, comma 1, lettera c), le regioni disciplinano i  criteri  e
le modalita' mediante i quali comuni e aziende sanitarie garantiscono
l'integrazione,   su    base    distrettuale,    delle    prestazioni
sociosanitarie di rispettiva competenza, individuando gli strumenti e
gli  atti  per  garantire  la   gestione   integrata   dei   processi
assistenziali sociosanitari. 
                            Art. 3-octies 
               (Area delle professioni sociosanitarie) 
  1. Con decreto del Ministro  della  sanita',  di  concerto  con  il
Ministro per la solidarieta' sociale e con il  Ministro  del  tesoro,
del bilancio e della programmazione economica, sentito  il  Consiglio
superiore di sanita' e la Conferenza permanente per i rapporti fra lo
Stato, le regioni e le provincie autonome di Trento e Bolzano,  entro
novanta giorni dalla data di entrata in vigore del  presente  decreto
e' disciplinata  l'istituzione  all'interno  del  Servizio  sanitario
nazionale, dell'area sociosanitaria a elevata integrazione  sanitaria
e sono individuate le relative discipline della dirigenza sanitaria. 
  2. Con decreto del Ministro  della  sanita',  di  concerto  con  il
Ministro  per  la  solidarieta'  sociale,  sentito  il  Ministro  per
l'universitae la ricerca scientifica e  tecnologica  e  acquisito  il
parere del Consiglio superiore di sanita', sono integrate le  tabelle
dei  servizi  e  delle  specializzazioni  equipollenti  previste  per
l'accesso alla dirigenza sanitaria del Servizio sanitario  nazionale,
in  relazione  all'istituzione  dell'area  sociosanitaria  a  elevata
integrazione sanitaria. 
  3. Con decreto del Ministro. della  sanita',  di  concerto  con  il
Ministro per la solidarieta' sociale, sono individuati, sulla base di
parametri e criteri generali definiti dalla Conferenza  unificata  di
cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997,  n.281,  i
profili professionali dell'area sociosanitaria a elevata integrazione
sanitaria. 
  4. Le figure professionali di  livello  non  dirigenziale  operanti
nell'area sociosanitaria a elevata integrazione sanitaria, da formare
con corsi di diploma universitario, sono individuate con  regolamento
del  Ministro   della   sanita',   di   concerto   con   i   Ministri
dell'universita' e della ricerca scientifica e tecnologica e  per  la
solidarieta' sociale, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge
23 agosto  1988,  n.  400;  i  relativi  ordinamenti  didattici  sono
definiti dagli atenei, ai sensi dell'articolo  17,  comma  95,  della
legge 15  maggio  1997,  n.  127,  sulla  base  di  criteri  generali
determinati con decreto del Ministro dell'universita' e della ricerca
scientifica e tecnologica, emanato di concerto con gli altri Ministri
interessati,  tenendo   conto   dell'esigenza   di   una   formazione
interdisciplinare adeguata  alle  competenze  delineate  nei  profili
professionali e  attuata  con  la  collaborazione  di  piu'  facolta'
universitarie. 
  5. Le figure  professionali  operanti  nell'area  sociosanitaria  a
elevata integrazione sanitaria, da formare  in  corsi  a  cura  delle
regioni, sono individuate con regolamento del Ministro della  sanita'
di concerto con il Ministro per la solidarieta' sociale,  sentita  la
Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le  regioni  e  le
provincie autonome di Trento e Bolzano, ai  sensi  dell'articolo  17,
comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400; con  lo  stesso  decreto
sono definiti i relativi ordinamenti didattici.". 
                               Art. 4 
        (Modificazioni all'articolo 4 del decreto legislativo 
                      30 dicembre 1992, n. 502) 
  1. Il comma 1 dell'articolo 4 del decreto legislativo  30  dicembre
1992, n. 502,e successive modificazioni, e' sostituito dal seguente: 
  "1. Per specifiche esigenze assistenziali, di ricerca  scientifica,
nonche' di didattica del Servizio sanitario nazionale,  nel  rispetto
dei criteri e delle modalita' di  cui  ai  commi  1-bis  e  seguenti,
possono essere  costituiti  o  confermati  in  aziende,  disciplinate
dall'articolo  3,  gli  istituti  di  ricovero  e  cura  a  carattere
scientifico di diritto pubblico, con le particolarita' procedurali  e
organizzative previste dalle disposizioni attuative dell'articolo 11,
comma 1, lettera b), della legge 15 marzo 1997, n. 59; le aziende  di
cui all'articolo 6 della legge 30 novembre 1998, n. 419,  secondo  le
specifiche disposizioni definite in sede di attuazione  della  delega
ivi  prevista;  le  aziende  ospedaliere  di  rilievo   nazionale   o
interregionale, alle quali si applicano, salvo che  sia  diversamente
previsto, le disposizioni del presente decreto relative  alle  unita'
sanitarie locali. Sino all'emanazione  delle  disposizioni  attuative
sugli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, ad essi si
applicano  le  disposizioni  del  presente  decreto   relative   alla
dirigenza sanitaria, ai  dipartimenti,  alla  direzione  sanitaria  e
amministrativa aziendale e al collegio di direzione. Le  disposizioni
del presente decreto, salvo quanto in esso diversamente disposto, non
si applicano ai policlinici universitari e alle aziende ove insistono
le facolta' di medicina e chirurgia prima della data  indicata  dalle
disposizioni attuative della delega prevista  dall'articolo  6  della
legge 30 novembre 1998, n. 419; ove tale data non sia prevista, dette
disposizioni si applicano a partire dal 1 aprile 2000.". 
  2. Dopo il comma 1  dell'articolo  4  del  decreto  legislativo  30
dicembre 1992, n. 502,e successive  modificazioni,  sono  inseriti  i
seguenti: 
  "1-bis. Nell'ambito della riorganizzazione della rete  dei  servizi
conseguente al  riordino  del  sistema  delle  aziende  previsto  dal
presente decreto, le regioni possono proporre la  costituzione  o  la
conferma in aziende ospedaliere dei presidi ospedalieri  in  possesso
di tutti i seguenti requisiti: 
a) organizzazione  dipartimentale  di  tutte  le   unita'   operative
   presenti  nella   struttura,   disciplinata   dall'atto   di   cui
   all'articolo 3, comma 1-bis, in coerenza con l'articolo 17-bis; 
b) disponibilita'   di   un   sistema   di   contabilita'   economico
   patrimoniale e di una contabilita' per centri di costo; 
c) presenza di almeno tre unita' operative di alta specialita'secondo
   le specificazioni di cui al decreto del Ministro della sanita'  29
   gennaio 1992, pubblicato nella Gazzetta  Ufficiale  n.  26  del  1
   febbraio 1992, e successive modificazioni; 
d) dipartimento di emergenza di secondo livello, ai  sensi  dell'atto
   di indirizzo e coordinamento approvato con decreto del  Presidente
   della  Repubblica  27  marzo  1992,  pubblicato   nella   Gazzetta
   Ufficiale n. 76 del 31  marzo  1992  e  successive  modificazioni,
   secondo le specificazioni contenute nell'Atto di intesa tra  Stato
   e regioni  di  approvazione  delle  linee  guida  sul  sistema  di
   emergenza sanitaria pubblicate nella Gazzetta Ufficiale n. 114 del
   17 maggio 1996; 
e) ruolo  di  ospedale  di  riferimento  in  programmi  integrati  di
   assistenza su base regionale e interregionale, cosi' come previsto
   dal Piano sanitario regionale ed in considerazione della mobilita'
   infraregionale e della  frequenza  dei  trasferimenti  da  presidi
   ospedalieri regionali di minore complessita'; 
f) attivita' di ricovero in degenza ordinaria, nel corso  dell'ultimo
   triennio, per pazienti residenti in regioni diverse, superiore  di
   almeno il dieci per cento  rispetto  al  valore  medio  regionale,
   salvo che per le aziende ubicate in Sicilia e in Sardegna; 
g) indice di complessita' della casistica dei  pazienti  trattati  in
   ricovero ordinario , nel corso dell'ultimo triennio, superiore  di
   almeno il venti per cento rispetto al valore medio regionale; 
h) disponibilita' di un proprio  patrimonio  immobiliare  adeguato  e
   sufficiente  per  consentire  lo   svolgimento   delle   attivita'
   istituzionali  di  tutela  della  salute  e   di   erogazione   di
   prestazioni sanitarie. 
  1-ter. I requisiti di cui alle lettere c) e d) del comma 1-bis  non
si  applicano  agli  ospedali  specializzati  di   cui   al   decreto
ministeriale 31 gennaio 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  n.
127 del 2 giugno 1995. In ogni caso, non si procede alla costituzione
o alla conferma in azienda ospedaliera qualora questa costituisca  il
solo presidio ospedaliero  pubblico  presente  nella  azienda  unita'
sanitaria locale. 
  1 -quater. Le regioni, entro sessanta giorni dalla data di  entrata
in vigore del presente decreto, trasmettono al Ministro della sanita'
le proprie indicazioni ai fini della individuazione degli ospedali di
rilievo  nazionale  o  interregionale  da   costituire   in   azienda
ospedaliera avuto riguardo a quanto previsto dai commi 1-bis e l-ter. 
Entro novanta giorni dalla data di entrata  in  vigore  del  presente
decreto, che modifica il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502
e successive modificazioni, il Ministro  della  sanita',  attenendosi
alle  indicazioni  pervenute  dalle  regioni  previa   verifica   dei
requisiti e, in mancanza, sulla base di proprie valutazioni,  formula
le proprie proposte al Consiglio dei ministri, il quale individua gli
ospedali da costituire in azienda ospedaliera. Entro sessanta  giorni
dalla data della deliberazione del Consiglio dei ministri, le regioni
costituiscono in azienda, ai sensi del comma 1, i predetti ospedali. 
  1-quinquies.  Nel  predisporre  il  Piano  sanitario  regionale,  e
comunque dopo tre anni dall'entrata in vigore del  presente  decreto,
la regione procede a verificare la permanenza dei requisiti di cui al
comma  1-bis  e  a  valutare  l'equilibrio  economico  delle  aziende
ospedaliere costituite nel suo ambito territoriale. In caso di  grave
disavanzo nel triennio considerato, oppure di perdita  dei  requisiti
di cui al comma 1bis, la  costituzione  in  azienda  viene  revocata,
secondo le procedure previste per  la  costituzione  medesima,  e  la
regione individua l'unita' sanitaria locale subentrante nei  relativi
rapporti attivi e passivi. 
  1-sexies. I presidi attualmente costituiti in aziende  ospedaliere,
con esclusione dei presidi di cui al  comma  6,  per  i  quali  viene
richiesta la conferma e che non soddisfano  i  requisiti  di  cui  al
comma 1-bis, possono essere confermati per un periodo massimo di  tre
anni dalla data di  entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  che
modifica il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502,  e  succes-
sive  modificazioni,  sulla  base  di  un  progetto  di   adeguamento
presentato dalla regione, con la procedura di cui al comma  1-quater.
Alla scadenza del termine previsto nel provvedimento di conferma, ove
permanga la carenza dei requisiti, le regioni e  il  ministero  della
sanita' attivano la procedura di cui all'ultimo periodo del comma  l-
quinquies; ove i requisiti sussistano, si procede ai sensi del  comma
1-quater. 
  1-septies. Le regioni definiscono  le  modalita'  dell'integrazione
dell'attivita' assistenziale delle aziende di cui al  comma  1  nella
programmazione regionale e  le  forme  della  collaborazione  con  le
unita' sanitarie  locali  in  rapporto  alle  esigenze  assistenziali
dell'ambito territoriale in cui operano, anche ai sensi dell'articolo
3-septies. 
  1-octies. Ai progetti elaborati dalle regioni e finanziati ai sensi
dell'articolo 1, comma 34-bis, della legge 23 dicembre 1996, n.  662,
e successive modificazioni, hanno titolo a partecipare anche gli enti
e gli istituti di cui al comma 12.". 
  3. Sono abrogati i commi 2, lettere a), primo  periodo,  e  lettera
b), 4, 7, 7-bis e 7-ter dell'articolo 4 del  decreto  legislativo  30
dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni. 
                               Art. 5 
        (Modificazioni all'articolo 5 del decreto legislativo 
                      30 dicembre 1992, n. 502) 
  1. L'articolo 5 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e
successive modificazioni, e' sostituito dal seguente: 
                               "Art. 5 
                     (Patrimonio e contabilita') 
  "1. Nel rispetto della normativa regionale vigente,  il  patrimonio
delle  unita'  sanitarie  locali  e  delle  aziende  ospedaliere   e'
costituito da tutti i beni mobili ed immobili ad  esse  appartenenti,
ivi compresi quelli da trasferire o trasferiti loro dallo Stato o  da
altri  enti  pubblici,  in  virtu'  di  leggi  o   di   provvedimenti
amministrativi,  nonche'  da  tutti   i   beni   comunque   acquisiti
nell'esercizio della  propria  attivita'  o  a  seguito  di  atti  di
liberalita'. 
  2. Le unita'  sanitarie  locali  e  le  aziende  ospedaliere  hanno
disponibilita' del patrimonio  secondo  il  regime  della  proprieta'
privata, ferme restando le  disposizioni  di  cui  all'articolo  830,
secondo comma , del codice civile. Gli atti di trasferimento a  terzi
di  diritti  reali   su   immobili   sono   assoggettati   a   previa
autorizzazione della regione. I beni mobili e immobili che le  unita'
sanitarie locali, le aziende ospedaliere e gli istituti di ricovero e
cura a carattere scientifico utilizzano per il perseguimento dei loro
fini  istituzionali  costituiscono  patrimonio  indisponibile   degli
stessi, soggetti alla disciplina dell'articolo  828,  secondo  comma,
del codice civile. 
  3. Le leggi ed i provvedimenti di  cui  al  comma  1  costituiscono
titolo per la trascrizione, la quale e' esente da ogni onere relativo
a imposte e tasse. 
  4. Gli atti di donazione a favore delle unita' sanitarie  locali  e
delle aziende ospedaliere che abbiano ad oggetto  beni  immobili  con
specifica  destinazione  a  finalita'  rientranti   nell'ambito   del
servizio sanitario nazionale, sono esenti dal pagamento delle imposte
di donazione, ipotecarie e catastali. 
  5. Qualora non vi abbiano gia'  provveduto,  entro  novanta  giorni
dalla data di entrata in vigore del presente decreto, che modifica il
decreto  legislativo  30  dicembre  1992,  n.   502,   e   successive
modificazioni, le regioni emanano norme  per  la  gestione  economico
finanziaria e patrimoniale delle  unita'  sanitarie  locali  e  delle
aziende ospedaliere, informate ai principi di cui al  codice  civile,
cosi come integrato e modificato con  decreto  legislativo  9  aprile
1991, n. 127, e prevedendo: 
a) la tenuta del libro delle deliberazioni del direttore generale; 
b) l'adozione  del  bilancio  economico  pluriennale  di   previsione
   nonche'  del  bilancio  preventivo  economico   annuale   relativo
   all'esercizio successivo; 
c) la destinazione dell'eventuale avanzo e le modalita' di  copertura
   degli eventuali disavanzi di esercizio; 
d) la tenuta di una contabilita' analitica  per  centri  di  costo  e
   responsabilita' che consenta analisi comparative  dei  costi,  dei
   rendimenti e dei risultati; 
e) l'obbligo  delle  unita'  sanitarie   locali   e   delle   aziende
   ospedaliere di rendere pubblici, annualmente,  i  risultati  delle
   proprie analisi dei costi, dei  rendimenti  e  dei  risultati  per
   centri di costo e responsabilita'. 
f) il  piano  di  valorizzazione  del  patrimonio  immobiliare  anche
   attraverso eventuali dismissioni e conferimenti. 
  6.  Per  conferire  struttura  uniforme  alle  voci   dei   bilanci
pluriennali ed  annuali  e  dei  conti  consuntivi  annuali,  nonche'
omogeneita'  ai  valori  inseriti  in  tali  voci  e  per  consentire
all'Agenzia per i servizi sanitari regionali rilevazioni  comparative
dei costi, dei rendimenti e dei risultati,  e'  predisposto  apposito
schema, con decreto  interministeriale  emanato  di  concerto  fra  i
Ministri del tesoro e della sanita', previa intesa con la  Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato,  le  regioni  e  le  province
autonome. 
  7. Le unita' sanitarie locali e le aziende ospedaliere sono  tenute
agli adempimenti di cui all'articolo 30 della legge 5 agosto 1978, n. 
468, e all'articolo 64 del decreto legislativo 3  febbraio  1993,  n.
29. La disciplina contabile di cui al presente articolo  decorre  dal
1'gennaio 1995 e la contabilita' finanziaria e' soppressa.". 
  2. Dopo l'articolo 5 del  decreto  legislativo  30  dicembre  1992,
n.502, e successive modificazioni, e' inserito il seguente: 
                             "Art. 5-bis 
      (Ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico) 
  1. Nell'ambito dei programmi regionali per la  realizzazione  degli
interventi previsti dall'articolo 20 della legge 11 marzo 1988, n.67,
il Ministero  della  sanita'  puo'  stipulare,  di  concerto  con  il
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e
d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano  e  nei  limiti
delle disponibilita' finanziarie, iscritte nel bilancio dello  Stato,
accordi di programma con le regioni e  con  altri  soggetti  pubblici
interessati aventi  ad  oggetto  la  relativa  copertura  finanziaria
nell'arco pluriennale degli interventi, l'accelerazione delle  proce-
dure e la realizzazione  di  opere,  con  particolare  riguardo  alla
qualificazione e messa a norma delle strutture sanitarie. 
  2. Gli accordi di  programma  previsti  dal  comma  1  disciplinano
altresi' le funzioni di monitoraggio  e  di  vigilanza  demandate  al
Ministero  della  sanita',  i  rapporti  finanziari  fra  i  soggetti
partecipanti   all'accordo,   le   modalita'   di   erogazione    dei
finanziamenti statali, le  modalita'  di  partecipazione  finanziaria
delle regioni e degli altri soggetti  pubblici  interessati,  nonche'
gli eventuali apporti degli enti pubblici preposti all'attuazione. 
  3.  In  caso  di  mancata   attivazione   del   programma   oggetto
dell'accordo entro i termini  previsti  dal  medesimo  programma,  la
copertura finanziaria assicurata dal Ministero  della  sanita'  viene
riprogrammata e riassegnata, sentita la Conferenza permanente  per  i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome,  in  favore
di  altre  regioni  o  enti  pubblici  interessati  al  programma  di
investimenti, tenuto conto della capacita' di spesa  e  di  immediato
utilizzo delle risorse da parte dei medesimi.". 
                               Art. 6
        (Integrazioni all'articolo 6 del decreto legislativo
                      30 dicembre 1992, n. 502)
  1. Dopo l'articolo 6 del  decreto  legislativo  30  dicembre  1992,
n.502, e successive modificazioni, sono inseriti i seguenti:
                             "Art. 6-bis
 (Protocolli d'intesa tra le regioni, le universita' e le strutture
                  del Servizio sanitario nazionale)
  1.  Con  decreto  del  Ministro  della  sanita', di concerto con il
Ministro dell'universita' e della ricerca scientifica e  tecnologica,
sentita  la  Conferenza  permanente  per  i rapporti fra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono elaborate
ogni tre anni linee guida per la stipulazione di protocolli  d'intesa
tra  le regioni, le universita' e le strutture del Servizio sanitario
nazionale,  determinando  i  parametri  al  fine  di  individuare  le
strutture   universitarie   per   lo   svolgimento   delle  attivita'
assistenziali e le strutture per  la  formazione  specialistica  e  i
diplomi universitari.
  2.  Fino  all'emanazione del decreto di cui al comma 1 si applicano
le linee guida di  cui  al  decreto  dei  Ministri  della  sanita'  e
dell'universita'  e della ricerca scientifica e tecnologica 31 luglio
1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.181 del 5 agosto 1997.
  3. Fino all'emanazione del decreto di cui al comma 1  le  strutture
sono individuate, per quanto concerne la formazione specialistica, in
conformita'  al decreto del Ministro dell'universita' e della ricerca
scientifica e tecnologica 17 dicembre 1997, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 17 del 21 gennaio 1997 e, per quanto concerne i  diplomi
universitari, in conformita' al decreto del Ministro dell'universita'
e   della  ricerca  scientifica  e  tecnologica  24  settembre  1997,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.234 del 7 ottobre 1997.
                             Art. 6-ter
                 (Fabbisogno di personale sanitario)
  1. Entro il 30 aprile di ciascun anno il  Ministro  della  sanita',
sentiti  la  Conferenza  permanente  per  i rapporti fra lo Stato, le
regioni  e  le  province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano  e  la
Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri
e  degli  altri Ordini e Collegi professionali interessati, determina
con uno o piu'  decreti  il  fabbisogno  per  il  Servizio  sanitario
nazionale,   anche   suddiviso  per  regioni,  in  ordine  ai  medici
chirurghi, veterinari,  odontoiatri,  farmacisti,  biologi,  chimici,
fisici,  psicologi,  nonche'  al personale sanitario infermieristico,
tecnico e della riabilitazione ai soli fini della  programmazione  da
parte  del  Ministero  dell'universita' e della ricerca scientifica e
tecnologica degli accessi ai corsi di diploma di laurea, alle  scuole
di  formazione specialistica e ai corsi di diploma universitario. Con
la stessa procedura e' determinato,  altresi',  il  fabbisogno  degli
ottici,  degli  odontotecnici e del restante    personale sanitario e
socio-sanitario che opera nei servizi e nelle strutture del  Servizio
sanitario nazionale.
  2. A tali fini i decreti di cui al comma 1 tengono conto di:
a)  obiettivi  e  livelli essenziali di assistenza indicati dal Piano
   sanitario nazionale e da quelli regionali;
b) modelli organizzativi dei servizi;
c) offerta di lavoro;
d)   domanda  di  lavoro,  considerando  il  personale  in  corso  di
   formazione  e  il  personale  gia'  formato,  non  ancora  immesso
   nell'attivita' lavorativa.
  3. Gli enti pubblici e privati e gli ordini e collegi professionali
sono  tenuti  a  fornire  al  Ministero  della  sanita'  i dati e gli
elementi  di  valutazione  necessari  per   la   determinazione   dei
fabbisogni  riferiti alle diverse categorie professionali; in caso di
inadempimento entro  il  termine  prescritto  il  Ministero  provvede
all'acquisizione  dei  dati  attraverso  commissari ad acta ponendo a
carico degli enti inadempienti gli oneri a tal fine sostenuti.".
                               Art. 7
        (Modificazioni all'articolo 7 del decreto legislativo
                      30 dicembre 1992, n. 502)
  1. Il comma 1 dell'articolo 7 del decreto legislativo  30  dicembre
1992, n. 502, e successive modificazioni, e' abrogato.
  2.  Dopo  l'articolo  7  del  decreto legislativo 30 dicembre 1992,
n.502, e successive modificazioni, sono inseriti i seguenti:
                             Art. 7-bis
                    (Dipartimento di prevenzione)
  1. Le regioni disciplinano  l'istituzione  e  l'organizzazione  del
dipartimento  della  prevenzione  secondo  i principi contenuti nelle
disposizioni del presente articolo e degli articoli 7-ter e 7-quater.
Il dipartimento di prevenzione  e'  struttura  operativa  dell'unita'
sanitaria  locale  che  garantisce la tutela della salute collettiva,
perseguendo obiettivi di promozione della salute,  prevenzione  delle
malattie  e  delle  disabilita',  miglioramento  della qualita' della
vita.
  2. A tal fine il dipartimento di prevenzione promuove azioni  volte
a individuare e rimuovere le cause di nocivita' e malattia di origine
ambientale,  umana  e  animale,  mediante iniziative coordinate con i
distretti, con i dipartimenti dell'azienda sanitaria locale  e  delle
aziende ospedaliere, prevedendo il coinvolgimento di operatori di di-
verse  discipline.  Partecipa  alla  formulazione  del  programma  di
attivita'  della  unita'  sanitaria   locale,   formulando   proposte
d'intervento nelle materie di competenza e indicazioni in ordine alla
loro copertura finanziaria.
                             Art. 7-ter
             (Funzioni del dipartimento di prevenzione)
  1.  In  base alla definizione dei livelli essenziali di assistenza,
il dipartimento di prevenzione garantisce  le  seguenti  funzioni  di
prevenzione   collettiva   e   sanita'  pubblica,  anche  a  supporto
dell'autorita' sanitaria locale:
a) profilassi delle malattie infettive e parassitarie;
b) tutela della collettivita' dai rischi sanitari degli  ambienti  di
   vita  anche con riferimento agli effetti sanitari degli inquinanti
   ambientali;
c) tutela della collettivita' e dei singoli dai rischi infortunistici
   e sanitari connessi agli ambienti di lavoro;
d)  sanita'  pubblica   veterinaria,   che   comprende   sorveglianza
   epidemiologica   delle  popolazioni  animali  e  profilassi  delle
   malattie infettive e parassitarie;  farmacovigilanza  veterinaria;
   igiene  delle  produzioni  zootecniche;  tutela igienico sanitaria
   degli alimenti di origine animale;
e) tutela igienico-sanitaria degli alimenti;
f) sorveglianza e prevenzione nutrizionale.
  2.  Il  dipartimento  di  prevenzione  contribuisce  inoltre   alle
attivita'  di promozione della salute e di prevenzione delle malattie
cronico- degenerative in  collaborazione  con  gli  altri  servizi  e
dipartimenti aziendali.
                            Art. 7-quater
          (Organizzazione del dipartimento di prevenzione)
  1.  Il  dipartimento  di  prevenzione  opera  nell'ambito del Piano
attuativo locale,  ha  autonomia  organizzativa  e  contabile  ed  e'
organizzato in centri di costo e di responsabilita'. Il direttore del
dipartimento  e'  scelto  dal  direttore generale tra i dirigenti con
almeno  cinque  anni  di  anzianita'  di  funzione  e  risponde  alla
direzione aziendale  del  perseguimento  degli  obiettivi  aziendali,
dell'assetto  organizzativo  e  della  gestione,  in  relazione  alle
risorse assegnate.
  2.   Le   regioni   disciplinano   l'articolazione    delle    aree
dipartimentali  di  sanita' pubblica, della tutela della salute negli
ambienti di lavoro e della sanita' pubblica  veterinaria,  prevedendo
strutture organizzative specificamente dedicate a:
a) igiene e sanita' pubblica;
b) igiene degli alimenti e della nutrizione;
c) prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro;
d) sanita' animale;
e)  igiene  della  produzione,  trasformazione,  commercializzazione,
   conservazione e trasporto degli alimenti di origine animale e loro
   derivati;
f) igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche.
  3. Le strutture organizzative si distinguono in servizi o in unita'
operative,  in   rapporto   all'omogeneita'   della   disciplina   di
riferimento ed alle funzioni attribuite, nonche' alle caratteristiche
e alle dimensioni del bacino di utenza.
  4.  I  servizi  veterinari operano quale centro di responsabilita',
dotati di autonomia tecnico-funzionale ed  organizzativa  nell'ambito
della  struttura dipartimentale, e rispondono del perseguimento degli
obiettivi  del  servizio,  nonche'  della  gestione   delle   risorse
economiche attribuite.
  5.    Nella  regolamentazione  del  dipartimento di prevenzione, le
regioni possono prevedere,  secondo  le  articolazioni  organizzative
adottate,   la   disciplina  delle  funzioni  di  medicina  legale  e
necroscopica.
                          Art. 7-quinquies
       (Coordinamento con le Agenzie regionali per l'ambiente)
  1. Il Ministro della sanita' ed il Ministro dell'ambiente, d'intesa
con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni
e le province autonome di Trento e di Bolzano, stipulano, nell'ambito
delle rispettive competenze, un accordo quadro per il coordinamento e
la  integrazione  degli  interventi  per  la  tutela  della  salute e
dell'ambiente che individua  i  settori  di  azione  congiunta  ed  i
relativi programmi operativi.
  2.  Le regioni individuano le modalita' e i livelli di integrazione
fra  politiche  sanitarie  e  politiche  ambientali,  prevedendo   la
stipulazione  di  accordi  di  programma  e convenzioni tra le unita'
sanitarie locali e le aziende ospedaliere e le agenzie regionali  per
la  protezione  dell'ambiente  per  la  tutela  della popolazione dal
rischio  ambientale,  con  particolare  riguardo  alle  attivita'  di
sorveglianza  epidemiologica  e  di  comunicazione  del rischio. Tali
accordi devono  comunque  garantire  l'erogazione  delle  prestazioni
richieste  dalle  unita'  sanitarie  locali  per  lo  svolgimento  di
funzioni e di compiti istituzionali senza  oneri  aggiuntivi  per  il
Servizio sanitario nazionale.
  3.  Le  regioni  e  le unita' sanitarie locali, per le attivita' di
laboratorio gia' svolte dai presidi multizonali di  prevenzione  come
compito  di  istituto,  in  base a norme vigenti, nei confronti delle
unita' sanitarie locali, si avvalgono delle agenzie regionali per  la
protezione dell'ambiente.
                            Art. 7-sexies
(Istituti   zooprofilattici  sperimentali  e  Uffici  veterinari  del
Ministero della sanita')
  1. I servizi veterinari si  avvalgono  delle  prestazioni  e  della
collaborazione  tecnico-scientifica  degli  Istituti  zooprofilattici
sperimentali. La programmazione regionale individua le  modalita'  di
raccordo  funzionale  tra i servizi veterinari delle unita' sanitarie
locali  e  gli   Istituti   zooprofilattici   sperimentali   per   il
coordinamento   delle  attivita'  di  sanita'  pubblica  veterinaria,
nonche' le modalita' integrative rispetto all'attivita' dei Posti  di
ispezione  frontaliera  veterinaria e degli Uffici veterinari di con-
fine, porto ed aeroporto e quelli per gli adempimenti degli  obblighi
comunitari.
                           Art. 7-septies
               (Funzioni di profilassi internazionale)
  1.  Nell'ambito di quanto previsto dal decreto legislativo 31 marzo
1998,   n.   112,   relativamente   alle   funzioni   di   profilassi
internazionale,  le attribuzioni di igiene pubblica, ambientale e del
lavoro di cui al decreto ministeriale 22  febbraio  1984,  pubblicato
nella  Gazzetta  Ufficiale  n.  77  del  17 marzo 1984, ed al decreto
ministeriale 2 maggio 1985, pubblicato nella  Gazzetta  Ufficiale  n.
142  del  18  giugno  1985,  ad esclusione delle suddette funzioni di
profilassi internazionali su merci, persone e flussi migratori svolte
dagli Uffici  di  sanita'  marittima  e  aerea  del  Ministero  della
sanita',  sono  svolte  dai  dipartimenti di prevenzione delle unita'
sanitarie locali territorialmente competenti.
                            Art. 7-octies
 (Coordinamento delle attivita' di prevenzione nei luoghi di lavoro)
  1.  Con  atto  di  indirizzo  e  coordinamento,  emanato  ai  sensi
dell'articolo  8  della  legge  15  marzo 1997, n. 59, sono definiti,
sulla base dei principi e criteri di cui agli articoli 7-bis e 7-ter,
gli indirizzi per un programma di azione nazionale per la prevenzione
degli infortuni e la tutela della salute nei luoghi  di  lavoro,  con
particolare  attenzione  al coordinamento fra le competenze ispettive
delle unita' sanitarie locali, cui spetta la vigilanza  sull'ambiente
di  lavoro,  e  quelle  degli  ispettorati  del  lavoro e dell'INAIL,
nonche' delle altre strutture di  vigilanza,  fermo  restando  quanto
previsto  in  materia  dal  decreto legislativo 19 settembre 1994, n.
626, e in particolare gli articoli 25 e 27.
  2. Il dipartimento di prevenzione  assicura,  nella  programmazione
della  propria  attivita'  destinata alla tutela della salute e della
sicurezza negli ambienti di lavoro, il  raccordo  con  gli  organismi
paritetici  previsti  dall'articolo  20  del  decreto  legislativo 19
settembre 1994, n. 626, o, qualora  non  ancora  costituiti,  con  le
parti sociali.".
                               Art. 8 
        (Modificazioni all'articolo 8 del decreto legislativo 
                      30 dicembre 1992, n.502) 
  1. I commi 1 e 1-bis dell'articolo 8  del  decreto  legislativo  30
dicembre 1992, n. 502, e successive  modificazioni,  sono  sostituiti
dai seguenti: 
  "1. Il rapporto tra il Servizio sanitario nazionale,  i  medici  di
medicina generale ed i pediatri di libera scelta e'  disciplinato  da
apposite  convenzioni  di  durata  triennale  conformi  agli  accordi
collettivi nazionali stipulati, ai sensi dell'articolo  4,  comma  9,
della legge 30 dicembre 1991, n. 412, con le organizzazioni sindacali
di categoria maggiormente rappresentative in campo  nazionale.  Detti
accordi devono tenere conto dei seguenti principi: 
a) prevedere che la  scelta  del  medico  e'  liberamente  effettuata
   dall'assistito, nel rispetto di un limite.  massimo  di  assistiti
   per medico, ha validita' annuale ed e' tacitamente rinnovata; 
b) regolamentare la possibilita' di  revoca  della  scelta  da  parte
   dell'assistito nel corso dell'anno nonche'  la  ricusazione  della
   scelta da parte  del  medico,  qualora  ricorrano  eccezionali  ed
   accertati motivi di incompatibilita'; 
c) disciplinare gli ambiti e le modalita' di esercizio  della  libera
   professione prevedendo che:  il  tempo  complessivamente  dedicato
   alle attivita' in libera  professione  non  rechi  pregiudizio  al
   corretto e puntuale svolgimento degli obblighi del  medico,  nello
   studio medico e al domicilio del paziente; le prestazioni  offerte
   in attivita'  libero-  professionale  siano  definite  nell'ambito
   della convenzione, anche al fine di escludere la  coincidenza  tra
   queste e le prestazioni incentivanti di cui alla  lettera  d);  il
   medico sia tenuto a comunicare all'azienda unita' sanitaria locale
   l'avvio dell'attivita' in libera professione, indicandone sede  ed
   orario  di  svolgimento,  al  fine  di  consentire  gli  opportuni
   controlli; sia prevista una preferenza  nell'accesso  a  tutte  le
   attivita' incentivate previste dagli accordi integrativi in favore
   dei medici che  non  esercitano  attivita'  libero-  professionale
   strutturata nei confronti dei propri assistiti. Fino alla  stipula
   della nuova convenzione sono fatti salvi i rapporti  professionali
   in atto con le aziende  termali.  In  ogni  caso,  il  non  dovuto
   pagamento, anche parziale, di prestazioni da parte  dell'assistito
   o l'esercizio di attivita' libero-professionale al di fuori  delle
   modalita' e  dei  limiti  previsti  dalla  convenzione  comportano
   l'immediata cessazione del rapporto convenzionale con il  Servizio
   sanitario nazionale; 
d) ridefinire la struttura del compenso spettante al medico, prevede-
   ndo una quota fissa per ciascun soggetto iscritto alla sua  lista,
   corrisposta su base annuale in rapporto alle funzioni definite  in
   convenzione;   una   quota   variabile   in   considerazione   del
   raggiungimento degli obiettivi previsti dai programmi di attivita'
   e del rispetto dei conseguenti livelli di spesa programmati di cui
   alla  lettera  f);  una  quota  variabile  in  considerazione  dei
   compensi per le prestazioni e le attivita' previste negli  accordi
   nazionali e regionali, in  quanto  funzionali  allo  sviluppo  dei
   programmi di cui alla lettera f); 
e) garantire  l'attivita'  assistenziale  per  l'intero  arco   della
   giornata e per  tutti  i  giorni  della  settimana  attraverso  il
   coordinamento  operativo  e  l'integrazione   professionale,   nel
   rispetto degli obblighi  individuali  derivanti  dalle  specifiche
   convenzioni, fra l'attivita' dei medici di medicina generale,  dei
   pediatri di libera scelta, della guardia medica e  della  medicina
   dei servizi, attraverso lo sviluppo di  forme  di  associazionismo
   professionale e la organizzazione distrettuale del servizio; 
f) prevedere le modalita' attraverso le  quali  le  unita'  sanitarie
   locali, sulla base della programmazione  regionale  e  nell'ambito
   degli indirizzi nazionali, individuano gli obiettivi, concordano i
   programmi di attivita' e  definiscono  i  conseguenti  livelli  di
   spesa programmati dei medici singoli od associati, in coerenza con
   gli obiettivi ed i programmi di attivita' del distretto; 
g) disciplinare  le  modalita'  di  partecipazione  dei  medici  alla
   definizione degli obiettivi  e  dei  programmi  di  attivita'  del
   distretto e alla verifica del loro raggiungimento; 
h) disciplinare  l'accesso  alle  funzioni  di  medico  di   medicina
   generale  del  Servizio  sanitario  nazionale  secondo   parametri
   definiti  nell'ambito  degli  accordi  regionali,  in   modo   che
   l'accesso medesimo sia consentito ai medici forniti dell'attestato
   di cui all'articolo 2  del  decreto  legislativo  8  agosto  1991,
   n.256, o titolo equipollente ai sensi dell'articolo 6 del predetto
   decreto, prevedendo altresi' che la graduatoria annuale evidenzi i
   medici forniti dell'attestato,  al  fine  di  riservare  loro  una
   percentuale predeterminata di posti in  sede  di  copertura  delle
   zone carenti; 
i) regolare la partecipazione di tali medici a societa', anche  coop-
   erative, al fine di prevenire l'emergere di conflitti di interesse
   con  le  funzioni  attribuite  agli  stessi  medici  dai  rapporti
   convenzionali in atto; 
l) prevedere la possibilita' di stabilire  specifici  accordi  con  i
   medici gia' titolari di convenzione operanti in  forma  associata,
   secondo modalita' e in funzione di specifici obiettivi definiti in
   ambito convenzionale; 
m) prevedere  le  modalita'  con  cui  la  convenzione  possa  essere
   sospesa, qualora nell'ambito  della  integrazione  dei  medici  di
   medicina  generale  e  dei  pediatri  di   libera   scelta   nella
   organizzazione   distrettuale,   le   unita'   sanitarie    locali
   attribuiscano a tali medici l'incarico di direttore di distretto o
   altri  incarichi  temporanei  ritenuti   inconciliabili   con   il
   mantenimento della convenzione. 
  1-bis. Le aziende unita' sanitarie locali e le aziende ospedaliere,
in deroga a quanto previsto dal comma 1, utilizzano, ad  esaurimento,
nell'ambito del numero delle ore di  incarico  svolte  alla  data  di
entrata in vigore del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517,  i
medici addetti alla stessa data alle attivita' di guardia medica e di
medicina dei servizi. Per costoro valgono le convenzioni stipulate ai
sensi dell'art. 48 della legge 23 dicembre 1978,  n.  833.  Entro  un
anno dalla data di  entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  che
modifica il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive
modificazioni, le regioni possono individuare aree di attivita' della
emergenza territoriale e della medicina dei servizi, che, al fine del
miglioramento dei servizi, richiedono l'instaurarsi  di  un  rapporto
d'impiego. A questi fini, i medici in servizio alla data  di  entrata
in vigore del presente decreto, che modifica il  decreto  legislativo
30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni, addetti  a  tali
attivita', i quali al 31 dicembre 1998  risultavano  titolari  di  un
incarico a tempo indeterminato da almeno cinque anni, o  comunque  al
compimento del quinto anno di incarico a  tempo  indeterminato,  sono
inquadrati a domanda nel ruolo sanitario, nei limiti dei posti  delle
dotazioni organiche definite ed approvate nel rispetto  dei  principi
di cui all'articolo 6 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29,
e successive modificazioni, e previo giudizio di idoneita' secondo le
procedure di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri
12 dicembre 1997, n.502. Nelle more del passaggio alla dipendenza, le
regioni possono prevedere adeguate forme di integrazione  dei  medici
convenzionati  addetti  alla  emergenza  sanitaria  territoriale  con
attivita'  dei  servizi  del  sistema  di  emergenza-urgenza  secondo
criteri  di  flessibilita'  operativa,  incluse  forme  di  mobilita'
interaziendale.". 
  2. Al comma 8 dell'articolo 8 e' aggiunto,  in  fine,  il  seguente
periodo: in sede di revisione dei  rapporti  convenzionali  in  atto,
l'accordo collettivo nazionale disciplina l'adeguamento dei  rapporti
medesimi  alle  esigenze  di  flessibilita'  operativa,  incluse   la
riorganizzazione degli orari e le forme di mobilita'  interaziendale,
nonche' i criteri di  integrazione  dello  specialista  ambulatoriale
nella  assistenza   distrettuale.   Resta   fermo   quanto   previsto
dall'articolo 34 della legge 27 dicembre 1997, n.449.". 
  3. Sono fatti salvi i provvedimenti in corso, attuativi dell'art.8,
comma 1, del  decreto  legislativo  30  dicembre  1992,  n.502,  come
modificato dal decreto  legislativo  7  dicembre  1993,  n.517.  Sono
abrogati i commi 5, 6, 7 e 9 dell'articolo 8 del decreto  legislativo
30 dicembre 1992, n.502, e successive modificazioni. 
  4. Dopo l'articolo 8 del  decreto  legislativo  30  dicembre  1992,
n.502, e successive modificazioni, sono inseriti i seguenti: 
                             "Art. 8-bis 
       (Autorizzazione, accreditamento e accordi contrattuali) 
  1. Le  regioni  assicurano  i  livelli  essenziali  e  uniformi  di
assistenza di cui all'articolo 1 avvalendosi dei presidi direttamente
gestiti  dalle  aziende  unita'  sanitarie  locali,   delle   aziende
ospedaliere, delle aziende universitarie e degli istituti di ricovero
e cura a carattere scientifico, nonche' di  soggetti  accreditati  ai
sensi dell'articolo 8-quater, nel rispetto degli accordi contrattuali
di cui all'articolo 8-quinquies. 
  2. I cittadini esercitano la libera scelta del luogo di cura e  dei
professionisti nell'ambito dei soggetti  accreditati  con  cui  siano
stati definiti appositi accordi contrattuali. L'accesso ai servizi e'
subordinato all'apposita prescrizione, proposta o richiesta compilata
sul modulario del Servizio sanitario nazionale. 
  3.  La  realizzazione  di  strutture  sanitarie  e  l'esercizio  di
attivita' sanitarie, l'esercizio di attivita' sanitarie per conto del
Servizio sanitario nazionale e l'esercizio di attivita'  sanitarie  a
carico      del      Servizio      sanitario      nazionale      sono
subordinate,rispettivamente, al rilascio delle autorizzazioni di  cui
all'articolo  8-ter,   dell'accreditamento   istituzionale   di   cui
all'articolo  8-quater,  nonche'  alla  stipulazione  degli   accordi
contrattuali   di   cui   all'articolo   8-quinquies.   La   presente
disposizione  vale  anche   per   le   strutture   e   le   attivita'
sociosanitarie. 
                             Art.8-ter. 
(Autorizzazioni alla realizzazione di strutture  e  all'esercizio  di
                attivita' sanitarie e sociosanitarie) 
  1.  La  realizzazione  di  strutture  e  l'esercizio  di  attivita'
sanitarie e sociosanitarie sono subordinate ad  autorizzazione.  Tali
autorizzazioni si applicano  alla  costruzione  di  nuove  strutture,
all'adattamento di strutture  gia'  esistenti  e  alla  loro  diversa
utilizzazione,  all'ampliamento  o  alla  trasformazione  nonche'  al
trasferimento in  altra  sede  di  strutture  gia'  autorizzate,  con
riferimento alle seguenti tipologie: 
a) strutture  che  erogano  prestazioni   in   regime   di   ricovero
   ospedaliero a ciclo continuativo o diurno per acuti; 
b) strutture che erogano prestazioni di assistenza  specialistica  in
   regime  ambulatoriale,  ivi  comprese  quelle  riabilitative,   di
   diagnostica strumentale e di laboratorio; 
c) strutture sanitarie e sociosanitarie che  erogano  prestazioni  in
   regime residenziale, a ciclo continuativo o diurno. 
  2.  L'autorizzazione  all'esercizio  di  attivita'  sanitarie   e',
altresi', richiesta per gli studi odontoiatrici, medici  e  di  altre
professioni sanitarie, ove  attrezzati  per  erogare  prestazioni  di
chirurgia ambulatoriale, ovvero procedure diagnostiche e terapeutiche
di particolare complessita'  o  che  comportino  un  rischio  per  la
sicurezza del paziente, individuati ai sensi del comma 4, nonche' per
le  strutture  esclusivamente  dedicate  ad  attivita'  diagnostiche,
svolte anche a favore di soggetti terzi. 
  3. Per la realizzazione di strutture sanitarie e sociosanitarie  il
Comune acquisisce, nell'esercizio delle proprie competenze in materia
di autorizzazioni e concessioni di cui all'art. 4 del decreto-legge 5
ottobre 1993, n.398, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  4
dicembre 1993, n. 493 e  successive  modificazioni,  la  verifica  di
compatibilita' del progetto da parte della regione. Tale verifica  e'
effettuata   in   rapporto   al   fabbisogno   complessivo   e   alla
localizzazione  territoriale  delle  strutture  presenti  in   ambito
regionale, anche al fine  di  meglio  garantire  l'accessibilita'  ai
servizi e valorizzare le aree di insediamento  prioritario  di  nuove
strutture. 
  4. L'esercizio delle attivita' sanitarie e sociosanitarie da  parte
di strutture pubbliche e private presuppone il possesso dei requisiti
minimi, strutturali, tecnologici e organizzativi stabiliti  con  atto
di indirizzo e coordinamento ai sensi dell'articolo 8 della legge  15
marzo 1997, n. 59,  sulla  base  dei  principi  e  criteri  direttivi
previsti dall'articolo 8, comma 4, del presente decreto. In  sede  di
modificazione del medesimo  atto  di  indirizzo  e  coordinamento  si
individuano gli studi odontoiatrici, medici e  di  altre  professioni
sanitarie di cui al comma 2, nonche' i relativi requisiti minimi. 
  5. Entro sessanta giorni  dalla  data  di  entrata  in  vigore  del
presente decreto, che modifica il  decreto  legislativo  30  dicembre
1992, n. 502, e successive modificazioni, le regioni determinano: 
a) le modalita' e i termini per la richiesta e  l'eventuale  rilascio
   della autorizzazione  alla  realizzazione  di  strutture  e  della
   autorizzazione   all'esercizio   di    attivita'    sanitaria    e
   sociosanitaria,   prevedendo   la   possibilita'    del    riesame
   dell'istanza,  in  caso  di  esito  negativo  o  di   prescrizioni
   contestate dal soggetto richiedente; 
b) gli ambiti territoriali in cui si riscontrano carenze di strutture
   o  di  capacita'  produttiva,  definendo  idonee   procedure   per
   selezionare i nuovi soggetti eventualmente interessati. 
                            Art. 8-quater 
                   (Accreditamento istituzionale) 
  1. L'accreditamento istituzionale e' rilasciato dalla regione  alle
strutture autorizzate, pubbliche o private ed ai  professionisti  che
ne facciano richiesta,  subordinatamente  alla  loro  rispondenza  ai
requisiti  ulteriori  di  qualificazione,  alla  loro   funzionalita'
rispetto agli indirizzi di programmazione regionale e  alla  verifica
positiva dell'attivita' svolta e dei risultati raggiunti. Al fine  di
individuare i criteri per la verifica  della  funzionalita'  rispetto
alla programmazione nazionale e regionale, la  regione  definisce  il
fabbisogno di assistenza secondo le  funzioni  sanitarie  individuate
dal Piano sanitario regionale per garantire i livelli  essenziali  ed
uniformi di assistenza, nonche'  gli  eventuali  livelli  integrativi
locali e le  esigenze  connesse  all'assistenza  integrativa  di  cui
all'articolo 9. La regione provvede al  rilascio  dell'accreditamento
ai  professionisti,  nonche'  a  tutte  le  strutture  pubbliche   ed
equiparate che soddisfano le condizioni di cui al primo  periodo  del
presente  comma,  alle  strutture  private  non  lucrative   di   cui
all'articolo 1, comma 18, e alle strutture private lucrative. 
  2. La qualita' di soggetto accreditato non costituisce vincolo  per
le  aziende  e  gli  enti  del   servizio   sanitario   nazionale   a
corrispondere la remunerazione delle prestazioni erogate, al di fuori
degli accordi  contrattuali  di  cui  all'articolo  8-  quinquies.  I
requisiti ulteriori costituiscono presupposto per l'accreditamento  e
vincolo per la definizione delle prestazioni previste  nei  programmi
di  attivita'  delle  strutture  accreditate,  cosi'  come   definiti
dall'articolo 8- quinquies. 
  3.  Con  atto  di  indirizzo  e  coordinamento  emanato,  ai  sensi
dell'articolo 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59,  entro  centottanta
giorni dalla data di entrata in  vigore  del  presente  decreto,  che
modifica il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502,e  successive
modificazioni, sentiti l'Agenzia per i servizi sanitari regionali, il
Consiglio superiore di sanita', e,  limitatamente  all'accreditamento
dei professionisti, la Federazione nazionale dell'ordine  dei  medici
chirurghi e degli  odontoiatri,  sono  definiti  i  criteri  generali
uniformi per: 
a) la definizione  dei  requisiti  ulteriori  per  l'esercizio  delle
attivita' sanitarie per conto del  Servizio  sanitario  nazionale  da
parte delle strutture sanitarie  e  dei  professionisti,  nonche'  la
verifica periodica di tali attivita'; 
b) la valutazione della rispondenza delle strutture al  fabbisogno  e
alla  funzionalita'  della  programmazione  regionale,   inclusa   la
determinazione dei limiti entro i  quali  sia  possibile  accreditare
quantita'  di  prestazioni  in   eccesso   rispetto   al   fabbisogno
programmato, in modo da assicurare un'efficace  competizione  tra  le
strutture accreditate; 
c) le procedure ed i termini per l'accreditamento delle strutture che
ne facciano richiesta, ivi compresa la  possibilita'  di  un  riesame
dell'istanza, in caso di esito negativo e di prescrizioni  contestate
dal soggetto richiedente nonche' la verifica periodica dei  requisiti
ulteriori e le procedure da adottarsi in caso di verifica negativa. 
  4. L'atto di indirizzo e coordinamento e' emanato nel rispetto  dei
seguenti criteri e principi direttivi: 
a) garantire l'eguaglianza fra tutte le  strutture  relativamente  ai
requisiti ulteriori richiesti per il rilascio  dell'accreditamento  e
per la sua verifica periodica; 
b)  garantire  il  rispetto  delle  condizioni  di   incompatibilita'
previste dalla vigente  normativa  nel  rapporto  di  lavoro  con  il
personale comunque impegnato in tutte le strutture; 
c)  assicurare  che  tutte  le  strutture  accreditate   garantiscano
dotazioni  strumentali  e  tecnologiche  appropriate  per  quantita',
qualita'  e  funzionalita'  in   relazione   alla   tipologia   delle
prestazioni  erogabili  ed  alle   necessita'   assistenziali   degli
utilizzatori dei servizi; 
d) garantire che tutte le strutture accreditate  assicurino  adeguate
condizioni di organizzazione interna, con specifico riferimento  alla
dotazione  quantitativa  e  alla  qualificazione  professionale   del
personale effettivamente impiegato; 
e)  prevedere  la  partecipazione  della  struttura  a  programmi  di
accreditamento professionale tra pari; 
f)  prevedere  la  partecipazione  degli  operatori  a  programmi  di
valutazione  sistematica  e  continuativa  dell'appropriatezza  delle
prestazioni erogate e della loro qualita', interni alla  struttura  e
interaziendali; 
g) prevedere l'accettazione del sistema di  controlli  esterni  sulla
appropriatezza e sulla qualita' delle prestazioni  erogate,  definito
dalla regione ai sensi dell'articolo 8-octies; 
h)  prevedere  forme  di  partecipazione  dei   cittadini   e   degli
utilizzatori dei servizi alla verifica dell'attivita' svolta  e  alla
formulazione di  proposte  rispetto  all'accessibilita'  dei  servizi
offerti, nonche' l'adozione e l'utilizzazione sistematica della carta
dei  servizi  per  la  comunicazione  con  i  cittadini.  inclusa  la
diffusione degli esiti dei  programmi  di  valutazione  di  cui  alle
lettere e) ed f); 
i) disciplinare l'esternalizzazione dei servizi sanitari direttamente
connessi  all'assistenza  al  paziente,  prevedendola  esclusivamente
verso soggetti accreditati in applicazione dei medesimi criteri o  di
criteri comunque equivalenti a quelli adottati per i servizi  interni
alla  struttura,  secondo  quanto  previsto  dal  medesimo  atto   di
indirizzo e coordinamento; 
l) indicare i requisiti specifici per l'accreditamento di funzioni di
particolare rilevanza, in relazione alla complessita' organizzativa e
funzionale della struttura, alla competenza  e  alla  esperienza  del
personale richieste, alle  dotazioni  tecnologiche  necessarie  o  in
relazione all'attuazione degli, obiettivi prioritari  definiti  dalla
programmazione nazionale; 
m) definire  criteri  per  la  selezione  degli  indicatori  relativi
all'attivita' svolta ed ai suoi risultati finali  dalle  strutture  e
dalle  funzioni  accreditate,  in  base  alle  evidenze  scientifiche
disponibili; 
n) definire i termini  per  l'adozione  dei  provvedimenti  attuativi
regionali e per  l'adeguamento  organizzativo  delle  strutture  gia'
autorizzate; 
o)  indicare  i  requisiti  per  l'accreditamento  istituzionale  dei
professionisti,  anche  in  relazione   alla   specifica   esperienza
professionale maturata e ai crediti formativi  acquisiti  nell'ambito
del programma di formazione continua di cui all'articolo 16-ter; 
p) individuare l'organizzazione dipartimentale minima e le unita' op-
erative e le altre strutture complesse  delle  aziende  di  cui  agli
articoli 3 e  4,  in  base  alla  consistenza  delle  risorse  umane,
tecnologiche e finanziarie, al grado di autonomia finanziaria e  alla
complessita' dell'organizzazione interna; 
q) prevedere l'estensione delle norme di cui al presente comma alle 
attivita' e alle strutture sociosanitarie, ove compatibili. 
  5. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore  dell'atto
di  indirizzo  e  coordinamento  di  cui  al  comma  3,  le   regioni
definiscono,  in  conformita'  ai  criteri  generali   uniformi   ivi
previsti, i requisiti per l'accreditamento, nonche'  il  procedimento
per   la   loro   verifica,   prevedendo,   per    quanto    riguarda
l'accreditamento dei professionisti, adeguate forme di partecipazione
degli Ordini e dei Collegi professionali interessati. 
  6.  Entro  centoventi  giorni  dalla  data  di  entrata  in  vigore
dell'atto di indirizzo e coordinamento di cui al comma 3, le  regioni
avviano il processo di accreditamento delle strutture temporaneamente
accreditate ai sensi dell'articolo 6, comma 6, della legge 23 
dicembre 1994, n. 724, e delle altre gia' operanti. 
  7. Nel caso di richiesta  di'  accreditamento  da  parte  di  nuove
strutture o per l'avvio di nuove attivita' in strutture preesistenti,
l'accreditamento puo' essere concesso, in  via  provvisoria,  per  il
tempo necessario alla verifica del volume di attivita' svolto e della
qualita' dei suoi risultati. L'eventuale verifica  negativa  comporta
la   sospensione   automatica   dell'accreditamento   temporaneamente
concesso. 
  8. In presenza di una capacita' produttiva superiore al  fabbisogno
determinato in base ai criteri di cui al  comma  3,  lettera  b),  le
regioni  e  le  unita'  sanitarie  locali  attraverso   gli   accordi
contrattuali di cui all'articolo 8-quinquies, sono tenute a  porre  a
carico del  Servizio  sanitario  nazionale  un  volume  di  attivita'
comunque non  superiore  a  quello  previsto  dagli  indirizzi  della
programmazione nazionale. In caso di superamento di tale  limite,  ed
in assenza di uno specifico  e  adeguato  intervento  integrativo  ai
sensi  dell'articolo  13,  si  procede,  con  le  modalita'  di   cui
all'articolo 28, commi 9 e seguenti, della legge  23  dicembre  1998,
n.448, alla revoca dell'accreditamento della capacita' produttiva  in
eccesso, in misura  proporzionale  al  concorso  a  tale  superamento
apportato dalle strutture pubbliche ed  equiparate,  dalle  strutture
private non lucrative e dalle strutture private lucrative. 
                          Art. 8-quinquies 
                       (Accordi contrattuali) 
  1. Le regioni, entro sessanta  giorni  dalla  data  di  entrata  in
vigore del presente decreto, che modifica il decreto  legislativo  30
dicembre  1992,  n.  502,  e  successive  modificazioni,  definiscono
l'ambito di applicazione degli accordi contrattuali ed individuano  i
soggetti interessati, con specifico riferimento ai seguenti aspetti: 
a) individuazione delle responsabilita' riservate alla regione  e  di
quelle attribuite alle  unita'  sanitarie  locali  nella  definizione
degli accordi contrattuali e nella verifica del loro rispetto; 
b) indirizzi per la formulazione dei  programmi  di  attivita'  delle
strutture interessate,  con  l'indicazione  delle  funzioni  e  delle
attivita' da potenziare e da depotenziare,  secondo  le  linee  della
programmazione regionale e nel rispetto delle priorita' indicate  dal
Piano sanitario nazionale; 
c) determinazione  del  piano  delle  attivita'  relative  alle  alte
specialita' ed alla rete dei servizi di emergenza; 
d) criteri per la determinazione della remunerazione delle  strutture
ove  queste  abbiano  erogato  volumi  di  prestazioni  eccedenti  il
programma preventivo concordato, tenuto conto del volume  complessivo
di attivita'  e  del  concorso  allo  stesso  da  parte  di  ciascuna
struttura. 
  2. In attuazione di quanto previsto dal comma 1, la  regione  e  le
unita' sanitarie locali,  anche  attraverso  valutazioni  comparative
della qualita' e dei costi,  definiscono  accordi  con  le  strutture
pubbliche ed equiparate, e stipulano contratti con quelle  private  e
con i professionisti accreditati, anche mediante intese con  le  loro
organizzazioni rappresentative a livello regionale, che indicano: 
a) gli obiettivi di salute e i programmi di integrazione dei servizi; 
b) il  volume  massimo  di  prestazioni  che  le  strutture  presenti
nell'ambito territoriale della medesima unita' sanitaria  locale,  si
impegnano ad assicurare, distinto per tipologia e  per  modalita'  di
assistenza; 
c) i requisiti del servizio da rendere, con particolare  riguardo  ad
accessibilita', appropriatezza clinica  ed  organizzativa,  tempi  di
attesa e continuita' assistenziale; 
d) il corrispettivo preventivato a fronte delle attivita' concordate,
globalmente risultante dalla  applicazione  dei  valori  tariffari  e
della   remunerazione   extra-tariffaria   delle   funzioni   incluse
nell'accordo, da verificare a consuntivo  sulla  base  dei  risultati
raggiunti  e  delle  attivita'  effettivamente  svolte   secondo   le
indicazioni regionali di cui al comma 1, lettera d); 
e)  il  debito  informativo  delle  strutture   erogatrici   per   il
monitoraggio degli accordi  pattuiti  e  le  procedure  che  dovranno
essere seguite per il controllo esterno della appropriatezza e  della
qualita' della assistenza prestata e delle prestazioni rese,  secondo
quanto previsto dall'articolo 8-octies. 
                            Art. 8-sexies 
                           (Remunerazione) 
  1. Le strutture che erogano assistenza ospedaliera e  ambulatoriale
a carico del Servizio sanitario nazionale sono finanziate secondo  un
ammontare globale predefinito indicato negli accordi contrattuali  di
cui all'articolo 8-quinquies e  determinato  in  base  alle  funzioni
assistenziali e alle attivita' svolte nell'ambito e per  conto  della
rete dei servizi di riferimento. Ai  fini  della  determinazione  del
finanziamento  globale   delle   singole   strutture,   le   funzioni
assistenziali di cui al comma 2 sono  remunerate  in  base  al  costo
standard  di  produzione  del  programma  di  assistenza,  mentre  le
attivita' di cui al comma 4 sono remunerate in base a tariffe predef-
inite per prestazione. 
  2. Le regioni definiscono  le  funzioni  assistenziali  nell'ambito
delle  attivita'  che  rispondono   alle   seguenti   caratteristiche
generali: 
a) programmi  a  forte  integrazione  fra  assistenza  ospedaliera  e
territoriale, sanitaria e sociale, con particolare  riferimento  alla
assistenza per patologie croniche di lunga durata o recidivanti; 
b) programmi di assistenza  ad  elevato  grado  di  personalizzazione
della prestazione o del servizio reso alla persona; 
c) attivita' svolte nell'ambito della partecipazione a  programmi  di
prevenzione; 
d) programmi di assistenza a malattie rare; 
e) attivita' con rilevanti costi di attesa, ivi compreso  il  sistema
di  allarme  sanitario  e  di  trasporto  in  emergenza,  nonche'  il
funzionamento della centrale operativa, di cui all'atto di  indirizzo
e coordinamento approvato con decreto dei Presidente della Repubblica
27 marzo 1992, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 76 del 21 marzo
1992; 
f) programmi sperimentali di assistenza; 
g) programmi di trapianto di organo, di midollo osseo e  di  tessuto,
ivi compresi il mantenimento e monitoraggio del donatore,  l'espianto
degli organi da cadavere, le attivita' di trasporto, il coordinamento
e l'organizzazione  della  rete  di  prelievi  e  di  trapianti,  gli
accertamenti preventivi sui donatori. 
  3.  I  criteri  generali  per   la   definizione   delle   funzioni
assistenziali  e  per  la  determinazione  della  loro  remunerazione
massima sono  stabiliti  con  apposito  decreto  del  Ministro  della
sanita', sentita l'Agenzia per i servizi sanitari regionali, d'intesa
con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni
e le province autonome, sulla base di  standard  organizzativi  e  di
costi unitari predefiniti  dei  fattori  produttivi,  tenendo  conto,
quando appropriato, del volume dell'attivita' svolta. 
  4. La remunerazione delle attivita' assistenziali diverse da quelle
di cui al comma 2 e'  determinata  in  base  a  tariffe  predefinite,
limitatamente  agli  episodi  di  assistenza  ospedaliera  per  acuti
erogata in regime di degenza ordinaria e  di  day  hospital,  e  alle
prestazioni  di   assistenza   specialistica   ambulatoriale,   fatta
eccezione per le attivita' rientranti nelle funzioni di cui al  comma
3. 
  5. Il Ministro della  sanita',  sentita  l'Agenzia  per  i  servizi
sanitari regionali, d'intesa  con  la  Conferenza  permanente  per  i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento  e
di Bolzano, ai sensi dell'articolo 120,  comma  1,  lettera  g),  del
decreto legislativo 31 marzo  1998,  n.  112,  con  apposito  decreto
individua i sistemi di classificazione che  definiscono  l'unita'  di
prestazione o di  servizio  da  remunerare  e  determina  le  tariffe
massime da corrispondere alle strutture accreditate, in base ai costi
standard di  produzione  e  di  quote  standard  di  costi  generali,
calcolati su un campione rappresentativo  di  strutture  accreditate,
preventivamente   selezionate   secondo   criteri   di    efficienza,
appropriatezza  e  qualita'  della  assistenza.  Lo  stesso   decreto
stabilisce i criteri generali in base ai quali le regioni adottano il
proprio sistema tariffario, articolando tali tariffe  per  classi  di
strutture  secondo  le  loro  caratteristiche  organizzative   e   di
attivita', verificati  in  sede  di  accreditamento  delle  strutture
stesse. 
  6.  Con  la  procedura  di  cui  al  comma   5,   sono   effettuati
periodicamente la revisione  del  sistema  di  classificazione  delle
prestazioni e l'aggiornamento delle relative tariffe,  tenendo  conto
della definizione dei livelli essenziali ed uniformi di assistenza  e
delle relative previsioni di spesa,  dell'innovazione  tecnologica  e
organizzativa,  nonche'  dell'andamento  del  costo  dei   principali
fattori produttivi. 
  7. Il Ministro della sanita', con proprio decreto, d'intesa con  la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  le
province autonome di Trento e di Bolzano, disciplina le modalita'  di
erogazione e di remunerazione dell'assistenza protesica, compresa nei
livelli essenziali di assistenza di cui all'articolo 1, anche preved-
endo il ricorso all'assistenza in forma indiretta. 
  8. Il Ministro della sanita', d'intesa con la Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e  le  province  autonome  di
Trento e  di  Bolzano,  sentita  l'Agenzia  per  i  servizi  sanitari
regionali, con apposito decreto, definisce i criteri generali per  la
compensazione dell'assistenza prestata a cittadini in regioni diverse
da quelle di residenza.  Nell'ambito  di  tali  criteri,  le  regioni
possono  stabilire   specifiche   intese   e   concordare   politiche
tariffarie, anche  al  fine  di  favorire  il  pieno  utilizzo  delle
strutture e l'autosufficienza di ciascuna regione, nonche'  l'impiego
efficiente  delle  strutture  che  esercitano  funzioni   a   valenza
interregionale e nazionale. 
                           Art. 8-septies 
               (Prestazioni erogate informa indiretta) 
  1. I rimborsi relativi alle prestazioni erogate in forma  indiretta
sono definiti dalle regioni e dalle province autonome in  misura  non
superiore  al  cinquanta  per  cento  delle  corrispondenti   tariffe
regionali determinate ai sensi dell'articolo 8-sexies. Entro diciotto
mesi dalla data di  entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  che
modifica il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502 e  successive
modificazioni, e' abolita l'assistenza  in  forma  indiretta  per  le
prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e in regime  di
degenza. Resta ferma la normativa vigente in  materia  di  assistenza
sanitaria all'estero. 
                            Art. 8-octies 
                             (Controlli) 
  1. La regione e le aziende  unita'  sanitarie  locali  attivano  un
sistema di monitoraggio e controllo sulla definizione e sul  rispetto
degli accordi contrattuali da parte di tutti i  soggetti  interessati
nonche' sulla qualita' della assistenza e sulla appropriatezza  delle
prestazioni rese. 
  2.  Per  quanto  riguarda  le  strutture  pubbliche  del   Servizio
sanitario nazionale, la definizione degli  accordi  entro  i  termini
stabiliti dalla regione e il  rispetto  dei  programmi  di  attivita'
previsti per ciascuna struttura rappresentano  elemento  di  verifica
per la conferma degli incarichi al direttore generale,  ai  direttori
di dipartimento e del contratto previsto per i dirigenti responsabili
di struttura complessa, nonche' per la corresponsione degli incentivi
di risultato al personale con funzioni dirigenziali dipendente  dalle
aziende interessate. 
  3.  Con  atto  di  indirizzo  e   coordinamento,   emanato   entro,
centottanta giorni dalla data  di  entrata  in  vigore  del  presente
decreto, che modifica  il  decreto  legislativo,  30  dicembre  1992,
n.502, e successive modificazioni, sentita l'Agenzia  per  i  servizi
sanitari regionali, d'intesa  con  la  Conferenza  permanente  per  i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento  e
di  Bolzano,  sono  stabiliti,  sulla  base  dei   criteri   di   cui
all'articolo 8-quinquies, i principi in  base  ai  quali  la  regione
assicura la funzione di  controllo  esterno  sulla  appropriatezza  e
sulla qualita' della assistenza prestata dalle strutture interessate. 
Le regioni, in attuazione dell'atto  di  indirizzo  e  coordinamento,
entro sessanta giorni determinano: 
a) le regole per l'esercizio della funzione di  controllo  esterno  e
per la risoluzione delle eventuali contestazioni, stabilendo le rela-
tive penalizzazioni; 
b) il debito informativo delle strutture accreditate interessate agli
accordi e le modalita' per la verifica  della  adeguatezza  del  loro
sistema informativo; 
c) l'organizzazione per la verifica del comportamento  delle  singole
strutture; 
d) i programmi per promuovere la formazione e  l'aggiornamento  degli
operatori addetti alla gestione della documentazione clinica  e  alle
attivita' di controllo. 
  4. L'atto di indirizzo e coordinamento di cui al comma 3  individua
altresi' i criteri per la verifica di: 
a)   validita'   della   documentazione   amministrativa   attestante
l'avvenuta erogazione delle prestazioni e  la  sua  rispondenza  alle
attivita' effettivamente svolte; 
b) necessita'  clinica  e  appropriatezza  delle  prestazioni  e  dei
ricoveri effettuati, con particolare riguardo ai ricoveri di pazienti
indirizzati o trasferiti ad altre strutture; 
c) appropriatezza delle forme e delle modalita' di  erogazione  della
assistenza; 
d) risultati finali della assistenza,  incluso  il  gradimento  degli
utilizzatori dei servizi.". 
                               Art. 9
        (Modificazioni all'articolo 9 del decreto legislativo
                      30 dicembre 1992, n.502)
  1. L'articolo 9 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e
successive modificazioni, e' sostituito dal seguente:
                               "Art. 9
        (Fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale)
  1.  Al  fine  di  favorire  l'erogazione  di  forme  di  assistenza
sanitaria  integrative  rispetto  a  quelle  assicurate  dal Servizio
sanitario nazionale e, con queste  comunque  direttamente  integrate,
possono  essere  istituiti fondi integrativi finalizzati a potenziare
l'erogazione di trattamenti e prestazioni non  comprese  nei  livelli
uniformi  ed essenziali di assistenza di cui all'articolo 1, definiti
dal Piano sanitario nazionale e dai relativi provvedimenti attuativi.
  2. La denominazione dei fondi di cui  al,  presente  articolo  deve
contenere  l'indicazione  "fondo  integrativo  del Servizio sanitario
nazionale".  Tale  denominazione  non  puo'  essere  utilizzata   con
riferimento a fondi istituiti per finalita' diverse.
  3.  Tutti  i  soggetti  pubblici  e  privati che istituiscono fondi
integrativi del Servizio sanitario nazionale sono tenuti ad  adottare
politiche  di non selezione dei rischi. Le fonti istitutive dei fondi
integrativi del Servizio sanitario nazionale sono le seguenti:
a) contratti e accordi collettivi, anche aziendali;
b) accordi tra  lavoratori  autonomi  o  fra  liberi  professionisti,
promossi  dai  loro  sindacati  o  da  associazioni di rilievo almeno
provinciale;
c) regolamenti di regioni, enti territoriali ed enti locali;
d)  deliberazioni  assunte,  nelle  forme  previste  dai   rispettivi
ordinamenti,  da  organizzazioni non lucrative di cui all'articolo 1,
comma 16, operanti  nei  settori  dell'assistenza  socio-sanitaria  o
dell'assistenza sanitaria;
e)   deliberazioni  assunte,  nelle  forme  previste  dai  rispettivi
ordinamenti, da societa' di mutuo soccorso riconosciute;
f) atti assunti da altri soggetti pubblici e  privati,  a  condizione
che  contengano  l'esplicita  assunzione dell'obbligo di non adottare
strategie  e   comportamenti   di   selezione   dei   rischi   o   di
discriminazione nei confronti di particolari gruppi di soggetti.
  4.  L'ambito  di  applicazione  dei  fondi integrativi del Servizio
sanitario nazionale e' rappresentato da:
a) prestazioni aggiuntive, non comprese  nei  livelli  essenziali  ed
uniformi  di  assistenza  e con questi comunque integrate, erogate da
professionisti e da strutture accreditati;
b) prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale comprese  nei
livelli uniformi ed essenziali di assistenza, per la sola quota posta
a  carico  dell'assistito,  inclusi  gli  oneri  per  l'accesso  alle
prestazioni erogate in regime di libera  professione  intramuraria  e
per  la fruizione dei servizi alberghieri su richiesta dell'assistito
di cui all'articolo 1 ,comma 15, della legge 23 dicembre 1996, n.662;
c)  prestazioni  sociosanitarie  erogate  in  strutture   accreditate
residenziali  e semiresidenziali o in forma domiciliare, per la quota
posta a carico dell'assistito.
  5. Fra le prestazioni di cui al comma 4, lettera a), sono comprese:
a) le prestazioni di medicina non convenzionale, ancorche' erogate da
strutture non accreditate;
b)  le  cure termali, limitatamente alle prestazioni non a carico del
Servizio sanitario nazionale;
c) l'assistenza odontoiatrica, limitatamente alle prestazioni  non  a
carico  del  Servizio sanitario nazionale e comunque con l'esclusione
dei  programmi  di  tutela  della  salute   odontoiatrica   nell'eta'
evolutiva  e dell'assistenza, odontoiatrica e protesica a determinate
categorie di soggetti in condizioni di particolare vulnerabilita'.
  6. Con decreto del Ministro  della  sanita',  previo  parere  della
Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto  1997  n. 281, da adottare entro sessanta giorni dalla data di
entrata in vigore della disciplina del trattamento fiscale  ai  sensi
del  comma  10, sono individuate le prestazioni relative alle lettere
a), b) e c) del comma 5, nonche' quelle ricomprese nella  lettera  c)
del  comma  4, le quali, in via di prima applicazione, possono essere
poste  a  carico  dei  fondi  integrativi  del   Servizio   sanitario
nazionale.
  7.  I  fondi  integrativi  del  Servizio  sanitario  nazionale sono
autogestiti.  Essi  possono  essere  affidati  in  gestione  mediante
convenzione,  da  stipulare  con  istituzioni pubbliche e private che
operano nel settore sanitario o sociosanitario da almeno cinque anni,
secondo  le  modalita'  stabilite  con  decreto  del  Ministro  della
sanita',  da  emanare  entro  novanta giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto. Le regioni, le province autonome  e  gli
enti  locali,  in forma singola o associata, possono partecipare alla
gestione dei fondi di cui al presente articolo.
  8. Entro centoventi giorni dalla data di entrata  in  vigore  della
disciplina del trattamento fiscale ai sensi del comma 10, e' emanato,
su  proposta  del  Ministro della sanita', ai sensi dell'articolo 17,
comma  1,  della  legge  23  agosto  1988,  n.  400,  il  regolamento
contenente   le   disposizioni  relative  all'ordinamento  dei  fondi
integrativi  del  Servizio  sanitario  nazionale.  Detto  regolamento
disciplina:
a) le modalita' di costituzione e di scioglimento;
b) la composizione degli organi di amministrazione e di controllo;
c) le forme e le modalita' di contribuzione;
d) i soggetti destinatari dell'assistenza;
e) il trattamento e le garanzie riservate al singolo sottoscrittore e
al suo nucleo familiare;
f)  le  cause  di decadenza della qualificazione di fondo integrativo
del Servizio sanitario nazionale.
  9. La vigilanza sull'attivita' dei fondi integrativi  del  Servizio
sanitario  nazionale  e'  disciplinata  dall'articolo 122 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112. Presso il Ministero della sanita',
senza oneri a carico dello  Stato,  sono  istituiti:  l'anagrafe  dei
fondi  integrativi  del  servizio  sanitario  nazionale,  alla  quale
debbono iscriversi sia  i  fondi  vigilati  dallo  Stato  che  quelli
sottoposti   a   vigilanza   regionale;   l'osservatorio   dei  fondi
integrativi del Servizio sanitario nazionale, il cui funzionamento e'
disciplinato con il regolamento di cui al comma 8.
  10. Le disposizioni del presente articolo acquistano  efficacia  al
momento  dell'entrata  in  vigore  della  disciplina  del trattamento
fiscale dei fondi ivi previsti, ai sensi dell'articolo 10,  comma  1,
della legge 13 maggio 1999, n.133.".
                               Art. 10
      (Modificazioni all'articolo 9-bis del decreto legislativo
                      30 dicembre 1992, n.502)
  1. L'articolo 9-bis  del  decreto  legislativo  30  dicembre  1992,
n.502, e successive modificazioni, e' sostituito dal seguente:
                             "Art. 9-bis
                    (Sperimentazioni gestionali)
  1. La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni
e le province autonome di Trento e di Bolzano, autorizza programmi di
sperimentazione  aventi  ad  oggetto  nuovi  modelli  gestionali  che
prevedano  forme  di  collaborazione  tra  strutture   del   Servizio
sanitario   nazionale   e   soggetti  privati,  anche  attraverso  la
costituzione di societa' miste a capitale pubblico e privato.
  2. Il  programma  di  sperimentazione  e'  proposto  dalla  regione
interessata,  motivando  le  ragioni  di  convenienza  economica  del
progetto gestionale, di miglioramento della qualita'  dell'assistenza
e  di  coerenza  con  le  previsioni del Piano sanitario regionale ed
evidenziando altresi'  gli  elementi  di  garanzia,  con  particolare
riguardo ai seguenti criteri:
a) privilegiare nell'area del settore privato il coinvolgimento delle
organizzazioni   non   lucrative   di  utilita'  sociale  individuate
dall'articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460;
b)  fissare  limiti  percentuali  alla  partecipazione  di  organismi
privati in misura non superiore al quarantanove per cento;
c)  prevedere  forme  idonee di limitazione alla facolta' di cessione
della propria quota sociale nei confronti dei  soggetti  privati  che
partecipano alle sperimentazioni;
d) disciplinare le forme di risoluzione del rapporto contrattuale con
privati  che  partecipano  alla  sperimentazione  in  caso  di  gravi
inadempienze agli obblighi contrattuali o  di  accertate  esposizioni
debitorie nei confronti di terzi;
e)  definire  partitamente  i  compiti,  le  funzioni  e i rispettivi
obblighi di tutti i soggetti pubblici e privati che partecipano  alla
sperimentazione  gestionale,  avendo cura di escludere in particolare
il ricorso  a  forme  contrattuali,  di  appalto  o  subappalto,  nei
confronti  di terzi estranei alla convenzione di sperimentazione, per
la fornitura di opere e servizi direttamente connesse  all'assistenza
alla persona ;
f)  individuare  forme  e  modalita'  di  pronta  attuazione  per  la
risoluzione della   convenzione  di  sperimentazione  e  scioglimento
degli   organi  societari  in  caso  di  mancato  raggiungimento  del
risultato della avviata sperimentazione.
  3. La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni
e  le  province  autonome  di  Trento  e  di   Bolzano,   avvalendosi
dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali, verifica annualmente i
risultati  conseguiti  sia  sul  piano  economico sia su quello della
qualita' dei servizi, ivi comprese le forme di collaborazione in atto
con soggetti privati per la gestione di  compiti  diretti  di  tutela
della salute. Al termine del primo triennio di sperimentazione, sulla
base  dei  risultati  conseguiti,  il Governo e le regioni adottano i
provvedimenti' conseguenti.
  4. Al di fuori dei programmi di sperimentazione di cui al  presente
articolo,  e'  fatto  divieto  alle  aziende  del  Servizio sanitario
nazionale di costituire  societa'  di  capitali  aventi  per  oggetto
sociale lo svolgimento di compiti diretti di tutela della salute.".
                               Art. 11
       (Modificazioni all'articolo 12 del decreto legislativo
                      30 dicembre 1992, n.502)
  1. Dopo l'articolo 12 del decreto  legislativo  30  dicembre  1992,
n.502, e successive modificazioni, e' inserito il seguente:
                            "Art. 12-bis
                         (Ricerca sanitaria)
  1.  La  ricerca  sanitaria  risponde  al  fabbisogno  conoscitivo e
operativo del Servizio sanitario nazionale e ai suoi obiettivi di sa-
lute, individuato con un apposito programma di ricerca  previsto  dal
Piano sanitario nazionale.
  2.  Il  Piano  sanitario  nazionale definisce, con riferimento alle
esigenze del Servizio  sanitario  nazionale  e  tenendo  conto  degli
obiettivi  definiti  nel Programma nazionale per la ricerca di cui al
decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, gli obiettivi e i  settori
principali  della  ricerca del Servizio sanitario nazionale, alla cui
coerente  realizzazione   contribuisce   la   comunita'   scientifica
nazionale.
  3. Il Ministero della Sanita', sentita la Commissione nazionale per
la  ricerca  sanitaria,  di  cui all'articolo 2, comma 7, del decreto
legislativo 30 giugno 1993, n. 266, elabora il programma  di  ricerca
sanitaria e propone iniziative da inserire nella programmazione della
ricerca scientifica nazionale, di cui al decreto legislativo 5 giugno
1998, n. 204, e nei programmi di ricerca internazionali e comunitari.
Il  programma e' adottato dal Ministro della sanita', d'intesa con la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  le
province  autonome  di Trento e di Bolzano, entro sei mesi dalla data
di entrata in vigore del  Piano  sanitario  nazionale,  ha  validita'
triennale  ed e' finanziato dalla quota di cui all'articolo 12, comma
2.
  4. Il programma di ricerca sanitaria:
a) individua gli obiettivi  prioritari  per  il  miglioramento  dello
stato di salute della popolazione;
b)  favorisce  la  sperimentazione  di  modalita'  di  funzionamento,
gestione e organizzazione dei servizi sanitari  nonche'  di  pratiche
cliniche  e  assistenziali  e individua gli strumenti di verifica del
loro  impatto  sullo  stato  di  salute  della  popolazione  e  degli
utilizzatori dei servizi;
c)   individua   gli   strumenti   di   valutazione   dell'efficacia,
dell'appropriatezza e della congruita' economica  delle  procedure  e
degli interventi, anche in considerazione di analoghe sperimentazioni
avviate  da agenzie internazionali e con particolare riferimento agli
interventi e alle procedure prive  di  una  adeguata  valutazione  di
efficacia;
d)  favorisce  la  ricerca e la sperimentazione volte a migliorare la
integrazione multiprofessionale e la continuita'  assistenziale,  con
particolare  riferimento  alle  prestazioni sociosanitarie ad elevata
integrazione sanitaria;
e) favorisce la ricerca e la sperimentazione volta  a  migliorare  la
comunicazione  con  i  cittadini  e  con gli utilizzatori dei servizi
sanitari, a promuovere l'informazione corretta  e  sistematica  degli
utenti e la loro partecipazione al miglioramento dei servizi;
f)  favorisce  la  ricerca  e  la  sperimentazione  degli  interventi
appropriati per la implementazione delle linee guida e  dei  relativi
percorsi   diagnostico-terapeutici,   per   l'autovalutazione   della
attivita' degli operatori,  la  verifica  ed  il  monitoraggio  e  il
monitoraggio dei risultati conseguiti.
  5. Il programma di ricerca sanitaria si articola nelle attivita' di
ricerca  corrente  e  di  ricerca finalizzata. La ricerca corrente e'
attuata tramite i progetti istituzionali degli organismi  di  ricerca
di  cui  al  comma seguente nell'ambito degli indirizzi del programma
nazionale,  approvati  dal  Ministro  della   sanita'.   La   ricerca
finalizzata attua gli obiettivi prioritari, biomedici e sanitari, del
Piano   sanitario   nazionale.   I   progetti  di  ricerca  biomedica
finalizzata sono approvati dal Ministro della  sanita',  di  concerto
con  il  Ministro  dell'universita'  e  della  ricerca  scientifica e
tecnologica, allo scopo di favorire il loro coordinamento.
  6. Le attivita' di ricerca corrente e finalizzata sono svolte dalle
regioni, dall'Istituto superiore di sanita', dall'Istituto  superiore
per  la  prevenzione  e  la  sicurezza sul lavoro, dall'Agenzia per i
servizi sanitari regionali, dagli  Istituti  di  ricovero  e  cura  a
carattere  scientifico  pubblici  e  privati  nonche'  dagli Istituti
zooprofilattici sperimentali. Alla realizzazione dei progetti possono
concorrere,  sulla.  base   di   specifici   accordi,   contratti   o
convenzioni,  le universita', il Consiglio nazionale delle ricerche e
gli altri  enti  di  ricerca  pubblici  e  privati,  nonche'  imprese
pubbliche e private.
  7. Per l'attuazione del programma il Ministero della sanita', anche
su  iniziativa  degli  organismi  di  ricerca  nazionali,  propone al
Ministero per l'universita' e la ricerca scientifica e tecnologica  e
agli  altri  ministeri  interessati  le  aree  di ricerca biomedica e
sanitaria di interesse comune, concordandone l'oggetto, le  modalita'
di  finanziamento  e  i  criteri  di  valutazione dei risultati delle
ricerche.
  8. Il Ministero della sanita',  nell'esercizio  della  funzione  di
vigilanza  sull'attuazione  del  programma nazionale, si avvale della
collaborazione tecnico-scientifica della Commissione nazionale per la
ricerca sanitaria  di  cui  all'articolo  2,  comma  7,  del  decreto
legislativo   30  giugno  1993,  n.  266,  degli  organismi  tecnico-
scientifici del Servizio sanitario nazionale e delle  regioni,  sulla
base  di  metodologie di accreditamento qualitativo, anche al fine di
garantire la qualita' e la indipendenza del processo di valutazione e
di selezione dei progetti di ricerca.
  9. Anche ai fini di cui  al  comma  1  del  presente  articolo,  le
regioni  e  le  province autonome di Trento e di Bolzano disciplinano
l'organizzazione e il  funzionamento  dei  Comitati  etici  istituiti
presso  ciascuna  azienda sanitaria ai sensi dei decreti ministeriali
15 luglio 1997, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 18  agosto  1997,
n.    191,  e  18  marzo 1998, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 28
maggio 1998, n. 122, tenendo conto delle indicazioni e dei  requisiti
minimi  di  cui  ai  predetti  decreti  e  istituendo un registro dei
Comitati etici operanti nei propri ambiti territoriali.
  10. Presso il Ministero della  sanita'  e'  istituito  il  Comitato
etico  nazionale per la ricerca e per le sperimentazioni cliniche. Il
Comitato:
a)  segnala,  su richiesta della Commissione per la ricerca sanitaria
ovvero di altri organi o strutture del Ministero della sanita'  o  di
altre  pubbliche  amministrazioni,  le  conseguenze  sotto il profilo
etico dei progetti di ricerca biomedica e sanitaria;
b) comunica a organi o  strutture  del  Ministero  della  sanita'  le
priorita' di interesse dei progetti di ricerca biomedica e sanitaria;
c)  coordina  le  valutazioni  etico-scientifiche  di sperimentazioni
cliniche multicentriche di rilevante interesse nazionale, relative  a
medicinali  o  a  dispositivi  medici,  su  specifica  richiesta  del
Ministro della sanita';
d) esprime parere su  ogni  questione  tecnico-scientifica  ed  etica
concernente  la  materia  della  ricerca  di  cui  al comma 1 e della
sperimentazione clinica dei medicinali e dei dispositivi  medici  che
gli venga sottoposta dal Ministro della sanita'.
  11.  Le  regioni  formulano  proposte  per  le  predisposizione del
programma di ricerca sanitaria di cui al presente  articolo,  possono
assumere  la  responsabilita' della realizzazione di singoli progetti
finalizzati, e assicurano  il  monitoraggio  sulla  applicazione  dei
conseguenti risultati nell'ambito del Servizio sanitario regionale.".
                               Art. 12 
       (Modificazioni all'articolo 14 del decreto legislativo 
                      30 dicembre 1992, n.502) 
  1. Al comma 2 dell'articolo 14 del decreto legislativo 30  dicembre
1992, n. 502, e successive modificazioni, dopo il terzo  periodo,  e'
inserito il seguente: 
"Per le finalita' del presente articolo, le regioni  prevedono  forme
di  partecipazione  delle  organizzazioni   dei   cittadini   e   del
volontariato impegnato nella tutela del  diritto  alla  salute  nelle
attivita'  relative  alla  programmazione,  al   controllo   e   alla
valutazione dei servizi sanitari a  livello  regionale,  aziendale  e
distrettuale,". 
                               Art. 13
       (Modificazioni all'articolo 15 del decreto legislativo
                      30 dicembre 1992, n.502)
  1. L'articolo 15 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502, e
successive modificazioni, e' sostituito dai seguenti:
                              "Art. 15
  (Disciplina della dirigenza medica e delle professioni sanitarie)
  1. Fermo restando il  principio  dell'invarianza  della  spesa,  la
dirigenza  sanitaria  e'  collocata  in  un unico ruolo, distinto per
profili  professionali,  ed  in  un  unico  livello,  articolato   in
relazione alle diverse responsabilita' professionali e gestionali. In
sede   di  contrattazione  collettiva  nazionale  sono  previste,  in
conformita' ai principi e alle  disposizioni  del  presente  decreto,
criteri  generali  per  la  graduazione  delle  funzioni dirigenziali
nonche' per l'assegnazione, valutazione e  verifica  degli  incarichi
dirigenziali  e per l'attribuzione del relativo trattamento economico
accessorio  correlato  alle  funzioni  attribuite  ed  alle  connesse
responsabilita' del risultato.
  2. La dirigenza sanitaria e' disciplinata dal decreto legislativo 3
febbraio   1993,  n.29,  e  successive  modificazioni,  salvo  quanto
previsto dal presente decreto.
  3. L'attivita' dei  dirigenti  sanitari  e'  caratterizzata,  nello
svolgimento   delle   proprie  mansioni  e  funzioni,  dall'autonomia
tecnico-  professionale  i  cui  ambiti  di   esercizio,   attraverso
obiettivi  momenti  di  valutazione e verifica, sono progressivamente
ampliati.  L'autonomia   tecnico-professionale,   con   le   connesse
responsabilita',   si  esercita  nel  rispetto  della  collaborazione
multiprofessionale, nell'ambito di indirizzi operativi e programmi di
attivita' promossi, valutati e verificati a livello dipartimentale ed
aziendale,  finalizzati  all'efficace  utilizzo   delle   risorse   e
all'erogazione   di   prestazioni   appropriate  e  di  qualita'.  Il
dirigente, in relazione all'attivita' svolta, ai programmi concordati
da realizzare ed alle specifiche funzioni allo stesso attribuite,  e'
responsabile  del  risultato  anche  se richiedente un impegno orario
superiore a quello contrattualmente definito.
  4. All'atto della prima assunzione,  al  dirigente  sanitario  sono
affidati  compiti  professionali  con  precisi ambiti di autonomia da
esercitare nel rispetto degli indirizzi  del  dirigente  responsabile
della  struttura  e  sono  attribuite  funzioni  di  collaborazione e
corresponsabilita' nella gestione delle attivita'.  A  tali  fini  il
dirigente  responsabile  della  struttura  predispone  e  assegna  al
dirigente un programma di  attivita'  finalizzato  al  raggiungimento
degli  obiettivi  prefissati  ed  al perfezionamento delle competenze
tecnico  professionali  e  gestionali  riferite  alla  struttura   di
appartenenza.  In  relazione  alla  natura e alle caratteristiche dei
programmi da realizzare, alle attitudini  e  capacita'  professionali
del  singolo  dirigente,  accertate  con  le  procedure valutative di
verifica di cui al comma  5,  al    dirigente,  con  cinque  anni  di
attivita' con valutazione positiva possono essere attribuite funzioni
di   natura   professionale   anche   di  alta  specializzazione,  di
consulenza, studio e ricerca, ispettive, di verifica e di  controllo,
nonche' incarichi di direzione di strutture semplici.
  5.  Il  dirigente  e'  sottoposto  a verifica triennale; quello con
incarico di struttura, semplice o complessa, e' sottoposto a verifica
anche al termine dell'incarico. Le verifiche concernono le  attivita'
professionali svolte ed i risultati raggiunti e sono effettuate da un
collegio  tecnico,  nominato  dal direttore generale e presieduto dal
direttore  del  dipartimento.  L'esito   positivo   delle   verifiche
costituisce  condizione  per  il  conferimento  o  la  conferma degli
incarichi di maggior rilievo, professionali o gestionali.
  6. Ai dirigenti con incarico di direzione  di  struttura  complessa
sono attribuite, oltre a quelle derivanti dalle specifiche competenze
professionali,   funzioni   di   direzione   e  organizzazione  della
struttura, da  attuarsi,  nell'ambito  degli  indirizzi  operativi  e
gestionali del dipartimento di appartenenza, anche mediante direttive
a  tutto il personale operante nella stessa, e l'adozione delle rela-
tive decisioni necessarie per il corretto espletamento del servizio e
per realizzare l'appropriatezza degli interventi con  finalita'  pre-
ventive,  diagnostiche,  terapeutiche  e riabilitative, attuati nella
struttura loro affidata. Il dirigente e'  responsabile  dell'efficace
ed  efficiente  gestione  delle risorse attribuite. I risultati della
gestione sono sottoposti a verifica  annuale  tramite  il  nucleo  di
valutazione.
  7.  Alla  dirigenza  sanitaria si accede mediante concorso pubblico
per titoli ed esami, disciplinato ai sensi del decreto del Presidente
della Repubblica 10 dicembre 1997, n.483. Gli incarichi di  direzione
di struttura complessa sono attribuiti a coloro che siano in possesso
dei  requisiti  di  cui al decreto del Presidente della Repubblica 10
dicembre 1997, n.484, e secondo le modalita' dallo stesso  stabilite,
salvo  quanto  previsto  dall'articolo  15-ter,  comma  2. Si applica
quanto previsto dall'articolo 28, comma 1, del decreto legislativo  3
febbraio  1993,  n.  29,  e successive modificazioni, come sostituito
dall'articolo 10 del decreto legislativo 29 ottobre 1998, n. 387.
  8. L'attestato di formazione manageriale  di  cui  all'articolo  5,
comma  1,  lettera d), del decreto del Presidente della Repubblica 10
dicembre 1997, n.484,  come  modificato  dall'articolo  16-quinquies,
deve  essere  conseguito  dai  dirigenti con incarico di direzione di
struttura complessa  entro  un  anno  dall'inizio  dell'incarico;  il
mancato   superamento   del   primo  corso,  attivato  dalla  regione
successivamente al conferimento dell'incarico, determina la decadenza
dall'incarico stesso. I dirigenti sanitari con incarico  quinquennale
alla  data di entrata in vigore del presente decreto, che modifica il
decreto  legislativo  30  dicembre  1992,  n.   502,   e   successive
modificazioni, sono tenuti a partecipare al primo corso di formazione
manageriale  programmato  dalla  regione; i dirigenti gia' confermati
nell'incarico   sono esonerati, dal  possesso    dell'attestato    di
formazione manageriale.
  9.  I  contratti  collettivi  nazionali  di  lavoro disciplinano le
modalita'  di  salvaguardia  del  trattamento  economico  fisso   dei
dirigenti  in  godimento  alla data di entrata in vigore del presente
decreto, che modifica il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502,
e successive modificazioni.
                             Art. 15-bis
         (Funzioni dei dirigenti responsabili di struttura)
  1. L'atto aziendale di cui all'articolo 3, comma 1-bis,  disciplina
l'attribuzione  al  direttore amministrativo, al direttore sanitario,
nonche' ai direttori di presidio, di distretto, di dipartimento e  ai
dirigenti  responsabili  di  struttura,  dei, compiti comprese, per i
dirigenti   di   strutture  complesse,  le  decisioni  che  impegnano
l'azienda, verso l'esterno, l'attuazione degli obiettivi definiti nel
piano programmatico e finanziario aziendale.
  2. La direzione delle strutture  e  degli  uffici  e'  affidata  ai
dirigenti,  secondo  i  criteri e le modalita' stabiliti nell'atto di
cui al comma 1, nel  rispetto,  per  la  dirigenza  sanitaria,  delle
disposizioni di cui all'articolo 15-ter. Il rapporto dei dirigenti e'
esclusivo,  fatto  salvo  quanto  previsto  in via transitoria per la
dirigenza sanitaria dall'articolo 15-sexies.
  3. Sono soppressi i rapporti di lavoro  a  tempo  definito  per  la
dirigenza  sanitaria. In conseguenza della maggiore disponibilita' di
ore di servizio sono resi indisponibili  in  organico  un  numero  di
posti  della  dirigenza  per il corrispondente monte ore. I contratti
collettivi  nazionali  di  lavoro  disciplinano   le   modalita'   di
regolarizzazione dei rapporti soppressi.
                             Art. 15-ter
   (Incarichi di natura professionale e di direzione di struttura)
  1.  Gli incarichi di cui all'articolo 15, comma 4, sono attribuiti,
a  tempo  determinato,  dal  direttore generale, secondo le modalita'
definite nella contrattazione collettiva  nazionale,  compatibilmente
con  le  risorse  finanziarie a tal fine disponibili e nei limiti del
numero  degli  incarichi  e  delle  strutture   stabiliti   nell'atto
aziendale  di  cui  all'articolo  3, comma 1-bis, tenendo conto delle
valutazioni triennali del collegio tecnico di  cui  all'articolo  15,
comma  5.  Gli  incarichi hanno durata non inferiore a tre anni e non
superiore a sette , con facolta' di rinnovo. Ai predetti incarichi si
applica l'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo n.29 del 1993
e successive modificazioni.
  2. L'attribuzione dell'incarico di direzione di struttura complessa
e' effettuata dal direttore generale,  previo  avviso  da  pubblicare
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, sulla base di una
rosa di candidati idonei selezionata da una apposita commissione. Gli
incarichi  hanno  durata  da  cinque  a  sette  anni, con facolta' di
rinnovo  per  lo  stesso  periodo  o  per  periodo  piu'  breve.   La
commissione,   nominata  dal  direttore  generale,  e'  composta  dal
direttore sanitario, che la presiede, e da due  dirigenti  dei  ruoli
del  personale  del  Servizio  sanitario  nazionale,  preposti ad una
struttura complessa della disciplina oggetto  dell'incarico,  di  cui
uno  individuato  dal  direttore  generale  ed  uno  dal  Collegio di
direzione. Fino alla costituzione del  collegio  alla  individuazione
provvede il Consiglio dei sanitari.
  3.  Gli  incarichi  di cui ai commi 1 e 2 sono revocati, secondo le
procedure  previste  dalle  disposizioni  vigenti  e  dai   contratti
collettivi  nazionali  di  lavoro,  in  caso  di:  inosservanza delle
direttive impartite dalla direzione generale o  dalla  direzione  del
dipartimento;   mancato  raggiungimento  degli  obiettivi  assegnati;
responsabilita' grave e reiterata; in tutti gli altri  casi  previsti
dai  contratti di lavoro. Nei casi di maggiore gravita', il direttore
generale  puo'  recedere  dal  rapporto   di   lavoro,   secondo   le
disposizioni  del  codice civile e dei contratti collettivi nazionali
di lavoro.
  4.  I  dirigenti  ai  quali  non sia stata affidata la direzione di
strutture svolgono funzioni di natura professionale,  anche  di  alta
specializzazione,  di  consulenza,  studio e ricerca nonche' funzioni
ispettive, di verifica e di controllo.
  5. Il dirigente preposto ad una struttura complessa e'  sostituito,
in  caso  di  sua  assenza  o  impedimento,  da altro dirigente della
struttura o  del  dipartimento  individuato  dal  responsabile  della
struttura  stessa;  alle  predette  mansioni superiori non si applica
l'articolo 2103, primo comma, del codice civile.
                           Art. 15-quater
    (Esclusivita' del rapporto di lavoro dei dirigenti del ruolo
                             sanitario)
  1.  I  dirigenti  sanitari,  con  rapporto  di   lavoro   a   tempo
indeterminato  o a tempo determinato, con i quali sia stato stipulato
il contratto di lavoro  o  un  nuovo  contratto  di  lavoro  in  data
successiva  al  31  dicembre  1998,  nonche' quelli che, alla data di
entrata in vigore del  presente  decreto,  che  modifica  il  decreto
legislativo  30  dicembre  1992,  n. 502, e successive modificazioni,
abbiano optato per l'esercizio  dell'attivita'  libero  professionale
intramuraria sono assoggettati al rapporto di lavoro esclusivo.
  2.  Salvo  quanto previsto al comma 1, i dirigenti in servizio alla
data  del  31  dicembre  1998,  che  hanno  optato  per   l'esercizio
dell'attivita' libero professionale extramuraria, passano, a domanda,
al rapporto di lavoro esclusivo.
  3.  Entro  novanta  giorni  dalla  data  di  entrata  in vigore del
presente decreto, che modifica il  decreto  legislativo  30  dicembre
1992,  n.  502,  e  successive  modificazioni,  tutti  i dirigenti in
servizio alla data del 31  dicembre 1998 sono tenuti a comunicare  al
direttore  generale  l'opzione  in  ordine  al rapporto esclusivo. In
assenza di comunicazione si presume che il   dipendente abbia  optato
per il rapporto esclusivo.
  4. Il dirigente sanitario con rapporto di lavoro esclusivo non puo'
chiedere il passaggio al rapporto di lavoro non sclusivo.
  5.  I  contratti  collettivi  di lavoro stabiliscono il trattamento
economico aggiuntivo da attribuire ai dirigenti sanitari con rapporto
di lavoro esclusivo ai sensi dell'articolo 1, comma 12,  della  legge
23  dicembre  1996,  n.662,  nei  limiti delle risorse destinate alla
contrattazione collettiva.
                          Art. 15-quinquies
   (Caratteristiche del rapporto di lavoro esclusivo dei dirigenti
                              sanitari)
  1. Il rapporto di lavoro esclusivo dei dirigenti sanitari  comporta
la   totale   disponibilita'   nello   svolgimento   delle   funzioni
dirigenziali attribuite  dall'azienda,  nell'ambito  della  posizione
ricoperta   e   della  competenza  professionale  posseduta  e  della
disciplina  di  appartenenza,  con  impegno  orario  contrattualmente
definito.
  2.   Il   rapporto   di   lavoro   esclusivo  comporta  l'esercizio
dell'attivita' professionale nelle seguenti tipologie:
a)  il  diritto  all'esercizio  di  attivita'  libero   professionale
individuale,  al di fuori dell'impegno di servizio, nell'ambito delle
strutture aziendali individuate dal direttore generale  d'intesa  con
il  collegio  di  direzione;  salvo  quanto  disposto  dal  comma  11
dell'articolo 72 della legge 23 dicembre 1998, n. 448;
b)  la  possibilita'  di  partecipazione  ai  proventi di attivita' a
pagamento svolta in e'quipe, al di fuori  dell'impegno  di  servizio,
all'interno delle strutture aziendali;
c)  la  possibilita'  di  partecipazione  ai  proventi  di attivita',
richiesta a pagamento da singoli utenti e svolta individualmente o in
e'quipe, al di fuori dell'impegno di servizio, in strutture di  altra
azienda  del  Servizio  sanitario  nazionale  o  di  altra  struttura
sanitaria non accreditata, previa  convenzione  dell'azienda  con  le
predette aziende e strutture;
d)  la  possibilita'  di  partecipazione  ai  proventi  di  attivita'
professionali, richieste a pagamento da terzi all'azienda, quando  le
predette  attivita' siano svolte al di fuori dell'impegno di servizio
e consentano la riduzione dei  tempi  di  attesa,  secondo  programmi
predisposti  dall'azienda  stessa,  sentite  le  e'quipes dei servizi
interessati. Le modalita' di svolgimento delle attivita'  di  cui  al
presente  comma  e i criteri per l'attribuzione dei relativi proventi
ai dirigenti sanitari interessati nonche' al personale che presta  la
propria  collaborazione  sono  stabiliti  dal  direttore  generale in
conformita' alle previsioni dei  contratti  collettivi  nazionali  di
lavoro.
  3. Per assicurare un corretto ed equilibrato rapporto tra attivita'
istituzionale  e  corrispondente  attivita' libero professionale e al
fine anche di concorrere alla riduzione progressiva  delle  liste  di
attesa,  l'attivita'  libero  professionale  non puo' comportare, per
ciascun dipendente, un  volume  di  prestazioni  superiore  a  quella
assicurato  per  i  compiti istituzionali. La disciplina contrattuale
nazionale   definisce   il   corretto   equilibrio   fra    attivita'
istituzionale  e  attivita'  libero  professionale  nel  rispetto dei
seguenti principi:  l'attivita' istituzionale e' prevalente  rispetto
a   quella   libero   professionale,   che   viene  esercitata  nella
salvaguardia delle esigenze  del  servizio  e  della  prevalenza  dei
volumi  orari  di  attivita'  necessari  per i compiti istituzionali;
devono essere comunque rispettati i piani di attivita' previsti dalla
programmazione regionale e aziendale e conseguentemente assicurati  i
relativi  volumi prestazionali ed i tempi di attesa concordati con le
e'quipe; l'attivita' libero professionale e' soggetta a  verifica  da
parte   di  appositi  organismi  e  sono  individuate  penalizzazioni
consistenti anche nella sospensione del diritto all'attivita' stessa,
in caso di violazione delle disposizioni di cui al presente  comma  o
di quelle contrattuali.
  4.  Nello  svolgimento  dell'attivita'  di  cui  al  comma 2 non e'
consentito l'uso del ricettario del Servizio sanitario nazionale.
  5. Gli incarichi di direzione di struttura, semplice  o  complessa,
implicano il rapporto di lavoro esclusivo. Per struttura, ai fini del
presente  decreto,  si  intende  l'articolazione organizzativa per la
quale e' prevista, dall'atto aziendale di' cui all'articolo  3, comma
1-bis, responsabilita' di  gestione  di  risorse  umane,  tecniche  o
finanziarie.
  6. Ai fini del presente decreto, si considerano strutture complesse
i dipartimenti e le unita' operative individuate secondo i criteri di
cui  all'atto  di indirizzo e coordinamento previsto dall'articolo 8-
quater, comma 3. Fino all'emanazione del predetto atto si considerano
strutture complesse tutte le strutture gia' riservate dalla pregressa
normativa ai dirigenti di secondo livello dirigenziale.
  7. I dirigenti sanitari appartenenti a posizioni funzionali apicali
alla  data  del  31  dicembre  1998,  che  non  abbiano optato per il
rapporto quinquennale ai sensi della pregressa normativa,  conservano
l'incarico  di  direzione  di  struttura  complessa  alla  quale sono
preposti. Essi sono sottoposti a verifica entro il 31 dicembre  1999,
conservando  fino  a tale data il trattamento tabellare gia' previsto
per il secondo livello dirigenziale. In caso di verifica positiva, il
dirigente e' confermato nell'incarico, con  rapporto  esclusivo,  per
ulteriori  sette  anni.  In  caso  di  verifica non positiva o di non
accettazione dell'incarico con rapporto esclusivo,  al  dirigente  e'
conferito  un  incarico  professionale  non  comportante direzione di
struttura in conformita' con le previsioni del  contratto  collettivo
nazionale  di  lavoro;  contestualmente  viene  reso indisponibile un
posto di organico di dirigente.
  8. Il rapporto di lavoro esclusivo costituisce titolo di preferenza
per gli incarichi didattici e di ricerca e per i comandi e i corsi di
aggiornamento tecnico-scientifico e professionale.
  9. Le disposizioni del presente  articolo  si  applicano  anche  al
personale  di  cui  all'articolo 102 del decreto del Presidente della
Repubblica 17 luglio 1980  ,  n.382,  con  le  specificazioni  e  gli
adattamenti che saranno previsti in relazione ai modelli gestionali e
funzionali di cui all'articolo 6 della legge 30 novembre 1998, n.419,
dalle disposizioni di attuazione della delega stessa.
  10.  Resta  fermo  quanto  disposto dall'articolo 72 della legge 23
dicembre 1998, n.448.
                           Art. 15-sexies
 (Caratteristiche del rapporto di lavoro dei dirigenti sanitari che
        svolgono attivita' libero-professionale extramuraria
  1. Il rapporto di lavoro dei dirigenti sanitari in servizio  al  31
dicembre  1998  i  quali,  ai  sensi dell'articolo 1, comma 10, della
legge 23 dicembre 1996,  n.  662,  abbiano  comunicato  al  direttore
generale   l'opzione   per   l'esercizio   della  libera  professione
extramuraria e che non intendano revocare detta opzione, comporta  la
totale  disponibilita'  nell'ambito  dell'impegno di servizio, per la
realizzazione  dei  risultati  programmati  e  lo  svolgimento  delle
attivita'  professionali  di  competenza.  Le  aziende stabiliscono i
volumi e le tipologie delle  attivita'  e  delle  prestazioni  che  i
singoli  dirigenti  sono tenuti ad assicurare, nonche' le sedi opera-
tive in cui le stesse devono essere effettuate.
                           Art. 15-septies
                   (Contratti a tempo determinato)
  1.  I  direttori   generali   possono   conferire   incarichi   per
l'espletamento  di  funzioni  di particolare rilevanza e di interesse
strategico mediante la stipula di contratti a tempo determinato e con
rapporto di lavoro esclusivo, entro il limite del due per cento della
dotazione organica della  dirigenza,  a  laureati  di  particolare  e
comprovata  qualificazione professionale che abbiano svolto attivita'
in organismi ed enti pubblici o privati o aziende pubbliche o private
con esperienza  acquisita  per  almeno  un  quinquennio  in  funzioni
dirigenziali   apicali  o  che  abbiano  conseguito  una  particolare
specializzazione professionale, culturale  e  scientifica  desumibile
dalla formazione universitaria e post-universitaria, da pubblicazioni
scientifiche  o da concrete esperienze di lavoro e che non godano del
trattamento di quiescenza. I contratti hanno durata non  inferiore  a
due anni e non superiore a cinque anni, con facolta' di rinnovo.
  2.  Le  aziende  unita'  sanitarie e le aziende ospedaliere possono
stipulare, oltre a quelli previsti dal comma precedente, contratti  a
tempo  determinato, in numero non superiore al cinque per cento della
dotazione organica della dirigenza  sanitaria,  ad  esclusione  della
dirigenza  medica,  nonche' della dirigenza professionale, tecnica ed
amministrativa,   per   l'attribuzione   di   incarichi   di   natura
dirigenziale, relativi a profili diversi da quello medico, ad esperti
di  provata competenza che non godano del trattamento di quiescenza e
che siano in possesso del diploma di laurea e di specifici  requisiti
coerenti   con   le   esigenze   che   determinano   il  conferimento
dell'incarico.
  3. Il trattamento economico e' determinato sulla base  dei  criteri
stabiliti  nei  contratti  collettivi  della  dirigenza  del Servizio
sanitario nazionale.
  4. Per il periodo di durata del contratto  di  cui  al  comma  1  i
dipendenti di pubbliche amministrazioni sono collocati in aspettativa
senza assegni con riconoscimento dell'anzianita' di servizio.
  5.  Gli incarichi di cui al presente articolo, conferiti sulla base
di direttive regionali, comportano l'obbligo per l'azienda di rendere
contestualmente indisponibili posti di organico della dirigenza per i
corrispondenti oneri finanziari.
                           Art. 15-octies
        (Contratti per l'attuazione di progetti finalizzati)
  1.  Per  l'attuazione  di  progetti  finalizzati,  non  sostitutivi
dell'attivita'  ordinaria,  le  aziende  unita' sanitarie locali e le
aziende  ospedaliere  possono,  nei  limiti  delle  risorse  di   cui
all'articolo  1, comma 34-bis, della legge 23 dicembre 1996, n.662, a
tal fine disponibili, assumere con contratti  di  diritto  privato  a
tempo  determinato  soggetti in possesso, di diploma di laurea ovvero
di diploma universitario, di diploma di scuola secondaria di  secondo
grado   o   di  titolo  di  abilitazione  professionale,  nonche'  di
abilitazione all'esercizio della professione, ove prevista.
                           Art. 15-nonies
   (Limite massimo di eta' per il personale della dirigenza medica
           e per la cessazione dei rapporti convenzionali)
  1. Il limite massimo di eta'  per  il  collocamento  a  riposo  dei
dirigenti  medici  del  Servizio  sanitario nazionale, ivi compresi i
responsabili di struttura complessa, e' stabilito al  compimento  del
sessantacinquesimo   anno   di   eta',   fatta  salva  l'applicazione
dell'articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992 , n.503. E'
abrogata la legge 19 febbraio 1991, n. 50, fatto salvo il  diritto  a
rimanere  in  servizio  per  coloro  i  quali  hanno gia' ottenuto il
beneficio.
  2. Il personale medico universitario di cui  all'articolo  102  del
decreto  del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n.382, cessa
dallo svolgimento   delle ordinarie attivita'  assistenziali  di  cui
all'articolo  6,  comma  1,  nonche'  dalla direzione delle strutture
assistenziali, al  raggiungimento  del  limite  massimo  di  eta'  di
sessantasette  anni.  Il  personale  gia'  in  servizio  cessa  dalle
predette attivita' e direzione al compimento  dell'eta'  di  settanta
anni  se  alla  data  del 31 dicembre 1999 avra' compiuto sessantasei
anni e all'eta' di sessantotto  anni  se  alla  predetta  data  avra'
compiuto  sessanta  anni.  I  protocolli d'intesa tra le regioni e le
universita' e gli accordi attuativi dei medesimi,  stipulati  tra  le
universita' e le aziende sanitarie ai sensi dell'articolo 6, comma 1,
disciplinano le modalita' e i limiti per l'utilizzazione del suddetto
personale   universitario   per  specifiche  attivita'  assistenziali
strettamente correlate all'attivita' didattica e di ricerca
  3. Le disposizioni di cui al precedente comma 1 si applicano  anche
nei   confronti   del  personale  a  rapporto  convenzionale  di  cui
all'articolo  8.  In  sede  di  rinnovo  delle  relative  convenzioni
nazionali sono stabiliti tempi e modalita' di attuazione.
  4.   Restano   confermati  gli  obblighi  contributivi  dovuti  per
l'attivita' svolta, in qualsiasi forma,  dai  medici  e  dagli  altri
professionisti di cui all'articolo 8.
                           Art. 15-decies
                     (Obbligo di appropriatezza)
  1.  I medici ospedalieri e delle altre strutture di ricovero e cura
del Servizio sanitario nazionale,  pubbliche  o  accreditate,  quando
prescrivono  o  consigliano  medicinali  o accertamenti diagnostici a
pazienti  all'atto  della  dimissione  o  in  occasione   di   visite
ambulatoriali,  sono  tenuti a specificare i farmaci e le prestazioni
erogabili con onere a carico del  Servizio  sanitario  nazionale.  Il
predetto  obbligo  si estende anche ai medici specialisti che abbiano
comunque titolo per prescrivere medicinali e accertamenti diagnostici
a carico del Servizio sanitario nazionale.
  2. In ogni caso, si applicano anche ai sanitari di cui al  comma  1
il divieto di impiego del ricettario del Servizio sanitario nazionale
per  la  prescrizione  di  medicinali  non rimborsabili dal Servizio,
nonche' le disposizioni che  vietano  al  medico  di  prescrivere,  a
carico   del   Servizio   medesimo,  medicinali  senza  osservare  le
condizioni  e  le  limitazioni  previste  dai   provvedimenti   della
Commissione  unica  del  farmaco,  e prevedono conseguenze in caso di
infrazione.
  3. Le Attivita' delle  Aziende  unita'  sanitarie  locali  previste
dall'articolo  32, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n.449, sono
svolte anche nei confronti dei sanitari di cui al comma 1.
                          Art. 15-undecies
             (Applicabilita' al personale di altri enti)
  1. Gli enti e istituti di cui all'articolo 4, comma 12, nonche' gli
istituti di ricovero  e  cura  a  carattere  scientifico  di  diritto
privato adeguano i propri ordinamenti del personale alle disposizioni
del presente decreto. A seguito di tale adeguamento, al personale dei
predetti  enti  e  istituti  si  applicano  le  disposizioni  di  cui
all'articolo 25  del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  20
dicembre 1979, n. 761, anche per quanto attiene ai trasferimenti da e
verso le strutture pubbliche.".
                               Art. 14
        (Integrazioni all'articolo 16 del decreto legislativo
                      30 dicembre 1992, n.502)
  1. Dopo l'articolo 16 del decreto  legislativo  30  dicembre  1992,
n.502, e successive modificazioni, sono inseriti i seguenti:
                            "Art. 16-bis
                        (Formazione continua)
  1.  Ai sensi del presente decreto, la formazione continua comprende
l'aggiornamento   professionale   e   la    formazione    permanente.
l'aggiornamento  professionale  e' l'attivita' successiva al corso di
diploma,   laurea,   specializzazione,   formazione    complementare,
formazione  specifica  in  medicina generale, diretta ad adeguare per
tutto l'arco della vita professionale le conoscenze professionali. La
formazione permanente comprende le attivita' finalizzate a migliorare
le competenze e le abilita' cliniche, tecniche  e  manageriali  ed  i
comportamenti  degli  operatori  sanitari  al progresso scientifico e
tecnologico con l'obiettivo di garantire  efficacia,  appropriatezza,
sicurezza   ed  efficienza  alla  assistenza  prestata  dal  Servizio
sanitario nazionale.
  2. La formazione continua consiste in attivita'  di  qualificazione
specifica   per   i  diversi  profili  professionali,  attraverso  la
partecipazione  a   corsi,   convegni,   seminari,   organizzati   da
istituzioni  pubbliche  o  private  accreditate ai sensi del presente
decreto, nonche' soggiorni di studio  e  la  partecipazione  a  studi
clinici  controllati  e ad attivita' di ricerca, di sperimentazione e
di sviluppo. La formazione continua di cui al comma 1  e'  sviluppata
sia secondo percorsi formativi autogestiti sia, in misura prevalente,
in   programmi  finalizzati  agli,  obiettivi  prioritari  del  Piano
sanitario nazionale e del Piano sanitario  regionale  nelle  forme  e
secondo  le  modalita'  indicate  dalla  Commissione  di cui all'art.
16-ter.
                             Art. 16-ter
         (Commissione nazionale per la formazione continua)
  1. Con decreto  del  Ministro  della  sanita',  da  emanarsi  entro
novanta  giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
che modifica il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502,  e  suc-
cessive  modificazioni,  e' nominata una Commissione nazionale per la
formazione continua, da rinnovarsi ogni cinque anni.  La  commissione
e'  presieduta  dal  Ministro  della  sanita'  ed  e' composta da due
vicepresidenti di cui uno  nominato  dal  Ministro  della  sanita'  e
l'altro  rappresentato  dal  Presidente  della  Federazione nazionale
degli ordini dei medici chirurghi e  degli  odontoiatri,  nonche'  da
dieci  membri,  di  cui due designati dal Ministro della sanita', due
dal  Ministro  dell'universita'  e  della   ricerca   scientifica   e
tecnologica,  uno  dal  Ministro  per  la  funzione pubblica, uno dal
Ministro per le pari opportunita', due  dalla  Conferenza  permanente
per  i  rapporti  fra  lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano e due dalla Federazione  nazionale  degli  Ordini
dei  medici  chirurghi  e  degli odontoiatri. Con il medesimo decreto
sono disciplinate  le  modalita'  di  consultazione  delle  categorie
professionali  interessate in ordine alle materie di competenza della
commissione.
  2.  La  Commissione di cui al comma 1 definisce, con programmazione
pluriennale, sentita la Conferenza per i rapporti tra  lo  Stato,  le
regioni  e  le  provincie  autonome  di  Trento e Bolzano nonche' gli
Ordini  ed  i  Collegi  professionali  interessati,   gli   obiettivi
formativi  di  interesse  nazionale, con particolare riferimento alla
elaborazione, diffusione e adozione delle linee guida e dei  relativi
percorsi  diagnostico-terapeutici. La Commissione definisce i crediti
formativi che devono essere complessivamente maturati dagli operatori
in un determinato arco di tempo, gli indirizzi per la  organizzazione
dei programmi di formazione predisposti a livello regionale nonche' i
criteri  e gli strumenti per il riconoscimento e la valutazione delle
esperienze formative. La Commissione definisce altresi'  i  requisiti
per   l'accreditamento   delle  societa'  scientifiche,  nonche'  dei
soggetti pubblici e privati che svolgono attivita' formative  e  pro-
cede alla verifica della sussistenza dei requisiti stessi.
  3. Le regioni, prevedendo appropriate forme di partecipazione degli
ordini  e dei collegi professionali, provvedono alla programmazione e
alla  organizzazione  dei  programmi  regionali  per  la   formazione
continua, concorrono alla individuazione degli obiettivi formativi di
interesse  nazionale  di  cui  al  comma  2,  elaborano gli obiettivi
formativi di specifico interesse regionale, accreditano i progetti di
formazione di rilievo regionale secondo i criteri di cui al comma  2.
Le  regioni predispongono una relazione annuale sulle attivita' form-
ative svolte, trasmessa alla Commissione nazionale, anche al fine  di
garantire  il  monitoraggio  dello  stato di attuazione dei programmi
regionali di formazione continua.
                            Art.16-quater
             (Incentivazione della formazione continua)
  1.  La  partecipazione  alle  attivita'  di   formazione   continua
costituisce   requisito   indispensabile   per   svolgere   attivita'
professionale in qualita' di dipendente o libero professionista,  per
conto  delle  aziende  ospedaliere,  delle  universita', delle unita'
sanitarie locali e delle strutture  sanitarie private.
  2.  I  contratti  collettivi  nazionali  di  lavoro  del  personale
dipendente   e   convenzionato   individuano  specifici  elementi  di
penalizzazione, anche di natura economica, per il personale  che  nel
triennio  non  ha conseguito il minimo di crediti formativi stabilito
dalla Commissione nazionale.
  3. Per le strutture sanitarie private l'adempimento, da  parte  del
personale  sanitario  dipendente  o  convenzionato  che  opera  nella
struttura, dell'obbligo di partecipazione alla formazione continua  e
il  conseguimento  dei  crediti  nel triennio costituiscono requisito
essenziale per ottenere e mantenere  l'accreditamento  da  parte  del
Servizio sanitario nazionale.
                          Art. 16-quinquies
                      (Formazione manageriale)
  1.   La  formazione  di  cui  al  presente  articolo  e'  requisito
necessario per lo svolgimento degli incarichi relativi alle  funzioni
di  direzione  sanitaria  aziendale  e per l'esercizio delle funzioni
dirigenziali  di  secondo  livello  per  le  categorie  dei   medici,
odontoiatri,  veterinari,  farmacisti,  biologi,  chimici,  fisici  e
psicologi.  In  sede  di  prima  applicazione,  tale  formazione   si
consegue,  dopo  l'assunzione  dell'incarico,  con la, frequenza e il
superamento dei corsi di cui al comma 2.
  2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, previo
accordo  con il Ministero della sanita' ai sensi dell'articolo  4 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281, organizzano ed attivano, a
livello  regionale   o   interregionale,   avvalendosi   anche,   ove
necessario,   di   soggetti  pubblici  e  privati  accreditati  dalla
Commissione di cui all'articolo 16-ter, i corsi per la formazione  di
cui al comma 1, tenendo anche conto delle discipline di appartenenza.
Lo  stesso  accordo  definisce  i criteri in base ai quali l'Istituto
superiore di sanita' attiva e  organizza  i  corsi  per  i  direttori
sanitari  e i dirigenti responsabili di struttura complessa dell'area
di sanita' pubblica che vengono attivati a livello nazionale.
  3. Con decreto  del  Ministro  della  sanita',  su  proposta  della
commissione  di  cui all'articolo 16-ter, sono definiti i criteri per
l'attivazione  dei  corsi  di    cui  al  comma  2  con   particolare
riferimento  all'organizzazione  e  gestione dei servizi sanitari, ai
criteri di finanziamento e ai bilanci, alla  gestione  delle  risorse
umane  e  all'organizzazione  del lavoro, agli indicatori di qualita'
dei servizi e delle prestazioni,  alla  metodologia  delle  attivita'
didattiche,  alla durata dei corsi stessi, nonche' alle modalita' con
cui valutare i risultati ottenuti dai partecipanti.
  4. Gli  oneri  connessi  ai  corsi  sono  a  carico  del  personale
interessato.
  5.  Le  disposizioni  di  cui  al presente articolo si applicano al
personale  dirigente  del  ruolo  sanitario  delle  unita'  sanitarie
locali,  delle aziende ospedaliere, degli istituti di ricovero e cura
a carattere scientifico, degli istituti ed enti di  cui  all'articolo
4,  degli  istituti  zooprofilattici sperimentali. Le disposizioni si
applicano, altresi', al personale degli enti  e  strutture  pubbliche
indicate  all'articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica
10 dicembre 1997, n. 484, al quale sia  stata  estesa  la  disciplina
sugli  incarichi  dirigenziali  di  struttura  complessa  di  cui  al
presente decreto.
                           Art. 16-sexies
   (Strutture del Servizio sanitario nazionale per la formazione)
  1. Il Ministro della sanita', su proposta della regione o provincia
autonoma interessata, individua i presidi ospedalieri,  le  strutture
distrettuali  e i dipartimenti in possesso dei requisiti di idoneita'
stabiliti dalla Commissione di  cui  all'articolo  16-ter,  ai  quali
riconoscere  funzioni  di  insegnamento  ai  fini  della formazione e
dell'aggiornamento del personale sanitario.
  2. La regione assegna, in  via  prevalente  o  esclusiva,  a  detti
ospedali,   distretti   e  dipartimenti  le  attivita'  formative  di
competenza regionale  ed  attribuisce  agli  stessi  la  funzione  di
coordinamento  delle attivita' delle strutture del Servizio sanitario
nazionale che collaborano con l'universita' al fine della  formazione
degli  specializzandi  e  del  personale  sanitario  infermieristico,
tecnico e della riabilitazione.".
                               Art. 15
       (Modificazioni all'articolo 17 del decreto legislativo
                      30 dicembre 1992, n.502)
  1. L'articolo 17 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502, e
successive modificazioni, e' sostituito dai seguenti:
                              "Art. 17
                       (Collegio di direzione)
  1. In ogni azienda e' costituito il Collegio di direzione,  di  cui
il  direttore  generale  si  avvale  per  il  governo delle attivita'
cliniche, la programmazione e valutazione  delle  attivita'  tecnico-
sanitarie  e di quelle ad alta integrazione sanitaria. Il Collegio di
direzione concorre alla formulazione  dei  programmi  di  formazione,
delle   soluzioni  organizzative  per  l'attuazione  della  attivita'
libero- professionale intramuraria e alla valutazione  dei  risultati
conseguiti  rispetto agli obiettivi clinici. Il direttore generale si
avvale del Collegio di direzione per l'elaborazione del programma  di
attivita'  dell'azienda,  nonche'  per l'organizzazione e lo sviluppo
dei servizi, anche in attuazione del  modello  dipartimentale  e  per
l'utilizzazione delle risorse umane.
  2. La regione disciplina l'attivita' e la composizione del Collegio
di direzione, prevedendo la partecipazione del direttore sanitario ed
amministrativo,  di  direttori  di  distretto,  di  dipartimento e di
presidio.
                             Art. 17-bis
                           (Dipartimenti)
  1. L'organizzazione  dipartimentale  e'  il  modello  ordinario  di
gestione operativa di tutte le attivita' delle Aziende sanitarie.
  2.  Il direttore di dipartimento e' nominato dal direttore generale
fra i dirigenti con incarico di direzione delle  strutture  complesse
aggregate  nel  dipartimento;  il  direttore  di  dipartimento rimane
titolare della struttura complessa cui e' preposto.  La  preposizione
ai  dipartimenti  strutturali,  sia ospedalieri che territoriali e di
prevenzione,   comporta   l'attribuzione   sia   di   responsabilita'
professionali  in  materia  clinico-organizzativa e della prevenzione
sia di responsabilita' di tipo gestionale in ordine alla razionale  e
corretta  programmazione  e  gestione  della risorse assegnate per la
realizzazione degli obiettivi attribuiti. A tal fine il direttore  di
dipartimento  predispone  annualmente  il  piano  delle  attivita'  e
dell'utilizzazione  delle  risorse  disponibili,  negoziato  con   la
direzione  generale  nell'ambito  della  programmazione aziendale. La
programmazione delle attivita' dipartimentali, la loro  realizzazione
e  le  funzioni  di monitoraggio e di verifica sono assicurate con la
partecipazione  attiva  degli  altri  dirigenti  e  degli   operatori
assegnati al dipartimento.
  3. La regione disciplina la composizione e le funzioni del Comitato
di  dipartimento  nonche' le modalita' di partecipazione dello stesso
alla individuazione dei direttori di dipartimento.".
                               Art. 16
       (Modificazioni all'articolo 19 del decreto legislativo
                      30 dicembre 1992, n.502)
  1. Dopo l'articolo 19 del decreto  legislativo  30  dicembre  1992,
n.502, e successive modificazioni, sono inseriti i seguenti:
                            "Art. 19-bis
      (Commissione nazionale per l'accreditamento e la qualita'
                        dei servizi sanitari)
  1. E' istituita, presso l'Agenzia per i servizi sanitari regionali,
la  Commissione  nazionale  per  l'accreditamento  e  la qualita' dei
servizi sanitari. Con regolamento adottato su proposta  del  Ministro
della  sanita',  ai  sensi  dell'articolo 17, comma 1, della legge 23
agosto 1988, n. 400, sono disciplinate le modalita' di organizzazione
e funzionamento della  Commissione,  composta  da  dieci  esperti  di
riconosciuta   competenza   a   livello   nazionale   in  materia  di
organizzazione e programmazione dei  servizi,  economia,  edilizia  e
sicurezza nel settore della sanita'.
  2. La Commissione, in coerenza con gli obiettivi indicati dal Piano
sanitario  nazionale  e avvalendosi del supporto tecnico dell'Agenzia
per i servizi, sanitari regionali, svolge i seguenti compiti:
a) definisce i requisiti in base ai quali le  regioni  individuano  i
soggetti  abilitati  alla  verifica  del  possesso  dei requisiti per
l'accreditamento delle strutture  pubbliche e private di cui all'art.
8-quater, comma 5;
b) valuta l'attuazione del modello di accreditamento per le strutture
pubbliche e per le strutture private;
c) esamina i risultati delle attivita'  di  monitoraggio  di  cui  al
comma  3  e  trasmette  annualmente  al Ministro della sanita' e alla
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  le
province autonome di Trento e di Bolzano una relazione sull'attivita'
svolta.
  3.  Le  regioni  individuano  le  modalita'  e gli strumenti per la
verifica  della  attuazione      del   modello   di   accreditamento,
trasmettendo annualmente alla Commissione nazionale i risultati della
attivita'  di  monitoraggio  condotta sullo stato di attuazione delle
procedure di accreditamento.
                             Art. 19-ter
 (Federalismo sanitario, patto di stabilita' e interventi a garanzia
 della coesione e dell'efficienza del Servizio sanitario nazionale)
  1. Anche sulla base degli indicatori e dei dati definiti  ai  sensi
dell'articolo  28,  comma 10, della legge 23 dicembre 1998, n.448, il
Ministro della sanita', sentita  l'Agenzia  per  i  servizi  sanitari
regionali,   determina   i   valori   di  riferimento  relativi  alla
utilizzazione dei servizi, ai costi e alla  qualita'  dell'assistenza
anche  in relazione alle indicazioni della programmazione nazionale e
con comparazioni a livello comunitario relativamente  ai  livelli  di
assistenza  sanitaria,  alle  articolazioni  per aree di offerta e ai
parametri per la  valutazione  dell'efficienza,  dell'economicita'  e
della  funzionalita'  della gestione dei servizi sanitari, segnalando
alle regioni gli eventuali scostamenti osservati.
  2. Le regioni, anche avvalendosi del supporto tecnico  dell'Agenzia
per i servizi sanitari regionali, procedono ad una ricognizione delle
cause  di  tali  scostamenti  ed  elaborano  programmi  operativi  di
riorganizzazione, di riqualificazione o di potenziamento dei  Servizi
sanitari regionali, di durata non superiore al triennio.
  3. Il Ministro della sanita' e la regione interessata stipulano una
convenzione  redatta  sulla,  base  di  uno schema tipo approvato dal
Ministro della sanita', d'intesa con la Conferenza permanente  per  i
rapporti  tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, avente ad oggetto le  misure  di  sostegno  al  programma
operativo  di  cui  al  comma  2,  i cui eventuali oneri sono posti a
carico della quota parte del Fondo sanitario nazionale  destinata  al
perseguimento degli obiettivi del Piano sanitario nazionale, ai sensi
dell'articolo  1, comma 34-bis, della legge 23 dicembre 1996, n. 662.
La convenzione:
a) stabilisce le modalita' per  l'erogazione  dei  finanziamenti  per
l'attuazione dei programmi operativi secondo stati di avanzamento;
b) definisce adeguate forme di monitoraggio degli obiettivi intermedi
per  ogni  stato di avanzamento e le modalita' della loro verifica da
parte dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali;
c) individua forme di penalizzazione  e  di  graduale  e  progressiva
riduzione  o  dilazione  dei  finanziamenti  per  le  regioni che non
rispettino   gli   impegni   convenzionalmente   assunti    per    il
raggiungimento degli obiettivi previsti nei programmi concordati;
d)   disciplina,   nei   casi   di  inerzia  regionale  nell'adozione
nell'attuazione dei programmi concordati, le ipotesi e  le  forme  di
intervento  del  Consiglio  dei  ministri  secondo  le procedure e le
garanzie di cui all'articolo 2, comma 2-octies.
                           Art. 19-quater
                      (Organismi e commissioni)
  1. Gli organismi e le commissioni previsti nel presente decreto  si
avvalgono, per il loro funzionamento, delle strutture e del personale
delle  amministrazioni  presso cui operano, senza ulteriori oneri per
la finanza pubblica.
                          Art. 19-quinquies
                (Relazione sugli effetti finanziari)
  1. Il Ministro della  sanita'  riferisce  annualmente  alle  Camere
sull'andamento  della  spesa  sanitaria,  con particolare riferimento
agli effetti finanziari, in termini di maggiori spese e  di  maggiori
economie, delle misure disciplinate dal presente decreto".
                               Art. 17
                         (Norme transitorie)
  1. I collegi  sindacali  di  cui  all'articolo  3-ter  del  decreto
legislativo  30  dicembre  1992,  n. 502, introdotto dall'articolo 3,
comma 3, del presente decreto, sono costituiti entro sessanta  giorni
dalla data di entrata in vigore del presente decreto, che modifica il
decreto   legislativo   30   dicembre   1992,  n.  502.,e  successive
modificazioni. Sino alla loro costituzione, le  funzioni  di  cui  al
citato  articolo 3-ter sono svolte dai collegi dei revisori in carica
alla data di entrata in vigore del presente decreto, che modifica  il
decreto   legislativo   30   dicembre   1992,   n.502,  e  successive
modificazioni.
  2. Le procedure per il  conferimento  degli  incarichi  di  secondo
livello della dirigenza sanitaria con avvisi pubblici gia' pubblicati
nella  Gazzetta Ufficiale alla data di entrata in vigore del presente
decreto, che modifica il decreto legislativo  30  dicembre  1992,  n.
502,  e  successive  modificazioni  sono portate a termine secondo le
norme vigenti.
  3. Sono fatti salvi i concorsi per l'accesso al primo livello della
dirigenza sanitaria gia' banditi, nonche' le graduatorie esistenti ed
ancora valide.
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi' 19 giugno 1999
                               CIAMPI
                                  D'ALEMA,  Presidente  del Consiglio
                                  dei Ministri
                                  BINDI, Ministro della sanita'
                                  AMATO,  Ministro  del  tesoro,  del
                                  bilancio   e  della  programmazione
                                  economica
                                  VISCO, Ministro delle finanze
                                  BASSOLINO, Ministro  del  lavoro  e
                                  della previdenza sociale
                                  BERSANI,  Ministro  dell'industria,
                                  del commercio e dell'artigianato
                                  RONCHI, Ministro dell'ambiente
                                  ZECCHINO, Ministro dell'universita'
                                  e  della  ricerca   scientifica   e
                                  tecnologica
                                  TURCO, Ministro per la solidarieta'
                                  sociale
                                  BELLILLO,  Ministro  per gli affari
                                  regionali
                                  PIAZZA, Ministro  per  la  funzione
                                  pubblica
Visto, il Guardasigilli: DILIBERTO
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