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Numero Atti:62996
Ultima Gazzetta Ufficiale del: 14 novembre 2019 Ultima Modifica: 15 novembre 2019
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Dettaglio atto

Legge 23 dicembre 1978 , n. 833

Istituzione del servizio sanitario nazionale.

(G.U. Serie Pregressa , n. 360 del 28 dicembre 1978)

									TITOLO I*IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE**CAPO I*PRINCIPI ED OBIETTIVI*
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA la seguente legge: Art. 1. (I principi) La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettivita' mediante il servizio sanitario nazionale. La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignita' e della liberta' della persona umana. Il servizio sanitario nazionale e' costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attivita' destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalita' che assicurino l'eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio. L'attuazione del servizio sanitario nazionale compete allo Stato, alle regioni e agli enti locali territoriali, garantendo la partecipazione dei cittadini. Nel servizio sanitario nazionale e' assicurato il collegamento ed il coordinamento con le attivita' e con gli interventi di tutti gli altri organi, centri, istituzioni e servizi, che svolgono nel settore sociale attivita' comunque incidenti sullo stato di salute degli individui e della collettivita'. Le associazioni di volontariato possono concorrere ai fini istituzionali del servizio sanitario nazionale nei modi e nelle forme stabiliti dalla presente legge.
                               Art. 2. 
                           (Gli obiettivi) 
 
  Il conseguimento delle finalita' di cui al precedente  articolo  e'
assicurato mediante: 
    1) la formazione di una moderna coscienza sanitaria sulla base di
un'adeguata educazione sanitaria del cittadino e delle comunita'; 
    2) la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito
di vita e di lavoro; 
    3) la diagnosi e la cura degli eventi morbosi quali che ne  siano
le cause, la fenomenologia e la durata; 
    4) la riabilitazione degli stati di invalidita' e  di  inabilita'
somatica e psichica; 
    5) la promozione e la salvaguardia della salubrita' e dell'igiene
dell'ambiente naturale di vita e di lavoro; 
    6) l'igiene degli alimenti, delle bevande, dei prodotti e  avanzi
di origine animale per le  implicazioni  che  attengono  alla  salute
dell'uomo,  nonche'  la  prevenzione  e  la  difesa  sanitaria  degli
allevamenti  animali  ed  il  controllo  della   loro   alimentazione
integrata e medicata; 
    7) una disciplina della sperimentazione,  produzione,  immissione
in  commercio  e  distribuzione  dei  farmaci   e   dell'informazione
scientifica  sugli   stessi   diretta   ad   assicurare   l'efficacia
terapeutica, la non nocivita' e la economicita' del prodotto; 
    8)   la   formazione   professionale   e    permanente    nonche'
l'aggiornamento scientifico  culturale  del  personale  del  servizio
sanitario nazionale. 
  Il servizio sanitario nazionale nell'ambito  delle  sue  competenze
persegue: 
    a) il superamento degli squilibri territoriali  nelle  condizioni
socio-sanitarie del paese; 
    b) la sicurezza del lavoro, con la partecipazione dei  lavoratori
e delle loro organizzazioni, per prevenire  ed  eliminare  condizioni
pregiudizievoli alla salute e per garantire nelle fabbriche  e  negli
altri luoghi di lavoro gli strumenti ed i servizi necessari; 
    c) le scelte responsabili e  consapevoli  di  procreazione  e  la
tutela della maternita' e dell'infanzia, per assicurare la  riduzione
dei fattori di rischio connessi con la gravidanza e con il parto,  le
migliori condizioni di salute per la madre e la riduzione  del  tasso
di patologia e di mortalita' perinatale ed infantile; 
    d) la promozione della  salute  nell'eta'  evolutiva,  garantendo
l'attuazione  dei  servizi  medico-scolastici   negli   istituti   di
istruzione pubblica e privata di ogni ordine e grado, a partire dalla
scuola  materna,  e  favorendo  con  ogni  mezzo  l'integrazione  dei
soggetti handicappati; 
    e) la tutela sanitaria delle attivita' sportive; 
    f) la tutela  della  salute  degli  anziani,  anche  al  fine  di
prevenire e di rimuovere le condizioni che  possono  concorrere  alla
loro emarginazione; 
    g) la tutela  della  salute  mentale,  privilegiando  il  momento
preventivo e inserendo i servizi psichiatrici  nei  servizi  sanitari
generali in modo da eliminare ogni  forma  di  discriminazione  e  di
segregazione, pur nella specificita' delle misure terapeutiche, e  da
favorire il recupero  ed  il  reinserimento  sociale  dei  disturbati
psichici; 
    h) ((LETTERA ABROGATA DAL D.P.R. 5 GIUGNO 1993, N. 177 A  SEGUITO
DI REFERENDUM POPOLARE)). 
									CAPO II*COMPETENZE E STRUTTURE*
Art. 3. (Programmazione di obiettivi e di prestazioni sanitarie) Lo Stato, nell'ambito della programmazione economica nazionale, determina, con il concorso delle regioni, gli obiettivi della programmazione sanitaria nazionale. La legge dello Stato, in sede di approvazione del piano sanitario nazionale di cui all'articolo 53, fissa i livelli delle prestazioni sanitarie che devono essere, comunque, garantite a tutti i cittadini.
                               Art. 4.
  (Uniformita' delle condizioni di salute sul territorio nazionale)

  Con  legge  dello  Stato  sono  dettate norme dirette ad assicurare
condizioni  e  garanzie  di  salute  uniformi per tutto il territorio
nazionale e stabilite le relative sanzioni penali, particolarmente in
materia di:
    1) inquinamento dell'atmosfera, delle acque e del suolo;
    2) igiene e sicurezza in ambienti di vita e di lavoro;
    3)   omologazione,   per  fini  prevenzionali,  di  macchine,  di
impianti, di attrezzature e di mezzi personali di protezione;
    4) tutela igienica degli alimenti e delle bevande;
    5)  ricerca  e  sperimentazione  clinica  e sperimentazione sugli
animali;
    6)  raccolta,  frazionamento,  conservazione  e distribuzione del
sangue umano.
  Con  decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta
del Ministro della sanita', sentito il Consiglio sanitario nazionale,
sono fissati e periodicamente sottoposti a revisione i limiti massimi
di   accettabilita'  delle  concentrazioni  e  i  limiti  massimi  di
esposizione  relativi  ad  inquinanti  di  natura  chimica,  fisica e
biologica   e  delle  emissioni  sonore  negli  ambienti  di  lavoro,
abitativi e nell'ambiente esterno.
                               Art. 5. 
(Indirizzo e coordinamento delle attivita' amministrative regionali) 
 
  La  funzione  di  indirizzo   e   coordinamento   delle   attivita'
amministrative delle  regioni  in  materia  sanitaria,  attinente  ad
esigenze di carattere unitario, anche con riferimento agli  obiettivi
della programmazione economica nazionale, ad esigenze di rigore e  di
efficacia della spesa sanitaria nonche' agli impegni derivanti  dagli
obblighi internazionali e  comunitari,  spetta  allo  Stato  e  viene
esercitata, fuori dei casi in cui si provveda con legge  o  con  atto
avente forza di  legge,  mediante  deliberazioni  del  Consiglio  dei
ministri, su proposta del Presidente del Consiglio, d'intesa  con  il
Ministro della sanita', sentito il Consiglio sanitario nazionale. 
  Fuori dei casi in cui si provveda con legge o con atto avente forza
di legge, l'esercizio della funzione di cui al precedente comma  puo'
essere delegato di volta in  volta  dal  Consiglio  dei  ministri  al
Comitato interministeriale per la  programmazione  economica  (CIPE),
per la determinazione dei criteri  operativi  nelle  materie  di  sua
competenza, oppure al Presidente del Consiglio dei ministri, d'intesa
con il Ministro della sanita' quando si tratti di affari particolari. 
  Il Ministro della  sanita'  esercita  le  competenze  attribuitegli
dalla presente legge ed emana le direttive concernenti  le  attivita'
delegate alle regioni. 
  In  caso  di  persistente  inattivita'   degli   organi   regionali
nell'esercizio  delle  funzioni   delegate,   qualora   l'inattivita'
relativa alle materie  delegate  riguardi  adempimenti  da  svolgersi
entro termini perentori  previsti  dalla  legge  o  risultanti  dalla
natura degli interventi, il Consiglio dei ministri, su  proposta  del
Ministro della sanita', dispone il compimento degli atti relativi  in
sostituzione dell'amministrazione regionale. 
  Il Ministro della  sanita'  e  le  amministrazioni  regionali  sono
tenuti a fornirsi reciprocamente ed a richiesta  ogni  notizia  utile
allo svolgimento delle proprie funzioni. 
                               Art. 6.
                      (Competenze dello Stato)

  Sono   di   competenza   dello  Stato  le  funzioni  amministrative
concernenti:
    a)  i  rapporti  internazionali  e  la profilassi internazionale,
marittima,  aerea  e  di  frontiera,  anche  in  materia veterinaria;
l'assistenza   sanitaria   ai   cittadini   italiani   all'estero   e
l'assistenza  in Italia agli stranieri ed agli apolidi, nei limiti ed
alle  condizioni  previste da impegni internazionali, avvalendosi dei
presidi sanitari esistenti;
    b)  la  profilassi  delle  malattie infettive e diffusive, per le
quali   siano   imposte   la   vaccinazione   obbligatoria  o  misure
quarantenarie,  nonche'  gli  interventi  contro  le  epidemie  e  le
epizoozie;
    c)    la   produzione,   la   registrazione,   la   ricerca,   la
sperimentazione, il commercio e l'informazione concernenti i prodotti
chimici  usati  in  medicina,  i  preparati farmaceutici, i preparati
galenici,  le specialita' medicinali, i vaccini, gli immunomodulatori
cellulari  e  virali, i sieri, le anatossine e i prodotti assimilati,
gli emoderivati, i presidi sanitari e medico-chirurgici ed i prodotti
assimilati anche per uso veterinario;
    d)  la  coltivazione, la produzione, la fabbricazione, l'impiego,
il   commercio   all'ingrosso,   l'esportazione,  l'importazione,  il
transito,   l'acquisto,  la  vendita  e  la  detenzione  di  sostanze
stupefacenti  o  psicotrope,  salvo  che  per  le  attribuzioni  gia'
conferite alle regioni dalla legge 22 dicembre 1975, n. 685;
    e)  la  produzione,  la registrazione e il commercio dei prodotti
dietetici, degli alimenti per la prima infanzia e la cosmesi;
    f)  l'elencazione  e la determinazione delle modalita' di impiego
degli  additivi  e  dei  coloranti  permessi  nella lavorazione degli
alimenti  e  delle  bevande  e  nella  produzione degli oggetti d'uso
personale   e  domestico;  la  determinazione  delle  caratteristiche
igienico-sanitarie   dei  materiali  e  dei  recipienti  destinati  a
contenere  e  conservare sostanze alimentari e bevande, nonche' degli
oggetti   destinati   comunque  a  venire  a  contatto  con  sostanze
alimentari;
    g) gli standards dei prodotti industriali;
    h)  la determinazione di indici di qualita' e di salubrita' degli
alimenti e delle bevande alimentari;
    i)  la  produzione,  la  registrazione,  il commercio e l'impiego
delle  sostanze  chimiche e delle forme di energia capaci di alterare
l'equilibrio biologico ed ecologico;
    k)   i   controlli   sanitari   sulla   produzione   dell'energia
termoelettrica   e  nucleare  e  sulla  produzione,  il  commercio  e
l'impiego delle sostanze radioattive;
    l)  il  prelievo di parti di cadavere, la loro utilizzazione e il
trapianto  di  organi limitatamente alle funzioni di cui alla legge 2
dicembre 1975, n. 644;
    m)  la  disciplina generale del lavoro e della produzione ai fini
della  prevenzione  degli  infortuni  sul  lavoro  e  delle  malattie
professionali;
    n)  l'omologazione  di macchine, di impianti e di mezzi personali
di protezione;
    o)  l'istituto superiore di sanita', secondo le norme di cui alla
legge 7 agosto 1973, n. 519, ed alla presente legge;
    p)  l'Istituto  superiore  per  la prevenzione e la sicurezza del
lavoro secondo le norme previste dalla presente legge;
    q)  la fissazione dei requisiti per la determinazione dei profili
professionali  degli operatori sanitari; le disposizioni generali per
la durata e la conclusione dei corsi; la determinazione dei requisiti
necessari  per  la  ammissione alle scuole, nonche' dei requisiti per
l'esercizio delle professioni mediche e sanitarie ausiliarie;
    r)  il  riconoscimento  e  la  equiparazione dei servizi sanitari
prestati  in  Italia  e  all'estero  dagli operatori sanitari ai fini
dell'ammissione ai concorsi e come titolo nei concorsi stessi;
    s) gli ordini e i collegi professionali;
    t)  il  riconoscimento  delle proprieta' terapeutiche delle acque
minerali  e termali e la pubblicita' relativa alla loro utilizzazione
a scopo sanitario;
    u)  la  individuazione  delle  malattie infettive e diffusive del
bestiame  per  le  quali,  in  tutto  il  territorio  nazionale, sono
disposti  l'obbligo  di  abbattimento  e, se del caso, la distruzione
degli animali infetti o sospetti di infezione o di contaminazione; la
determinazione   degli   interventi   obbligatori   in   materia   di
zooprofilassi;  le  prescrizioni  inerenti  all'impiego  dei principi
attivi,    degli    additivi    e    delle    sostanze   minerali   e
chimico-industriali    nei   prodotti   destinati   all'alimentazione
zootecnica,   nonche'   quelle   relative   alla  produzione  e  alla
commercializzazione di questi ultimi prodotti;
    v) ((LETTERA ABROGATA DAL D.LGS. 15 MARZO 2010, N.66));
    z)  i  servizi sanitari istituiti per ((...)) i Corpi di polizia,
per  il  Corpo  degli agenti di custodia e per il Corpo nazionale dei
vigili  del  fuoco,  nonche'  i  servizi  dell'Azienda autonoma delle
ferrovie  dello  Stato  relativi  all'accertamento  tecnico-sanitario
delle condizioni del personale dipendente.
                               Art. 7. 
                  (Funzioni delegate alle regioni) 
 
  E' delegato alle regioni l'esercizio delle funzioni  amministrative
concernenti: 
    a) la profilassi delle malattie infettive e diffusive, di cui  al
precedente articolo 6, lettera b); 
    b)  l'attuazione  degli   adempimenti   disposti   dall'autorita'
sanitaria statale ai sensi della lettera u) del  precedente  articolo
6; 
    c) i controlli sulla produzione, detenzione, commercio e  impiego
dei gas tossici e delle altre sostanze pericolose; 
    d) il controllo dell'idoneita' dei locali ed attrezzature per  il
commercio e  il  deposito  delle  sostanze  radioattive  naturali  ed
artificiali e di apparecchi generatori di radiazioni  ionizzanti;  il
controllo sulla radioattivita' ambientale; 
    e) i controlli sulla produzione  e  sul  commercio  dei  prodotti
dietetici, degli alimenti per la prima infanzia e la cosmesi. 
  Le regioni provvedono all'approvvigionamento  di  sieri  e  vaccini
necessari per le vaccinazioni obbligatorie in base  ad  un  programma
concordato con il Ministero della sanita'. 
  Il  Ministero  della  sanita'   provvede,   se   necessario,   alla
costituzione ed alla conservazione di scorte di sieri, di vaccini, di
presidi profilattici e  di  medicinali  di  uso  non  ricorrente,  da
destinare alle regioni per esigenze particolari di profilassi e  cura
delle malattie infettive, diffusive e parassitarie. 
  Le regioni esercitano le  funzioni  delegate  di  cui  al  presente
articolo mediante subdelega ai comuni. 
  In relazione alle  funzioni  esercitate  dagli  uffici  di  sanita'
marittima, aerea e di frontiera e dagli uffici veterinari di confine,
di porto e di aeroporto, il Governo e' delegato ad emanare, entro  un
anno dalla entrata in vigore della presente legge, uno o piu' decreti
per ristrutturare e potenziare i relativi  uffici  nel  rispetto  dei
seguenti criteri: 
    a) si procedera' ad una  nuova  distribuzione  degli  uffici  nel
territorio, anche attraverso la costituzione di nuovi uffici, in modo
da attuare il piu' efficiente ed ampio decentramento delle funzioni; 
    b) in conseguenza, saranno rideterminate le  dotazioni  organiche
dei posti previsti dalla Tabella XIX, quadri B, C e  D,  allegata  al
decreto del Presidente della  Repubblica  30  giugno  1972,  n.  748,
nonche' le dotazioni organiche dei ruoli delle carriere direttive, di
concetto, esecutive, ausiliarie e degli operatori, prevedendo, per la
copertura dei posti vacanti, concorsi a base regionale. 
  L'esercizio della delega alle regioni, per le funzioni indicate nel
quarto comma, in deroga all'articolo 34 del  decreto  del  Presidente
della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, si attua  a  partire  dal  1
gennaio 1981. ((4)) 
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AGGIORNAMENTO (4) 
  La L. 29 febbraio 1980, n. 33, ha disposto (con l'art. 2, comma  1)
che "Le deleghe conferite al Governo con gli  articoli  7,  42  e  70
della legge 23 dicembre 1978, n. 833, scadute il  23  dicembre  1979,
nonche' le deleghe conferite con gli articoli 23  e  37  della  legge
medesima, scadute il 31 dicembre 1979,  sono  rinnovate  fino  al  31
luglio 1980". 
                               Art. 8. 
                   (Consiglio sanitario nazionale) 
 
  E' istituito il  Consiglio  sanitario  nazionale  con  funzioni  di
consulenza  e  di  proposta  nei  confronti  del   Governo   per   la
determinazione  delle  linee  generali   della   politica   sanitaria
nazionale e per l'elaborazione e la attuazione  del  piano  sanitario
nazionale. 
  Il Consiglio e' sentito obbligatoriamente in  ordine  ai  programmi
globali  di  prevenzione  anche  primaria,  alla  determinazione  dei
livelli di prestazioni sanitarie stabiliti con le modalita' di cui al
secondo comma dell'articolo 3 e alla ripartizione degli  stanziamenti
di cui all'articolo 51, nonche' alle fasi di attuazione del  servizio
sanitario nazionale e alla programmazione del fabbisogno di personale
sanitario necessario alle esigenze del servizio sanitario nazionale. 
  Esso predispone una relazione annuale  sullo  stato  sanitario  del
paese, sulla quale il Ministro della sanita' riferisce al  Parlamento
entro il 31 marzo di ogni anno. 
  Il  Consiglio  sanitario  nazionale,  nominato  con   decreto   del
Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro della  sanita',
per la durata di un quinquennio, e'  presieduto  dal  Ministro  della
sanita' ed e' composto: 
    a) da un  rappresentante  per  ciascuna  regione  e,  per  quanto
concerne la regione Trentino-Alto Adige, da un  rappresentante  della
provincia di  Trento  e  da  un  rappresentante  della  provincia  di
Bolzano; 
    b) da tre rappresentanti del Ministero  della  sanita'  e  da  un
rappresentante  per  ciascuno  dei  seguenti  Ministeri:   lavoro   e
previdenza sociale; pubblica  istruzione;  interno;  difesa;  tesoro;
bilancio  e  programmazione   economica;   agricoltura   e   foreste;
industria,  commercio  e  artigianato;  marina  mercantile;   da   un
rappresentante designato dal  Ministro  per  il  coordinamento  delle
iniziative per la ricerca scientifica e tecnologica; 
    c)  dal  direttore  dell'Istituto  superiore  di   sanita',   dal
direttore dell'Istituto superiore per la prevenzione e  la  sicurezza
del lavoro,  da  un  rappresentante  del  Consiglio  nazionale  delle
ricerche e da dieci esperti in materia sanitaria designati dal  CNEL,
tenendo  presenti  i  criteri  di  rappresentativita'  e   competenze
funzionali al servizio sanitario nazionale. 
  Per ogni membro effettivo  deve  essere  nominato,  con  le  stesse
modalita' sopra previste, un membro supplente che subentra in caso di
assenza o impedimento del titolare. 
  Il Consiglio elegge tra i suoi componenti un vicepresidente. 
  L'articolazione in sezioni, le  modalita'  di  funzionamento  e  le
funzioni  di  segreteria  del   Consiglio   sono   disciplinate   con
regolamento emanato dal Ministro della sanita', sentito il  Consiglio
stesso. 
                               Art. 9. 
                   (istituto superiore di sanita') 
 
  L'Istituto superiore di sanita' e' organo  tecnico-scientifico  del
servizio  sanitario  nazionale  dotato  di  strutture  e  ordinamenti
particolari e di autonomia scientifica.  Esso  dipende  dal  Ministro
della sanita' e collabora con le unita' sanitarie locali, tramite  le
regioni, e con le regioni stesse,  su  richiesta  di  queste  ultime,
fornendo nell'ambito dei propri compiti istituzionali le informazioni
e le consulenze eventualmente necessarie. Esso esplica  attivita'  di
consulenza nelle  materie  di  competenza  dello  Stato,  di  cui  al
precedente articolo 6 della presente legge, ad  eccezione  di  quelle
previste  dalle  lettere  g),  k),  m)  e  n).  Le  modalita'   della
collaborazione delle regioni con l'Istituto superiore di sanita' sono
disciplinate nell'ambito dell'attivita' governativa  di  indirizzo  e
coordinamento di cui all'articolo 5. 
  L'Istituto per l'assolvimento dei propri compiti istituzionali,  ha
facolta' di accedere agli impianti produttivi nonche'  ai  presidi  e
servizi  sanitari  per  compiervi  gli  accertamenti  e  i  controlli
previsti dall'articolo 1 della legge 7  agosto  1973,  n.  419.  Tale
facolta'  e'  inoltre  consentita  all'Istituto  su  richiesta  delle
regioni. 
  L'Istituto, in attuazione di un programma predisposto dal  Ministro
della sanita',  organizza,  in  collaborazione  con  le  regioni,  le
universita' e le altre istituzioni pubbliche a carattere scientifico,
corsi di specializzazione ed  aggiornamento  in  materia  di  sanita'
pubblica per gli operatori  sanitari  con  esclusione  del  personale
tecnico-infermieristico;   esso   inoltre   appronta   ed    aggiorna
periodicamente  l'Inventario  nazionale   delle   sostanze   chimiche
corredato  dalle  caratteristiche  chimico-fisiche  e  tossicologiche
necessarie per la valutazione del  rischio  sanitario  connesso  alla
loro presenza nell'ambiente; predispone i propri programmi di ricerca
tenendo  conto  degli  obiettivi   della   programmazione   sanitaria
nazionale e delle proposte avanzate  dalle  regioni.  Tali  programmi
sono approvati dal  Ministro  della  sanita',  sentito  il  Consiglio
sanitario nazionale. 
  L'Istituto svolge l'attivita' di ricerca avvalendosi degli istituti
pubblici a carattere scientifico e delle altre istituzioni  pubbliche
operanti nel settore; possono inoltre esser  chiamati  a  collaborare
istituti privati di riconosciuto valore scientifico. 
  ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 30 DICEMBRE 1979, N. 663, CONVERTITO  CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 29 FEBBRAIO 1980, N. 33)). 
  Il secondo comma dell'articolo 4 della legge 7 agosto 1973, n. 519,
e' sostituito dal seguente: 
  "La suddivisione dell'Istituto in laboratori, il loro numero  e  le
loro  competenze  sono  stabilite  con  decreto  del  Ministro  della
sanita',  su  proposta  del  Comitato  scientifico  e  del   Comitato
amministrativo secondo le modalita' previste dall'articolo 62 della 
legge 7 agosto 1973, n. 519 
  La lettera b), primo comma, dell'articolo 13 della legge  7  agosto
1973, n. 519, e' sostituita dalla seguente: 
  "b) da dieci esperti nominati per tre anni con decreto del Ministro
della sanita' tra personalita' operanti nell'ambito di universita'  e
istituti  a  carattere   scientifico,   italiani   ed   eventualmente
stranieri, o nell'ambito del Consiglio nazionale delle ricerche, e da
dieci esperti di nazionalita' italiana nominati  per  tre  anni,  con
decreto  del  Ministro  della  sanita',  tra  personalita'   operanti
nell'ambito  delle  universita'  e  dei   presidi   igienico-sanitari
regionali. Tali esperti  sono  nominati  su  proposta  del  Consiglio
sanitario nazionale". 
                              Art. 10.
                   (L'organizzazione territoriale)

  Alla  gestione  unitaria  della  tutela della salute si provvede in
modo  uniforme  sull'intero  territorio  nazionale  mediante una rete
completa di unita' sanitarie locali.
  L'unita' sanitaria locale e' il complesso dei presidi, degli uffici
e  dei  servizi  dei  comuni,  singoli o associati, e delle comunita'
montane  i  quali  in un ambito territoriale determinato assolvono ai
compiti del servizio sanitario nazionale di cui alla presente legge.
  Sulla  base  dei  criteri  stabiliti  con legge regionale i comuni,
singoli  o  associati,  o  le  comunita' montane articolano le unita'
sanitarie  locali  in  distretti  sanitari  di  base, quali strutture
tecnico-funzionali per l'erogazione dei servizi di primo livello e di
pronto intervento.
                              Art. 11.
                       (Competenze regionali)

  Le  regioni  esercitano  le  funzioni  legislative  in  materia  di
assistenza   sanitaria  ed  ospedaliera  nel  rispetto  dei  principi
fondamentali  stabiliti  dalle  leggi  dello  Stato  ed esercitano le
funzioni amministrative proprie o loro delegate.
  Le  leggi  regionali  devono in particolare conformarsi ai seguenti
principi:
    a)  coordinare  l'intervento  sanitario  con gli interventi negli
altri  settori  economici, sociali e di organizzazione del territorio
di competenza delle regioni;
    b)  unificare  l'organizzazione  sanitaria su base territoriale e
funzionale   adeguando  la  normativa  alle  esigenze  delle  singole
situazioni regionali.
  c)  assicurare  la  corrispondenza tra costi dei servizi e relativi
benefici.
  Le  regioni  svolgono  la  loro  attivita'  secondo il metodo della
programmazione   pluriennale   e   della  piu'  ampia  partecipazione
democratica,  in  armonia  con  le rispettive norme statutarie. A tal
fine,  nell'ambito dei programmi regionali di sviluppo, predispongono
piani  sanitari  regionali,  previa  consultazione degli enti locali,
delle   universita'   presenti   nel   territorio   regionale,  delle
organizzazioni  maggiormente  rappresentative  delle  forze sociali e
degli  operatori  della  sanita',  nonche' degli organi della sanita'
militare territorialmente competenti.
  Con questi ultimi le regioni possono concordare:
    a)  l'uso  delle  strutture  ospedaliere militari in favore delle
popolazioni  civili nei casi di calamita', epidemie e per altri scopi
che si ritengano necessari;
    b) l'uso dei servizi di prevenzione delle unita' sanitarie locali
al   fine   di   contribuire   al   miglioramento   delle  condizioni
igienico-sanitarie dei militari.
  Le  regioni,  sentiti  i comuni interessati, determinano gli ambiti
territoriali  delle  unita'  sanitarie locali, che debbono coincidere
con gli ambiti territoriali di gestione dei servizi sociali.
  All'atto   della  determinazione  degli  ambiti  di  cui  al  comma
precedente,   le   regioni   provvedono   altresi'   ad  adeguare  la
delimitazione  dei distretti scolastici e di altre unita' di servizio
in modo che essi, di regola, coincidano.
                              Art. 12.
                    (Attribuzioni delle province)

  Fino  all'entrata  in vigore della legge di riforma delle autonomie
locali spetta alle province approvare, nell'ambito dei piani sanitari
regionali,  la  localizzazione  dei  presidi  e  servizi  sanitari ed
esprimere  parere  sulle  delimitazioni territoriali di cui al quinto
comma del precedente articolo 11.
                              Art. 13.
                      (Attribuzioni dei comuni)

  Sono  attribuite  ai  comuni  tutte  le  funzioni amministrative in
materia   di  assistenza  sanitaria  ed  ospedaliera  che  non  siano
espressamente riservate allo Stato ed alle regioni.
  I comuni esercitano le funzioni di cui alla presente legge in forma
singola  o  associata  mediante  le  unita'  sanitarie  locali, ferme
restando le attribuzioni di ciascun sindaco quale autorita' sanitaria
locale.
  I  comuni,  singoli  o associati, assicurano, anche con riferimento
alla  legge  8  aprile  1976, n. 278, e alle leggi regionali, la piu'
ampia  partecipazione degli operatori della sanita', delle formazioni
sociali  esistenti sul territorio, dei rappresentanti degli interessi
originari  definiti  ai sensi della legge 12 febbraio 1968, n. 132, e
dei  cittadini,  a  tutte le fasi della programmazione dell'attivita'
delle  unita'  sanitarie  locali  e alla gestione sociale dei servizi
sanitari, nonche' al controllo della loro funzionalita' e rispondenza
alle  finalita' del servizio sanitario nazionale e agli obiettivi dei
piani  sanitari  triennali  delle  regioni  di  cui  all'articolo 55.
Disciplinano  inoltre,  anche  ai  fini  dei  compiti  di  educazione
sanitaria  propri  dell'unita'  sanitaria  locale,  la partecipazione
degli  utenti  direttamente  interessati  all'attuazione  dei singoli
servizi.
                              Art. 14. 
                      (Unita' sanitarie locali) 
 
  L'ambito territoriale di attivita'  di  ciascuna  unita'  sanitaria
locale e' delimitato in  base  a  gruppi  di  popolazione  di  regola
compresi  tra  50.000  e  200.000  abitanti,   tenuto   conto   delle
caratteristiche geomorfologiche e socio-economiche della zona. 
  Nel caso di aree a popolazione particolarmente concentrata o sparsa
e anche al fine  di  consentire  la  coincidenza  con  un  territorio
comunale adeguato, sono consentiti limiti piu'  elevati  o,  in  casi
particolari, piu' ristretti. 
  Nell'ambito delle proprie  competenze,  l'unita'  sanitaria  locale
provvede in particolare: 
    a) all'educazione sanitaria; 
    b) ((LETTERA ABROGATA DAL D.P.R. 5 GIUGNO 1993, N. 177 A  SEGUITO
DI REFERENDUM POPOLARE)); 
    c) alla  prevenzione  individuale  e  collettiva  delle  malattie
fisiche e psichiche; 
    d) alla protezione  sanitaria  materno-infantile,  all'assistenza
pediatrica e alla tutela del diritto alla  procreazione  cosciente  e
responsabile; 
    e) all'igiene e medicina scolastica negli istituti di  istruzione
pubblica e privata di ogni ordine e grado; 
    f) all'igiene e medicina del  lavoro,  nonche'  alla  prevenzione
degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali; 
    g) alla medicina  dello  sport  e  alla  tutela  sanitaria  delle
attivita' sportive; 
    h) all'assistenza medico-generica e infermieristica,  domiciliare
e ambulatoriale; 
    i)   all'assistenza   medico-specialistica   e   infermieristica,
ambulatoriale e domiciliare, per le malattie fisiche e psichiche; 
    l)  all'assistenza  ospedaliera  per  le   malattie   fisiche   e
psichiche; 
    m) alla riabilitazione; 
    n) all'assistenza farmaceutica e alla vigilanza sulle farmacie; 
    o) all'igiene  della  produzione,  lavorazione,  distribuzione  e
commercio degli alimenti e delle bevande; 
    p) alla profilassi e alla polizia veterinaria; alla  ispezione  e
alla vigilanza veterinaria sugli animali destinati  ad  alimentazione
umana, sugli impianti di  macellazione  e  di  trasformazione,  sugli
alimenti di origine animale, sull'alimentazione  zootecnica  e  sulle
malattie trasmissibili dagli animali  all'uomo,  sulla  riproduzione,
allevamento e sanita' animale, sui farmaci di uso veterinario; 
    q)  agli  accertamenti,  alle  certificazioni  ed  a  ogni  altra
prestazione medico-legale spettanti al servizio sanitario  nazionale,
con esclusione di quelle relative ai servizi di cui alla  lettera  z)
dell'articolo 6. 
                              Art. 15.
      (Struttura e funzionamento delle unita' sanitarie locali)

  L'unita'  sanitaria  locale, di cui all'articolo 10, secondo comma,
della  presente legge, e' una struttura operativa dei comuni, singoli
o associati, e delle comunita' montane
  Organi della unita' sanitaria locale sono:
    1) l'assemblea generale; ((19))
    2) il comitato di gestione e il suo presidente; ((19))
    3)  il  collegio  dei  revisori,  composto di tre membri, uno dei
quali designato dal Ministro del tesoro e uno dalla regione.
  La   legge  regionale  disciplina  i  compiti  e  le  modalita'  di
funzionamento del collegio.
  Il  collegio dei revisori e' tenuto a sottoscrivere i rendiconti di
cui  all'articolo  50,  secondo  comma,  e  a  redigere una relazione
trimestrale  sulla  gestione  amministrativo-contabile  delle  unita'
sanitarie  locali  da  trasmettere  alla regione e ai Ministeri della
sanita' e del tesoro.
  In  armonia  con  la  legge  8  aprile 1976, n. 278, il comune puo'
stabilire  forme  di  partecipazione  dei  consigli  circoscrizionali
all'attivita' delle unita' sanitarie locali e quando il territorio di
queste  coincide  con  quello delle circoscrizioni puo' attribuire ai
consigli   circoscrizionali  poteri  che  gli  sono  conferiti  dalla
presente legge.
  L'assemblea  generale  dell'associazione  dei  comuni  di  cui alla
lettera  b)  del  presente articolo e' formata dai rappresentanti dei
comuni  associati,  eletti con criteri di proporzionalita'. Il numero
dei rappresentanti viene determinato con legge regionale.
  La  legge  regionale detta norme per assicurare forme di preventiva
consultazione  dei  singoli  comuni  sulle  decisioni  di particolare
rilievo dell'associazione dei comuni.
  L'assemblea  generale  elegge,  con  voto  limitato, il comitato di
gestione, il quale nomina il proprio presidente.
  Il  comitato  di  gestione compie tutti gli atti di amministrazione
dell'unita'  sanitaria locale. Gli atti relativi all'approvazione dei
bilanci  e  dei conti consuntivi, dei piani e programmi che impegnino
piu'  esercizi, della pianta organica del personale, dei regolamenti,
delle  convenzioni,  sono  predisposti  dal  comitato  di  gestione e
vengono approvati dalle competenti assemblee generali.
  Le  competenze  del  comitato di gestione e del suo presidente sono
attribuite   rispettivamente,  alla  giunta  e  al  presidente  della
comunita'  montana,  quando  il  territorio  di  questa  coincida con
l'ambito   territoriale   dell'unita'   sanitaria  locale.  La  legge
regionale   detta  norme  per  l'organizzazione,  la  gestione  e  il
funzionamento  delle unita' sanitarie locali e dei loro servizi e, in
particolare, per:
    1)   assicurare   l'autonomia   tecnico-funzionale   dei  servizi
dell'unita'   sanitaria   locale,   il   loro   coordinamento   e  la
partecipazione  degli  operatori,  anche  mediante  l'istituzione  di
specifici organi di consultazione tecnica;
    2)  prevedere  un  ufficio  di  direzione  dell'unita'  sanitaria
locale,  articolato distintamente per la responsabilita' sanitaria ed
amministrativa   e  collegialmente  preposto  all'organizzazione,  al
coordinamento  e al funzionamento di tutti i servizi e alla direzione
del  personale.  Per  il  personale preposto all'ufficio di direzione
dell'unita'  sanitaria locale le norme delegate di cui al terzo comma
del  successivo  articolo 47, devono prevedere specifici requisiti di
professionalita'  e di esperienza in materia di tutela della salute e
di organizzazione sanitaria;
    3)  predisporre  bilanci  e conti consuntivi da parte dell'unita'
sanitaria   locale,   secondo   quanto   previsto   dal  primo  comma
dell'articolo 50;
    4)  emanare  il  regolamento  organico  del personale dell'unita'
sanitaria locale e le piante organiche dei diversi presidi e servizi,
anche con riferimento alle norme di cui all'articolo 47;
    5)  predisporre  l'organizzazione e la gestione dei presidi e dei
servizi  multizonali  di  cui  al  successivo  articolo  18, fermo il
principio  dell'intesa  con i comuni interessati. Il segretario della
comunita'  montana  assolve anche alle funzioni di segretario per gli
atti  svolti  dalla comunita' montana in funzione di unita' sanitaria
locale ai sensi del terzo comma, punto c), del presente articolo.
  La  legge  regionale  stabilisce  altresi'  norme  per  la gestione
coordinata  ed integrata dei servizi dell'unita' sanitaria locale con
i servizi sociali esistenti nel territorio.
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AGGIORNAMENTO (19)
  La  L.  15  gennaio  1986, n. 4, ha disposto (con l'articolo unico)
che:  "In  attesa  della riforma istituzionale delle unita' sanitarie
locali, gli organi delle stesse, previsti dal secondo comma, punti 1)
e  2),  dell'articolo  15  della  legge  23  dicembre 1978, n. 833, e
successive modificazioni e integrazioni, sono cosi' sostituiti:
    a) l'assemblea generale e' soppressa. Le relative competenze sono
svolte   dal  consiglio  comunale  o  dall'assemblea  generale  della
comunita'  montana  o  dall'assemblea dell'associazione intercomunale
costituita secondo le procedure previste dall'articolo 25 del decreto
del  Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, in relazione
all'ambito  territoriale  di  ciascuna  unita'  sanitaria  locale. Il
numero  dei componenti dell'assemblea dell'associazione intercomunale
e'   determinato  dalla  regione  e  non  puo'  superare  quello  dei
componenti assegnati al consiglio di un comune che abbia un numero di
abitanti   pari   a   quello   dei  comuni  associati.  I  componenti
dell'anzidetta  assemblea  sono eletti tra i consiglieri comunali dei
comuni  associati  con  voto  limitato.  Su  proposta del comitato di
gestione  di  cui alla successiva lettera b), il consiglio comunale o
l'assemblea   dell'associazione  intercomunale  o  l'assemblea  della
comunita'  montana  deliberano in materia di: 1) bilancio preventivo,
suo  assestamento  e  conto  consuntivo;  2)  spese  che vincolano il
bilancio   oltre   l'anno;   3)  adozione  complessiva  delle  piante
organiche;  4)  convenzioni  di  cui  all'articolo  44 della legge 23
dicembre  1978,  n.  833;  5) articolazione dei distretti sanitari di
base.  L'approvazione  anche  con  modificazioni  di  detti atti deve
intervenire  nel  termine di quarantacinque giorni dalla trasmissione
delle proposte;
    b)  il  comitato  di  gestione  e'  composto  dal presidente e da
quattro  o  sei  membri, sulla base di quanto stabilito dalla regione
secondo   le  dimensioni  dell'unita'  sanitaria  locale,  eletti,  a
maggioranza,   con  separate  votazioni,  dal  consiglio  comunale  o
dall'assemblea  della  associazione  intercomunale,  anche  fuori del
proprio  seno,  tra  cittadini aventi esperienza di amministrazione e
direzione, documentata da un curriculum, che deve, essere depositato,
a  cura  di uno o piu' gruppi presenti nel consiglio comunale o nella
assemblea della associazione intercomunale, cinque giorni prima della
elezione.
  Qualora   l'ambito   territoriale  della  unita'  sanitaria  locale
coincida   con  quello  della  comunita'  montana,  le  funzioni  del
presidente e del comitato di gestione sono svolte rispettivamente dal
presidente e dalla giunta della comunita' montana".
                              Art. 16.
                        (Servizi veterinari)

  La  legge  regionale  stabilisce  norme per il riordino dei servizi
veterinari   a  livello  regionale  nell'ambito  di  ciascuna  unita'
sanitaria  locale  o  in  un  ambito territoriale piu' ampio, tenendo
conto   della   distribuzione   e  delle  attitudini  produttive  del
patrimonio zootecnico, della riproduzione animale, della dislocazione
e  del potenziale degli impianti di macellazione, di lavorazione e di
conservazione  delle carni e degli altri prodotti di origine animale,
della  produzione  dei  mangimi  e  degli integratori, delle esigenze
della  zooprofilassi, della lotta contro le zoonosi e della vigilanza
sugli alimenti di origine animale. La legge regionale individua anche
le  relative  strutture  multizonali  e ne regola il funzionamento ai
sensi dell'articolo 18.
                              Art. 17.
           (Requisiti e struttura interna degli ospedali)

  Gli  stabilimenti ospedalieri sono strutture delle unita' sanitarie
locali,  dotate  dei  requisiti  minimi di cui all'articolo 19, primo
comma, della legge 12 febbraio 1968, n. 132.
  Le  Regioni nell'ambito della programmazione sanitaria disciplinano
con   legge   l'articolazione   dell'ordinamento  degli  ospedali  in
dipartimenti, in base al principio dell'interazione tra le divisioni,
sezioni  e  servizi affini e complementari, a quello del collegamento
tra  servizi  ospedalieri  ed  extra  ospedalieri  in  rapporto  alle
esigenze  di  definiti  ambiti  territoriali,  nonche' a quello della
gestione  dei dipartimenti stessi sulla base della integrazione delle
competenze  in  modo  da  valorizzare anche il lavoro di gruppo. Tale
disciplina  tiene  conto  di  quanto  previsto  all'articolo 34 della
presente legge.
                              Art. 18. 
                   (Presidi e servizi multizonali) 
 
  La legge  regionale  individua,  nell'ambito  della  programmazione
sanitaria,  i  presidi  e   i   servizi   sanitari   ospedalieri   ed
extra-ospedalieri che, per le finalita' specifiche perseguite  e  per
le caratteristiche  tecniche  e  specialistiche,  svolgono  attivita'
prevalentemente rivolte a territori la cui estensione includa piu' di
una unita' sanitaria locale e ne disciplina l'organizzazione. 
  La stessa legge attribuisce la gestione dei presidi e  dei  servizi
di cui al precedente comma  alla  unita'  sanitaria  locale  nel  cui
territorio sono ubicati e stabilisce norme particolari per definire: 
    a) il collegamento funzionale ed il coordinamento di tali presidi
e servizi con  quelli  delle  unita'  sanitarie  locali  interessate,
attraverso idonee forme di consultazione  dei  rispettivi  organi  di
gestione; 
    b) gli indirizzi di gestione dei predetti presidi e servizi e  le
procedure per l'acquisizione  degli  elementi  idonei  ad  accertarne
l'efficienza operativa; 
    c) la tenuta di uno specifico conto di gestione allegato al conto
di gestione generale  dell'unita'  sanitaria  locale  competente  per
territorio; 
    d) la composizione dell'organo di gestione dell'unita'  sanitaria
locale competente per territorio e la sua eventuale articolazione  in
riferimento alle specifiche esigenze della gestione. 
									CAPO III*PRESTAZIONI E FUNZIONI*
Art. 19. (Prestazioni delle unita' sanitarie locali) Le unita' sanitarie locali provvedono ad erogare le prestazioni di prevenzione, di cura, di riabilitazione e di medicina legale, assicurando a tutta la popolazione i livelli di prestazioni sanitarie stabiliti ai sensi del secondo comma dell'articolo 3. Ai cittadini e' assicurato il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura nei limiti oggettivi dell'organizzazione dei servizi sanitari. Gli utenti del servizio sanitario nazionale sono iscritti in appositi elenchi periodicamente aggiornati presso l'unita' sanitaria locale nel cui territorio hanno la residenza. Gli utenti hanno diritto di accedere, per motivate ragioni o in casi di urgenza o di temporanea dimora in luogo diverso da quello abituale, ai servizi di assistenza di qualsiasi unita' sanitaria locale. I militari hanno diritto di accedere ai servizi di assistenza delle localita' ove prestano servizio con le modalita' stabilite nei regolamenti di sanita' militare. Gli emigrati, che rientrino temporaneamente in patria, hanno diritto di accedere ai servizi di assistenza della localita' in cui si trovano.
                              Art. 20.
                     (Attivita' di prevenzione)

  Le attivita' di prevenzione comprendono:
    a)  la individuazione, l'accertamento ed il controllo dei fattori
di  nocivita',  di  pericolosita'  e di deterioramento negli ambienti
((...))  di  lavoro,  in applicazione delle norme di legge vigenti in
materia  e  al  fine  di  garantire  il  rispetto  dei limiti massimi
inderogabili di cui all'ultimo comma dell'articolo 4, nonche' al fine
della tenuta dei registri di cui al penultimo comma dell'articolo 27;
i   predetti  compiti  sono  realizzati  anche  mediante  collaudi  e
verifiche  di  macchine,  impianti  e  mezzi  di protezione prodotti,
installati  o  utilizzati nel territorio dell'unita' sanitaria locale
in attuazione delle funzioni definite dall'articolo 14; ((21))
    b) la comunicazione dei dati accertati e la diffusione della loro
conoscenza,  anche  a  livello  di  luogo  di lavoro e di ambiente di
residenza,  sia direttamente che tramite gli organi del decentramento
comunale,  ai  fini  anche  di  una corretta gestione degli strumenti
informativi  di  cui  al  successivo articolo 27, e le rappresentanze
sindacali;
    c)  la  indicazione  delle  misure  idonee  all'eliminazione  dei
fattori  di  rischio ed al risanamento di ambienti ((...)) di lavoro,
in   applicazione   delle  norme  di  legge  vigenti  in  materia,  e
l'esercizio  delle  attivita'  delegate  ai  sensi  del  primo comma,
lettere a), b), c), d) ed e) dell'articolo 7; ((21))
    d)  la  formulazione  di  mappe  di  rischio con l'obbligo per le
aziende  di comunicare le sostanze presenti nel ciclo produttivo e le
loro  caratteristiche tossicologiche ed i possibili effetti sull'uomo
e sull'ambiente;
    e)  la  profilassi  degli  eventi  morbosi, attraverso l'adozione
delle misure idonee a prevenirne l'insorgenza;
    f)  la  verifica, secondo le modalita' previste dalle leggi e dai
regolamenti,   della  compatibilita'  dei  piani  urbanistici  e  dei
progetti  di  insediamenti  industriali  e di attivita' produttive in
genere  con  le  esigenze  di  tutela  dell'ambiente sotto il profilo
igienico-sanitario  e  di difesa della salute della popolazione e dei
lavoratori interessati.
  Nell'esercizio delle funzioni ad esse attribuite per l'attivita' di
prevenzione  le  unita'  sanitarie locali, garantendo per quanto alla
lettera d) del precedente comma la tutela del segreto industriale, si
avvalgono  degli  operatori sia dei propri servizi di igiene, sia dei
presidi  specialistici  multizonali di cui al successivo articolo 22,
sia degli operatori che, nell'ambito delle loro competenze tecniche e
funzionali,    erogano   le   prestazioni   di   diagnosi,   cura   e
riabilitazione.
  Gli interventi di prevenzione all'interno degli ambienti di lavoro,
concernenti  la  ricerca,  l'elaborazione  e  l'attuazione  di misure
necessarie  ed  idonee a tutelare la salute e l'integrita' fisica dei
lavoratori, connesse alla particolarita' del lavoro e non previste da
specifiche  norme  di  legge,  sono effettuati sulla base di esigenze
verificate  congiuntamente  con  le  rappresentanze  sindacali  ed il
datore  di  lavoro,  secondo  le  modalita'  previste dai contratti o
accordi collettivi applicati nell'unita' produttiva.
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AGGIORNAMENTO (21)
  Il  D.P.R.  5 giugno 1993, n. 177, ha disposto (con l'art. 1, comma
2) che l'abrogazione ha effetto decorsi sessanta giorni dalla data di
pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale.
                              Art. 21.
             (Organizzazione dei servizi di prevenzione)

  In  relazione  agli standards fissati in sede nazionale, all'unita'
sanitaria  locale  sono  attribuiti, con decorrenza 1 gennaio 1980, i
compiti  attualmente svolti dall'Ispettorato del lavoro in materia di
prevenzione,  di  igiene  e  di  controllo  sullo stato di salute dei
lavoratori,  in  applicazione di quanto disposto dall'articolo 27 del
decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616.
  Per  la  tutela  della  salute  dei  lavoratori  ((...))  le unita'
sanitarie  locali  organizzano propri servizi ((...)) di medicina del
lavoro  anche  prevedendo, ove essi non esistano, presidi all'interno
delle unita' produttive. ((21))
  In  applicazione di quanto disposto nell'ultimo comma dell'articolo
27  del  decreto  del  Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n.
616,  spetta  al prefetto stabilire, su proposta del presidente della
regione,  quali  addetti  ai  servizi  di  ciascuna  unita' sanitaria
locale, nonche' ai presidi e servizi di cui al successivo articolo 22
assumano  ai sensi di polizia giudiziaria, in relazione alle funzioni
ispettive   e   di   controllo   da   essi  esercitate  relativamente
all'applicazione della legislazione sulla sicurezza del lavoro.
  Al  personale  di  cui  al  comma  precedente  e'  esteso il potere
d'accesso  attribuito  agli  ispettori  del  lavoro  dall'articolo 8,
secondo  comma, nonche' la facolta' di diffida prevista dall'articolo
9 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1955, n. 520.
  Contro   i   provvedimenti   adottati   dal   personale  ispettivo,
nell'esercizio  delle  funzioni  di  cui  al  terzo comma, e' ammesso
ricorso  al  presidente della giunta regionale che decide, sentite le
organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro.
  Il  presidente  della giunta puo' sospendere l'esecuzione dell'atto
impugnato.
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AGGIORNAMENTO (21)
  Il  D.P.R.  5 giugno 1993, n. 177, ha disposto (con l'art. 1, comma
2) che l'abrogazione ha effetto decorsi sessanta giorni dalla data di
pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale.
                              Art. 22.
           (Presidi e servizi multizonali di prevenzione)

  La   legge   regionale,   in  relazione  alla  ubicazione  ed  alla
consistenza  degli  impianti  industriali  ed  alle  peculiarita' dei
processi produttivi agricoli, artigianali e di lavoro:
    a)  individua  le  unita'  sanitarie locali in cui sono istituiti
presidi   e   servizi  multizonali  per  il  controllo  e  la  tutela
dell'igiene  ambientale  e  per  la  prevenzione  degli infortuni sul
lavoro e delle malattie professionali;
    b) definisce le caratteristiche funzionali e interdisciplinari di
tali presidi e servizi multizonali;
    c)  prevede  le forme di coordinamento degli stessi con i servizi
di  igiene  ambientale  e di igiene e medicina del lavoro di ciascuna
unita' sanitaria locale.
  I  presidi  e i servizi multizonali di cui al comma precedente sono
gestiti dall'unita' sanitaria locale nel cui territorio sono ubicati,
secondo le modalita' di cui all'articolo 18.
                              Art. 23. 
(Delega per la istituzione dell'Istituto superiore per la prevenzione
                     e la sicurezza del lavoro) 
 
  Il Governo e' delegato ad emanare, entro il 31  dicembre  1979,  su
proposta del Ministro della sanita', di concerto con i  Ministri  del
lavoro  e  della  previdenza  sociale,  dell'industria,  commercio  e
artigianato e dell'agricoltura e foreste, un decreto avente valore di
legge ordinaria per la istituzione  dell'istituto  superiore  per  la
prevenzione e la sicurezza del lavoro, da porre alle  dipendenze  del
Ministro della  sanita'.  Nel  suo  organo  di  amministrazione  sono
rappresentati i Ministeri del  lavoro  e  della  previdenza  sociale,
dell'industria, commercio e artigianato e dell'agricoltura e  foreste
ed i suoi programmi di attivita' sono approvati dal CIPE, su proposta
del Ministro della sanita', sentito il Consiglio sanitario nazionale. 
  L'esercizio della delega deve uniformarsi ai  seguenti  principi  e
criteri direttivi: 
    a)  assicurare  la  collocazione   dell'Istituto   nel   servizio
sanitario nazionale per tutte  le  attivita'  tecnico-scientifiche  e
tutte le funzioni consultive  che  riguardano  la  prevenzione  delle
malattie professionali e degli infortuni sul lavoro; 
    b) prevedere le attivita' di consulenza  tecnico-scientifica  che
competono all'Istituto nei  confronti  degli  organi  centrali  dello
Stato preposti ai settori del lavoro e della produzione. 
  All'Istituto sono  affidati  compiti  di  ricerca,  di  studio,  di
sperimentazione e di elaborazione delle tecniche per la prevenzione e
la sicurezza del  lavoro  in  stretta  connessione  con  l'evoluzione
tecnologica degli impianti, dei materiali, delle attrezzature  e  dei
processi  produttivi,  nonche'  di  determinazione  dei  criteri   di
sicurezza  e  dei  relativi  metodi  di  rilevazione  ai  fini  della
omologazione di macchine, di impianti, di apparecchi, di strumenti  e
di mezzi personali di protezione e dei prototipi. 
  L'Istituto   svolge,   nell'ambito   delle   proprie   attribuzione
istituzionali, attivita' di consulenza nelle  materie  di  competenza
dello Stato di cui all'articolo 6, lettere g), i), k), m), n),  della
presente legge, e in tutte le materie di  competenza  dello  Stato  e
collabora con le unita' sanitarie locali tramite le regioni e con  le
regioni  stesse,  su  richiesta  di  queste   ultime,   fornendo   le
informazioni e le consulenze necessarie per l'attivita'  dei  servizi
di cui agli articoli 21 e 22. 
  Le modalita' della collaborazione delle regioni con l'Istituto sono
disciplinate nell'ambito dell'attivita' governativa di indirizzo e di
coordinamento di cui all'articolo 5. 
  L'Istituto ha  facolta'  di  accedere  nei  luoghi  di  lavoro  per
compiervi rilevamenti e sperimentazioni per l'assolvimento dei propri
compiti istituzionali. L'accesso nei  luoghi  di  lavoro  e'  inoltre
consentito,  su  richiesta  delle  regioni,  per  l'espletamento  dei
compiti previsti dal precedente comma. 
  L'Istituto  organizza  la  propria  attivita'  secondo  criteri  di
programmazione. I programmi di ricerca  dell'Istituto  relativi  alla
prevenzione  delle  malattie  e  degli  infortuni  sul  lavoro   sono
predisposti  tenendo  conto  degli  obiettivi  della   programmazione
sanitaria nazionale e delle proposte delle regioni. 
  L'Istituto,  anche  ai  fini  dei  programmi  di   ricerca   e   di
sperimentazione,  opera  in  stretto  collegamento   con   l'Istituto
superiore di sanita' e coordina le sue  attivita'  con  il  Consiglio
nazionale delle ricerche e con il Comitato  nazionale  per  l'energia
nucleare. 
  Esso si avvale  inoltre  della  collaborazione  degli  istituti  di
ricerca delle universita' e di altre istituzioni  pubbliche.  Possono
essere chiamati a collaborare all'attuazione dei  suddetti  programmi
istituti privati di riconosciuto valore scientifico. L'Istituto  cura
altresi' i  collegamenti  con  istituzioni  estere  che  operano  nel
medesimo settore. 
  Le qualifiche professionali del corpo  dei  tecnici  e  ricercatori
dell'Istituto e  la  sua  organizzazione  interna,  devono  mirare  a
realizzare l'obiettivo della unitarieta' della azione di  prevenzione
nei  suoi  aspetti  interdisciplinari.  L'Istituto   collabora   alla
formazione  ed  all'aggiornamento  degli  operatori  dei  servizi  di
prevenzione delle unita' sanitarie locali. 
  L'Istituto provvede altresi' ad elaborare i criteri per le norme di
prevenzione degli incendi interessanti le macchine, gli impianti e le
attrezzature soggette ad omologazione, di concerto con i  servizi  di
protezione civile del Ministero dell'interno. 
  Nulla e' innovato per quanto concerne le  disposizioni  riguardanti
le attivita' connesse con l'impiego pacifico  dell'energia  nucleare.
((4)) 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (4) 
  La L. 29 febbraio 1980, n. 33, ha disposto (con l'art. 2, comma  1)
che "Le deleghe conferite al Governo con gli  articoli  7,  42  e  70
della legge 23 dicembre 1978, n. 833, scadute il  23  dicembre  1979,
nonche' le deleghe conferite con gli articoli 23  e  37  della  legge
medesima, scadute il 31 dicembre 1979,  sono  rinnovate  fino  al  31
luglio 1980". 
                              Art. 24. 
(Norme in materia di igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro e di
                       vita e di omologazioni) 
 
  Il Governo e' delegato ad emanare, entro il 31  dicembre  1979,  su
proposta del Ministro della sanita', con  il  concerto  dei  Ministri
competenti, un testo unico in materia di sicurezza  del  lavoro,  che
riordini la disciplina generale del lavoro e della produzione al fine
della  prevenzione  degli  infortuni  sul  lavoro  e  delle  malattie
professionali, nonche'  in  materia  di  omologazioni,  unificando  e
innovando la legislazione vigente tenendo conto delle caratteristiche
della produzione al fine di garantire la salute e l'integrita' fisica
dei lavoratori, secondo i principi generali indicati  nella  presente
legge. ((4)) 
  L'esercizio della  delega  deve  uniformarsi  ai  seguenti  criteri
direttivi: 
    1) assicurare l'unitarieta' degli obiettivi della sicurezza negli
ambienti di lavoro e di vita, tenendo conto anche  delle  indicazioni
della CEE e degli altri organismi internazionali riconosciuti; 
    2) prevedere l'emanazione di norme per assicurare il tempestivo e
costante aggiornamento della normativa  ai  progressi  tecnologici  e
alle conoscenze derivanti dalla esperienza diretta dei lavoratori; 
    3) prevedere l'istituzione di specifici corsi, anche obbligatori,
di formazione antinfortunistica e prevenzionale; 
    4) prevedere la determinazione dei requisiti fisici e di eta' per
attivita' e lavorazioni che presentino particolare  rischio,  nonche'
le cautele alle quali occorre  attenersi  e  le  relative  misure  di
controllo; 
    5) definire  le  procedure  per  il  controllo  delle  condizioni
ambientali, per gli accertamenti preventivi e periodici  sullo  stato
di sicurezza nonche' di salute dei lavoratori esposti a rischio e per
l'acquisizione delle informazioni epidemiologiche al fine di  seguire
sistematicamente l'evoluzione del rapporto salute-ambiente di lavoro; 
    6) stabilire: 
      a) gli obblighi e le responsabilita' per la  progettazione,  la
realizzazione, la vendita, il  noleggio,  la  concessione  in  uso  e
l'impiego di macchine, componenti  e  parti  di  macchine,  utensili,
apparecchiature  varie,  attrezzatura  di  lavoro  e  di   sicurezza,
dispositivi   di   sicurezza,   mezzi   personali   di    protezione,
apparecchiature, prodotti e mezzi protettivi per  uso  lavorativo  ed
extra lavorativo, anche domestico; 
      b) i criteri e le modalita' per i collaudi e per  le  verifiche
periodiche dei prodotti di cui alla precedente lettera a); 
    7) stabilire  i  requisiti  ai  quali  devono  corrispondere  gli
ambienti di lavoro  al  fine  di  consentirne  l'agibilita',  nonche'
l'obbligo  di  notifica  all'autorita'  competente  dei  progetti  di
costruzione, di ampliamento,  di  trasformazione  e  di  modifica  di
destinazione  di  impianti  e  di  edifici  destinati  ad   attivita'
lavorative,  per  controllarne  la  rispondenza  alle  condizioni  di
sicurezza; 
    8) prevedere l'obbligo del datore di  lavoro  di  programmare  il
processo  produttivo  in  modo  che  esso  risulti  rispondente  alle
esigenze della  sicurezza  del  lavoro,  in  particolare  per  quanto
riguarda la dislocazione  degli  impianti  e  la  determinazione  dei
rischi e dei mezzi per diminuirli; 
    9) stabilire le procedure di vigilanza allo scopo di garantire la
osservanza delle disposizioni in materia di sicurezza del lavoro; 
    10) stabilire le precauzioni e le cautele da adottare per evitare
l'inquinamento, sia interno che  esterno,  derivante  da  fattori  di
nocivita' chimici, fisici e biologici; 
    11) indicare i criteri e le modalita' per procedere, in  presenza
di rischio grave ed imminente,  alla  sospensione  dell'attivita'  in
stabilimenti, cantieri o reparti o  al  divieto  d'uso  di  impianti,
macchine, utensili, apparecchiature varie, attrezzature  e  prodotti,
sino alla eliminazione delle condizioni di  nocivita'  o  di  rischio
accertate; 
    12) determinare le modalita' per la produzione, l'immissione  sul
mercato e l'impiego di sostanze e di prodotti pericolosi; 
    13) prevedere disposizioni particolari per settori  lavorativi  o
per singole lavorazioni che comportino rischi specifici; 
    14)  stabilire  le  modalita'  per  la   determinazione   e   per
l'aggiornamento dei valori-limite dei fattori di nocivita' di origine
chimica, fisica e biologica di cui all'ultimo comma dell'articolo  4,
anche in relazione alla localizzazione degli impianti; 
    15) prevedere le norme transitorie per conseguire  condizioni  di
sicurezza negli ambienti di lavoro  esistenti  e  le  provvidenze  da
adottare nei confronti delle piccole e medie aziende  per  facilitare
l'adeguamento degli impianti ai requisiti di sicurezza  e  di  igiene
previsti dal testo unico; 
    16) prevedere il  riordinamento  degli  uffici  e  servizi  della
pubblica  amministrazione  preposti  all'esercizio   delle   funzioni
riservate allo Stato in materia di sicurezza del lavoro; 
    17)  garantire  il  necessario  coordinamento  fra  le   funzioni
esercitate dallo  Stato  e  quelle  esercitate  nella  materia  dalle
regioni e dai comuni, al fine di assicurare unita'  di  indirizzi  ed
omogeneita'  di  comportamenti  in  tutto  il  territorio   nazionale
nell'applicazione delle disposizioni  in  materia  di  sicurezza  del
lavoro; 
    18) definire per quanto concerne le omologazioni: 
      a)  i  criteri  direttivi,  le  modalita'  e   le   forme   per
l'omologazione dei prototipi di serie e degli esemplari unici non  di
serie dei prodotti di cui al precedente numero 6), lettera a),  sulla
base di specifiche tecniche predeterminate, al fine di  garantire  le
necessarie caratteristiche di sicurezza; 
      b) i requisiti costruttivi dei prodotti da omologare; 
      c) le procedure e le metodologie per i controlli di conformita'
dei prodotti al tipo omologato. 
  Le  norme  delegate  determinano  le  sanzioni  per   i   casi   di
inosservanza  delle  disposizioni  contenute  nel  testo  unico,   da
graduare in relazione alla gravita' delle  violazioni  e  comportanti
comunque, nei casi piu' gravi, l'arresto fino a sei mesi e  l'ammenda
fino a lire 10 milioni. 
  Sono escluse dalla delega le norme in materia di prevenzione contro
gli infortuni relative: all'esercizio di servizi ed impianti  gestiti
dalle ferrovie dello Stato,  all'esercizio  di  servizi  ed  impianti
gestiti  dal  Ministero  delle  poste  e   delle   telecomunicazioni,
all'esercizio dei trasporti terrestri pubblici e all'esercizio  della
navigazione marittima, aerea ed interna; nonche' le norme in  materia
di igiene del lavoro relative al lavoro a bordo delle navi mercantili
e degli aeromobili. 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (4) 
  La L. 29 febbraio 1980, n. 33, ha disposto (con l'art. 2, comma  2)
che "La delega conferita al Governo con l'articolo 2 della  legge  23
dicembre 1978, n. 833, scaduta il 31 dicembre 1979, e' rinnovata sino 
al 31 dicembre 1980." 
                              Art. 25.
                        (Prestazioni di cura)

  Le  prestazioni curative comprendono la assistenza medico-generica,
specialistica, infermieristica, ospedaliera e farmaceutica.
  Le  prestazioni  medico-generiche,  pediatriche,  specialistiche  e
infermieristiche  vengono  erogate  sia  in  forma  ambulatoriale che
domiciliare.
  L'assistenza medico-generica e pediatrica e' prestata dal personale
dipendente  o convenzionato del servizio sanitario nazionale operante
nelle   unita'  sanitarie  locali  o  nel  comune  di  residenza  del
cittadino.
  La scelta del medico di fiducia deve avvenire fra i sanitari di cui
al comma precedente.
  Il  rapporto  fiduciario  puo'  cessare in ogni momento a richiesta
dell'assistito  o  del medico; in quest'ultimo caso la richiesta deve
essere motivata.
  Le   prestazioni  medico-specialistiche,  ivi  comprese  quelle  di
diagnostica  strumentale  e  di  laboratorio, sono fornite, di norma,
presso  gli  ambulatori  e i presidi delle unita' sanitarie locali di
cui l'utente fa parte, ivi compresi gli istituti di cui agli articoli
39, 41 e 42 della presente legge.
  Le   stesse   prestazioni   possono  essere  fornite  da  gabinetti
specialistici,  da  ambulatori  e  da  presidi convenzionati ai sensi
della presente legge.
  L'utente  puo'  accedere  agli ambulatori e strutture convenzionati
per le prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio per le
quali, nel termine di tre giorni, le strutture pubbliche non siano in
grado  di soddisfare la richiesta di accesso alle prestazioni stesse.
In   tal  caso  l'unita'  sanitaria  locale  rilascia  immediatamente
l'autorizzazione  con  apposita  annotazione  sulla richiesta stessa.
((L'autorizzazione  non  e'  dovuta  per  le prescrizioni, relative a
prestazioni il cui costo, in base alla normativa vigente, e' a totale
carico dell'assistito)).
  Nei  casi  di  richiesta  urgente  motivata  da parte del medico in
relazione a particolari condizioni di salute del paziente, il mancato
immediato   soddisfacimento   della  richiesta  presso  le  strutture
pubbliche  di  cui  al  sesto  comma  equivale  ad  autorizzazione ad
accedere  agli  ambulatori  o  strutture  convenzionati.  In tal caso
l'unita'   sanitaria   locale  appone  sulla  richiesta  la  relativa
annotazione.
  Le unita' sanitarie locali attuano misure idonee a garantire che le
prestazioni  urgenti  siano  erogate  con priorita' nell'ambito delle
loro strutture.
  Le  prestazioni  specialistiche  possono  essere  erogate  anche al
domicilio  dell'utente  in  forme  che  consentano  la  riduzione dei
ricoveri ospedalieri.
  I  presidi  di  diagnostica  strumentale  e  di  laboratorio devono
rispondere   ai   requisiti   minimi   di  strutturazione,  dotazione
strumentale   e   qualificazione  funzionale  del  personale,  aventi
caratteristiche  uniformi  per  tutto il territorio nazionale secondo
uno  schema  tipo  emanato ai sensi del primo comma dell'art. 5 della
presente legge.
  L'assistenza  ospedaliera  e'  prestata  di  norma  attraverso  gli
ospedali  pubblici  e  gli altri istituti convenzionati esistenti nel
territorio della regione di residenza dell'utente.
  Nell'osservanza  del principio della libera scelta del cittadino al
ricovero   presso   gli   ospedali  pubblici  e  gli  altri  istituti
convenzionati,   la  legge  regionale,  in  rapporto  ai  criteri  di
programmazione  stabiliti nel piano sanitario nazionale, disciplina i
casi  in cui e' ammesso il ricovero in ospedali pubblici, in istituti
convenzionati  o  in  strutture  ospedaliere ad alta specializzazione
ubicate  fuori  del  proprio  territorio,  nonche'  i  casi nei quali
potranno   essere   consentite   forme  straordinarie  di  assistenza
indiretta.
                              Art. 26. 
                   (Prestazioni di riabilitazione) 
 
  Le prestazioni sanitarie dirette al recupero funzionale  e  sociale
dei soggetti affetti da minorazioni fisiche, psichiche o  sensoriali,
dipendenti da qualunque causa, sono erogate  dalle  unita'  sanitarie
locali attraverso i propri servizi. L'unita' sanitaria locale, quando
non sia in grado di fornire il  servizio  direttamente,  vi  provvede
mediante convenzioni con istituti  esistenti  nella  regione  in  cui
abita l'utente o anche in altre regioni, aventi i requisiti  indicati
dalla legge, stipulate in conformita' ad uno  schema  tipo  approvato
dal Ministro della sanita', sentito il Consiglio sanitario nazionale. 
  Sono altresi' garantite le  prestazioni  protesiche  nei  limiti  e
nelle forme stabilite con  le  modalita'  di  cui  al  secondo  comma
dell'articolo 3. 
  Con decreto  del  Ministro  della  sanita',  sentito  il  Consiglio
sanitario nazionale, sono approvati un nomenclatore-tariffario  delle
protesi ed i criteri per la sua revisione periodica. 
                              Art. 27.
                       (Strumenti informativi)

  Le  unita' sanitarie locali forniscono gratuitamente i cittadini di
un libretto sanitario personale. Il libretto sanitario riporta i dati
caratteristici  principali  sulla  salute  dell'assistito  esclusi  i
provvedimenti  relativi  a trattamenti sanitari obbligatori di cui al
successivo  articolo  33.  L'unita'  sanitaria  locale  provvede alla
compilazione ed all'aggiornamento del libretto sanitario personale, i
cui  dati  sono rigorosamente coperti dal segreto professionale. Tali
dati  conservano  valore ai fini dell'anamnesi richiesta dalla visita
di  leva. Nel libretto sanitario sono riportati, a cura della sanita'
militare, gli accertamenti e le cure praticate durante il servizio di
leva.
  Il  libretto  e'  custodito  dall'interessato  o da chi esercita la
potesta'  o  la  tutela  e  puo'  essere  richiesto  solo dal medico,
nell'esclusivo    interesse    della    protezione    della    salute
dell'intestatario.
  Con  decreto  dei  Ministro  della  sanita',  sentito  il Consiglio
sanitario  nazionale  ((e  il  Garante  per  la  protezione  dei dati
personali)), e' approvato il modello del libretto sanitario personale
comprendente  le  indicazioni  relative  all'eventuale  esposizione a
rischi in relazione alle condizioni di vita e di lavoro.
  Con  lo  stesso  provvedimento sono determinate le modalita' per la
graduale  distribuzione a tutti i cittadini del libretto sanitario, a
partire dai nuovi nati.
  Con  decreto  del  Ministro  della  sanita',  sentiti  il Consiglio
sanitario  nazionale  ((e  il  Garante  per  la  protezione  dei dati
personali)), le organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti ed
autonomi maggiormente rappresentative e le associazioni dei datori di
lavoro,  vengono  stabiliti  i  criteri  in  base  ai  quali,  con le
modalita'  di  adozione  e  di gestione previste dalla contrattazione
collettiva,  saranno  costituiti  i  registri  dei  dati ambientali e
biostatistici,  allo  scopo di pervenire a modelli uniformi per tutto
il territorio nazionale.
  I  dati complessivi derivanti dai suindicati strumenti informativi,
facendo comunque salvo il segreto professionale, vengono utilizzati a
scopo epidemiologico dall'Istituto superiore di sanita' oltre che per
l'aggiornamento ed il miglioramento dell'attivita' sanitaria da parte
delle  unita'  sanitarie  locali, delle regioni e del Ministero della
sanita'.
                              Art. 28.
                      (Assistenza farmaceutica)

  L'unita'   sanitaria   locale   eroga   l'assistenza   farmaceutica
attraverso  le  farmacie  di  cui  sono  titolari  enti pubblici e le
farmacie  di cui sono titolari i privati, tutte convenzionate secondo
i criteri e le modalita' di cui agli articoli 43 e 48.
  Gli  assistiti possono ottenere dalle farmacie di cui al precedente
comma,  su  presentazione di ricetta compilata dal medico curante, la
fornitura  di preparati galenici e di specialita' medicinali compresi
nel prontuario terapeutico del servizio sanitario nazionale.
  L'unita'  sanitaria  locale,  i  suoi  presidi  e servizi, compresi
quelli  di  cui all'articolo 18, e gli istituti ed enti convenzionati
di  cui  ai  successivi  articoli  41,  42,  43,  possono  acquistare
direttamente  le  preparazioni  farmaceutiche di cui al secondo comma
per  la  distribuzione  agli  assistiti  nelle  farmacie  di cui sono
titolari   enti  pubblici  e  per  l'impiego  negli  ospedali,  negli
ambulatori  e in tutti gli altri presidi sanitari. La legge regionale
disciplina  l'acquisto  di  detti medicinali e del restante materiale
sanitario da parte delle unita' sanitarie locali e dei loro presidi e
servizi,  nonche'  il  coordinamento  dell'attivita'  delle  farmacie
comunali con i servizi dell'unita' sanitaria locale.
                              Art. 29.
                      (Disciplina dei farmaci)

  La produzione e la distribuzione dei farmaci devono essere regolate
secondo  criteri  coerenti  con  gli obiettivi del servizio sanitario
nazionale,  con  la  funzione sociale del farmaco e con la prevalente
finalita' pubblica della produzione.
  Con legge dello Stato sono dettate norme:
    a)  per  la disciplina dell'autorizzazione alla produzione e alla
immissione  in  commercio  dei farmaci, per i controlli di qualita' e
per   indirizzare  la  produzione  farmaceutica  alle  finalita'  del
servizio sanitario nazionale;
    b)   per  la  revisione  programmata  delle  autorizzazioni  gia'
concesse  per le specialita' medicinali in armonia con le norme a tal
fine previste dalle direttive della Comunita' economica europea;
    c)  per  la  disciplina  dei  prezzi  dei  farmaci,  mediante una
corretta metodologia per la valutazione dei costi;
    d)  per  la  individuazione  dei  presidi  autorizzati  e  per la
definizione  delle modalita' della sperimentazione clinica precedente
l'autorizzazione alla immissione in commercio;
    e) per la brevettabilita' dei farmaci;
    f)  per  definire le caratteristiche e disciplinare la immissione
in commercio dei farmaci da banco;
    g)   per   la   regolamentazione  del  servizio  di  informazione
scientifica   sui   farmaci   e   dell'attivita'   degli  informatori
scientifici;
    h) per la revisione e la pubblicazione periodica della farmacopea
ufficiale della Repubblica italiana, in armonia con le norme previste
dalla  farmacopea  europea  di cui alla legge del 22 ottobre 1973, n.
752.
                              Art. 30.
                      (Prontuario farmaceutico)

  Il   Ministro   della   sanita',  sentito  il  Consiglio  sanitario
nazionale,  approva con proprio decreto il prontuario terapeutico del
servizio   sanitario   nazionale,  previa  proposta  di  un  comitato
composto:
    dal Ministro della sanita' che lo presiede;
    dal  direttore  generale  del servizio farmaceutico del Ministero
della sanita';
    dal direttore dell'Istituto superiore di sanita';
    dai  direttori  dei  laboratori  di farmacologia e di chimica del
farmaco dell'istituto superiore di sanita';
    da sette esperti designati dal Ministro della sanita', scelti fra
docenti  universitari  di  farmacologia,  di  chimica  farmaceutica o
materie  affini,  di  patologia  o  clinica  medica  e  fra  medici e
farmacisti  dipendenti  o convenzionati con le strutture del servizio
sanitario nazionale;
    da  un  rappresentante  del Ministero dell'industria, commercio e
artigianato;
    da due esperti di economia sanitaria designati dal Ministro della
sanita', su proposta del Consiglio nazionale delle ricerche;
    da  cinque  esperti  della  materia designati dalle regioni. Essi
vengono  scelti  dal  Presidente  del  Consiglio dei ministri tra gli
esperti  designati  uno ciascuno dalle regioni, e per quanto concerne
la  regione  Trentino Alto Adige, uno dalla provincia di Trento e uno
dalla provincia di Bolzano.
  Il  comitato di cui al precedente comma e' nominato con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della
sanita', ed e' rinnovato ogni tre anni.
  Il  prontuario  terapeutico  del  servizio sanitario nazionale deve
uniformarsi    ai    principi   dell'efficacia   terapeutica,   della
economicita'  del  prodotto,  della  semplicita'  e  chiarezza  nella
classificazione e dell'esclusione dei prodotti da banco.
  Il  Ministro  della  sanita'  provvede entro il 31 dicembre di ogni
anno  ad aggiornare il prontuario terapeutico con la procedura di cui
al primo comma.
  Fino  all'approvazione  del  prontuario  terapeutico  del  servizio
sanitario  nazionale  di cui al presente articolo, resta in vigore il
prontuario  di cui all'articolo 9 del decreto-legge 8 luglio 1974, n.
264,  convertito,  con  modificazioni, nella legge 17 agosto 1974, n.
386. ((24))
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AGGIORNAMENTO (24)
  La L. 24 dicembre 1993, n. 537, ha disposto (con l'art. 8, comma 9)
che:  "A  decorrere  dal  1  gennaio  1994,  e' abolito il prontuario
terapeutico  del  Servizio sanitario nazionale di cui all'articolo 30
della  legge  23  dicembre  1978,  n. 833. A decorrere dalla medesima
data,  le  specialita'  medicinali ed i prodotti galenici per i quali
sia  stata  rilasciata  l'autorizzazione  sono erogabili dal Servizio
sanitario nazionale".
                              Art. 31.
        (Pubblicita' ed informazione scientifica sui farmaci)

  Al  servizio  sanitario  nazionale spettano compiti di informazione
scientifica sui farmaci e di controllo sull'attivita' di informazione
scientifica   delle   imprese   titolari  delle  autorizzazioni  alla
immissione in commercio di farmaci.
  E'  vietata  ogni  forma  di  propaganda e di pubblicita' presso il
pubblico  dei  farmaci  sottoposti all'obbligo della presentazione di
ricetta   medica  e  comunque  di  quelli  contenuti  nel  prontuario
terapeutico approvato ai sensi dell'articolo 30.
  Sino  all'entrata  in  vigore  della  nuova disciplina generale dei
farmaci  di  cui all'articolo 29, il Ministro della sanita' determina
con  proprio  decreto  i limiti e le modalita' per la propaganda e la
pubblicita' presso il pubblico dei farmaci diversi da quelli indicati
nel  precedente  comma,  tenuto  conto  degli obiettivi di educazione
sanitaria  di  cui  al  comma successivo e delle direttive in materia
della Comunita' economica europea.
  Il   Ministro   della   sanita',  sentito  il  Consiglio  sanitario
nazionale,  viste  le  proposte  delle  regioni,  tenuto  conto delle
direttive  comunitarie  e  valutate  le  osservazioni  e proposte che
perverranno  dall'Istituto  superiore  di  sanita'  e  dagli istituti
universitari  e  di  ricerca,  nonche'  dall'industria  farmaceutica,
predispone  un  programma  pluriennale per l'informazione scientifica
sui  farmaci, finalizzato anche ad iniziative di educazione sanitaria
e  detta  norma  per  la  regolamentazione  del  predetto  servizio e
dell'attivita' degli informatori scientifici.
  Nell'ambito  del  programma  di  cui al precedente comma, le unita'
sanitarie  locali  e  le  imprese di cui al primo comma, nel rispetto
delle  proprie competenze, svolgono informazione scientifica sotto il
controllo del Ministero della sanita'.
  Il   programma   per  l'informazione  scientifica  deve,  altresi',
prevedere  i  limiti  e  le  modalita'  per  la  fornitura  ai medici
chirurghi di campioni gratuiti di farmaci.
                              Art. 32. 
  (Funzioni di igiene e sanita' pubblica e di polizia veterinaria) 
 
  Il Ministro della sanita'  puo'  emettere  ordinanze  di  carattere
contingibile e urgente, in materia di igiene e sanita' pubblica e  di
polizia  veterinaria,  con  efficacia  estesa  all'intero  territorio
nazionale o a parte di esso comprendente piu' regioni. 
  La legge regionale stabilisce norme per l'esercizio delle  funzioni
in materia di igiene e sanita' pubblica, di vigilanza sulle  farmacie
e di polizia veterinaria, ivi comprese quelle gia'  esercitate  dagli
uffici del medico provinciale e del veterinario provinciale  e  dagli
ufficiali sanitari e veterinari comunali o consortili,  e  disciplina
il trasferimento dei beni e del personale relativi. 
  Nelle medesime materie sono  emesse  dal  presidente  della  giunta
regionale o  dal  sindaco  ordinanze  di  carattere  contingibile  ed
urgente, con efficacia estesa rispettivamente alla regione o a  parte
del suo territorio comprendente piu' comuni e al territorio comunale. 
  ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 MARZO 2010, N. 66)). 
  Sono altresi'  fatti  salvi  i  poteri  degli  organi  dello  Stato
preposti in base alle leggi vigenti alla tutela dell'ordine pubblico. 
                              Art. 33. 
 
(Norme per gli accertamenti ed i  trattamenti  sanitari  volontari  e
                            obbligatori) 
 
  Gli accertamenti ed i trattamenti sanitari sono di norma volontari. 
  Nei casi di cui alla  presente  legge  e  in  quelli  espressamente
previsti da leggi dello Stato possono essere disposti  dall'autorita'
sanitaria accertamenti e trattamenti  sanitari  obbligatori,  secondo
l'articolo 32 della Costituzione, nel rispetto della  dignita'  della
persona  e  dei  diritti  civili  e  politici,  compreso  per  quanto
possibile il diritto alla libera scelta del medico  e  del  luogo  di
cura. 
  Gli  accertamenti  ed  i  trattamenti  sanitari  obbligatori   sono
disposti  con  provvedimento  del  sindaco  nella  sua  qualita'   di
autorita' sanitaria, su proposta motivata di un medico. 
  Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori sono  attuati
dai presidi e servizi sanitari pubblici territoriali e, ove necessiti
la degenza, nelle strutture ospedaliere pubbliche o convenzionate. 
  Gli accertamenti e i trattamenti sanitari  obbligatori  di  cui  ai
precedenti commi devono essere accompagnati da iniziative rivolte  ad
assicurare il consenso e la partecipazione da  parte  di  chi  vi  e'
obbligato. L'unita' sanitaria locale opera per ridurre il ricorso  ai
suddetti trattamenti sanitari obbligatori, sviluppando le  iniziative
di prevenzione e di educazione sanitaria ed i rapporti  organici  tra
servizi e comunita'. 
  Nel corso del  trattamento  sanitario  obbligatorio,  l'infermo  ha
diritto di comunicare con chi ritenga opportuno. 
  Chiunque puo'  rivolgere  al  sindaco  richiesta  di  revoca  o  di
modifica  del  provvedimento  con  il  quale  e'  stato  disposto   o
prolungato il trattamento sanitario obbligatorio. 
  Sulle richieste di revoca o di modifica  il  sindaco  decide  entro
dieci giorni. I provvedimenti di revoca o di modifica  sono  adottati
con lo stesso procedimento del provvedimento revocato o modificato. 
                              Art. 34. 
(Accertamenti e trattamenti  sanitari  volontari  e  obbligatori  per
                          malattia mentale) 
 
  La legge regionale, nell'ambito della unita' sanitaria locale e nel
complesso dei servizi generali per la tutela della salute, disciplina
l'istituzione di servizi  a  struttura  dipartimentale  che  svolgono
funzioni preventive, curative e riabilitative  relative  alla  salute
mentale. 
  Le misure di cui al secondo comma dell'articolo precedente  possono
essere disposte nei confronti di persone affette da malattia mentale. 
  Gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione relativi  alle
malattie  mentali  sono  attuati  di  norma  dai  servizi  e  presidi
territoriali extraospedalieri di cui al primo comma. 
  Il trattamento sanitario obbligatorio  per  malattia  mentale  puo'
prevedere che le cure  vengano  prestate  in  condizioni  di  degenza
ospedaliera solo se esistano alterazioni psichiche tali da richiedere
urgenti interventi terapeutici, se gli stessi non  vengano  accettati
dall'infermo e se non vi siano le condizioni  e  le  circostanze  che
consentano  di  adottare  tempestive  ed  idonee   misure   sanitarie
extraospedaliere.  Il  provvedimento  che  dispone   il   trattamento
sanitario obbligatorio in  condizioni  di  degenza  ospedaliera  deve
essere preceduto dalla convalida della proposta di cui al terzo comma
dell'articolo 33 da parte di un medico della unita' sanitaria  locale
e deve essere motivato in relazione a quanto  previsto  nel  presente
comma. 
  Nei casi di cui al precedente comma il ricovero deve essere attuato
presso gli ospedali generali, in specifici  servizi  psichiatrici  di
diagnosi e cura all'interno delle  strutture  dipartimentali  per  la
salute  mentale  comprendenti   anche   i   presidi   e   i   servizi
extraospedalieri, al fine di garantire la continuita' terapeutica.  I
servizi ospedalieri di cui al presente comma  sono  dotati  di  posti
letto nel numero fissato dal piano sanitario regionale. 
                              Art. 35. 
(Procedimento  relativo  agli  accertamenti  e  trattamenti  sanitari
obbligatori in condizioni di degenza ospedaliera per malattia mentale
                      e tutela giurisdizionale) 
 
  Il provvedimento con il quale il  sindaco  dispone  il  trattamento
sanitario obbligatorio  in  condizioni  di  degenza  ospedaliera,  da
emanarsi entro 48 ore dalla convalida di cui all'articolo 34,  quarto
comma, corredato dalla proposta medica motivata di  cui  all'articolo
33, terzo comma, e dalla suddetta convalida deve  essere  notificato,
entro 48  ore  dal  ricovero,  tramite  messo  comunale,  al  giudice
tutelare nella cui circoscrizione rientra il comune. 
  Il giudice  tutelare,  entro  le  successive  48  ore,  assunte  le
informazioni e disposti  gli  eventuali  accertamenti,  provvede  con
decreto motivato a convalidare o non convalidare il  provvedimento  e
ne da' comunicazione al sindaco. In  caso  di  mancata  convalida  il
sindaco dispone la cessazione del trattamento sanitario  obbligatorio
in condizioni di degenza ospedaliera. 
  Se il provvedimento di cui al primo comma del presente articolo  e'
disposto dal sindaco di un comune  diverso  da  quello  di  residenza
dell'infermo, ne va data comunicazione al sindaco  di  questo  ultimo
comune, nonche' al giudice tutelare nella cui circoscrizione  rientra
il comune di residenza. Se il provvedimento di cui al primo comma del
presente articolo e' adottato nei confronti di cittadini stranieri  o
di apolidi, ne va data comunicazione al Ministero dell'interno, e  al
consolato competente, tramite il prefetto. 
  Nei  casi  in  cui  il  trattamento  sanitario  obbligatorio  debba
protrarsi  oltre  il  settimo  giorno,  ed  in  quelli  di  ulteriore
prolungamento, il sanitario responsabile  del  servizio  psichiatrico
della unita sanitaria locale e' venuto a formulare, in  tempo  utile,
una proposta motivata al sindaco che  ha  disposto  il  ricovero,  il
quale ne da' comunicazione al giudice tutelare, con  le  modalita'  e
per gli adempimenti di cui al primo  e  secondo  comma  del  presente
articolo, indicando la ulteriore durata presumibile  del  trattamento
stesso. 
  Il sanitario di cui al comma precedente e' tenuto a  comunicare  al
sindaco, sia in caso di dimissione del ricoverato che in  continuita'
di degenza, la cessazione delle condizioni che  richiedono  l'obbligo
del   trattamento   sanitario;   comunica   altresi'   la   eventuale
sopravvenuta impossibilita' a proseguire il  trattamento  stesso.  Il
sindaco,  entro  48  ore  dal  ricevimento  della  comunicazione  del
sanitario, ne da' notizia al giudice tutelare. 
  Qualora ne sussista la necessita'  il  giudice  tutelare  adotta  i
provvedimenti urgenti che possono  occorrere  per  conservare  e  per
amministrare il patrimonio dell'infermo. 
  La omissione delle comunicazioni di cui al primo, quarto  e  quinto
comma del presente articolo determina la cessazione di  ogni  effetto
del provvedimento e configura, salvo che non sussistano  gli  estremi
di un delitto piu' grave, il reato di omissione di atti di ufficio. 
  Chi e' sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, e  chiunque
vi  abbia  interesse,  puo'  proporre  al  tribunale  competente  per
territorio ricorso contro il provvedimento  convalidato  dal  giudice
tutelare. 
  Entro il termine di trenta giorni, decorrente  dalla  scadenza  del
termine di cui al secondo comma del  presente  articolo,  il  sindaco
puo' proporre  analogo  ricorso  avverso  la  mancata  convalida  del
provvedimento che dispone il trattamento sanitario obbligatorio. 
  Nel processo  davanti  al  tribunale  le  parti  possono  stare  in
giudizio senza  ministero  di  difensore  e  farsi  rappresentare  da
persona munita di mandato scritto in  calce  al  ricorso  o  in  atto
separato. Il ricorso puo' essere  presentato  al  tribunale  mediante
raccomandata con avviso di ricevimento. 
  Il presidente del tribunale fissa l'udienza di  comparizione  delle
parti con decreto in calce al ricorso che, a cura del cancelliere, e'
notificato alle parti nonche' al pubblico ministero. 
  Il presidente del tribunale,  acquisito  il  provvedimento  che  ha
disposto il trattamento sanitario obbligatorio e sentito il  pubblico
ministero, puo' sospendere il trattamento medesimo  anche  prima  che
sia tenuta l'udienza di comparizione. 
  Sulla richiesta di sospensiva il presidente del tribunale  provvede
entro dieci giorni. 
  Il tribunale provvede in camera di consiglio, sentito  il  pubblico
ministero, dopo avere assunto le informazioni  e  raccolto  le  prove
disposte di ufficio o richieste dalle parti. 
  I ricorsi ed i successivi procedimenti sono esenti  da  imposta  di
bollo. La decisione del processo non e' soggetta a registrazione. 
                              Art. 36.
                      (Termalismo terapeutico)

  Le  prestazioni  idrotermali, limitate al solo aspetto terapeutico,
da  erogarsi presso gli appositi presidi e servizi di cui al presente
articolo,  nonche' presso aziende termali di enti pubblici e privati,
riconosciute ai sensi dell'articolo 6, lettera t), e convenzionate ai
sensi  dell'articolo 44, sono garantite nei limiti previsti dal piano
sanitario  nazionale  di  cui all'articolo 53 e nelle forme stabilite
con le modalita' di cui al secondo comma dell'articolo 3.
  La  legge  regionale  promuove  la integrazione e la qualificazione
sanitaria  degli  stabilimenti  termali  pubblici, in particolare nel
settore  della riabilitazione, e favorisce altresi' la valorizzazione
sotto il profilo sanitario delle altre aziende termali.
  ((COMMA ABROGATO DALLA L. 31 DICEMBRE 1991, N. 412))
  Le  aziende  termali  gia'  facenti  capo  all'EAGAT  e che saranno
assegnate  alle  regioni,  per  l'ulteriore  destinazione  agli  enti
locali, in base alla procedura prevista dall'articolo 113 del decreto
del   Presidente   della   Repubblica  24  luglio  1977,  n.  616,  e
dall'articolo  1-quinquies  della legge 21 ottobre 1978, n. 641, sono
dichiarate  presidi  e  servizi  multizonali  delle  unita' sanitarie
locali nel cui territorio sono ubicate.
  La  destinazione  agli  enti  locali  delle  attivita',  patrimoni,
pertinenze  e  personale delle suddette aziende dovra' avvenire entro
il   31   dicembre   1979,   adottando,  in  quanto  applicabili,  le
disposizioni di cui ai successivi articoli 65 e 67.
                              Art. 37.
(Delega per la disciplina dell'assistenza sanitaria agli italiani
all'estero, ai cittadini del   comune  di  Campione  d'Italia  ed  al
                        personale navigante)

  Il  Governo  e'  delegato ad emanare, entro il 31 dicembre 1979, su
proposta del Ministro della sanita', di concerto con i Ministri degli
affari  esteri,  del  lavoro  e  della previdenza sociale, uno o piu'
decreti   aventi   valore   di   legge   ordinaria  per  disciplinare
l'erogazione   dell'assistenza   sanitaria   ai   cittadini  italiani
all'estero,  secondo  i  principi generali della presente legge e con
l'osservanza dei seguenti criteri direttivi:
    a)  dovra'  essere  assicurata  attraverso  forme  di  assistenza
diretta o indiretta, la tutela della salute dei lavoratori e dei loro
familiari  aventi  diritto,  ivi  compresi,  per  i casi d'urgenza, i
lavoratori frontalieri, per tutto il periodo di permanenza all'estero
connesso  alla  prestazione  di  attivita'  lavorativa,  qualora tali
soggetti  non  godano di prestazioni assistenziali garantite da leggi
locali  o  tali prestazioni siano palesemente inferiori ai livelli di
prestazioni  sanitarie  stabiliti  con le modalita' di cui al secondo
comma dell'articolo 3;
    b)  dovranno essere previste particolari forme e procedure, anche
attraverso  convenzioni  dirette, per l'erogazione dell'assistenza ai
dipendenti  dello  Stato e di enti pubblici, ai loro familiari aventi
diritto,  nonche'  ai  contrattisti  stranieri,  che prestino la loro
opera   presso   rappresentanze   diplomatiche,   uffici   consolari,
istituzioni scolastiche e culturali ovvero in delegazioni o uffici di
enti pubblici oppure in servizio di assistenza tecnica;
    c)  dovranno  essere  previste  specifiche norme per disciplinare
l'assistenza  sanitaria ai cittadini italiani residenti nel comune di
Campione  d'Italia  per  gli  interventi che, pur compresi fra quelli
previsti  dal  secondo  comma  dell'articolo  3,  non  possono essere
erogati  dall'unita'  sanitaria  locale  di cui fa parte il comune, a
causa della sua eccezionale collocazione geografica.
  Restano  salve  le  norme  che  disciplinano l'assistenza sanitaria
dovuta alle persone aventi diritto all'assistenza stessa in virtu' di
trattati  e  accordi  internazionali  bilaterali  o  multilaterali di
reciprocita'  sottoscritti  dall'Italia,  nonche' in attuazione della
legge 2 maggio 1969, n. 302.
  Entro  il  termine  di cui al primo comma il Governo e' delegato ad
emanare,  su  proposta  del Ministro della sanita', di concerto con i
Ministri della marina mercantile, dei trasporti, degli affari esteri,
un   decreto  avente  valore  di  legge  ordinaria  per  disciplinare
l'erogazione   dell'assistenza   sanitaria  al  personale  navigante,
marittimo  e dell'aviazione civile, secondo i principi generali e con
l'osservanza  dei  criteri  direttivi  indicati nella presente legge,
tenuto conto delle condizioni specifiche di detto personale. ((4))
---------------
AGGIORNAMENTO (4)
  La  L. 29 febbraio 1980, n. 33, ha disposto (con l'art. 2, comma 1)
che:  "Le  deleghe  conferite  al Governo con gli articoli 7, 42 e 70
della  legge  23  dicembre 1978, n. 833, scadute il 23 dicembre 1979,
nonche'  le  deleghe  conferite  con gli articoli 23 e 37 della legge
medesima,  scadute  il  31  dicembre  1979, sono rinnovate fino al 31
luglio 1980".
                              Art. 38.
                 (Servizio di assistenza religiosa)

  Presso le strutture di ricovero del servizio sanitario nazionale e'
assicurata l'assistenza religiosa nel rispetto della volonta' e della
liberta' di coscienza del cittadino.
  A  tale  fine  l'unita' sanitaria locale provvede per l'ordinamento
del  servizio  di  assistenza  religiosa  cattolica  d'intesa con gli
ordinari  diocesani  competenti  per  territorio; per gli altri culti
d'intesa   con  le  rispettive  autorita'  religiose  competenti  per
territorio.
                              Art. 39. 
           (Cliniche universitarie e relative convenzioni) 
 
  Fino alla riforma dell'ordinamento universitario e  della  facolta'
di medicina, per i rapporti tra regioni ed universita'  relativamente
alle attivita' del servizio  sanitario  nazionale,  si  applicano  le
disposizioni di cui ai successivi commi. 
  Al fine di realizzare  un  idoneo  coordinamento  delle  rispettive
funzioni  istituzionali,  le  regioni   e   l'universita'   stipulano
convenzioni per disciplinare, anche sotto l'aspetto finanziario: 
    1) l'apporto nel settore assistenziale delle facolta' di medicina
alla realizzazione degli  obiettivi  della  programmazione  sanitaria
regionale; 
    2) l'utilizzazione da  parte  delle  facolta'  di  medicina,  per
esigenze di ricerca e di  insegnamento,  di  idonee  strutture  delle
unita' sanitarie locali e  l'apporto  di  queste  ultime  ai  compiti
didattici e di ricerca della universita'. 
  Tali convenzioni una volta definite fanno parte dei piani  sanitari
regionali di cui al terzo comma dell'articolo 11. 
  Con tali convenzioni: 
    a) saranno indicate le strutture delle unita' sanitarie locali da
utilizzare a fini didattici e di ricerca,  in  quanto  rispondano  ai
requisiti di idoneita' fissati con decreto interministeriale adottato
di concerto tra i Ministri della pubblica istruzione e della sanita'; 
    b) al fine di assicurare il miglior funzionamento  dell'attivita'
didattica  e  di  ricerca  mediante  la  completa  utilizzazione  del
personale  docente   delle   facolta'   di   medicina   e   l'apporto
all'insegnamento  di  personale  ospedaliero  laureato  e  di   altro
personale  laureato  e  qualificato  sul  piano  didattico,   saranno
indicate le strutture a direzione universitaria e quelle a  direzione
ospedaliera alle quali affidare funzioni  didattiche  integrative  di
quelle  universitarie.  Le  strutture  a  direzione  ospedaliera  cui
vengono affidate le suddette funzioni didattiche non possono superare
il numero di quelle a direzione universitaria. 
  Le indicazioni previste nelle lettere a) e b) del precedente  comma
sono formulate previo parere espresso da una commissione  di  esperti
composta da tre rappresentanti della universita' e tre rappresentanti
della regione. 
  Le convenzioni devono altresi' prevedere: 
    1) che le cliniche e gli istituti universitari di ricovero e cura
che sono attualmente  gestiti  direttamente  dall'universita',  fermo
restando il loro autonomo ordinamento, rientrino, per quanto concerne
l'attivita' di assistenza sanitaria, nei piani sanitari  nazionali  e
regionali; 
    2) che l'istituzione di nuove divisioni, sezioni  e  servizi  per
sopravvenute esigenze didattiche e di ricerca  che  comportino  nuovi
oneri connessi all'assistenza a carico  delle  regioni  debba  essere
attuata d'intesa tra regioni ed universita'. 
  In caso di mancato accordo tra regioni  ed  universita'  in  ordine
alla stipula della convenzione o in ordine alla istituzione di  nuove
divisioni, sezioni e servizi di cui al comma precedente si applica la
procedura di cui all'articolo 50 della legge  12  febbraio  1968,  n.
132, sentiti il  Consiglio  sanitario  nazionale  e  la  sezione  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione. 
  Le convenzioni di cui al secondo comma vanno  attuate,  per  quanto
concerne la utilizzazione delle strutture assistenziali delle  unita'
sanitarie  locali,  con  specifiche  convenzioni,  da  stipulare  tra
l'universita' e l'unita' sanitaria locale, che disciplineranno  sulla
base della legislazione vigente le materie indicate  nell'articolo  4
del decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1969, n. 129. 
  Le convenzioni previste nel presente articolo sono stipulate  sulla
base di schemi tipo da emanare entro sei mesi dall'entrata in  vigore
della presente legge, approvati di  concerto  tra  i  Ministri  della
pubblica istruzione e della sanita', sentite le regioni, il Consiglio
sanitario nazionale e la 1ª sezione  del  Consiglio  superiore  della
pubblica istruzione. 
                              Art. 40.
              (Enti di ricerca e relative convenzioni)

  Convenzioni   analoghe   a   quelle   previste   per   le  cliniche
universitarie,  e  di  cui  all'articolo  39  della  presente  legge,
potranno  essere stipulate tra le regioni e gli enti di ricerca i cui
organi  svolgano  attivita'  finalizzata  agli obiettivi del servizio
sanitario  nazionale,  al fine di disciplinare la erogazione da parte
di  tali  organi  di  prestazioni  sanitarie  a  livello  preventivo,
assistenziale e riabilitativo, nonche' la utilizzazione del personale
degli enti di ricerca secondo i fini della presente legge.
                              Art. 41.
(Convenzioni con istituzioni   sanitarie   riconosciute  che  erogano
                        assistenza pubblica)

  Salva la vigilanza tecnico-sanitaria spettante all'unita' sanitaria
locale competente per territorio, nulla e' innovato alle disposizioni
vigenti  per quanto concerne il regime giuridico-amministrativo degli
istituti ed enti ecclesiastici civilmente riconosciuti che esercitano
l'assistenza  ospedaliera, nonche' degli ospedali di cui all'articolo
1 della legge 26 novembre 1973, n. 817.
  Salva la vigilanza tecnico-sanitaria spettante all'unita' sanitaria
locale  competente  per territorio, nulla e' innovato alla disciplina
vigente  per quanto concerne l'ospedale Galliera di Genova. Con legge
dello  Stato,  entro  il  31  dicembre  1979,  si  provvede  al nuovo
ordinamento  dell'Ordine  mauriziano, ai sensi della XIV Disposizione
transitoria e finale della Costituzione ed in conformita', sentite le
regioni  interessate,  per quanto attiene all'assistenza ospedaliera,
ai principi di cui alla presente legge.
  I  rapporti delle unita' sanitarie locali competenti per territorio
con  gli istituti, enti ed ospedali di cui al primo comma che abbiano
ottenuto la classificazione ai sensi della legge 12 febbraio 1968, n.
132,  nonche'  con  l'ospedale  Galliera  di  Genova e con il Sovrano
Ordine militare di Malta, sono regolati da apposite convenzioni.
  Le  convenzioni  di cui al terzo comma del presente articolo devono
essere stipulate in conformita' a schemi tipo approvati dal Consiglio
dei  ministri,  su  proposta  del  Ministro della sanita', sentito il
Consiglio sanitario nazionale.
  Le  regioni,  nell'assicurare  la dotazione finanziaria alle unita'
sanitarie  locali,  devono  tener  conto  delle convenzioni di cui al
presente articolo.
                              Art. 42. 
      (Istituti di ricovero e di cura a carattere scientifico) 
 
  Le disposizioni del presente articolo si  applicano  agli  istituti
che insieme a prestazioni  sanitarie  di  ricovero  e  cura  svolgono
specifiche attivita' di ricerca scientifica biomedica. 
  Il riconoscimento del carattere scientifico di  detti  istituti  e'
effettuato con decreto del Ministro della sanita' di  intesa  con  il
Ministro della pubblica istruzione, sentite le regioni interessate  e
il Consiglio sanitario nazionale. 
  Detti istituti per la parte assistenziale sono considerati  presidi
ospedalieri  multizonali  delle  unita'  sanitarie  locali  nel   cui
territorio sono ubicati. 
  Nei confronti  di  detti  istituti,  per  la  parte  assistenziale,
spettano alle regioni le funzioni che esse esercitano  nei  confronti
dei presidi ospedalieri delle unita' sanitarie locali o delle case di
cura private a seconda che si tratti di istituti aventi  personalita'
giuridica di diritto  pubblico  o  di  istituti  aventi  personalita'
giuridica di diritto privato. Continuano  ad  essere  esercitate  dai
competenti  organi  dello  Stato  le  funzioni  attinenti  al  regime
giuridico-amministrativo degli istituti. 
  Per gli istituti aventi personalita' giuridica di  diritto  privato
sono stipulate dalle regioni convenzioni  per  assistenza  sanitaria,
sulla base di schemi tipo approvati dal Consiglio  dei  ministri,  su
proposta del Ministro della sanita', sentito il  Consiglio  sanitario
nazionale, che tengano conto della particolarita' di detti  istituti.
I rapporti tra detti istituti e  le  regioni  sono  regolati  secondo
quanto previsto dagli articoli 41, 43 e 44 della presente legge. 
  Il controllo sulle deliberazioni degli istituti aventi personalita'
giuridica di diritto pubblico,  per  quanto  attiene  alle  attivita'
assistenziali, e' esercitato nelle forme  indicate  dal  primo  comma
dell'articolo 49.  L'annullamento  delle  deliberazioni  adottate  in
deroga alle disposizioni regionali non e' consentito  ove  la  deroga
sia  stata  autorizzata  con  specifico   riguardo   alle   finalita'
scientifiche  dell'istituto,  mediante  decreto  del  Ministro  della
sanita' di concerto con il Ministro della ricerca scientifica. 
  ((COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 30 GIUGNO 1993, N. 269)) ((23)) 
  ((COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 30 GIUGNO 1993, N. 269)) ((23)) 
  ((COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 30 GIUGNO 1993, N. 269)) ((23)) 
  ((COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 30 GIUGNO 1993, N. 269)) (4) ((23)) 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (4) 
  La L. 29 febbraio 1980, n. 33, ha disposto (con l'art. 2, comma  1)
che "Le deleghe conferite al Governo con gli  articoli  7,  42  e  70
della legge 23 dicembre 1978, n. 833, scadute il  23  dicembre  1979,
nonche' le deleghe conferite con gli articoli 23  e  37  della  legge
medesima, scadute il 31 dicembre 1979,  sono  rinnovate  fino  al  31
luglio 1980". 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (23) 
  Il D. Lgs. 30 giugno 1993, n. 269, ha disposto (con l'art. 8, comma
2) che  l'abrogazione  ha  efficacia  dalla  entrata  in  vigore  dei
regolamenti previsti dal presente decreto, in relazione alle  materie
di rispettiva competenza. 
                              Art. 43. 
        (Autorizzazione e vigilanza su istituzioni sanitarie) 
 
  La legge regionale disciplina l'autorizzazione e la vigilanza sulle
istituzioni sanitarie di carattere privato, ivi  comprese  quelle  di
cui all'articolo 41, primo comma, che non hanno richiesto  di  essere
classificate ai sensi della legge 12 febbraio 1968, n. 132, su quelle
convenzionate di cui all'articolo  26,  e  sulle  aziende  termali  e
definisce  le  caratteristiche  funzionali  cui  tali  istituzioni  e
aziende devono corrispondere onde assicurare livelli  di  prestazioni
sanitarie non inferiori a quelle erogate dai corrispondenti presidi e
servizi delle unita' sanitarie locali. Restano ferme le  funzioni  di
indirizzo e coordinamento di cui all'articolo 5. 
  Gli istituti, enti ed ospedali di cui all'articolo 41, primo comma,
che non abbiano ottenuto la classificazione ai sensi della  legge  12
febbraio 1968, n. 132, e alle istituzioni  a  carattere  privato  che
abbiano un  ordinamento  dei  servizi  ospedalieri  corrispondente  a
quello degli ospedali gestiti  direttamente  dalle  unita'  sanitarie
locali, possono ottenere dalla regione,  su  domanda  da  presentarsi
entro i termini stabiliti con legge regionale, che i loro ospedali, a
seconda  delle  caratteristiche  tecniche  e  specialistiche,   siano
considerati,  ai  fini  dell'erogazione  dell'assistenza   sanitaria,
presidi dell'unita' sanitaria locale nel cui territorio sono ubicati,
sempre che il piano regionale sanitario preveda i  detti  presidi.  I
rapporti dei predetti  istituti,  enti  ed  ospedali  con  le  unita'
sanitarie locali sono regolati da apposite convenzioni. 
  Le convenzioni di cui al comma precedente devono  essere  stipulate
in conformita' a schemi tipo approvati dal Consiglio dei ministri, su
proposta del Ministro della sanita', sentito il  Consiglio  sanitario
nazionale e devono  prevedere  fra  l'altro  forme  e  modalita'  per
assicurare l'integrazione  dei  relativi  presidi  con  quelli  delle
unita' sanitarie locali. 
  Sino alla emanazione della legge regionale di cui  al  primo  comma
rimangono in vigore gli articoli 51, 52 e 53, primo e secondo  comma,
della legge 12 febbraio 1968, n. 132, e il decreto del Ministro della
sanita' in data  5  agosto  1977,  adottato  ai  sensi  del  predetto
articolo 51 e pubblicato nella Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica
del 31 agosto 1977, n. 236, nonche' gli articoli 194, 195, 196, 197 e
198 del testo unico delle leggi sanitarie approvato con regio decreto
27 luglio 1934, n. 1265, intendendosi sostituiti al  Ministero  della
sanita'  la  regione  e  al  medico  provinciale  e  al  prefetto  il
presidente della giunta regionale. 
                              Art. 44.
               (Convenzioni con istituzioni sanitarie)

  Il  piano  sanitario  regionale  di  cui all'articolo 55 accerta la
necessita'   di   convenzionare   le   istituzioni   private  di  cui
all'articolo  precedente,  tenendo  conto  prioritariamente di quelle
gia' convenzionate.
  La legge regionale stabilisce norme per:
    a) le convenzioni fra le unita' sanitarie locali e le istituzioni
private  di cui all'articolo precedente, da stipularsi in armonia col
piano  sanitario  regionale e garantendo la erogazione di prestazioni
sanitarie non inferiori a quelle erogate dai corrispondenti presidi e
servizi delle unita' sanitarie locali;
    b)  le  convenzioni  fra  le unita' sanitarie locali e le aziende
termali di cui all'articolo 36.
  Dette  convenzioni  sono stipulate dalle unita' sanitarie locali in
conformita'  a  schemi  tipo  approvati  dal  Ministro della sanita',
sentito il Consiglio sanitario nazionale.
  Le convenzioni stipulate a norma del presente articolo dalle unita'
sanitarie  locali competenti per territorio hanno efficacia anche per
tutte le altre unita' sanitarie locali del territorio nazionale.
                              Art. 45. 
                   (Associazioni di volontariato) 
 
  E' riconosciuta la  funzione  delle  associazioni  di  volontariato
liberamente  costituite  aventi  la  finalita'   di   concorrere   al
conseguimento  dei  fini   istituzionali   del   servizio   sanitario
nazionale. 
  Tra le associazioni di volontariato di cui al comma precedente sono
ricomprese anche le  istituzioni  a  carattere  associativo,  le  cui
attivita' si fondano, a norma di statuto, su prestazioni volontarie e
personali dei soci. Dette istituzioni,  se  attualmente  riconosciute
come istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza  (IPAB),  sono
escluse dal trasferimento di cui  all'articolo  25  del  decreto  del
Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616. 
  A tal fine le predette istituzioni avanzano documentata istanza  al
presidente della giunta regionale che con  proprio  decreto  procede,
sentito il consiglio comunale ove ha sede l'istituzione, a dichiarare
l'esistenza delle condizioni previste nel comma precedente. >Di  tale
decreto viene data notizia alla commissione di  cui  al  sesto  comma
dell'articolo 25 del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  24
luglio 1977, n. 616. 
  Sino all'entrata in vigore della legge di  riforma  dell'assistenza
pubblica dette istituzioni restano disciplinate dalla legge 17 luglio
1890, n. 6972, e successive modifiche e integrazioni. 
  I rapporti fra le unita' sanitarie locali  e  le  associazioni  del
volontariato ai fini  del  loro  concorso  alle  attivita'  sanitarie
pubbliche sono regolati da  apposite  convenzioni  nell'ambito  della
programmazione e della legislazione sanitaria regionale. 
                              Art. 46. 
                       (Mutualita' volontaria) 
 
  La mutualita' volontaria e' libera. 
  E' vietato agli enti,  imprese  ed  aziende  pubbliche  contribuire
sotto qualsiasi forma al finanziamento di associazioni  mutualistiche
liberamente  costituite  aventi  finalita'  di  erogare   prestazioni
integrative dell'assistenza sanitaria prestata dal servizio sanitario
nazionale. 
									CAPO IV*PERSONALE.*
Art. 47. (Personale dipendente) Lo stato giuridico ed economico del personale delle unita' sanitarie locali e' disciplinato, salvo quanto previsto espressamente dal presente articolo, secondo i principi generali e comuni del rapporto di pubblico impiego. In relazione a quanto disposto dal secondo comma dell'articolo 13, la gestione amministrativa del personale delle unita' sanitarie locali e' demandata all'organo di gestione delle stesse, dal quale il suddetto personale dipende sotto il profilo funzionale, disciplinare e retributivo. Il Governo e' delegato ad emanare, entro il 30 giugno 1979, su proposta del Presidente del Consiglio, di concerto con i Ministri della sanita' e del lavoro e della previdenza sociale, previa consultazione delle associazioni sindacali delle categorie interessate uno o piu' decreti aventi valore di legge ordinaria per disciplinare, salvo quanto previsto dall'ottavo comma del presente articolo, lo stato giuridico del personale delle unita' sanitarie locali nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi: 1) assicurare un unico ordinamento del personale in tutto il territorio nazionale; 2) disciplinare i ruoli del personale sanitario, professionale, tecnico ed amministrativo; 3) definire le tabelle di equiparazione per il personale proveniente dagli enti e dalle amministrazioni le cui funzioni sono trasferite ai comuni per essere esercitate mediante le unita' sanitarie locali e provvedere a regolare i trattamenti di previdenza e di quiescenza, compresi gli eventuali trattamenti integrativi di cui all'articolo 14 della legge 20 marzo 1975, n. 70; 4) garantire con criteri uniformi il diritto all'esercizio della libera attivita' professionale per i medici e veterinari dipendenti dalle unita' sanitarie locali, degli istituti universitari e dei policlinici convenzionati e degli istituti scientifici di ricovero e cura di cui all'articolo 42. Con legge regionale sono stabiliti le modalita' e i limiti per l'esercizio di tale attivita'; 5) prevedere misure rivolte a favorire, particolarmente per i medici a tempo pieno, l'esercizio delle attivita' didattiche e scientifiche e ad ottenere, su richiesta, il comando per ragioni di aggiornamento tecnico scientifico; 6) fissare le modalita' per l'aggiornamento obbligatorio professionale del personale; 7) prevedere disposizioni per rendere omogeneo il trattamento economico complessivo e per equiparare gli istituti normativi aventi carattere economico del personale sanitario universitario operante nelle strutture convenzionate con quelli del personale delle unita' sanitarie locali. Ai fini di una efficace organizzazione dei servizi delle unita' sanitarie locali, le norme delegate di cui al comma precedente, oltre a demandare alla regione il potere di emanare norme per la loro attuazione ai sensi dell'articolo 117, ultimo comma, della Costituzione, dovranno prevedere: 1) criteri generali per la istituzione e la gestione da parte di ogni regione di ruoli nominativi regionali del personale del servizio sanitario nazionale addetto ai presidi, servizi ed uffici delle unita' sanitarie locali. Il personale in servizio presso le unita' sanitarie locali sara' collocato nei diversi ruoli in rapporto a titoli e criteri fissati con decreto del Ministro della sanita'. Tali ruoli hanno valore anche ai fini dei trasferimenti, delle promozioni e dei concorsi; 2) criteri generali per i comandi o per i trasferimenti nell'ambito del territorio regionale; 3) criteri generali per la regolamentazione, in sede di accordo nazionale unico, della mobilita' del personale; 4) disposizioni per disciplinare i concorsi pubblici, che devono essere banditi dalla regione su richiesta delle unita' sanitarie locali, e per la efficacia delle graduatorie da utilizzare anche ai fini del diritto di scelta tra i posti messi a concorso; 5) disposizioni volte a stabilire che nell'ambito delle singole unita' sanitarie locali l'assunzione avviene nella qualifica funzionale e non nel posto. I decreti delegati di cui al terzo comma del presente articolo prevedono altresi' norme riguardanti: a) i criteri per la valutazione, anche ai fini di pubblici concorsi, dei servizi e dei titoli di candidati che hanno svolto la loro attivita' o nelle strutture sanitarie degli enti di cui all'articolo 41 o in quelle convenzionate a norma dell'articolo 43 fatti salvi i diritti acquisiti ai sensi dell'articolo 129 del decreto del Presidente della Repubblica numero 130 del 27 marzo 1969; b) la quota massima dei posti vacanti che le regioni possono riservare, per un tempo determinato, a personale in servizio a rapporto di impiego continuativo presso strutture convenzionate che cessino il rapporto convenzionale nonche' le modalita' ed i criteri per i relativi concorsi; c) le modalita' ed i criteri per l'immissione nei ruoli regionali di cui al n. 1) del precedente comma, previo concorso riservato, del personale non di ruolo addetto esclusivamente e, in modo continuativo, ai servizi sanitari in data non successiva al 30 giugno 1978 ed in servizio all'atto dell'entrata in vigore della presente legge presso regioni, comuni, province, loro consorzi e istituzioni ospedaliere pubbliche. Le unita' sanitarie locali, per l'attuazione del proprio programma di attivita' e in relazione a comprovate ed effettive esigenze assistenziali, didattiche e di ricerca, previa autorizzazione della regione, individuano le strutture, le divisioni ed i servizi cui devono essere addetti sanitari a tempo pieno e prescrivono, anche in carenza della specifica richiesta degli interessati, a singoli sanitari delle predette strutture, divisioni e servizi, la prestazione del servizio a tempo pieno. In riferimento al comma precedente, i relativi bandi di concorso per posti vacanti prescrivono il rapporto di lavoro a tempo pieno. Il trattamento economico e gli istituti normativi di carattere economico del rapporto d'impiego di tutto il personale sono disciplinati mediante accordo nazionale unico, di durata triennale, stipulato tra il Governo, le regioni e l'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative in campo nazionale delle categorie interessate. La delegazione del Governo, delle regioni e dell'ANCI per la stipula degli accordi anzidetti e' costituita rispettivamente da un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei ministri e dai Ministri della sanita', del lavoro e della previdenza sociale e del tesoro; da cinque rappresentanti designati dalle regioni attraverso la commissione interregionale di cui all'articolo 13 della legge 16 maggio 1970, n. 281; da sei rappresentanti designati dell'ANCI. L'accordo nazionale di cui al comma precedente e' reso esecutivo con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri. I competenti organi locali adottano entro 30 giorni dalla pubblicazione del suddetto decreto i necessari e dovuti atti deliberativi. E' fatto divieto di concedere al personale delle unita' sanitarie locali compensi, indennita' o assegni di qualsiasi genere e natura che modifichino direttamente o indirettamente il trattamento economico previsto dal decreto di cui al precedente comma. Allo scopo di garantire la parificazione delle lingue italiana e tedesca nel servizio sanitario, e' fatta salva l'indennita' di bilinguismo in provincia di Bolzano. Gli atti adottati in contrasto con la presente norma sono nulli di diritto e comportano la responsabilita' personale degli amministratori. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 MARZO 2010, N. 66)) (2) --------------- AGGIORNAMENTO (2) La L. 22 ottobre 1979, n. 510, ha disposto (con l'art. 1, comma 1) che la delega conferita al Governo con il presente articolo, scaduta il 30 giugno 1979, e' rinnovata sino al 20 dicembre 1979. Ha inoltre disposto (con l'art. 1, comma 2) che "Ai soli fini dell'esercizio della delega di cui al comma precedente, i termini previsti nell'articolo 8 della legge 22 luglio 1975, n. 382, sono ridotti alla meta'".
                              Art. 48. 
                (Personale a rapporto convenzionale) 
 
  L'uniformita' del trattamento economico e normativo  del  personale
sanitario  a  rapporto   convenzionale   e'   garantita   sull'intero
territorio nazionale da convenzioni,  aventi  durata  triennale,  del
tutto conformi agli accordi collettivi  nazionali  stipulati  tra  il
Governo, le regioni e l'Associazione nazionale  dei  comuni  italiani
(ANCI) e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative  in
campo nazionale di ciascuna categoria. La  delegazione  del  Governo,
delle regioni e dell'ANCI per la stipula degli accordi  anzidetti  e'
costituita rispettivamente dai Ministri della sanita', del  lavoro  e
della previdenza sociale  e  del  tesoro;  da  cinque  rappresentanti
designati dalle regioni attraverso la commissione  interregionale  di
cui all'articolo 13 della legge  16  maggio  1970,  n.  281;  da  sei
rappresentanti designati dall'ANCI. ((16)) 
  L'accordo nazionale di cui al comma precedente  e'  reso  esecutivo
con  decreto  del  Presidente  della  Repubblica,  su  proposta   del
Presidente del Consiglio dei ministri.  I  competenti  organi  locali
adottano entro 30 giorni dalla pubblicazione del suddetto  decreto  i
necessari e dovuti atti deliberativi. 
  Gli accordi collettivi nazionali  di  cui  al  primo  comma  devono
prevedere: 
    1)  il  rapporto  ottimale  medico-assistibili  per  la  medicina
generale e quella pediatrica di libera scelta, al fine di determinare
il numero dei medici generici e dei pediatri  che  hanno  diritto  di
essere convenzionati in ogni unita' sanitaria locale, fatto salvo  il
diritto di libera scelta del medico per ogni cittadino; 
    2) l'istituzione e i criteri di formazione di elenchi unici per i
medici generici, per i pediatri, per  gli  specialisti  convenzionati
esterni e per gli specialisti e generici ambulatoriali; 
    3) l'accesso alla convenzione, che e' consentito  ai  medici  con
rapporto di impiego continuativo a tempo definito; 
    4) la disciplina delle incompatibilita' e delle  limitazioni  del
rapporto convenzionale rispetto ad altre attivita' mediche,  al  fine
di  favorire  la  migliore  distribuzione  del  lavoro  medico  e  la
qualificazione delle prestazioni; 
    5) il numero massimo degli assistiti per ciascun medico  generico
e pediatra di libera scelta a ciclo di fiducia ed  il  massimo  delle
ore per i medici ambulatoriali specialisti e generici, da determinare
in  rapporto   ad   altri   impegni   di   lavoro   compatibili;   la
regolamentazione degli obblighi che derivano al medico in  dipendenza
del numero degli assistiti o delle ore; il divieto di esercizio della
libera  professione  nei  confronti  dei  propri  convenzionati;   le
attivita' libero-professionali incompatibili con gli impegni  assunti
nella convenzione. Eventuali deroghe in  aumento  al  numero  massimo
degli assistiti e delle ore di servizio ambulatoriale potranno essere
autorizzate in relazione a particolari situazioni  locali  e  per  un
tempo determinato dalle regioni, previa domanda motivata alla  unita'
sanitaria locale; 
    6)  l'incompatibilita'  con  qualsiasi  forma  di  cointeressenza
diretta o indiretta e con qualsiasi rapporto di interesse con case di
cura private e industrie farmaceutiche. Per quanto invece attiene  al
rapporto di lavoro si applicano  le  norme  previste  dal  precedente
punto 4); 
    7) la differenziazione del trattamento economico a seconda  della
quantita' e qualita' del lavoro prestato in relazione  alle  funzioni
esercitate nei settori  della  prevenzione,  cura  e  riabilitazione.
Saranno fissate a tal fine tariffe socio-sanitarie costituite, per  i
medici generici e per i pediatri di libera  scelta,  da  un  compenso
globale annuo per  assistito;  e,  per  gli  specialisti  e  generici
ambulatoriali, da distinti compensi commisurati alle  ore  di  lavoro
prestato  negli  ambulatori  pubblici  e  al  tipo  e  numero   delle
prestazioni effettuate presso gli ambulatori  convenzionati  esterni.
Per  i  pediatri  di   libera   scelta   potranno   essere   previste
nell'interesse dell'assistenza forme integrative di remunerazione; 
    8) le forme di controllo sull'attivita' dei medici convenzionati,
nonche' le ipotesi di infrazione da parte dei medici  degli  obblighi
derivanti dalla convenzione, le  conseguenti  sanzioni,  compresa  la
risoluzione del rapporto convenzionale, e il procedimento per la loro
irrogazione, salvaguardando il principio  della  contestazione  degli
addebiti e fissando la composizione  di  commissioni  paritetiche  di
disciplina; 
    9) le forme di incentivazione in favore dei medici  convenzionati
residenti in zone particolarmente  disagiate,  anche  allo  scopo  di
realizzare una migliore distribuzione territoriale dei medici; 
    10) le  modalita'  per  assicurare  l'aggiornamento  obbligatorio
professionale dei medici convenzionati; 
    11) le modalita' per assicurare  la  continuita'  dell'assistenza
anche in assenza o impedimento del medico tenuto alla prestazione; 
    12) le forme di collaborazione fra i medici, il lavoro medico  di
gruppo e integrato nelle strutture sanitarie e la partecipazione  dei
medici a programmi di prevenzione e di educazione sanitaria; 
    13)  la  collaborazione  dei  medici,  per  la  parte   di   loro
competenza, alla  compilazione  di  libretti  sanitari  personali  di
rischio. 
  I criteri di cui al comma precedente,  in  quanto  applicabili,  si
estendono alle convenzioni con le  altre  categorie  non  mediche  di
operatori professionali, da stipularsi con le  modalita'  di  cui  al
primo e secondo comma del presente articolo. 
  Gli  stessi  criteri,  per  la  parte  compatibile,  si  estendono,
altresi', ai sanitari che erogano le prestazioni specialistiche e  di
riabilitazione in ambulatori dipendenti da enti  o  istituti  privati
convenzionati con la regione. 
  Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche alle
convenzioni da stipulare da parte delle unita' sanitarie  locali  con
tutte le farmacie di cui all'articolo 28. 
  E'  nullo  qualsiasi  atto,  anche  avente  carattere  integrativo,
stipulato  con  organizzazioni  professionali  o  sindacali  per   la
disciplina dei rapporti convenzionali. Resta la facolta' degli organi
di gestione delle unita' sanitarie locali  di  stipulare  convenzioni
con ordini religiosi per l'espletamento di servizi  nelle  rispettive
strutture. 
  E' altresi' nulla qualsiasi convenzione  con  singoli  appartenenti
alle categorie di cui al presente  articolo.  Gli  atti  adottati  in
contrasto  con  la  presente  norma  comportano  la   responsabilita'
personale degli amministratori. 
  Le  federazioni  degli  ordini   nazionali,   nonche'   i   collegi
professionali, nel  corso  delle  trattative  per  la  stipula  degli
accordi nazionali collettivi  riguardanti  le  rispettive  categorie,
partecipano in  modo  consultivo  e  limitatamente  agli  aspetti  di
carattere  deontologico  e  agli  adempimenti  che  saranno  ad  essi
affidati dalle convenzioni uniche. 
  Gli ordini e collegi professionali sono tenuti a dare esecuzione ai
compiti che saranno ad essi demandati dalle convenzioni uniche.  Sono
altresi'  tenuti  a  valutare  sotto  il   profilo   deontologico   i
comportamenti degli iscritti agli albi  professionali  che  si  siano
resi  inadempienti  agli  obblighi  convenzionali,  indipendentemente
dalle sanzioni applicabili a norma di convenzione. 
  In caso di grave inosservanza delle disposizioni di  cui  al  comma
precedente, la regione  interessata  provvede  a  farne  denuncia  al
Ministro della sanita' e a darne informazione contemporaneamente alla
competente  federazione  nazionale  dell'ordine.  Il  Ministro  della
sanita', sentita la suddetta federazione, provvede alla nomina di  un
commissario, scelto tra gli iscritti  nell'albo  professionale  della
provincia, per il compimento degli atti cui l'ordine provinciale  non
ha dato corso. 
  Sino  a  quando  non  sara'  riordinato  con   legge   il   sistema
previdenziale    relativo    alle     categorie     professionistiche
convenzionate, le convenzioni di cui al presente  articolo  prevedono
la determinazione della misura  dei  contributi  previdenziali  e  le
modalita' del loro versamento a favore dei fondi di previdenza di cui
al decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale in data
15 ottobre 1976, pubblicato nel supplemento alla  Gazzetta  Ufficiale
della Repubblica del 28 ottobre 1976, n. 289. 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (16) 
  La L. 27 dicembre 1983, n. 730, ha disposto (con l'art.  24,  comma
3)  che  "In  applicazione  dei  principi  di  contestualita'  e   di
omogeneizzazione  affermati  nell'articolo   20   del   decreto   del
Presidente della Repubblica 25 giugno 1983,  n.  348,  in  deroga  al
primo comma del citato articolo 48 della legge 23 dicembre  1978,  n.
833, gli accordi convenzionali, in scadenza  o  gia'  scaduti  al  31
dicembre 1983, sono rinnovati con scadenza al 30 giugno 1985". 
									Capo V*CONTROLLI, CONTABILITA' E FINANZIAMENTO*
Art. 49. (Controlli sulle unita' sanitarie locali) Il controllo sugli atti delle unita' sanitarie locali e' esercitato, in unica sede, dai comitati regionali di controllo di cui all'articolo 55 della legge 10 febbraio 1953, n. 62, integrati da un esperto in materia sanitaria designato dal Consiglio regionale e da un rappresentante del Ministero del tesoro, nelle forme previste dagli articoli 59 e seguenti della medesima legge. I provvedimenti vincolati della unita' sanitaria locale attinenti allo stato giuridico e al trattamento economico del personale dipendente indicati nell'articolo 10, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748, sono adottati dal coordinatore amministrativo dell'ufficio di direzione e trasmessi al comitato di gestione e al collegio dei revisori. Detti provvedimenti non sono assoggettati al controllo del comitato regionale di controllo. Il comitato di gestione, d'ufficio o su segnalazione del collegio dei revisori, nell'esercizio del potere di autotutela puo', entro 20 giorni dal ricevimento, annullare o riformare i provvedimenti indicati al comma precedente. ((Gli atti delle unita' sanitarie locali sono nulli di diritto se per la relativa spesa non e' indicata idonea copertura finanziaria.)) Le modificazioni apportate in sede di riordinamento delle autonomie locali alla materia dei controlli sugli atti e sugli organi dei comuni e delle province s'intendono automaticamente estese ai controlli sulle unita' sanitarie locali. I controlli di cui ai commi precedenti per le regioni a statuto speciale e per le province autonome di Trento e di Bolzano si esercitano nelle forme previste dai rispettivi statuti. I comuni singoli o associati e le comunita' montane presentano annualmente, in base a criteri e principi uniformi predisposti dalle regioni, allegata al bilancio delle unita' sanitarie locali, una relazione al presidente della giunta regionale sui livelli assistenziali raggiunti e sulle esigenze che si sono manifestate nel corso dell'esercizio. Il presidente della giunta regionale presenta annualmente al consiglio regionale una relazione generale sulla gestione ed efficienza dei servizi sanitari, con allegata la situazione contabile degli impegni assunti sulla quota assegnata alla regione degli stanziamenti per il servizio sanitario nazionale. Tale relazione deve essere trasmessa ai Ministri della sanita', del tesoro e del lavoro e della previdenza sociale, con allegato un riepilogo dei conti consuntivi, per singole voci, delle unita' sanitarie locali.
                              Art. 50.
                       (Norme di contabilita)

  Entro  sei  mesi  dalla  entrata  in vigore della presente legge le
regioni  provvedono  con  legge  a  disciplinare  l'utilizzazione del
patrimonio  e  la  contabilita'  delle  unita'  sanitarie  locali  in
conformita' ai seguenti principi:
    1)  la  disciplina  amministrativo-contabile  delle gestioni deve
risultare  corrispondente  ai  principi  della  contabilita' pubblica
previsti dalla legislazione vigente;
    2)  i  competenti organi dei comuni, singoli o associati, e delle
comunita' montane interessati cureranno l'effettuazione di periodiche
verifiche   di   cassa,   con   ritmo   almeno  bimestrale,  al  fine
dell'accertamento    di    eventuali    disavanzi,    da   comunicare
immediatamente  ai sindaci o ai presidenti delle comunita' competenti
per l'adozione dei provvedimenti di cui all'ultimo comma del presente
articolo;
    3) i bilanci devono recare analitiche previsioni tanto in termini
di competenze quanto in termini di cassa;
    4)  i  predetti  bilanci,  in  cui  saranno  distinte le gestioni
autonome  e  le  contabilita'  speciali, devono essere strutturati su
base economica;
    5)   i   conti   consuntivi   devono   contenere   una   compiuta
dimostrazione,   oltre   che  dei  risultati  finanziari,  di  quelli
economici e patrimoniali delle gestioni;
    6)  le  risultanze  complessive  delle previsioni di entrata e di
spesa  nonche'  dei  conti  consuntivi delle unita' sanitarie locali,
devono  essere  iscritte rispettivamente nel bilancio di previsione e
nel conto consuntivo dei comuni singoli o associati o delle comunita'
montane.  I  bilanci  di previsione e i conti consuntivi delle unita'
sanitarie locali debbono essere allegati alle contabilita' degli enti
territoriali cui si riferiscono;
    7)  gli stanziamenti iscritti in entrata ed in uscita dei bilanci
comunali  o  delle  comunita'  montane  per  i  compiti  delle unita'
sanitarie locali debbono comprendere i relativi affidamenti regionali
che non possono essere utilizzati in alcun caso per altre finalita';
    8)  i  contratti  di  fornitura  non possono essere stipulati con
dilazioni di pagamento superiori a 90 giorni;
    9)  alle  unita'  sanitarie locali e' vietato, anche attraverso i
comuni,   il   ricorso  a  qualsiasi  forma  di  indebitamento  salvo
anticipazioni  mensili  da  parte  del tesoriere pari a un dodicesimo
dello scoperto autorizzato.
  ((10)  l'obbligo  di  prevedere,  nell'ordinamento  contabile delle
unita'   sanitarie   locali,   l'adeguamento   della  classificazione
economica  e funzionale della spesa, della denominazione dei capitoli
delle  entrate  e delle spese nonche' dei relativi codici, ai criteri
stabiliti  con  decreto  del Presidente della Repubblica, su proposta
del  Ministro  del  tesoro di concerto con il Ministro della sanita',
sentita  la  commissione  interregionale di cui all'articolo 13 della
legge  16  maggio  1970, n. 281, da emanarsi entro il 30 giugno 1980.
Fino   all'emanazione  del  predetto  decreto  del  Presidente  della
Repubblica,  l'ordinamento  contabile  delle unita' sanitarie locali,
per  quanto  attiene  al  presente obbligo, dovra' essere conforme ai
criteri  contenuti  nelle  leggi  di bilancio e di contabilita' delle
rispettive regioni di appartenenza.))
  Le  unita' sanitarie locali debbono fornire alle regioni rendiconti
trimestrali,  entro  il termine perentorio di 30 giorni dalla data di
scadenza  del  trimestre, in cui si dia conto dell'avanzo o disavanzo
di cassa nonche' dei debiti e crediti dei bilanci gia' accertati alla
data  della  resa  del  conto  anzidetto,  dettagliando gli eventuali
impedimenti obiettivi per cui, decorso il termine di cui al numero 8)
del  primo  comma, non sono stati effettuati pagamenti per forniture.
((Nei  casi  di  inosservanza del termine suindicato, le regioni sono
tenute  a  provvedere all'acquisizione dei rendiconti stessi, entro i
successivi trenta giorni.))
  La  regione a sua volta fornira' gli stessi dati ai Ministeri della
sanita'  e  del  tesoro  secondo  un modello di rilevazione contabile
delle  spese del servizio sanitario nazionale impostato uniformemente
nell'ambito dell'indirizzo e coordinamento governativo.
  Ove dalla comunicazione di cui al numero 2) del primo comma, ovvero
dalla  rendicontazione  trimestrale  prevista  dal  secondo comma del
presente  articolo,  risulti  che  la gestione manifesta un disavanzo
complessivo,  e  cio'  anche  avendo  riguardo ai debiti e crediti di
bilancio,  i comuni, singoli o associati, e le comunita' montane sono
tenuti  a  convocare  nel  termine  di  30 giorni i rispettivi organi
deliberanti al fine di adottare i provvedimenti necessari a riportare
in equilibrio il conto di gestione della unita' sanitaria locale.
                              Art. 51. 
          (Finanziamento del servizio sanitario nazionale) 
 
  Il  fondo  sanitario  nazionale  destinato  al  finanziamento   del
servizio sanitario nazionale  e'  annualmente  determinato  ((con  la
legge di cui al successivo articolo 53)). Gli importi relativi devono
risultare stanziati in distinti capitoli della parte corrente e della
parte in conto capitale da iscriversi, rispettivamente,  negli  stati
di previsione della spesa del Ministero del tesoro  e  del  Ministero
del bilancio e della programmazione economica. 
  Le somme stanziate a norma del precedente comma  vengono  ripartite
con delibera del Comitato  interministeriale  per  la  programmazione
economica (CIPE) tra tutte le  regioni,  comprese  quelle  a  statuto
speciale,  su  proposta  del  Ministro  della  sanita',  sentito   il
Consiglio  sanitario  nazionale,  tenuto  conto   delle   indicazioni
contenute nei piani sanitari nazionali e regionali e  sulla  base  di
indici e di standards distintamente definiti per la spesa corrente  e
per la spesa in  conto  capitale.  Tali  indici  e  standards  devono
tendere a garantire i livelli di prestazioni sanitarie stabiliti  con
le modalita' di cui al secondo comma dell'articolo 3 in modo uniforme
su tutto il  territorio  nazionale,  eliminando  progressivamente  le
differenze strutturali e  di  prestazioni  tra  le  regioni.  Per  la
ripartizione della spesa in conto capitale si applica quanto disposto
dall'articolo  43  del  testo  unico  delle  leggi  sul   Mezzogiorno
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1967,
numero 1523, prorogato dall'articolo 7 della legge 6 ottobre 1971, n.
853. 
  All'inizio di ciascun trimestre,  il  Ministro  del  tesoro  ed  il
Ministro del bilancio e della programmazione economica, ciascuno  per
la parte di sua competenza, trasferiscono alle regioni le quote  loro
assegnate ai sensi del presente articolo. 
  In caso di mancato o ritardato invio ai Ministri  della  sanita'  e
del tesoro, da parte della regione, dei dati di cui  al  terzo  comma
del precedente articolo 50, le  quote  di  cui  al  precedente  comma
vengono trasferite alla regione in misura uguale alle  corrispondenti
quote dell'esercizio precedente. 
  Le regioni, sulla  base  di  parametri  numerici  da  determinarsi,
sentiti i comuni, con legge  regionale  ed  intesi  ad  unificare  il
livello delle prestazioni sanitarie, provvedono a  ripartire  tra  le
unita' sanitarie locali la quota loro assegnata per il  finanziamento
delle spese correnti, riservandone un'aliquota non superiore al 5 per
cento per interventi  imprevisti.  Tali  parametri  devono  garantire
gradualmente livelli di prestazioni uniformi  nell'intero  territorio
regionale.  Per  il  riparto  della  quota  loro  assegnata  per   il
finanziamento delle spese in conto capitale,  le  regioni  provvedono
sulla base delle indicazioni formulate dal piano sanitario nazionale. 
  Con provvedimento regionale, all'inizio di  ciascun  trimestre,  e'
trasferita alle unita' sanitarie locali, tenendo conto dei presidi  e
servizi di cui all'articolo 18, la quota ad esse spettante secondo il
piano sanitario regionale. 
  Gli amministratori  e  i  responsabili  dell'ufficio  di  direzione
dell'unita' sanitaria locale sono responsabili in solido delle  spese
disposte od autorizzate in eccedenza alla  quota  di  dotazione  loro
attribuita,  salvo  che  esse  non  siano  determinate  da   esigenze
obiettive di carattere locale da collegare a fattori straordinari  di
morbilita'  accertati  dagli  organi   sanitari   della   regione   e
finanziabili con la riserva di cui al quarto comma. 
                              Art. 52. 
          (Finanziamento per l'esercizio finanziario 1979) 
 
  Per l'esercizio finanziario  1979  l'importo  del  fondo  sanitario
nazionale, parte corrente, da iscrivere nel bilancio dello  Stato  e'
determinato, con riferimento alle spese effettivamente sostenute  nel
1977 dallo Stato, dalle regioni, dalle province, dai  comuni  e  loro
consorzi, dagli enti, casse, servizi e gestioni  autonome  estinti  e
posti in liquidazione ai sensi dell'articolo 12-bis del decreto-legge
8 luglio 1974, n. 264, come modificato dalla legge di conversione  17
agosto 1974, n. 386, e da ogni altro  ente  pubblico  previsto  dalla
presente  legge,  per  lo  esercizio  delle  funzioni  attribuite  al
servizio sanitario nazionale. 
  Ai fini della determinazione  del  fondo  sanitario  nazionale  per
l'esercizio 1979, sulle spese impegnate nel 1977 vengono riconosciute
in aumento: 
    a)  le  maggiorazioni  derivanti  dall'applicazione  delle  norme
contrattuali, regolamentari o legislative vigenti per quanto riguarda
la spesa del personale, compreso quello il cui rapporto  e'  regolato
da convenzioni; 
    b) la maggiorazione del 7 per cento delle spese impegnate per  la
fornitura di beni e servizi per ciascuno degli anni 1978 e 1979; 
    c) le maggiorazioni derivanti  dalle  rate  di  ammortamento  dei
mutui regolarmente contratti negli  anni  1978  e  precedenti  e  non
compresi negli impegni dell'anno 1977. 
  Fatte salve le necessita' finanziarie  degli  organi  centrali  del
servizio sanitario nazionale e degli enti pubblici di  cui  al  primo
comma, alla ripartizione del fondo fra le  regioni  si  provvede  per
l'esercizio 1979, anche in deroga al disposto dell'articolo  8  della
legge 16 maggio 1970, n. 281, con decreto del Ministro del tesoro  di
concerto con il Ministro della sanita', assumendo come riferimento la
spesa rilevata nelle singole regioni, secondo quanto e' previsto  dal
presente articolo, maggiorata in base alle  disposizioni  di  cui  al
precedente comma. 
  Le regioni,  tenuto  conto  di  quanto  disposto  dal  terzo  comma
dell'articolo  61  e  sulla  base  degli  atti  ricognitivi  previsti
dall'articolo 7 della legge 4 agosto 1978, n.  461,  assicurano,  con
periodicita' trimestrale i necessari mezzi finanziari agli  enti  che
nel  territorio  regionale  esercitano  le  funzioni   del   servizio
sanitario nazionale fino  all'effettivo  trasferimento  delle  stesse
alle unita' sanitarie locali. 
  Agli enti medesimi si applicano anche, nel periodo considerato,  le
disposizioni di cui ai numeri 8) e 9) del primo  comma  dell'articolo
50. 
  Gli enti e le regioni, per la parte di rispettiva competenza,  sono
tenuti agli adempimenti di cui ai commi secondo e terzo dell'articolo
50. 
  Ove dai rendiconti trimestrali risulti che la gestione manifesti un
disavanzo rispetto al piano economico contabile preso a base  per  il
finanziamento  dell'ente,  la  regione   indica   tempestivamente   i
provvedimenti  necessari  a  riportare  in  equilibrio  il  conto  di
gestione. ((1)) 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (1) 
  IL D.L. 26 maggio 1979, n. 154, convertito con modificazioni  dalla
L. 27 luglio 1979, n. 300, ha disposto (con l'art. 1,  comma  2)  che
"In deroga all'art. 52 della stessa legge 23 dicembre 1978,  n.  833,
per l'anno 1979 il fabbisogno finanziario  dell'assistenza  sanitaria
delle province, comuni e loro consorzi resta  assicurato  nell'ambito
delle disposizioni in materia di finanza locale dettate  dalla  legge
21 dicembre 1978, n. 843". 
									TITOLO II*PROCEDURE DI PROGRAMMAZIONE E DI ATTUAZIONE DEL SERVIZIO SANITARIO*NAZIONALE*
Art. 53. (Piano sanitario nazionale) Le linee generali di indirizzo e le modalita' di svolgimento delle attivita' istituzionali del Servizio sanitario nazionale sono stabilite con il piano sanitario nazionale in conformita' agli obiettivi della programmazione socio-economica nazionale e tenuta presente l'esigenza di superare le condizioni di arretratezza socio-sanitaria che esistono nel Paese, particolarmente nelle regioni meridionali. Il piano sanitario nazionale viene predisposto dal Governo su proposta del Ministro della sanita', sentito il Consiglio sanitario nazionale. Il piano sanitario nazionale e' sottoposto dal Governo al Parlamento ai fini della sua approvazione con atto non legislativo. Contestualmente alla trasmissione da parte del Governo al Parlamento del piano sanitario nazionale, il Governo presenta al Parlamento il disegno di legge contenente sia le disposizioni precettive ai fini della applicazione del piano sanitario nazionale, sia le norme per il finanziamento pluriennale del servizio sanitario nazionale, rapportate alla durata del piano stesso, con specifica indicazione degli importi da assegnare al fondo sanitario nazionale ai sensi dell'articolo 51 della presente legge e dei criteri di ripartizione alle regioni. Il Parlamento esamina ed approva contestualmente il piano sanitario nazionale, le norme precettive di applicazione e le norme di finanziamento pluriennale. Il Governo adotta i conseguenti atti di indirizzo e coordinamento, sentito il Consiglio sanitario nazionale, il cui parere si intende positivo se non espresso entro sessanta giorni dalla richiesta. Il piano sanitario nazionale ha di norma durata triennale e puo' essere modificato nel corso del triennio con il rispetto delle modalita' di cui al presente articolo. Il piano sanitario nazionale, le disposizioni precettive e le norme finanziarie pluriennali di cui al precedente quinto comma sono approvati e trasmessi dal Governo al Parlamento nel corso dell'ultimo anno di vigenza del piano precedente, in tempo utile per consentirne l'approvazione entro il 1 settembre dell'anno stesso. Le regioni predispongono e approvano i propri piani sanitari regionali entro il successivo mese di novembre. Il piano sanitario nazionale stabilisce per il periodo della sua durata: a) gli obiettivi da realizzare nel triennio con riferimento a quanto disposto dall'articolo 2; b) LETTERA ABROGATA DALLA L. 23 OTTOBRE 1985, N. 595; c) gli indici e gli standards nazionali da assumere per la ripartizione del fondo sanitario nazionale tra le regioni, al fine di realizzare in tutto il territorio nazionale un'equilibrata organizzazione dei servizi, anche attraverso una destinazione delle risorse per settori fondamentali di intervento, con limiti differenziati per gruppi di spese correnti e per gli investimenti, prevedendo in particolare gli indici nazionali e regionali relativi ai posti letto e la ripartizione quantitativa degli stessi. Quanto agli investimenti il piano deve prevedere che essi siano destinati alle regioni nelle quali la dotazione di posti letto e di altri presidi e strutture sanitarie risulti inferiore agli indici normali indicati dal piano stesso. Ai fini della valutazione della priorita' di investimento il piano tiene conto anche delle disponibilita', nelle varie regioni, di posti letto, presidi e strutture sanitarie di istituzioni convenzionate. Il piano prevede inoltre la sospensione di ogni investimento (se non per completamenti e ristrutturazioni dimostrate assolutamente urgenti ed indispensabili) nelle regioni la cui dotazione di posti letto e di altri presidi e strutture sanitarie raggiunge o supera i suddetti indici; d) gli indirizzi ai quali devono uniformarsi le regioni nella ripartizione della quota regionale ad esse assegnata fra le unita' sanitarie locali; e) i criteri e gli indirizzi ai quali deve riferirsi la legislazione regionale per la organizzazione dei servizi fondamentali previsti dalla presente legge e per gli organici del personale addetto al servizio sanitario nazionale; f) le norme generali di erogazione delle prestazioni sanitarie, nonche' le fasi o le modalita' della graduale unificazione delle stesse e del corrispondente adeguamento, salvo provvedimenti di fiscalizzazione dei contributi assicurativi; g) gli indirizzi ai quali devono riferirsi i piani regionali di cui al successivo articolo 55, ai fini di una coordinata e uniforme realizzazione degli obiettivi di cui alla precedente lettera a); h) gli obiettivi fondamentali relativi alla formazione e all'aggiornamento del personale addetto al servizio sanitario nazionale, con particolare riferimento alle funzioni tecnico-professionali, organizzative e gestionali e alle necessita' quantitative dello stesso; i) le procedure e le modalita' per verifiche periodiche dello stato di attuazione del piano e della sua idoneita' a perseguire gli obiettivi che sono stati previsti; l) le esigenze prioritarie del servizio sanitario nazionale in ordine alla ricerca biomedica e ad altri settori attinenti alla tutela della salute. ((COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 30 GIUGNO 1993, N. 266)). ((COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 30 GIUGNO 1993, N. 266)). (18) --------------- AGGIORNAMENTO (18) La L. 23 ottobre 1985, n. 595, ha disposto (con l'art. 13, comma 4) che: "Nella prima applicazione, in deroga a quanto disposto dall'articolo 53 della legge 23 dicembre 1978 n. 833, come modificato, da ultimo, dall'articolo 1 della presente legge, il piano sanitario nazionale per il triennio 1986-88 e' presentato dal Governo al Parlamento ai fini della sua approvazione con atto non legislativo entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Contestualmente alla presentazione del piano sanitario nazionale per il triennio 1986-88 il Governo presenta al Parlamento un disegno di legge contenente i criteri e le procedure per la ripartizione del fondo sanitario nazionale per gli anni 1986-88".
                              Art. 54.
                  (Primo piano sanitario nazionale)

  Il  piano sanitario nazionale per il triennio 1980-1982 deve essere
presentato al Parlamento entro il 30 aprile 1979.
  Fino  all'approvazione  del  piano  sanitario  nazionale e' vietato
disporre  investimenti  per  nuove  strutture immobiliari e per nuovi
impianti di presidi sanitari.
  ((Particolari,  motivate  deroghe,  possono  essere  consentite, su
richiesta  delle  regioni,  con  decreto  del Ministro della sanita',
sentito il Consiglio sanitario nazionale)).
                              Art. 55.
                     (Piani sanitari regionali)

  Le   regioni   provvedono  all'attuazione  del  servizio  sanitario
nazionale  in  base  a  piani  sanitari triennali, coincidenti con il
triennio del piano sanitario nazionale, finalizzati alla eliminazione
degli  squilibri  esistenti  nei  servizi  e  nelle  prestazioni  nel
territorio regionale.
  I piani sanitari triennali delle regioni, che devono uniformarsi ai
contenuti  ed  agli  indirizzi  del  piano sanitario nazionale di cui
all'articolo 53 e riferirsi agli obiettivi del programma regionale di
sviluppo,   sono  predisposti  dalla  giunta  regionale,  secondo  la
procedura  prevista  nei  rispettivi  statuti per quanto attiene alla
consultazione   degli  enti  locali  e  delle  altre  istituzioni  ed
organizzazioni  interessate. I piani sanitari triennali delle regioni
sono  approvati  con  legge  regionale  almeno 120 giorni prima della
scadenza di ogni triennio.
  Ai   contenuti  ed  agli  indirizzi  del  piano  regionale  debbono
uniformarsi gli atti e provvedimenti emanati dalle regioni.
                              Art. 56.
                  (Primi piani sanitari regionali)

  Per  il  triennio 1980-1982 i singoli piani sanitari regionali sono
predisposti  ed  approvati  entro  il  30  ottobre  1979 e devono fra
l'altro prevedere:
    a)  l'importo delle quote da iscrivere per ogni anno del triennio
nel bilancio della regione con riferimento alle indicazioni del piano
sanitario nazionale;
    b)  le modalita' per attuare, nelle unita' sanitarie locali della
regione,  l'unificazione  delle  prestazioni sanitarie secondo quanto
previsto dal quarto comma, lettera f), dell'articolo 53;
    c) gli indirizzi ai quali devono riferirsi gli organi di gestione
delle  unita'  sanitarie  locali  nella  fase  di  avvio del servizio
sanitario nazionale.
                              Art. 57.
       (Unificazione dei livelli delle prestazioni sanitarie)

  Con  decreti  del Presidente della Repubblica, previa deliberazione
del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della sanita' di
concerto  con  il Ministro del tesoro, sentito il Consiglio sanitario
nazionale  da  emanarsi  in  conformita'  a quanto previsto dal piano
sanitario   nazionale  di  cui  all'articolo  53,  sono  gradualmente
unificate,  nei  tempi  e  nei  modi  stabiliti  dal piano stesso, le
prestazioni  sanitarie  gia' erogate dai disciolti enti mutualistici,
dalle  mutue  aziendali  e  dagli  enti,  casse,  servizi  e gestioni
autonome degli enti previdenziali.
  Con  decreti  del Presidente della Repubblica, previa deliberazione
del  Consiglio  dei  ministri,  su proposta del Ministro del lavoro e
della  previdenza  sociale,  di  concerto con i Ministri del tesoro e
della  sanita',  ed  anche  in  conformita'  a  quanto previsto dalla
lettera   f),   quarto   comma,   dell'articolo  53,  si  provvede  a
disciplinare  l'adeguamento  della  partecipazione contributiva degli
assistiti  nonche'  le  modalita' e i tempi di tale partecipazione in
funzione  della  soppressione delle strutture mutualistiche di cui al
primo comma del presente articolo.
  Sono  comunque  fatte  salve  le  prestazioni sanitarie specifiche,
preventive, ortopediche e protesiche, erogate, ai sensi delle leggi e
dei  regolamenti vigenti, a favore degli invalidi per causa di guerra
e di servizio, dei ciechi, dei sordomuti e degli invalidi civili.
  Nulla  e'  innovato  alle  disposizioni  del decreto del Presidente
della  Repubblica  30  giugno  1965,  n. 1124, per quanto riguarda le
prestazioni  di  assistenza  sanitaria  curativa e riabilitativa, che
devono  essere  garantite,  a  prescindere dalla iscrizione di cui al
terzo  comma dell'articolo 19 della presente legge, agli invalidi del
lavoro,  ferma restando, altresi', l'esclusione di qualunque concorso
di  questi ultimi al pagamento delle prestazioni sanitarie. Con legge
regionale   e'   disciplinato   il   coordinamento,   anche  mediante
convenzioni,  fra  l'erogazione  delle  anzidette  prestazioni  e gli
interventi    sanitari    che    gli   enti   previdenziali   gestori
dell'assicurazione  contro  gli  infortuni  sul  lavoro e le malattie
professionali  pongono  in  essere,  in  favore  degli  infortunati e
tecnopatici,   per  realizzare  le  finalita'  medico-legali  di  cui
all'articolo 75 della presente legge.
                              Art. 58.
               (Servizio epidemiologico e statistico)

  Nel  piano sanitario nazionale di cui all'articolo 53 sono previsti
specifici  programmi  di  attivita'  per la rilevazione e la gestione
delle   informazioni   epidemiologiche,   statistiche  e  finanziarie
occorrenti  per  la  programmazione sanitaria nazionale e regionale e
per la gestione dei servizi sanitari.
  I  programmi  di  attivita',  per  quanto  attiene  alle competenze
attribuitegli  dal precedente articolo 27, sono attuati dall'istituto
superiore di sanita'.
  Le  regioni,  nell'ambito  dei  programmi  di  cui  al primo comma,
provvedono  ai  servizi  di informatica che devono essere organizzati
tenendo conto delle articolazioni del servizio sanitario nazionale.
  Con  decreto  del  Ministro  della  sanita',  sentito  il Consiglio
sanitario  nazionale, sono dettate norme per i criteri in ordine alla
scelta  dei  campioni  di  rilevazione  e  per la standardizzazione e
comparazione dei dati sul piano nazionale e regionale.
                              Art. 59. 
             (Riordinamento del Ministero della sanita') 
 
  Con legge dello Stato, entro il 30  giugno  1979,  si  provvede  al
riordinamento  del  Ministero  della  sanita',  che   dovra'   essere
strutturato per l'attuazione dei compiti che gli sono assegnati dalla
presente legge, in osservanza dei criteri  generali  e  dei  principi
direttivi in essa indicati ed in stretta correlazione con le funzioni
che nell'ambito  del  servizio  sanitario  nazionale  debbono  essere
esercitate dal Ministero  medesimo.  In  sede  di  riordinamento  del
Ministero della sanita', sara' stabilita la dotazione organica  degli
uffici per il funzionamento del Consiglio sanitario nazionale. 
  Con la  stessa  legge  sono  rideterminate  le  attribuzioni  e  le
modalita' per la composizione del Consiglio superiore della  sanita',
con riferimento esclusivo alla natura di  organo  consultivo  tecnico
del Ministro della sanita' e in  funzione  dei  compiti  assunti  dal
Ministero della sanita' nell'ambito del servizio sanitario nazionale. 
  In attesa della legge di cui al  primo  comma,  il  Ministro  della
sanita',  con  proprio  decreto,  costituisce,  in  via  provvisoria,
l'ufficio centrale della programmazione sanitaria, in relazione  alle
esigenze di cui all'articolo 53, e l'ufficio per  l'attuazione  della
presente  legge  con  compiti  di  studio   e   predisposizione   dei
provvedimenti legislativi ed amministrativi connessi alla istituzione
del servizio sanitario nazionale, e provvede a  definire  gli  ambiti
funzionali dei nuovi uffici apportando le necessarie modifiche  anche
a quelli delle attuali direzioni generali. Ai predetti uffici  ed  al
segretariato  del  Consiglio  sanitario   nazionale   sono   preposti
funzionari con qualifica di  dirigente  generale.  I  posti  previsti
nella tabella XIX, quadro A, allegata al decreto del Presidente della
Repubblica 30 giugno 1972, n. 748, sono aumentati di tre unita'. (5) 
  Per le esigenze degli uffici di cui al terzo  comma,  la  dotazione
organica dei  primi  dirigenti,  con  funzioni  di  vice  consigliere
ministeriale, di cui al quadro B della  richiamata  tabella  XIX,  e'
elevata di dieci unita'. Alla copertura  dei  posti  complessivamente
vacanti nella qualifica di  primo  dirigente  si  provvede  ai  sensi
dell'articolo 1 della legge 30 settembre 1978, n. 583. (22) ((25)) 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (5) 
  La L. 11 luglio 1980, n. 312, ha disposto (con l'art. 169) che: "La
norma di cui al terzo comma dell'articolo 59 della legge 23  dicembre
1978, n. 833, con la quale viene aumentato di 3 unita' il numero  dei
posti previsti nella tabella XIX, quadro A, allegata al  decreto  del
Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748, s'interpreta  nel
senso che, fino alla emanazione  della  legge  di  riordinamento  del
Ministero della sanita'  all'ufficio  centrale  della  programmazione
sanitaria, all'ufficio per l'attuazione della  legge  istitutiva  del
Servizio  sanitario  nazionale  e  al  segretariato   del   Consiglio
sanitario nazionale sono preposti i dirigenti  generali  nominati  in
conseguenza del predetto aumento". 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (22) 
  Il D.Lgs. 30 giugno 1993, n. 266 ha disposto (con l'art. 10,  comma
1) l'abrogazione del presente  articolo;  ha  inoltre  disposto  (con
l'art. 10, comma 2) che "L'abrogazione di cui al comma 1 ha efficacia
dall'entrata in vigore dei regolamenti previsti dal presente decreto,
in relazione alle materie di  rispettiva  competenza,  e  comunque  a
decorrere dal 1 gennaio 1994". 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (25) 
  Il D.Lgs. 30 giugno 1993, n.  266,  come  modificato  dal  D.L.  23
ottobre 1996, n.  542,  convertito  con  modificazioni  dalla  L.  23
dicembre 1996, n. 649, ha disposto  (con  l'art.  10,  comma  2)  che
l'abrogazione del presente articolo  "ha  efficacia  dall'entrata  in
vigore dei regolamenti previsti dal presente  decreto,  in  relazione
alle materie di rispettiva competenza". 
                              Art. 60. 
          (Costituzione del Consiglio sanitario nazionale) 
 
  Entro 45 giorni dall'entrata in  vigore  della  presente  legge  e'
costituito il Consiglio sanitario nazionale di cui all'articolo 8. 
  Il Consiglio sanitario nazionale, a  partire  dalla  data  del  suo
insediamento e fino alla conclusione delle operazioni di liquidazione
degli   enti   e   gestioni    autonome    preposti    all'erogazione
dell'assistenza sanitaria in regime mutualistico,  assume  i  compiti
attribuiti al comitato centrale di cui all'articolo 4 della legge  29
giugno 1977, n. 349. 
  Fino  all'adozione  dei  provvedimenti  di  cui  all'ultimo   comma
dell'articolo 61 sono prorogati i compiti  e  i  poteri  affidati  ai
commissari liquidatori dagli articoli 3 e 7  della  legge  29  giugno
1977, n. 349. 
  Alle  sedute  del  Consiglio  sanitario  nazionale  convocate   per
l'esercizio dei compiti di cui al secondo comma partecipano con  voto
consultivo i cinque commissari liquidatori designati dal Ministro del
lavoro e della previdenza sociale ed i  cinque  membri  proposti  dal
CNEL di cui al secondo comma dell'articolo 4 della  legge  29  giugno
1977, n. 349. 
  Per  l'assolvimento  dei  propri  compiti  il  Consiglio  sanitario
nazionale si  avvale,  sino  al  riordinamento  del  Ministero  della
sanita' di cui al precedente articolo 59,  dell'esistente  segreteria
del comitato centrale di cui all'articolo 4  della  legge  29  giugno
1977, numero 349. 
                              Art. 61.
            (Costituzione delle unita' sanitarie locali)

  Le  regioni,  entro  sei mesi dall'entrata in vigore della presente
legge  e  secondo le norme di cui al precedente Titolo I, individuano
gli   ambiti   territoriali   delle   unita'   sanitarie  locali,  ne
disciplinano   con  legge  i  compiti,  la  struttura,  la  gestione,
l'organizzazione,  il  funzionamento  e  stabiliscono  i  criteri per
l'articolazione  delle  unita' sanitarie locali in distretti sanitari
di base.
  Con  provvedimento da adottare entro il 31 dicembre 1979 secondo le
norme  dei  rispettivi  statuti  le  regioni  costituiscono le unita'
sanitarie locali.
  Le regioni, con lo stesso provvedimento di cui al comma precedente,
adottano disposizioni:
    a)  per  il  graduale  trasferimento  ai  comuni,  perche'  siano
attribuiti  alle  unita' sanitarie locali, delle funzioni, dei beni e
delle  attrezzature  di  cui sono attualmente titolari gli enti o gli
uffici  di  cui,  a  norma  della presente legge, vengano a cessare i
compiti nelle materie proprie del servizio sanitario nazionale;
    b)  per  l'utilizzazione  presso i servizi delle unita' sanitarie
locali del personale gia' dipendente dagli enti od uffici di cui alla
precedente  lettera  a) che a norma della presente legge e' destinato
alle  unita'  sanitarie  locali,  nonche'  per  il  trasferimento del
personale  medesimo dopo la definizione degli organici secondo quanto
disposto  nei  provvedimenti assunti in attuazione di quanto previsto
dal penultimo comma, punto 4, del precedente articolo 15;
    c) per la gestione finanziaria dei servizi di cui alla precedente
lettera  a)  a  partire  dalla  data  di  costituzione  delle  unita'
sanitarie  locali, con l'obbligo di fissare i limiti massimi di spesa
consentiti per le retribuzioni del personale e per l'acquisto di beni
e  servizi  e  di  prevedere  periodici  controlli  della  spesa e le
responsabilita' in ordine alla stessa.
  Fino  a  quando  non sara' stato emanato il provvedimento di cui al
secondo  comma  del  presente  articolo,  la  tutela  sanitaria delle
attivita'  sportive,  nelle  regioni  che non abbiano emanato proprie
norme  in materia, continuera' ad essere assicurata, con l'osservanza
dei principi generali contenuti nella legge 26 ottobre 1971, n. 1099,
e  delle  normative  stabilite  dalle  singole  federazioni  sportive
riconosciute dal CONI, secondo i propri regolamenti.
                              Art. 62.
(Riordinamento delle  norme in materia di profilassi internazionale e
                 di malattie infettive e diffusive)

  Il  Governo,  entro  due anni dall'entrata in vigore della presente
legge,  su  proposta del Ministro della sanita', sentito il Consiglio
di  Stato,  e' autorizzato, nel rispetto dei principi stabiliti dalla
presente  legge,  a  modificare,  integrare,  coordinare e riunire in
testo   unico  le  disposizioni  vigenti  in  materia  di  profilassi
internazionale,   ivi   compresa  la  zooprofilassi,  e  di  malattie
infettive  e  diffusive, ivi comprese le vaccinazioni obbligatorie, e
le   altre  norme  specifiche,  tenendo  conto  dei  principi,  delle
disposizioni  e  delle competenze previsti dalla presente legge. Sino
all'emanazione  del predetto testo unico, si applicano, in quanto non
in  contrasto  con le disposizioni della presente legge, le norme del
testo  unico  delle  leggi  sanitarie  approvato con regio decreto 27
luglio  1934,  n.  1265,  e successive modificazioni ed integrazioni,
nonche' le altre disposizioni vigenti in materia.
                              Art. 63.
                    (Assicurazione obbligatoria)

  A  decorrere  dal 1 gennaio 1980 l'assicurazione contro le malattie
e' obbligatoria per tutti i cittadini.
  I  cittadini  che,  secondo  le  leggi  vigenti,  non  sono  tenuti
all'iscrizione  ad  un  istituto mutualistico di natura pubblica sono
assicurati  presso  il  servizio sanitario nazionale nel limite delle
prestazioni sanitarie erogate agli assicurati del disciolto INAM.
  ((A  partire dalla data di cui al primo comma i cittadini di cui al
comma  precedente  soggetti  all'obbligo  della  presentazione  della
dichiarazione  dei  redditi  ai  fini  dell'imposta sul reddito delle
persone  fisiche  (IRPEF),  sono  tenuti  a  versare  annualmente  un
contributo  per l'assistenza di malattia, secondo le modalita' di cui
ai  commi seguenti, valido anche per i familiari che si trovino nelle
condizioni indicate nel precedente comma.
  Il contributo dovuto dai cittadini italiani all'estero anche se non
soggetti  all'obbligo  della  predetta  dichiarazione  dei redditi e'
disciplinato dal decreto di cui all'articolo 37 della presente legge.
  L'entita'  del  contributo  e  la  modalita'  di  versamento  per i
cittadini italiani all'estero anche se non soggetti all'obbligo della
predetta  dichiarazione  dei redditi sono disciplinate dal decreto di
cui all'art. 37 della legge 23 dicembre 1978, n. 833.))
  Con  decreto  del  Ministro  della sanita', da emanarsi entro il 30
ottobre  di ogni anno di concerto con il Ministro del tesoro, sentito
il  Consiglio  sanitario  nazionale,  e'  stabilita  ((...)) la quota
annuale  da  porre  a carico degli interessati per l'anno successivo.
Detta  quota e' calcolata tenendo conto delle variazioni previste nel
costo  medio  pro  capite  dell'anno  precedente  per  le prestazioni
sanitarie di cui al secondo comma.
  Gli  interessati  verseranno  la  quota  di cui al precedente comma
mediante  accreditamento  in  conto  corrente  postale intestato alla
sezione  di tesoreria provinciale di Roma con imputazione ad apposito
capitolo  da  istituirsi  nello  stato di previsione dell'entrata del
bilancio dello Stato.
  ((COMMA  SOPPRESSO  DAL D.L. 1 LUGLIO 1980, N. 312, CONVERTITO, CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 8 AGOSTO 1980, N. 441))
  ((COMMA  SOPPRESSO  DAL D.L. 1 LUGLIO 1980, N. 312, CONVERTITO, CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 8 AGOSTO 1980, N. 441))
									TITOLO III*NORME TRANSITORIE E FINALI*
Art. 64. (Norme transitorie per l'assistenza psichiatrica) La regione, nell'ambito del piano sanitario regionale, disciplina il graduale superamento degli ospedali psichiatrici o neuropsichiatrici e la diversa utilizzazione, correlativamente al loro rendersi disponibili delle strutture esistenti e di quelle in via di completamento. La regione provvede inoltre a definire il termine entro cui dovra' cessare la temporanea deroga per cui negli ospedali psichiatrici possono essere ricoverati, sempre che ne facciano richiesta, coloro che vi sono stati ricoverati anteriormente al 16 maggio 1978 e che necessitano di trattamento psichiatrico in condizioni di degenza ospedaliera; tale deroga non potra' comunque protrarsi oltre il 31 dicembre 1980. ((9)) Entro la stessa data devono improrogabilmente risolversi le convenzioni di enti pubblici con istituti di cura privati che svolgano esclusivamente attivita' psichiatrica. ((9)) E' in ogni caso vietato costruire nuovi ospedali psichiatrici, utilizzare quelli attualmente esistenti come divisioni specialistiche psichiatriche di ospedali generali, istituire negli ospedali generali divisioni o sezioni psichiatriche e utilizzare come tali divisioni o sezioni psichiatriche o sezioni neurologiche o neuro-psichiatriche. La regione disciplina altresi', con riferimento alle norme di cui agli articoli 66 e 68, la destinazione alle unita' sanitarie locali dei beni e del personale delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB) e degli altri enti pubblici che all'atto dell'entrata in vigore della presente legge provvedono, per conto o in convenzione con le amministrazioni provinciali, al ricovero ed alla cura degli infermi di mente, nonche' la destinazione dei beni e del personale delle amministrazioni provinciali addetto ai presidi e servizi di assistenza psichiatrica e di igiene mentale. Quando tali presidi e servizi interessino piu' regioni, queste provvedono d'intesa. La regione, a partire dal 1 gennaio 1979, istituisce i servizi psichiatrici di cui all'articolo 35, utilizzando il personale dei servizi psichiatrici pubblici. Nei casi in cui nel territorio provinciale non esistano strutture pubbliche psichiatriche, la regione, nell'ambito del piano sanitario regionale e al fine di costituire i presidi per la tutela della salute mentale nelle unita' sanitarie locali, disciplina la destinazione del personale, che ne faccia richiesta, delle strutture psichiatriche private che all'atto dell'entrata in vigore della presente legge erogano assistenza in regime di convenzione, ed autorizza, ove necessario, l'assunzione per concorso di altro personale indispensabile al funzionamento di tali presidi. Sino all'adozione dei piani sanitari regionali di cui al primo comma i servizi di cui al quinto comma dell'articolo 34 sono ordinati secondo quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1969, n. 128, al fine di garantire la continuita' dell'intervento sanitario a tutela della salute mentale, e sono dotati di un numero di posti letto non superiore a 15. Sino all'adozione dei provvedimenti delegati di cui all'articolo 47 le attribuzioni in materia sanitaria del direttore, dei primari, degli aiuti e degli assistenti degli ospedali psichiatrici sono quelle stabilite, rispettivamente, dagli articoli 4 e 5 e dall'articolo 7 dei decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1969, n. 128. Sino all'adozione dei piani sanitari regionali di cui al primo comma i divieti di cui all'articolo 6 del decreto-legge 8 luglio 1974, n. 264, convertito con modificazioni nella legge 17 agosto 1974, n. 386, sono estesi agli ospedali psichiatrici e neuro-psichiatrici dipendenti dalle IPAB o da altri enti pubblici o dalle amministrazioni provinciali. Gli eventuali concorsi continuano ad essere espletati secondo le procedure applicate da ciascun ente prima della entrata in vigore della presente legge. Tra gli operatori sanitari di cui alla lettera i) dell'articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, numero 616, sono compresi gli infermieri di cui all'articolo 24 del regolamento approvato con regio decreto 16 agosto 1909, n. 615. Fermo restando quanto previsto dalla lettera q) dell'articolo 6 della presente legge la regione provvede all'aggiornamento e alla riqualificazione del personale infermieristico, nella previsione del superamento degli ospedali psichiatrici ed in vista delle nuove funzioni di tale personale nel complesso dei servizi per la tutela della salute mentale delle unita' sanitarie locali. Restano in vigore le norme di cui all'articolo 7, ultimo comma, della legge 13 maggio 1978, n. 180. --------------- AGGIORNAMENTO (9) Il D.L. 30 aprile 1981, n. 168, convertito, con modificazioni, dalla L. 27 giugno 1981, n. 331 (in G.U. 30/06/1981, n. 177) ha disposto (con l'art. 3, comma 1) che: "I termini di cui al primo e al secondo comma dell'art. 64 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, sono prorogati fino alla scadenza del trentesimo giorno dalla data di entrata in vigore del presente decreto".
                              Art. 65. 
(Attribuzione, per i servizi delle unita' sanitarie locali,  di  beni
gia' di pertinenza degli enti mutualistici e delle gestioni sanitarie
                             soppressi) 
 
  ((In applicazione del  progetto  di  riparto  previsto  dall'ultimo
comma dell'articolo 4 della legge 29 giugno 1977, n. 349, e  d'intesa
con le regioni interessate, con decreto del Ministro del  tesoro,  di
concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale e delle
finanze, sia i beni mobili ed immobili che le attrezzature  destinati
prevalentemente ai servizi sanitari  appartenenti  agli  enti,  casse
mutue e gestioni soppressi sono trasferiti al patrimonio  dei  comuni
competenti per territorio, con vincolo di  destinazione  alle  unita'
sanitarie locali)). 
  Con legge regionale sono disciplinati lo svincolo  di  destinazione
dei  beni  di  cui  al  precedente  comma,   il   reimpiego   ed   il
reinvestimento  dei  capitali  ricavati  dalla  loro  alienazione   o
trasformazione in opere di  realizzazione  e  di  ammodernamento  dei
presidi sanitari, nonche' la tutela dei beni culturali  eventualmente
ad essi connessi. 
  Alle operazioni di trasferimento di cui al primo comma provvedono i
commissari liquidatori di cui alla citata legge 29  giugno  1977,  n.
349, che provvedono altresi' al trasferimento  di  tutti  i  rapporti
giuridici relativi alle attivita' di assistenza sanitaria  attribuite
alle unita' sanitarie locali 
  I rimanenti beni, ivi comprese le  sedi  in  Roma  delle  Direzioni
generali degli enti soppressi,  sono  realizzati  dalla  gestione  di
liquidazione ai sensi dell'articolo  77  ad  eccezione  dell'immobile
sede  della  Direzione  generale  dell'INAM  che  e'  attribuito   al
patrimonio dello Stato. 
  Le regioni  possono  assegnare  parte  dei  predetti  beni  in  uso
all'INPS, per la durata del primo piano sanitario nazionale,  per  le
esigenze connesse allo svolgimento dei compiti di cui  agli  articoli
74 e 76 della presente legge, nonche' al Ministero del lavoro e della
previdenza sociale per le  esigenze  delle  sezioni  circoscrizionali
dell'impiego. 
  Le Regioni assegnano parte dei beni di cui ali precedente comma  in
uso all'Istituto nazionale della previdenza sociale,  per  la  durata
del primo piano sanitario nazionale, per le  esigenze  connesse  allo
svolgimento di compiti di cui agli articoli 74 e  76  della  presente
legge, nonche' al Ministero del lavoro e della previdenza sociale per
le esigenze  delle  sezioni  circoscrizionali  dell'impiego,  secondo
piani concordati con le Amministrazioni predette tenendo conto  delle
loro esigenze di efficienza e funzionalita'. 
                              Art. 66.
(Attribuzione, per  i  servizi delle unita' sanitarie locali, di beni
                 gia' di pertinenza di enti locali)

  Sono trasferiti al patrimonio del comune in cui sono collocati, con
vincolo di destinazione alle unita' sanitarie locali:
    a)  i beni mobili ed immobili e le attrezzature appartenenti alle
province  o  a  consorzi  di  enti  locali  e  destinati  ai  servizi
igienico-sanitari, ((...)); ((21))
    b)  i  beni  mobili  ed  immobili  e  le  attrezzature degli enti
ospedalieri,  degli  ospedali psichiatrici e neuro-psichiatrici e dei
centri  di  igiene  mentale  dipendenti  dalle province o da consorzi
delle   stesse   o   dalle  istituzioni  pubbliche  di  assistenza  e
beneficenza  (IPAB) di cui al settimo comma dell'articolo 64, nonche'
degli  altri  istituti  di  prevenzione e cura e dei presidi sanitari
extraospedalieri  dipendenti  dalle  province  o  da consorzi di enti
locali.
  I   rapporti   giuridici  relativi  alle  attivita'  di  assistenza
sanitaria  attribuite alle unita' sanitarie locali sono trasferiti ai
comuni competenti per territorio.
  E'  affidata  alle  unita'  sanitarie  locali  la gestione dei beni
mobili   ed  immobili  e  delle  attrezzature  destinati  ai  servizi
igienico-sanitari dei comuni e all'esercizio di tutte le funzioni dei
comuni e loro consorzi in materia igienico-sanitaria.
  Le   regioni   adottano  gli  atti  legislativi  ed  amministrativi
necessari per realizzare i trasferimenti di cui ai precedenti commi e
per  regolare  i rapporti patrimoniali attivi e passivi degli enti ed
istituti di cui alle lettere a) e b) del primo comma.
  Ai  trasferimenti  di  cui  al presente articolo si provvede con le
modalita' e nei termini previsti dall'articolo 61.
  Con  le  stesse  modalita'  ed entro gli stessi termini gli enti ed
istituti  di  cui  alle  lettere a) e b) del primo comma perdono, ove
l'abbiano, la personalita' giuridica.
  Con  legge  regionale sono disciplinati lo svincolo di destinazione
dei  beni di cui al primo comma, il reimpiego ed il reinvestimento in
opere  di  realizzazione e di ammodernamento dei presidi sanitari dei
capitali ricavati dalla loro alienazione o trasformazione, nonche' la
tutela dei beni culturali eventualmente ad essi connessi.
---------------
AGGIORNAMENTO (21)
  Il  D.P.R.  5 giugno 1993, n. 177, ha disposto (con l'art. 1, comma
2) che l'abrogazione ha effetto decorsi sessanta giorni dalla data di
pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale.
                              Art. 67.
(Norme per il trasferimento  del  personale degli enti mutualistici e
                 delle gestioni sanitarie soppresse)

  Entro  il  30  giugno 1979, in applicazione del progetto di riparto
previsto  dall'ultimo  comma  dell'articolo  4  della legge 29 giugno
1977,  n.  349,  il Ministro della sanita' di concerto con i Ministri
del  lavoro  e  della  previdenza  sociale  e  del tesoro, sentito il
Consiglio   sanitario   nazionale   e   le  organizzazioni  sindacali
confederali   rappresentate   nel   CNEL,  stabilisce  i  contingenti
numerici,  distinti  per amministrazione od ente e per qualifica, del
personale  da  iscrivere nei ruoli regionali del personale addetto ai
servizi  delle  unita' sanitarie locali, e del personale da assegnare
all'Istituto   nazionale   della   previdenza  sociale,  all'Istituto
nazionale  per  l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, e ad
altri enti e pubbliche amministrazioni diverse da quelle statali, per
le seguenti esigenze:
    a)  per  il  fabbisogno  di  personale  relativo ai servizi delle
unita' sanitarie locali e per i compiti di cui agli articoli 74, 75 e
76;
    b)  per  la  copertura  dei posti in organico degli enti pubblici
anzidetti,  riservati  ai sensi dell'articolo 43 della legge 20 marzo
1975,  n.  70,  cosi'  come  risultano  dai  provvedimenti  attuativi
dell'articolo 25 della suddetta legge.
  I medici ed i veterinari provinciali inquadrati nei ruoli regionali
sono trasferiti al servizio sanitario nazionale e collocati nei ruoli
di cui all'articolo 47, salvo diversa necessita' della regione.
  I  contingenti  numerici di cui al primo comma comprendono anche il
personale   dipendente,   alla   data  del  1  dicembre  1977,  dalle
associazioni  rappresentanti gli enti ospedalieri di cui all'articolo
40  della  legge  12  febbraio  1968, n. 132; detto personale, per il
quale  viene  risolto  ad  ogni effetto il precedente rapporto, sara'
assunto presso le amministrazioni di destinazione previo accertamento
dei  requisiti  di cui al precedente articolo 47, fatta eccezione per
quello rappresentato dal limite di eta'.
  Entro  il  31  dicembre  1979  i commissari liquidatori di cui alla
legge 29 giugno 1977, n. 349, dispongono, su proposta formulata dalle
regioni  previa  intesa  con le organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative  in  campo nazionale, il comando del personale presso
le  unita'  sanitarie  locali,  nell'ambito dei contingenti di cui al
primo  comma e sulla base di criteri oggettivi di valutazione fissati
dal Consiglio sanitario nazionale.
  Entro  la stessa data i commissari liquidatori di cui alla legge 29
giugno  1977,  n.  349,  dispongono,  su  proposta del Ministro della
sanita',  previa  intesa con le organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative in campo nazionale, con riferimento ai contingenti di
cui  al  primo comma e sulla base di criteri oggettivi di valutazione
fissati  dal  Consiglio sanitario nazionale, il comando del personale
presso enti e pubbliche amministrazioni diverse da quelle statali.
  Allo  scadere  dell'anno del comando di cui ai due precedenti commi
tutto  il  personale comandato sia ai sensi della presente legge, che
delle  leggi  17  agosto  1974,  n.  386,  e  29 giugno 1977, n. 349,
comunque  utilizzato  dalle  regioni, e' trasferito alle stesse, alle
unita'  sanitarie  locali  ed alle amministrazioni ed enti presso cui
presta  servizio  in  una posizione giuridica e di livello funzionale
corrispondente a quella ricoperta nell'ente o gestione di provenienza
alla   data   del   trasferimento   stesso,  secondo  le  tabelle  di
equiparazione previste dal terzo comma, n. 3), dell'articolo 47.
  Il  personale  non  comandato  ai  sensi  dei  precedenti  commi e'
assegnato  provvisoriamente  nei  ruoli  unici  istituiti  presso  la
Presidenza  del  Consiglio  dei  ministri  ai  sensi  del decreto del
Presidente  della Repubblica 24 luglio 1977, n. 618, con le procedure
e i criteri di cui all'articolo 1-quaterdecies della legge 21 ottobre
1978,  n.  641,  nella  posizione  giuridica  e di livello funzionale
ricoperta  all'atto dell'assegnazione. A tutto il personale assegnato
in  via  transitoria  ai  ruoli unici ai sensi della presente legge e
della legge 21 ottobre 1978, n. 641, continua ad applicarsi fino alla
data dell'inquadramento definitivo nei ruoli unificati dei dipendenti
civili  dello  Stato  il  trattamento  economico, normativo e di fine
servizio  previsto dalle leggi e dagli ordinamenti degli enti o delle
gestioni di provenienza.
  Il personale gia' comandato presso amministrazioni statali ai sensi
dell'articolo  6 della legge 29 giugno 1977, n. 349, e' trasferito ai
ruoli  unici  di  cui al comma precedente ed e' assegnato, a domanda,
all'amministrazione  presso  la  quale  presta servizio, unitamente a
quello  gia'  assegnato  ai  sensi  dell'articolo  6  della  legge 23
dicembre 1975, n. 698.
  Fino  a  sei  mesi  dall'entrata in funzione delle unita' sanitarie
locali   e'  consentita  la  possibilita'  di  convenzionare  con  le
limitazioni  previste  dall'articolo  48,  terzo  comma, numero 4), i
medici  dipendenti  degli  enti  di cui agli articoli 67, 68, 72, 75,
gia' autorizzati in base alle vigenti disposizioni. (6) ((10))
---------------
AGGIORNAMENTO (6)
  Il D.L. 1 luglio 1980, n. 285, convertito, con modificazioni, dalla
L.  8  agosto  1980, n. 441, ha disposto (con l'art. 5, comma 5) che:
"Il  termine  di cui all'ultimo comma dell'articolo 67 della legge 23
dicembre   1978,   n.  833,  e'  uniformemente  stabilito  in  quello
dell'entrata   in  vigore  dell'accordo  previsto  dall'ottavo  comma
dell'articolo  47  della stessa legge, comunque non oltre il 1 luglio
1981".
---------------
AGGIORNAMENTO (10)
  Il D.L. 1 luglio 1980, n. 285, convertito, con modificazioni, dalla
L.  8 agosto 1980, n. 441, come modificato dal D.L. 26 novembre 1981,
n.  678,  ha disposto (con l'art. 5, comma 5) che: "Il termine di cui
all'ultimo  comma  dell'articolo  67 della legge 23 dicembre 1978, n.
833,  e'  uniformemente  stabilito  in  quello dell'entrata in vigore
dell'accordo previsto dall'ottavo comma dell'articolo 47 della stessa
legge".
                              Art. 68.
              (Norme per il trasferimento del personale
                           di enti locali)

  Con  legge  regionale  entro  il  30  giugno  1979  e' disciplinata
l'iscrizione  nei  ruoli nominativi regionali di cui al quarto comma,
numero  1),  dell'articolo  47 del personale dipendente dagli enti di
cui alle lettere a) e b) del primo comma dell'articolo 66 nonche' dai
comuni  che  risulti  addetto ai servizi sanitari trasferiti, in modo
continuativo  da  data  non  successiva  al  30 giugno 1977, salvo le
assunzioni  conseguenti  a  concorsi  pubblici  espletati  fino  alla
entrata in vigore della presente legge.
  Con  la  medesima legge e con gli stessi criteri e modalita' di cui
al  primo  comma,  e parimenti iscritto nei ruoli regionali di cui al
precedente  comma,  il personale tecnico-sanitario, trasferito e gia'
inquadrato  nei  ruoli  della  regione, proveniente da posti di ruolo
conseguiti  per  effetto  di  pubblico  concorso,  presso  gli uffici
sanitari  comunali,  i  laboratori provinciali di igiene e profilassi
delle  due  sezioni  e altri servizi degli enti locali, che ne faccia
richiesta,   alla   regione   di   appartenenza,   entro  120  giorni
dall'emanazione  del decreto governativo di cui all'articolo 47 della
presente legge.
  Parimenti  il personale tecnico-sanitario assunto dalle regioni per
i  servizi regionali puo' essere inquadrato, se ne fa richiesta entro
i  termini  anzidetti,  nel  servizio  sanitario  nazionale,  con  le
disposizioni  di  cui  allo stesso articolo 47, comma quinto, lettera
c).
  Il  personale  di  cui ai precedenti commi e' assegnato alle unita'
sanitarie    locali,   nella   posizione   giuridica   e   funzionale
corrispondente  a  quella ricoperta nell'ente di provenienza, secondo
le  tabelle  di equiparazione previste dall'articolo 47, terzo comma,
numero 3).
  Sino all'entrata in vigore del primo accordo nazionale unico di cui
al  nono  comma  dell'articolo  47  al personale in oggetto spetta il
trattamento  economico  previsto  dall'ordinamento vigente presso gli
enti  di  provenienza,  ivi compresi gli istituti economico-normativi
previsti dalle leggi 18 marzo 1968, n. 431, e 21 giugno 1971, n. 515,
e  dai  decreti  applicativi delle medesime, nonche' dall'articolo 13
della legge 29 giugno 1977, n. 349.
                              Art. 69.
               (Entrate del fondo sanitario nazionale)

  A  decorrere  dal  1  gennaio  1979, in relazione a quanto disposto
negli  articoli  51 e 52, sono versati all'entrata del bilancio dello
Stato:
    a) i contributi assicurativi di cui all'articolo 76;
    b)  le  somme  gia'  destinate  in  via diretta e indiretta dalle
regioni, dalle province, dai comuni e loro consorzi, nonche' da altri
enti  pubblici  al finanziamento delle funzioni esercitate in materia
sanitaria,  in misura non inferiore a quelle accertate nell'anno 1977
maggiorate del 14 per cento; (11) (15) ((16))
    c)  i  proventi  ed  i  redditi  netti  derivanti  dal patrimonio
trasferito ai comuni per le unita' sanitarie locali; ((16))
    d) gli avanzi annuali delle gestioni dell'assicurazione contro la
tubercolosi  gestite  dall'INPS  e da altri enti mutuo-previdenziali;
((16))
    e)  i  proventi  derivanti  da attivita' a pagamento svolte dalle
unita'  sanitarie  locali  e  dai presidi sanitari ad esse collegati,
nonche' da recuperi, anche a titolo di rivalsa.
  Le  somme  di  cui  alla  lettera  b)  possono essere trattenute, a
compensazione,  sui trasferimenti di fondi dello Stato a favore degli
enti ivi indicati.
  Sono  altresi'  versate  all'entrata  del  bilancio  dello  Stato i
proventi   ed  i  redditi  netti  derivanti,  per  l'anno  1979,  dal
patrimonio  degli  enti  ospedalieri  e  degli enti, casse, servizi e
gestioni  autonome  in  liquidazione,  di cui all'articolo 12-bis del
decreto-legge 8 luglio 1974, n. 264, convertito nella legge 17 agosto
1974, n. 386.
  I  versamenti al bilancio dello Stato devono essere effettuati: per
i  contributi  assicurativi  di  cui  alla lettera a) entro i termini
previsti dall'articolo 24 della legge finanziaria per le somme di cui
alla  lettera  b) entro 15 giorni dal termine di ogni trimestre nella
misura  di  3/12  dello stanziamento di bilancio; per i proventi ed i
redditi  di  cui  alle  lettere  c) ed e) nonche' di quelli di cui al
terzo  comma  entro  15  giorni dalla fine di ogni trimestre; per gli
avanzi  di  cui alla lettera d) entro 15 giorni dall'approvazione dei
bilanci consuntivi della gestione.
  Alla  riscossione delle somme dovute ai sensi del presente articolo
e  non  versate  allo Stato nei termini previsti, nonche' ai relativi
interessi  di  mora,  provvede  l'Intendenza  di  finanza, secondo le
disposizioni  del  testo  unico 14 aprile 1910, n. 639, relativo alla
procedura  coattiva  per  la  riscossione  delle entrate patrimoniali
dello Stato.
  Cessano  di  avere vigore, con effetto dal 1 gennaio 1979, le norme
che  prevedono  la  concessione  di  contributi  dello Stato ad enti,
organismi  e gestioni il cui finanziamento e' previsto dalla presente
legge. (15)
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AGGIORNAMENTO (11)
  Il  D.L.  25  gennaio  1982,  n. 16, convertito, con modificazioni,
dalla L. 25 marzo 1982, n. 98 (in G.U. 27/03/1982, n. 85) ha disposto
(con  l'art.  1, comma 6)che: "Per il 1982, il versamento al bilancio
dello  Stato  previsto  a carico dell'INPS e dell'INAIL dall'articolo
69, primo comma, lettera b), della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e'
elevato  dal  16 per cento rispetto a quello previsto per il 1981 dal
secondo  comma  dell'articolo 8-ter del decreto-legge 30 aprile 1981,
n. 168, convertito nella legge 27 giugno 1981, n. 331".
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AGGIORNAMENTO (15)
  Il  D.L.  12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni,
dalla  L.  11  novembre  1983, n. 638 (in G.U. 11/11/1983, n. 310) ha
disposto (con l'art. 13, comma 2) che: "Per l'anno 1983 il versamento
al  bilancio  dello  Stato  previsto  a carico dell'INPS e dell'INAIL
dall'articolo  69,  lettera b), della legge 23 dicembre 1978, n. 833,
e'  elevato  del  13  per  cento  rispetto a quello previsto per 1982
dall'articolo 1 del decreto-legge 25 gennaio 1982, n. 16, convertito,
con modificazioni, nella legge 25 marzo 1982, n. 98".
  Lo  stesso D.L. (con l'art. 15, comma 5) ha, inoltre, disposto che:
"In  deroga  all'articolo 69 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, le
regioni  e le province autonome di Trento e Bolzano nonche' le unita'
sanitarie  locali  sono autorizzate a trattenere le somme di cui alle
lettere  b),  c)  ed  e)  del  medesimo  articolo per gli anni 1983 e
precedenti. Le predette somme sono utilizzate per le quote fino al 31
dicembre  1982  a copertura degli eventuali disavanzi d'esercizio sul
fondo   sanitario   e  per  il  1983,  nel  limite  della  meta',  ad
integrazione  dello  stanziamento  di competenza, per la provvista di
apparecchiature  ed attrezzature tecniche e scientifiche, nell'ambito
del piano triennale di investimenti previsto dal bilancio pluriennale
dello  Stato.  Restano acquisiti al bilancio dello Stato i versamenti
effettuati  precedentemente  alla  data  di  entrata  in  vigore  del
presente decreto".
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AGGIORNAMENTO (16)
  La  L.  27 dicembre 1983, n. 730, ha disposto (con l'art. 25, comma
2)  che:  "A modifica di quanto previsto dall'articolo 69 della legge
23  dicembre  1978, n. 833, le somme di cui alle lettere b), c) ed e)
del  primo  comma  dello stesso articolo sono trattenute dalle unita'
sanitarie locali, dalle regioni e province autonome e sono utilizzate
per  il  50  per  cento  ad  integrazione  del finanziamento di parte
corrente  e  per  il  50  per cento per l'acquisto di attrezzature in
conto capitale".
                              Art. 70.
(Scorporo dei servizi  sanitari  della Croce Rossa italiana - CRI - e
                  riordinamento dell'Associazione)

  Con  effetto  dal  1  gennaio  1980, con decreto del Ministro della
sanita', sentito il Consiglio sanitario nazionale, sono trasferiti ai
comuni  competenti  per  territorio  per essere destinati alle unita'
sanitarie  locali i servizi di assistenza sanitaria dell'Associazione
della  Croce rossa italiana (CRI), non connessi direttamente alle sue
originarie  finalita', nonche' i beni mobili ed immobili destinati ai
predetti   servizi   ed   il   personale   ad  essi  adibito,  previa
individuazione del relativo contingente.
  Per il trasferimento dei beni e del personale si adottano in quanto
applicabili le disposizioni di cui agli articoli 65 e 67.
  Il  Governo,  entro  un  anno dall'entrata in vigore della presente
legge,  e'  delegato  ad  emanare,  su  proposta  del  Ministro della
sanita', di concerto con il Ministro della difesa, uno o piu' decreti
aventi   valore   di  legge  ordinaria  per  il  riordinamento  della
Associazione della Croce rossa italiana con l'osservanza dei seguenti
criteri direttivi:
    1) l'organizzazione dell'Associazione dovra' essere ristrutturata
in   conformita'  del  principio  volontaristico  della  Associazione
stessa;
    2)  i  compiti dell'Associazione dovranno essere rideterminati in
relazione  alle  finalita'  statutarie  ed  agli adempimenti commessi
dalle vigenti convenzioni e risoluzioni internazionali e dagli organi
della  Croce  rossa  internazionale  alle  societa'  di  Croce  rossa
nazionali;
    3)  le strutture dell'Associazione, pur conservando l'unitarieta'
del sodalizio, dovranno essere articolate su base regionale;
    4)  le cariche dovranno essere gratuite e dovra' esserne prevista
l'elettivita'  da  parte  dei soci qualificati per attive prestazioni
volontarie nell'ambito dell'Associazione. ((4))
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AGGIORNAMENTO (4)
  La  L. 29 febbraio 1980, n. 33, ha disposto (con l'art. 2, comma 1)
che:  "Le  deleghe  conferite  al Governo con gli articoli 7, 42 e 70
della  legge  23  dicembre 1978, n. 833, scadute il 23 dicembre 1979,
nonche'  le  deleghe  conferite  con gli articoli 23 e 37 della legge
medesima,  scadute  il  31  dicembre  1979, sono rinnovate fino al 31
luglio 1980".
                              Art. 71.
            (Compiti delle Associazioni di volontariato)

  I  compiti  di cui all'articolo 2, lettera b), del decreto del Capo
provvisorio  dello  Stato  13  novembre 1947, n. 1256, possono essere
svolti  anche dalle Associazioni di volontariato di cui al precedente
articolo  45,  in  base  a  convenzioni  da  stipularsi con le unita'
sanitarie  locali interessate per quanto riguarda le competenze delle
medesime.
                              Art. 72.
(Soppressione dell'Ente nazionale per la prevenzione degli infortuni
- ENFI - e dell'Associazione   nazionale   per   il  controllo  della
                        combustione - ANCC -)

  Con  decreto  del  Presidente della Repubblica, previa delibera del
Consiglio  dei  ministri, su proposta dei Ministri del lavoro e della
previdenza  sociale,  della  sanita',  dell'industria, il commercio e
l'artigianato  e  del  tesoro,  da  emanarsi  entro  sessanta  giorni
dall'entrata   in   vigore   della   presente  legge,  e'  dichiarata
l'estinzione  dell'Ente  nazionale per la prevenzione degli infortuni
(ENPI)   e   dell'Associazione   nazionale  per  il  controllo  della
combustione (ANCC) e ne sono nominati i commissari liquidatori.
  Ai  predetti  commissari  liquidatori  sono  attribuiti, sino al 31
dicembre  1979,  i compiti e le funzioni che la legge 29 giugno 1977,
n.   349,   attribuisce   ai   commissari   liquidatori   degli  enti
mutualistici.  La  liquidazione dell'ENPI e dell'ANCC e' disciplinata
ai sensi dell'articolo 77.
  A  decorrere  dal  1  gennaio  1980  i compiti e le funzioni svolti
dall'ENPI  e  dalla  ANCC  sono attribuiti rispettivamente ai comuni,
alle  regioni  e  agli  organi  centrali dello Stato, con riferimento
all'attribuzione di funzioni che nella stessa materia e' disposta dal
decreto  del  Presidente  della  Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e
dalla  presente legge. Nella legge istitutiva dell'Istituto superiore
per  la prevenzione e per la sicurezza del lavoro sono individuate le
attivita'  e  le  funzioni  gia'  esercitate  dall'ENPI  e  dall'ANCC
attribuite al nuovo Istituto e al CNEN.
  A  decorrere  dalla  data di cui al precedente comma, al personale,
centrale  e  periferico,  dell'ENPI  e  dell'ANCC,  si  applicano  le
procedure  dell'articolo  67  al  fine di individuare il personale da
trasferire  all'Istituto  superiore per la sicurezza e la prevenzione
del lavoro e da iscrivere nei ruoli regionali per essere destinato ai
servizi  delle unita' sanitarie locali e in particolare ai servizi di
cui all'articolo 22.
  Si  applicano  per il trasferimento dei beni dell'ENPI e della ANCC
le  norme  di  cui  all'articolo  65  ad  eccezione  delle  strutture
scientifiche  e  dei  laboratori  centrali  da destinare all'Istituto
superiore per la sicurezza e la prevenzione del lavoro. ((3))
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AGGIORNAMENTO (3)
  Il  D.L.  30  dicembre  1979, n. 663, convertito, con modificazioni
dalla L. 29 febbraio 1980, n. 33, ha disposto (con l'art. 5, comma 7)
che   "Fino  all'emanazione  della  disciplina  legislativa  prevista
rispettivamente  dagli articoli 23 e 37 della legge 23 dicembre 1978,
n.  833,  e  del decreto di cui al primo comma dell'articolo 70 della
stessa   legge,   sono   prorogati  tutti  i  poteri  dei  commissari
liquidatori  nominati ai Sensi dell'articolo 72 della citata legge 23
dicembre  1978,  n.  833, dei commissari liquidatori delle gestioni e
servizi  di  assistenza  sanitaria  delle  Casse marittime adriatica,
tirrena  e meridionale, nonche', per la parte riguardante le suddette
materie,  dei commissari di cui al successivo comma e degli organi di
amministrazione della Croce rossa italiana".
                              Art. 73.
(Trasferimento di   personale   statale  addetto  alle  attivita'  di
               prevenzione e di sicurezza del lavoro)

  In  riferimento  a  quanto disposto dallo articolo 21, primo comma,
con provvedimento del Ministro del lavoro e della previdenza sociale,
il  personale  tecnico  e  sanitario  centrale  e  periferico,  degli
Ispettorati  del  lavoro  addetto alle sezioni mediche, chimiche e ai
servizi di protezione antinfortunistica, viene comandato, a domanda e
a  decorrere  dal  1 gennaio 1980, presso l'Istituto superiore per la
prevenzione  e la sicurezza del lavoro, o nei presidi e servizi delle
unita'  sanitarie  locali  e,  in  particolare,  nei  presidi  di cui
all'articolo 22.
  Per  il  provvedimento di cui al primo comma si adottano, in quanto
applicabili, le procedure di cui all'articolo 67.
                              Art. 74.
                 (Indennita' economiche temporanee)

  A  decorrere  dal 1 gennaio 1980 e sino all'entrata in vigore della
legge  di  riforma  del  sistema  previdenziale,  l'erogazione  delle
prestazioni  economiche  per malattia e per maternita' previste dalle
vigenti  disposizioni  in  materia  gia'  erogate  dagli enti, casse,
servizi  e gestioni autonome estinti e posti in liquidazione ai sensi
della  legge 17 agosto 1974, n. 386, di conversione con modificazioni
del  decreto-legge  8 luglio 1974, n. 264, e' attribuita all'Istituto
nazionale   della  previdenza  sociale  (INPS)  che  terra'  apposita
gestione.  A  partire dalla stessa data la quota parte dei contributi
di  legge  relativi  a  tali  prestazioni  e' devoluta all'INPS ed e'
stabilita  con  decreto  del  Ministro  del lavoro e della previdenza
sociale, di concerto col Ministro del tesoro.
  Resta  ferma  presso  l'Istituto nazionale della previdenza sociale
(INPS)  la  gestione  dell'assicurazione  contro  la tubercolosi, con
compiti limitati all'erogazione delle sole prestazioni economiche.
  Entro  la  data  di  cui  al  primo  comma con legge dello Stato si
provvede  a riordinare la intera materia delle prestazioni economiche
per maternita', malattia ed infortunio. ((8))
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AGGIORNAMENTO (8)
  La  L. 23 aprile 1981, n. 155, ha disposto (con l'art. 14, comma 1)
che:  "La  quota  parte  dei  contributi  da  devolvere  all'Istituto
nazionale  della  previdenza  sociale ai sensi dell'articolo 74 della
legge  23  dicembre 1978, n. 833, per la erogazione delle prestazioni
economiche di malattia e' determinata nella misura del 2,50 per cento
della  retribuzione  imponibile  per  gli  aventi  diritto di tutti i
settori, ad esclusione di quello agricolo, per il quale il contributo
stesso  e'  determinato  nella  misura  di  un  sesto  del contributo
giornaliero di malattia.
  Per  gli  aventi diritto alle prestazioni economiche previste dalle
disciolte  Casse  di soccorso la quota di contributo e' fissata nella
misura del 3 per cento".
                              Art. 75.
                (Rapporto con gli enti previdenziali)

  Entro  il 31 dicembre 1980, con legge dello Stato sono disciplinati
gli  aspetti  previdenziali  connessi con le competenze in materia di
medicina  legale  attribuite  alle  unita'  sanitarie locali ai sensi
dell'articolo 14, lettera q).
  Sino  all'entrata  in vigore della legge di cui al precedente comma
gli  enti  previdenziali  gestori  delle  assicurazioni  invalidita',
vecchiaia,  superstiti, tubercolosi, assegni familiari, infortuni sul
lavoro e malattie professionali conservano le funzioni concernenti le
attivita'  medico-legali ed i relativi accertamenti e certificazioni,
nonche'   i  beni,  le  attrezzature  ed  il  personale  strettamente
necessari   all'espletamento  delle  funzioni  stesse,  salvo  quanto
disposto dal comma successivo.
  Fermo  restando il termine sopra previsto gli enti previdenziali di
cui al precedente comma stipulano convenzioni con le unita' sanitarie
locali  per  utilizzare  i  servizi delle stesse, ivi compresi quelli
medico-legali, per la istruttoria delle pratiche previdenziali.
  Le  gestioni  commissariali istituite ai sensi dell'articolo 12-bis
del  decreto-legge 8 luglio 1974, n. 264, come modificato dalla legge
di  conversione  17  agosto  1974, n. 386, in relazione ai compiti di
assistenza sanitaria degli enti previdenziali di cui al secondo comma
cessano secondo le modalita' e nei termini di cui all'articolo 61.
  Gli  enti previdenziali di cui al presente articolo, fino alla data
indicata  nel  primo  comma, applicano al personale medico dipendente
dagli  stessi  gli  istituti  normativi previsti specificamente per i
medici dalle norme delegate di cui all'articolo 47.
                              Art. 76.
(Modalita' transitorie per la  riscossione dei contributi obbligatori
                            di malattia)

  Fino al 31 dicembre 1979 gli adempimenti relativi all'accertamento,
alla  riscossione  e  al  recupero  in  via giudiziale dei contributi
sociali  di  malattia  e di ogni altra somma ad essi connessa restano
affidati   agli  enti  mutualistici  ed  altri  istituti  e  gestioni
interessati,  posti  in  liquidazione  ai sensi della legge 29 giugno
1977, n. 349.
  A decorrere dal 1 gennaio 1980 e fino alla completa fiscalizzazione
degli  oneri  sociali  tali  adempimenti  sono affidati all'INPS, che
terra'  contabilita'  separate  per  ciascuno  degli  enti o gestioni
soppressi  e vi provvedera' secondo le norme e le procedure in vigore
per  l'accertamento  e  la  riscossione  dei  contributi  di  propria
pertinenza.
  ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 30 DICEMBRE 1979, N. 663, CONVERTITO, CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 29 FEBBRAIO 1980, N. 33))
  I contributi di competenza degli enti di malattia dovranno affluire
in  apposito  conto  corrente  infruttifero di tesoreria intestato al
Ministro  del  tesoro,  mediante  versamento  da  parte dei datori di
lavoro o degli esattori od enti, incaricati della riscossione a mezzo
ruolo,  con  bollettino  di  conto  corrente  postale  o altro idoneo
sistema  stabilito  con  decreto  del  Ministro  del  lavoro  e della
previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro. ((3))
  Restano  salve le sanzioni penali previste in materia dalla vigente
legislazione.
  Per  l'attuazione  dei nuovi compiti provvisoriamente attribuiti ai
sensi  del  presente  articolo,  l'INPS,  sia  a livello centrale che
periferico,  e'  tenuto  ad  avvalersi  di  personale degli enti gia'
preposti  a  tali  compiti.  Le  competenze  fisse ed accessorie ed i
relativi oneri riflessi sono a carico dell'INPS.
  A  decorrere  dal  1  gennaio  1980  vengono  affidati all'INPS gli
adempimenti  previsti  da  convenzioni  gia'  stipulate con l'INAM ai
sensi  della  legge  4  giugno  1973,  n.  311,  dalle organizzazioni
sindacali maggiormente rappresentative a carattere nazionale.
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AGGIORNAMENTO (3)
  Il  D.L.  30  dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni,
dalla  L.  29  febbraio  1980,  n.  33 (in G.U. 29/02/1980, n. 59) ha
disposto  (con  l'art.  3,  comma  5) che: "A decorrere dal 1 gennaio
1980,  in  deroga  a quanto previsto dal quarto comma all'articolo 76
della  legge 23 dicembre 1978 n. 833 i contributi di competenza degli
enti  di malattia sono riscossi dall'INPS che versera', entro la fine
di  ciascun mese, a partire da quello di febbraio 1980, nell'apposito
capitolo  dello  stato  di previsione dell'entrata del bilancio dello
Stato  un  acconto  pari  a  un  dodicesimo  dell'80  per  cento  dei
contributi   di   competenza   per  l'assistenza  sanitaria  iscritti
nell'anzidetto  capitolo  al  netto di eventuali quota fiscalizzate e
dei  contributi  dovuti  dalle  amministrazioni  statali ivi comprese
quelle  con ordinamento autonomo o dotate di autonomia amministrativa
che  provvederanno direttamente al versamento degli stessi a bilancio
dello Stato. I relativi conguagli saranno effettuati con le modalita'
e  le  scadenze da stabilirsi con decreto del Ministro del tesoro, di
concerto con quello del lavoro e della previdenza sociale".
                              Art. 77. 
 (Liquidazione degli enti soppressi e ripiano delle loro passivita') 
 
  Fermo restando quanto disposto dal secondo comma dell'articolo  60,
alla liquidazione degli enti, casse, servizi e gestioni  autonome  di
cui all'articolo 12-bis del decreto-legge 8 luglio 1974, n. 264, come
modificato dalla legge di conversione 17  agosto  1974,  n.  386,  si
provvede, entro 18 mesi dall'entrata in vigore della presente  legge,
sulla base delle direttive emanate, in applicazione dell'articolo  4,
quarto comma, della legge  29  giugno  1977,  n.  349,  dal  comitato
centrale istituito con lo stesso articolo 4. ((6)) 
  Prima che siano esaurite le operazioni di liquidazione degli  enti,
casse, servizi e gestioni autonome di  cui  al  precedente  comma,  i
commissari liquidatori provvedono a definire tutti i provvedimenti da
adottarsi in  esecuzione  di  decisioni  degli  organi  di  giustizia
amministrativa non piu' suscettibili di impugnativa. Entro lo  stesso
periodo i commissari liquidatori provvedono, ai soli fini  giuridici,
alla ricostruzione della carriera dei dipendenti che,  trovandosi  in
aspettativa per qualsiasi causa, ne abbiano diritto al termine  della
aspettativa in base a norme di legge o regolamentari. 
  Le gestioni di liquidazione che non risultano chiuse nel termine di
cui al primo comma sono assunte dallo speciale  ufficio  liquidazioni
presso il Ministero del tesoro di cui alla legge 4 dicembre 1956,  n.
1404. 
  I commissari liquidatori delle  gestioni  di  cui  al  terzo  comma
cessano dalle loro funzioni il trentesimo giorno successivo alla data
di  assunzione  delle   gestioni   stesse   da   parte   dell'ufficio
liquidazioni. Entro tale termine essi devono  consegnare  all'ufficio
liquidazioni  medesimo  tutte  le  attivita'   esistenti,   i   libri
contabili, gli inventari ed il rendiconto della loro intera gestione. 
  Le disponibilita' finanziarie delle gestioni di cui al terzo  comma
sono fatte  affluire  in  apposito  conto  corrente  infruttifero  di
tesoreria dal quale il Ministro del tesoro puo' disporre prelevamenti
per la sistemazione delle singole liquidazioni e per la copertura dei
disavanzi di quelle deficitarie. 
  Eventuali disavanzi di liquidazione, che non e' possibile coprire a
carico del conto corrente di cui al quinto comma, saranno  finanziati
a carico del fondo previsto dall'articolo 14 della legge  4  dicembre
1956, n. 1404, per la cui  integrazione  il  Ministro  del  tesoro  e
autorizzato  ad  effettuare  operazioni   di   ricorso   al   mercato
finanziario con l'osservanza delle norme di cui  all'articolo  1  del
decreto-legge 8 luglio 1974, n. 264, convertito,  con  modificazioni,
nella legge 17 agosto  1974,  n.  386.  Agli  oneri  derivanti  dalle
predette operazioni finanziarie si provvede per il primo anno con una
corrispondente maggiorazione delle operazioni stesse e per  gli  anni
successivi con appositi stanziamenti da iscrivere  annualmente  nello
stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro. 
  Per le esigenze della gestione di  liquidazione  di  cui  al  terzo
comma si applica il disposto dell'articolo 12,  quarto  comma,  della
legge 4 dicembre 1956, n. 1404. 
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AGGIORNAMENTO (6) 
  Il D.L. 1 luglio 1980, n. 285, convertito, con modificazioni, dalla
L. 8 agosto 1980, n. 441, ha disposto (con l'art. 1, comma 5) che "La
data prevista nel primo comma dell'art. 77 della  legge  23  dicembre
1978, n. 833, per la cessazione delle gestioni di liquidazione  degli
enti di cui al precedente primo comma e'  prorogata  al  31  dicembre
1980". 
                              Art. 78.
                           (Norme fiscali)

  I   trasferimenti   di   beni   mobili   ed   immobili   dipendenti
dall'attuazione  della  presente  legge, sono esenti, senza limiti di
valore, dalle imposte di bollo, di registro, di incremento di valore,
ipotecarie, catastali e da ogni altra imposta, spesa, tassa o diritto
di qualsiasi specie o natura.
                              Art. 79.
                (Esercizio delle deleghe legislative)

  Le  norme  delegate previste dalla presente legge sono emanate, con
decreti  del  Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente
del  Consiglio  dei  ministri, di concerto con i Ministri del tesoro,
dell'interno  e del bilancio e della programmazione economica e degli
altri  Ministri,  in ragione delle rispettive competenze indicate nei
precedenti articoli, adottando la procedura complessivamente prevista
dall'articolo  8  della legge 22 luglio 1975, n. 382. Per l'esercizio
delle  deleghe  di cui agli articoli 23, 24, 37, 42, 47 e 59 in luogo
della  Commissione  parlamentare  per  le questioni regionali, di cui
all'articolo  52  della  legge  10  febbraio 1953, n. 62 e successive
modificazioni  e integrazioni, i pareri sono espressi da una apposita
Commissione  composta  da  10  deputati  e  10  senatori nominati, in
rappresentanza  proporzionale dei gruppi parlamentari, dai Presidenti
delle rispettive Camere.
                              Art. 80.
                    (Regioni a statuto speciale)

  Restano  salve  le  competenze  statutarie  delle regioni a statuto
speciale  nelle  materie  disciplinate  dalla presente legge. Restano
ferme  altresi'  le  competenze  spettanti  alle province autonome di
Trento  e  di  Bolzano  secondo  le forme e condizioni particolari di
autonomia  definite  dal  decreto  del Presidente della Repubblica 31
agosto  1972,  n.  670, e relative norme di attuazione, nel rispetto,
per  quanto  attiene  alla provincia autonoma di Bolzano, anche delle
norme   relative   alla   ripartizione  proporzionale  fra  i  gruppi
linguistici  e  alla  parificazione  delle lingue italiana e tedesca.
((PERIODO ABROGATO DALLA L. 27 DICEMBRE 1983, N. 730)).
  Al  trasferimento delle funzioni, degli uffici, del personale e dei
beni  alle  regioni  Valle  d'Aosta, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna,
Sicilia,  nonche'  alle  province autonome di Trento e di Bolzano, si
provvedera' con le procedure previste dai rispettivi statuti. (13)
  Appositi  accordi  o convenzioni regolano i rapporti tra la Regione
Valle   d'Aosta   e   l'Ordine  Mauriziano  per  quanto  riguarda  la
utilizzazione dello Stabilimento di ricovero e cura di Aosta.
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AGGIORNAMENTO (13)
  Il  D.P.R.  22  febbraio  1982, n. 182, ha disposto (con l'art. 22,
comma  2)  che: "A parziale modifica di quanto disposto dall'art. 80,
secondo comma, della legge 23 dicembre 1978, n. 833, il trasferimento
delle  funzioni  di  cui  al  comma  precedente,  degli  uffici,  del
personale  e dei beni alla regione ha luogo con le procedure previste
dalla legge stessa per le regioni a statuto ordinario".
                              Art. 81.
           (Assistenza ai mutilati e agli invalidi civili)

  Il  trasferimento  delle  funzioni  amministrative  in  materia  di
assistenza  sanitaria  protesica  e specifica a favore dei mutilati e
invalidi  di  cui  all'articolo  2 della legge 30 marzo 1971, n. 118,
nonche' dei sordomuti e ciechi civili diventa operativo a partire dal
1 luglio 1979.
                              Art. 82.
                (Variazioni al bilancio dello Stato)

  Il  Ministro  del  tesoro  e'  autorizzato  a provvedere con propri
decreti alle occorrenti variazioni di bilancio.
                              Art. 83. 
                   (Entrata in vigore della legge) 
 
  La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica. 
  Le disposizioni di cui ai Capi II, III e V del Titolo I e quelle di
cui al Titolo III avranno effetto dal 1 gennaio 1979. 
 
  La presente legge, munita del sigillo dello  Stato,  sara'  inserta
nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato. 
 
  Data a Roma, addi' 23 dicembre 1978 
 
                               PERTINI 
 
                                       ANDREOTTI - ANSELMI - SCOTTI - 
                                       ROGNONI - BONIFACIO - PANDOLFI 
- MORLINO 
 
Visto, il Guardasigilli: BONIFACIO 
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