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Numero Atti: 65058

Ultima Gazzetta Ufficiale del: 06 agosto 2020

Ultima Modifica: 07 agosto 2020

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Legge 22 maggio 1978 , n. 194

Norme per la tutela sociale della maternita' e sull'interruzione volontaria della gravidanza.

(G.U. Serie Pregressa , n. 140 del 22 maggio 1978)

    La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della Repubblica hanno
approvato;

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

                              PROMULGA

la seguente legge:
                               Art. 1.

  Lo  Stato  garantisce  il  diritto  alla  procreazione  cosciente e
responsabile,  riconosce  il valore sociale della maternita' e tutela
la vita umana dal suo inizio.
  L'interruzione  volontaria  della  gravidanza, di cui alla presente
legge, non e' mezzo per il controllo delle nascite.
  Lo  Stato,  le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie
funzioni   e   competenze,   promuovono   e   sviluppano   i  servizi
socio-sanitari,  nonche'  altre iniziative necessarie per evitare che
l'aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.
                               Art. 2.

  I  consultori  familiari  istituiti  dalla legge 29 luglio 1975, n.
405, fermo restando quanto stabilito dalla stessa legge, assistono la
donna in stato di gravidanza:
    a)  informandola  sui  diritti  a  lei  spettanti  in  base  alla
legislazione  statale  e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e
assistenziali  concretamente  offerti  dalle  strutture  operanti nel
territorio;
    b)  informandola  sulle  modalita'  idonee a ottenere il rispetto
delle norme della legislazione sul lavoro a tutela della gestante;
    c)  attuando direttamente o proponendo all'ente locale competente
o alle strutture sociali operanti nel territorio speciali interventi,
quando  la gravidanza o la maternita' creino problemi per risolvere i
quali  risultino  inadeguati i normali interventi di cui alla lettera
a);
    d) contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la
donna all'interruzione della gravidanza.
  I  consultori  sulla  base  di  appositi  regolamenti o convenzioni
possono   avvalersi,   per   i   fini  previsti  dalla  legge,  della
collaborazione  volontaria  di idonee formazioni sociali di base e di
associazioni   del   volontariato,   che  possono  anche  aiutare  la
maternita' difficile dopo la nascita.
  La   somministrazione   su  prescrizione  medica,  nelle  strutture
sanitarie  e  nei  consultori,  dei mezzi necessari per conseguire le
finalita' liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile
e' consentita anche ai minori.
                               Art. 3.

  Anche  per  l'adempimento  dei  compiti  ulteriori  assegnati dalla
presente  legge ai consultori familiari, il fondo di cui all'articolo
5  della  legge  29  luglio  1975,  n.  405,  e'  aumentato  con  uno
stanziamento di L. 50.000.000.000 annui, da ripartirsi fra le regioni
in base agli stessi criteri stabiliti dal suddetto articolo.
  Alla   copertura   dell'onere   di   lire   50   miliardi  relativo
all'esercizio  finanziario  1978  si provvede mediante corrispondente
riduzione  dello  stanziamento iscritto nel capitolo 9001 dello stato
di  previsione  della  spesa del Ministero del tesoro per il medesimo
esercizio.  Il  Ministro  del tesoro e' autorizzato ad apportare, con
propri decreti, le necessarie variazioni di bilancio.
                               Art. 4.

  Per  l'interruzione  volontaria  della  gravidanza  entro  i  primi
novanta  giorni,  la  donna  che  accusi  circostanze per le quali la
prosecuzione   della   gravidanza,   il   parto   o   la   maternita'
comporterebbero  un  serio  pericolo  per  la  sua  salute  fisica  o
psichica,  in  relazione  o  al  suo  stato  di  salute,  o  alle sue
condizioni  economiche,  o sociali o familiari, o alle circostanze in
cui  e'  avvenuto  il  concepimento,  o  a  previsioni  di anomalie o
malformazioni  del  concepito,  si rivolge ad un consultorio pubblico
istituito ai sensi dell'articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio
1975, n. 405, o a una struttura sociosanitaria a cio' abilitata dalla
regione, o a un medico di sua fiducia.
                               Art. 5.

  Il  consultorio  e  la  struttura  socio-sanitaria,  oltre  a dover
garantire  i  necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni
caso,  e  specialmente  quando  la  richiesta  di  interruzione della
gravidanza sia motivata dall'incidenza delle condizioni economiche, o
sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la
donna  e  con  il  padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel
rispetto  della  dignita'  e  della  riservatezza della donna e della
persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei
problemi   proposti,   di  aiutarla  a  rimuovere  le  cause  che  la
porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado
di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere
ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti
gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.
  Quando  la  donna si rivolge al medico di sua fiducia questi compie
gli  accertamenti  sanitari  necessari, nel rispetto della dignita' e
della liberta' della donna; valuta con la donna stessa e con il padre
del  concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignita'
e  della riservatezza della donna e della persona indicata come padre
del  concepito, anche sulla base dell'esito degli accertamenti di cui
sopra,  le  circostanze  che la determinano a chiedere l'interruzione
della  gravidanza;  la  informa  sui  diritti a lei spettanti e sugli
interventi  di  carattere  sociale cui puo' fare ricorso, nonche' sui
consultori e le strutture socio-sanitarie.
  Quando il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria,
o  il  medico di fiducia, riscontra l'esistenza di condizioni tali da
rendere  urgente  l'intervento, rilascia immediatamente alla donna un
certificato  attestante  l'urgenza.  Con  tale  certificato  la donna
stessa  puo' presentarsi ad una delle sedi autorizzate a praticare la
interruzione della gravidanza.
  Se   non   viene   riscontrato  il  caso  di  urgenza,  al  termine
dell'incontro   il   medico   del   consultorio   o  della  struttura
socio-sanitaria,  o  il  medico  di fiducia, di fronte alla richiesta
della   donna   di   interrompere  la  gravidanza  sulla  base  delle
circostanze di cui all'articolo 4, le rilascia copia di un documento,
firmato  anche  dalla  donna,  attestante  lo  stato  di gravidanza e
l'avvenuta  richiesta,  e  la invita a soprassedere per sette giorni.
Trascorsi  i sette giorni, la donna puo' presentarsi, per ottenere la
interruzione  della gravidanza, sulla base del documento rilasciatole
ai sensi del presente comma, presso una delle sedi autorizzate.
                               Art. 6.

  L'interruzione  volontaria  della  gravidanza, dopo i primi novanta
giorni, puo' essere praticata:
    a)  quando  la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo
per la vita della donna;
    b)  quando  siano  accertati  processi patologici, tra cui quelli
relativi  a  rilevanti  anomalie  o  malformazioni del nascituro, che
determinino  un  grave pericolo per la salute fisica o psichica della
donna.
                               Art. 7.

  I processi patologici che configurino 1 casi previsti dall'articolo
precedente    vengono   accertati   da   un   medico   del   servizio
ostetrico-ginecologico  dell'ente  ospedaliero in cui deve praticarsi
l'intervento,  che ne certifica l'esistenza. Il medico puo' avvalersi
della collaborazione di specialisti. Il medico e' tenuto a fornire la
documentazione  sul  caso  e  a  comunicare  la sua certificazione al
direttore  sanitario  dell'ospedale  per  l'intervento  da praticarsi
immediatamente.
  Qualora  l'interruzione  della  gravidanza  si renda necessaria per
imminente  pericolo per la vita della donna, l'intervento puo' essere
praticato  anche  senza  lo  svolgimento delle procedure previste dal
comma  precedente  e al di fuori delle sedi di cui all'articolo 8. In
questi  casi,  il  medico  e'  tenuto a darne comunicazione al medico
provinciale.
  Quando   sussiste  la  possibilita'  di  vita  autonoma  del  feto,
l'interruzione  della  gravidanza puo' essere praticata solo nel caso
di  cui  alla  lettera  a)  dell'articolo  6  e  il medico che esegue
l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita
del feto.
                               Art. 8.

  L'interruzione  della  gravidanza  e'  praticata  da  un medico del
servizio  ostetrico-ginecologico  presso  un  ospedale  generale  tra
quelli  indicati  nell'articolo  20  della legge 12 febbraio 1968, n.
132,  il  quale  verifica  anche  l'inesistenza  di controindicazioni
sanitarie.
  Gli   interventi  possono  essere  altresi'  praticati  presso  gli
ospedali   pubblici  specializzati,  gli  istituti  ed  enti  di  cui
all'articolo  1,  penultimo  comma,  della legge 12 febbraio 1968, n.
132,  e le istituzioni di cui alla legge 26 novembre 1973, n. 817, ed
al  decreto  del  Presidente della Repubblica 18 giugno 1958, n. 754,
sempre che i rispettivi organi di gestione ne facciano richiesta.
  Nei  primi  novanta  giorni  l'interruzione  della  gravidanza puo'
essere praticata anche presso case di cura autorizzate dalla regione,
fornite   di   requisiti  igienico-sanitari  e  di  adeguati  servizi
ostetrico-ginecologici.
  Il  Ministro  della  sanita'  con suo decreto limitera' la facolta'
delle  case  di  cura  autorizzate,  a  praticare  gli  interventi di
interruzione della gravidanza, stabilendo:
    1)   la   percentuale  degli  interventi  di  interruzione  della
gravidanza  che  potranno  avere  luogo,  in rapporto al totale degli
interventi  operatori  eseguiti nell'anno precedente presso la stessa
casa di cura;
    2)  la  percentuale  dei  giorni  di  degenza  consentiti per gli
interventi  di  interruzione della gravidanza, rispetto al totale dei
giorni di degenza che nell'anno precedente si sono avuti in relazione
alle convenzioni con la regione.
  Le  percentuali  di  cui  ai  punti  1)  e  2)  dovranno essere non
inferiori al 20 per cento e uguali per tutte le case di cura.
  Le  case di cura potranno scegliere il criterio al quale attenersi,
fra i due sopra fissati.
  Nei  primi  novanta  giorni  gli  interventi  di interruzione della
gravidanza   dovranno  altresi'  poter  essere  effettuati,  dopo  la
costituzione    delle    unita'    socio-sanitarie   locali,   presso
poliambulatori   pubblici  adeguatamente  attrezzati,  funzionalmente
collegati agli ospedali ed autorizzati dalla regione.
  Il  certificato rilasciato ai sensi del terzo comma dell'articolo 5
e, alla scadenza dei sette giorni, il documento consegnato alla donna
ai  sensi del quarto comma dello stesso articolo costituiscono titolo
per  ottenere  in  via  d'urgenza  l'intervento  e, se necessario, il
ricovero.
                               Art. 9.

  Il  personale sanitario ed esercente le attivita' ausiliarie non e'
tenuto  a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed
agli  interventi  per  l'interruzione della gravidanza quando sollevi
obiezione    di   coscienza,   con   preventiva   dichiarazione.   La
dichiarazione  dello  obiettore  deve  essere  comunicata  al  medico
provinciale e, nel caso di personale dipendente dell'ospedale o dalla
casa   di   cura,   anche  al  direttore  sanitario,  entro  un  mese
dall'entrata  in  vigore  della  presente  legge  o dal conseguimento
dell'abilitazione  o  dall'assunzione presso un ente tenuto a fornire
prestazioni  dirette  alla  interruzione  della  gravidanza  o  dalla
stipulazione  di  una convenzione con enti previdenziali che comporti
l'esecuzione di tali prestazioni.
  L'obiezione  puo' sempre essere revocata o venire proposta anche al
di  fuori  dei termini di cui al precedente comma, ma in tale caso la
dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione al
medico provinciale.
  L'obiezione   di   coscienza  esonera  il  personale  sanitario  ed
esercente  le  attivita'  ausiliarie dal compimento delle procedure e
delle   attivita'   specificamente   e   necessariamente   dirette  a
determinare  l'interruzione  della  gravidanza, e non dall'assistenza
antecedente e conseguente all'intervento.
  Gli  enti  ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in
ogni  caso  ad  assicurare  l'espletamento  delle  procedure previste
dall'articolo  7  e  l'effettuazione degli interventi di interruzione
della  gravidanza  richiesti  secondo  le  modalita'  previste  dagli
articoli  5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l'attuazione
anche attraverso la mobilita' del personale.
  L'obiezione  di  coscienza  non  puo' essere invocata dal personale
sanitario  ed  esercente  le  attivita'  ausiliarie  quando,  data la
particolarita'  delle  circostanze,  il  loro personale intervento e'
indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo.
  L'obiezione   di   coscienza   si  intende  revocata,  con  effetto
immediato,  se  chi  l'ha  sollevata  prende  parte  a  procedure o a
interventi   per   l'interruzione  della  gravidanza  previsti  dalla
presente legge, al di fuori dei casi di cui al comma precedente.
                              Art. 10.

  L'accertamento,   l'intervento,   la  cura  e  l'eventuale  degenza
relativi   alla   interruzione  della  gravidanza  nelle  circostanze
previste dagli articoli 4 e 6, ed attuati nelle istituzioni sanitarie
di  cui  all'articolo  8,  rientrano  fra  le prestazioni ospedaliere
trasferite alle regioni dalla legge 17 agosto 1974, n. 386.
  Sono   a   carico  della  regione  tutte  le  spese  per  eventuali
accertamenti,  cure  o  degenze  necessarie  per  il compimento della
gravidanza  nonche'  per il parto, riguardanti le donne che non hanno
diritto all'assistenza mutualistica.
  Le   prestazioni   sanitarie   e  farmaceutiche  non  previste  dai
precedenti   commi  e  gli  accertamenti  effettuati  secondo  quanto
previsto  dal  secondo  comma  dell'articolo  5  e  dal  primo  comma
dell'articolo  7  da  medici dipendenti pubblici, o che esercitino la
loro attivita' nell'ambito di strutture pubbliche o convenzionate con
la  regione,  sono  a  carico degli enti mutualistici, sino a che non
sara' istituito il servizio sanitario nazionale.
                              Art. 11.

  L'ente  ospedaliero, la casa di cura o il poliambulatorio nei quali
l'intervento  e'  stato  effettuato  sono tenuti ad inviare al medico
provinciale  competente per territorio una dichiarazione con la quale
il  medico  che  lo  ha eseguito da' notizia dell'intervento stesso e
della  documentazione  sulla base della quale e' avvenuto, senza fare
menzione dell'identita' della donna.
  Le  lettere  b)  e f) dell'articolo 103 del testo unico delle leggi
sanitarie,  approvato  con  il regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265,
sono abrogate.
                              Art. 12. 
 
  La richiesta di interruzione della gravidanza secondo le  procedure
della presente legge e' fatta personalmente dalla donna. 
  Se  la  donna  e'  di  eta'  inferiore  ai   diciotto   anni,   per
l'interruzione  della  gravidanza  e'  richiesto  l'assenso  di   chi
esercita sulla donna stessa la ((responsabilita' genitoriale))  o  la
tutela. 
  Tuttavia, nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che
impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la
((responsabilita'  genitoriale))  o   la   tutela,   oppure   queste,
interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri  tra  loro
difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o  i  medico
di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all'articolo 5  e
rimette entro sette giorni dalla richiesta una  relazione,  corredata
del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso  opera.
Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna  e  tenuto
conto della sua volonta', delle ragioni che adduce e della  relazione
trasmessagli, puo' autorizzare la donna,  con  atto  non  soggetto  a
reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza. 
  Qualora il medico accerti l'urgenza dell'intervento a causa  di  un
grave  pericolo  per  la  salute  della  minore  di  diciotto   anni,
indipendentemente dall'assenso di chi esercita  la  ((responsabilita'
genitoriale))  o  la  tutela  e  senza  adire  il  giudice  tutelare,
certifica   l'esistenza    delle    condizioni    che    giustificano
l'interruzione  della  gravidanza.  Tale  certificazione  costituisce
titolo per ottenere in via d'urgenza l'intervento e,  se  necessario,
il ricovero. 
  Ai fini dell'interruzione della gravidanza  dopo  i  primi  novanta
giorni, si applicano anche alla minore di diciotto anni le  procedure
di cui all'articolo 7, indipendentemente dall'assenso di chi esercita
la ((responsabilita' genitoriale)) o la tutela. 
                              Art. 13.

  Se  la donna e' interdetta per infermita' di mente, la richiesta di
cui  agli  articoli  4  e  6  puo' essere presentata oltre che da lei
personalmente,  anche  dal tutore o da marito non tutore, che non sia
legalmente separato.
  Nel caso di richiesta presentata dall'interdetta o dal marito, deve
essere  sentito  il  parere  del  tutore. La richiesta presentata dal
tutore o dal marito deve essere confermata dalla donna.
  Il  medico  del  consultorio o della struttura sociosanitaria, o il
medico di fiducia, trasmette al giudice tutelare, entro il termine di
sette  giorni  dalla  presentazione  della  richiesta,  una relazione
contenente   ragguagli   sulla   domanda  e  sulla  sua  provenienza,
sull'atteggiamento  comunque  assunto  dalla donna e sulla gravita' e
specie  dell'infermita' mentale di essa nonche' il parere del tutore,
se espresso.
  Il   giudice   tutelare,   sentiti  se  lo  ritiene  opportuno  gli
interessati,   decide  entro  cinque  giorni  dal  ricevimento  della
relazione, con atto non soggetto a reclamo.
  Il  provvedimento  del  giudice  tutelare  ha  gli  effetti  di cui
all'ultimo comma dell'articolo 8.
                              Art. 14.

  Il  medico  che  esegue l'interruzione della gravidanza e' tenuto a
fornire alla donna le informazioni e le indicazioni sulla regolazione
delle nascite nonche' a renderla partecipe dei procedimenti abortivi,
che  devono comunque essere attuati in modo da rispettare la dignita'
personale della donna.
  In  presenza  di  processi  patologici,  fra cui quelli relativi ad
anomalie   o  malformazioni  del  nascituro,  il  medico  che  esegue
l'interruzione  della  gravidanza deve fornire alla donna i ragguagli
necessari per la prevenzione di tali processi.
                              Art. 15.

  Le regioni, d'intesa con le universita' e con gli enti ospedalieri,
promuovono  l'aggiornamento  del  personale sanitario ed esercente le
arti   ausiliarie   sui   problemi  della  procreazione  cosciente  e
responsabile,   sui   metodi   anticoncezionali,  sul  decorso  della
gravidanza,  sul  parto  e sull'uso delle tecniche piu' moderne, piu'
rispettose  dell'integrita'  fisica  e  psichica  della  donna e meno
rischiose  per l'interruzione della gravidanza. Le regioni promuovono
inoltre  corsi  ed  incontri  ai  quali  possono  partecipare  sia il
personale  sanitario  ed  esercente le arti ausiliarie sia le persone
interessate  ad  approfondire  le  questioni  relative all'educazione
sessuale,   al   decorso   della  gravidanza,  al  parto,  ai  metodi
anticoncezionali e alle tecniche per l'interruzione della gravidanza.
  Al  fine  di  garantire  quanto  disposto  dagli articoli 2 e 5, le
regioni   redigono   un   programma   annuale  d'aggiornamento  e  di
informazione  sulla  legislazione  statale e regionale, e sui servizi
sociali, sanitari e assistenziali esistenti nel territorio regionale.
                              Art. 16.

  Entro  il mese di febbraio, a partire dall'anno successivo a quello
dell'entrata  in  vigore  della  presente  legge,  il  Ministro della
sanita'  presenta  al  Parlamento una relazione sull'attuazione della
legge  stessa  e  sui  suoi effetti, anche in riferimento al problema
della prevenzione.
  Le  regioni  sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro
il  mese  di  gennaio  di  ciascun  anno,  sulla  base di questionari
predisposti dal Ministro.
  Analoga  relazione  presenta  il Ministro di grazia e giustizia per
quanto   riguarda  le  questioni  di  specifica  competenza  del  suo
Dicastero.
                               Art. 17 
 
        ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 1 MARZO 2018, N. 21)) 
                               Art. 18 
 
        ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 1 MARZO 2018, N. 21)) 
                              Art. 19.

  Chiunque  cagiona  l'interruzione volontaria della gravidanza senza
l'osservanza delle modalita' indicate negli articoli 5 o 8, e' punito
con la reclusione sino a tre anni.
  La donna e' punita con la multa fino a lire centomila.
  Se   l'interruzione   volontaria  della  gravidanza  avviene  senza
l'accertamento  medico  dei  casi  previsti  dalle  lettere  a)  e b)
dell'articolo   6  o  comunque  senza  l'osservanza  delle  modalita'
previste  dall'articolo 7, chi la cagiona e' punito con la reclusione
da uno a quattro anni;
  La donna e' punita con la reclusione sino a sei mesi.
  Quando  l'interruzione volontaria della gravidanza avviene su donna
minore  degli  anni  diciotto,  o  interdetta, fuori dei casi o senza
l'osservanza  delle modalita' previste dagli articoli 12 e 13, chi la
cagiona  e'  punito  con  le  pene rispettivamente previste dai commi
precedenti aumentate fino alla meta'. La donna non e' punibile.
  Se  dai  fatti  previsti dai commi precedenti deriva la morte della
donna, si applica la reclusione da tre a sette anni; se ne deriva una
lesione personale gravissima si applica la reclusione da due a cinque
anni;  se  la  lesione  personale  e'  grave  questa  ultima  pena e'
diminuita.
  Le pene stabilite dal comma precedente sono aumentate se la morte o
la lesione della donna derivano dai fatti previsti dal quinto comma.
                              Art. 20.

  Le   pene   previste  dagli  articoli  18  e  19  per  chi  procura
l'interruzione  della  gravidanza  sono  aumentate quando il reato e'
commesso  da  chi  ha  sollevato  obiezione  di  coscienza  ai  sensi
dell'articolo 9.
                              Art. 21.

  Chiunque,  fuori  dei  casi  previsti  dall'articolo 326 del codice
penale, essendone venuto a conoscenza per ragioni di professione o di
ufficio,  rivela  l'identita'  -  o comunque divulga notizie idonee a
rivelarla  - di chi ha fatto ricorso alle procedure o agli interventi
previsti  dalla  presente  legge, e' punito a norma dell'articolo 622
del codice penale.
                              Art. 22.

  Il titolo X del libro II del codice penale e' abrogato.
  Sono  altresi'  abrogati  il  n.  3) del primo comma e il n. 5) del
secondo comma dell'articolo 583 del codice penale.
  Salvo  che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di condanna,
non e' punibile per il reato di aborto di donna consenziente chiunque
abbia  commesso  il fatto prima dell'entrata in vigore della presente
legge,  se il giudice accerta che sussistevano le condizioni previste
dagli articoli 4 e 6.

  La  presente  legge,  munita del sigillo dello Stato, sara' inserta
nella  Raccolta  ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.

  Data a Roma, addi' 22 maggio 1978

                                LEONE

                                                ANDREOTTI - ANSELMI -
                                                  BONIFACIO - MORLINO
                                                           - PANDOLFI

Visto, il Guardasigilli: BONIFACIO