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Numero Atti:61301
Ultima Gazzetta Ufficiale del: 23 marzo 2019 Ultima Modifica: 25 marzo 2019
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Dettaglio atto

Decreto legislativo 31 marzo 1998 , n. 114

Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59.

(G.U. Serie Generale , n. 95 del 24 aprile 1998)

									Titolo I*Principi generali*
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione; Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59, recante delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa; Visto, in particolare, l'articolo 4, comma 4, lettera c), della citata legge n. 59 del 1997, il quale prevede che sia anche riordinata la disciplina delle attivita' economiche ed industriali, in particolare per quanto riguarda il sostegno e lo sviluppo delle imprese operanti nell'industria, nel commercio, nell'artigianato, nel comparto agroindustriale e nei servizi alla produzione, al fine di promuovere la competitivita' delle imprese nel mercato globale e la razionalizzazione della rete commerciale, anche in relazione all'obiettivo del contenimento dei prezzi e dell'efficienza della distribuzione; Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 16 gennaio 1998; Visto il parere della Commissione parlamentare istituita ai sensi dell'articolo 5 della citata legge n. 59 del 1997; Visto il parere della Commissione parlamentare per le questioni regionali; Visto il parere della Conferenza unificata, istituita ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281; Visto il parere dell'Autorita' garante della concorrenza e del mercato ai sensi dell'articolo 22 della legge 10 ottobre 1990, n. 287; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 13 marzo 1998; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, di concerto con i Ministri per la funzione pubblica e gli affari regionali, del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e di grazia e giustizia; Emana il seguente decreto legislativo: Art. 1. Oggetto e finalita' 1. Il presente decreto stabilisce i principi e le norme generali sull'esercizio dell'attivita' commerciale. 2. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano provvedono a quanto disposto dal presente decreto secondo le previsioni dei rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione 3. La disciplina in materia di commercio persegue le seguenti finalita': a) la trasparenza del mercato, la concorrenza, la liberta' di impresa e la libera circolazione delle merci; b) la tutela del consumatore, con particolare riguardo all'informazione, alla possibilita' di approvvigionamento, al servizio di prossimita', all'assortimento e alla sicurezza dei prodotti; c) l'efficienza, la modernizzazione e lo sviluppo della rete distributiva, nonche' l'evoluzione tecnologica dell'offerta, anche al fine del contenimento dei prezzi; d) il pluralismo e l'equilibrio tra le diverse tipologie delle strutture distributive e le diverse forme di vendita, con particolare riguardo al riconoscimento e alla valorizzazione del ruolo delle piccole e medie imprese; e) la valorizzazione e la salvaguardia del servizio commerciale nelle aree urbane, rurali, montane, insulari.
                               Art. 2.
        Liberta' di impresa e libera circolazione delle merci

  1. L'attivita' commerciale si fonda sul principio della liberta' di
iniziativa   economica   privata  ai  sensi  dell'articolo  41  della
Costituzione  ed  e'  esercitata  nel rispetto dei principi contenuti
nella  legge  10  ottobre  1990,  n. 287, recante norme per la tutela
della concorrenza e del mercato.
                               Art. 3.
                         Obbligo di vendita

  1.  In conformita' a quanto stabilito dall'articolo 1336 del codice
civile,  il  titolare dell'attivita' commerciale al dettaglio procede
alla vendita nel rispetto dell'ordine temporale della richiesta.
                               Art. 4.
          Definizioni e ambito di applicazione del decreto

  1. Ai fini del presente decreto si intendono:
    a)  per  commercio  all'ingrosso,  l'attivita' svolta da chiunque
professionalmente  acquista  merci  in  nome e per conto proprio e le
rivende  ad  altri  commercianti,  all'ingrosso  o al dettaglio, o ad
utilizzatori  professionali,  o ad altri utilizzatori in grande. Tale
attivita'   puo'   assumere   la   forma  di  commercio  interno,  di
importazione o di esportazione;
    b)  per  commercio  al  dettaglio, l'attivita' svolta da chiunque
professionalmente  acquista  merci  in  nome e per conto proprio e le
rivende,  su  aree  private  in  sede fissa o mediante altre forme di
distribuzione, direttamente al consumatore finale;
    c)  per superficie di vendita di un esercizio commerciale, l'area
destinata   alla   vendita,   compresa  quella  occupata  da  banchi,
scaffalature  e  simili. Non costituisce superficie di vendita quella
destinata  a  magazzini,  depositi,  locali  di lavorazione, uffici e
servizi;
    d)  per  esercizi di vicinato quelli aventi superficie di vendita
non  superiore  a  150  mq.  nei  comuni  con  popolazione  residente
inferiore  a  10.000  abitanti e a 250 mq. nei comuni con popolazione
residente superiore a 10.000 abitanti;
    e)  per medie strutture di vendita gli esercizi aventi superficie
superiore  ai  limiti di cui al punto d) e fino a 1.500 mq nei comuni
con  popolazione  residente inferiore a 10.000 abitanti e a 2.500 mq.
nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti;
    f) per grandi strutture di vendita gli esercizi aventi superficie
superiore ai limiti di cui al punto e);
    g)  per  centro  commerciale, una media o una grande struttura di
vendita  nella  quale  piu' esercizi commerciali sono inseriti in una
struttura  a  destinazione specifica e usufruiscono di infrastrutture
comuni  e  spazi  di  servizio  gestiti  unitariamente.  Ai  fini del
presente  decreto  per superficie di vendita di un centro commerciale
si  intende  quella risultante dalla somma delle superfici di vendita
degli esercizi al dettaglio in esso presenti;
    h) per forme speciali di vendita al dettaglio:
      1)  la  vendita  a  favore  di  dipendenti  da  parte di enti o
imprese,  pubblici  o  privati, di soci di cooperative di consumo, di
aderenti  a  circoli  privati, nonche' la vendita nelle scuole, negli
ospedali e nelle strutture militari esclusivamente a favore di coloro
che hanno titolo ad accedervi;
      2) la vendita per mezzo di apparecchi automatici;
      3)  la vendita per corrispondenza o tramite televisione o altri
sistemi di comunicazione;
      4) la vendita presso il domicilio dei consumatori.
  2. Il presente decreto non si applica:
    a)  ai farmacisti e ai direttori di farmacie delle quali i comuni
assumono l'impianto e l'esercizio ai sensi della legge 2 aprile 1968,
n. 475, e successive modificazioni, e della legge 8 novembre 1991, n.
362,  e  successive  modificazioni,  qualora  vendano  esclusivamente
prodotti  farmaceutici,  specialita' medicinali, dispositivi medici e
presidi medicochirurgici;
    b)  ai  titolari  di  rivendite  di  generi  di monopolio qualora
vendano  esclusivamente  generi  di  monopolio  di  cui alla legge 22
dicembre  1957,  n.  1293,  e successive modificazioni, e al relativo
regolamento di esecuzione, approvato con decreto del Presidente della
Repubblica 14 ottobre 1958, n. 1074, e successive modificazioni;
    c)  alle associazioni dei produttori ortofrutticoli costituite ai
sensi della legge 27 luglio 1967, n. 622, e successive modificazioni;
    d)   ai   produttori  agricoli,  singoli  o  associati,  i  quali
esercitino  attivita'  di  vendita di prodotti agricoli nei limiti di
cui all'articolo 2135 del codice civile, alla legge 25 marzo 1959, n.
125, e successive modificazioni, e alla legge 9 febbraio 1963, n. 59,
e successive modificazioni;
    e)  alle  vendite di carburanti nonche' degli oli minerali di cui
all'articolo  1 del regolamento approvato con regio decreto 20 luglio
1934,  n. 1303, e successive modificazioni. Per vendita di carburanti
si  intende la vendita dei prodotti per uso di autotrazione, compresi
i lubrificanti, effettuata negli impianti di distribuzione automatica
di  cui  all'articolo  16  del decreto-legge 26 ottobre 1970, n. 745,
convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 1970, n. 1034,
e  successive  modificazioni,  e  al  decreto legislativo 11 febbraio
1998, n.32;
    f) agli artigiani iscritti nell'albo di cui all'articolo 5, primo
comma,  della  legge 8 agosto 1985, n. 443, per la vendita nei locali
di  produzione o nei locali a questi adiacenti dei beni di produzione
propria,  ovvero  per  la fornitura al committente dei beni accessori
all'esecuzione delle opere o alla prestazione del servizio;
    g)  ai  pescatori  e  alle  cooperative  di pescatori, nonche' ai
cacciatori,   singoli  o  associati,  che  vendano  al  pubblico,  al
dettaglio,   la   cacciagione   e   i   prodotti  ittici  provenienti
esclusivamente  dall'esercizio  della  loro  attivita' e a coloro che
esercitano  la vendita dei prodotti da essi direttamente e legalmente
raccolti su terreni soggetti ad usi civici nell'esercizio dei diritti
di erbatico, di fungatico e di diritti similari;
    h)  a chi venda o esponga per la vendita le proprie opere d'arte,
nonche' quelle dell'ingegno a carattere creativo, comprese le proprie
pubblicazioni  di natura scientifica od informativa, realizzate anche
mediante supporto informatico;
    i)  alla  vendita  dei  beni  del  fallimento effettuata ai sensi
dell'articolo  106  delle disposizioni approvate con regio decreto 16
marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni;
    l)  all'attivita'  di  vendita  effettuata  durante il periodo di
svolgimento  delle  fiere  campionarie e delle mostre di prodotti nei
confronti  dei  visitatori,  purche'  riguardi  le sole merci oggetto
delle manifestazioni e non duri oltre il periodo di svolgimento delle
manifestazioni stesse;
    m) agli enti pubblici ovvero alle persone giuridiche private alle
quali   partecipano   lo   Stato  o  enti  territoriali  che  vendano
pubblicazioni  o  altro  materiale  informativo,  anche  su  supporto
informatico,  di propria o altrui elaborazione, concernenti l'oggetto
della loro attivita'.
  3.   Resta   fermo   quanto  previsto  per  l'apertura  delle  sale
cinematografiche   dalla   legge   4   novembre  1965,  e  successive
modificazioni, nonche' dal decreto legislativo 8 gennaio 1998, n. 3.
									Titolo II*Requisiti per l'esercizio*dell'attivita' commerciale*
Art. 5. Requisiti di accesso all'attivita' 1. Ai sensi del presente decreto l'attivita' commerciale puo' essere esercitata con riferimento ai seguenti settori merceologici: alimentare e non alimentare. 2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 MARZO 2010, N. 59. 3. L'accertamento delle condizioni di cui al comma 2 e' effettuato sulla base delle disposizioni previste dall'articolo 688 del codice di procedura penale, dall'articolo 10 della legge 4 gennaio 1968, n.15, dall'articolo 10-bis della legge 31 maggio 1965, n. 575, e dall'articolo 18 della legge 7 agosto 1990, n. 241. 4. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 MARZO 2010, N. 59. 5. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 MARZO 2010, N. 59. 6.((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 MARZO 2010, N. 59, COME MODIFICATO DAL D.LGS. 6 AGOSTO 2012, N. 147)). 7. Le regioni stabiliscono le modalita' di organizzazione, la durata e le materie del corso professionale di cui al comma 5, lettera a), garantendone l'effettuazione anche tramite rapporti convenzionali con soggetti idonei. A tale fine saranno considerate in via prioritaria le camere di commercio, le organizzazioni imprenditoriali del commercio piu' rappresentative e gli enti da queste costituiti. 8. Il corso professionale ha per oggetto materie idonee a garantire l'apprendimento delle disposizioni relative alla salute, alla sicurezza e all'informazione del consumatore. Prevede altresi' materie che hanno riguardo agli aspetti relativi alla conservazione, manipolazione e trasformazione degli alimenti, sia freschi che conservati. 9. Le regioni stabiliscono le modalita' di organizzazione, la durata e le materie, con particolare riferimento alle normative relative all'ambiente, alla sicurezza e alla tutela e informazione dei consumatori, oggetto di corsi di aggiornamento finalizzati ad elevare il livello professionale o riqualificare gli operatori in attivita'. Possono altresi' prevedere forme di incentivazione per la partecipazione ai corsi dei titolari delle piccole e medie imprese del settore commerciale. 10. Le regioni garantiscono l'inserimento delle azioni formative di cui ai commi 7 e 9 nell'ambito dei propri programmi di formazione professionale. 11. ((L'esercizio dell'attivita' di commercio all'ingrosso, ivi compreso quello relativo ai prodotti alimentari e, in particolare, ai prodotti ortoflorofrutticoli, carnei ed ittici, e' subordinato esclusivamente al possesso dei requisiti di onorabilita' di cui all'articolo 71, comma 1, del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59.)) L'albo istituito dall'articolo 3 della legge 25 marzo 1959, n. 125, e' soppresso.
									Titolo III*Esercizio dell'attivita' di vendita al dettaglio*sulle aree private in sede fissa*
Art. 6 Programmazione della rete distributiva 1. Le regioni, entro un anno dalla data di pubblicazione del presente decreto definiscono gli indirizzi generali per l'insediamento delle attivita' commerciali, perseguendo i seguenti obiettivi: a) favorire la realizzazione di una rete distributiva che, in collegamento con le altre funzioni di servizio, assicuri la migliore produttivita' del sistema e la qualita' dei servizi da rendere al consumatore; b) assicurare, nell'indicare gli obiettivi di presenza e di sviluppo delle grandi strutture di vendita, il rispetto del principio della libera concorrenza, favorendo l'equilibrato sviluppo delle diverse tipologie distributive; c) rendere compatibile l'impatto territoriale e ambientale degli insediamenti commerciali con particolare riguardo a fattori quali la mobilita', il traffico e l'inquinamento e valorizzare la funzione commerciale al fine della riqualificazione del tessuto urbano, in particolare per quanto riguarda i quartieri urbani degradati al fine di ricostituire un ambiente idoneo allo sviluppo del commercio; d) salvaguardare e riqualificare i centri storici anche attraverso il mantenimento delle caratteristiche morfologiche degli insediamenti e il rispetto dei vincoli relativi alla tutela del patrimonio artistico ed ambientale; e) salvaguardare e riqualificare la rete distributiva nelle zone di montagna, rurali ed insulari anche attraverso la creazione di servizi commerciali polifunzionali e al fine di favorire il mantenimento e la ricostituzione del tessuto commerciale; f) favorire gli insediamenti commerciali destinati al recupero delle piccole e medie imprese gia' operanti sul territorio interessato, anche al fine di salvaguardare i livelli occupazionali reali e con facolta' di prevedere a tale fine forme di incentivazione; g) assicurare, avvalendosi dei comuni e delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, un sistema coordinato di monitoraggio riferito all'entita' ed all'efficienza della rete distributiva nonche' dell'intera filiera produttiva, comprensiva delle fasi di produzione, trasformazione, commercializzazione e distribuzione di beni e servizi, attraverso la costituzione di appositi osservatori, ai quali partecipano anche rappresentanti degli enti locali, delle organizzazioni dei consumatori, delle associazioni di rappresentanza (( delle imprese industriali ed artigiane di produzione di beni e di servizi )), delle imprese del commercio e dei lavoratori dipendenti, coordinati da un Osservatorio nazionale costituito presso il Ministero delle attivita' produttive. 2. Le regioni, entro il termine di cui al comma 1, fissano i criteri di programmazione urbanistica riferiti al settore commerciale, affinche' gli strumenti urbanistici comunali individuino: a) le aree da destinare agli insediamenti commerciali ed, in particolare, quelle nelle quali consentire gli insediamenti di medie e grandi strutture di vendita al dettaglio; b) i limiti ai quali sono sottoposti gli insediamenti commerciali in relazione alla tutela dei beni artistici, culturali e ambientali, nonche' dell'arredo urbano, ai quali sono sottoposte le imprese commerciali nei centri storici e nelle localita' di particolare interesse artistico e naturale; c) i vincoli di natura urbanistica ed in particolare quelli inerenti la disponibilita' di spazi pubblici o di uso pubblico e le quantita' minime di spazi per parcheggi, relativi alle diverse strutture di vendita; d) la correlazione dei procedimenti di rilascio della concessione o autorizzazione edilizia inerenti l'immobile o il complesso di immobili e dell'autorizzazione all'apertura di una media o grande struttura di vendita, eventualmente prevedendone la contestualita'. 3. Le regioni, nel definire gli indirizzi generali di cui al comma 1, tengono conto principalmente delle caratteristiche dei seguenti ambiti territoriali: a) le aree metropolitane omogenee, al fine di pervenire ad una programmazione integrata tra centro e realta' periferiche; b) le aree sovracomunali configurabili come un unico bacino di utenza, per le quali devono essere individuati criteri di sviluppo omogenei; c) i centri storici, al fine di salvaguardare e qualificare la presenza delle attivita' commerciali e artigianali in grado di svolgere un servizio di vicinato, di tutelare gli esercizi aventi valore storico e artistico ed evitare il processo di espulsione delle attivita' commerciali e artigianali; d) i centri di minore consistenza demografica al fine di svilupparne il tessuto economicosociale anche attraverso il miglioramento delle reti infrastrutturali ed in particolare dei collegamenti viari. 4. Per l'emanazione degli indirizzi e dei criteri di cui al presente articolo, le regioni acquisiscono il parere obbligatorio delle rappresentanze degli enti locali e procedono, altresi', alla consultazione delle organizzazioni dei consumatori e delle imprese del commercio. 5. Le regioni stabiliscono il termine, non superiore a centottanta giorni, entro il quale i comuni sono tenuti ad adeguare gli strumenti urbanistici generali e attuativi e i regolamenti di polizia locale alle disposizioni di cui al presente articolo. 6. In caso di inerzia da parte del comune, le regioni provvedono in via sostitutiva adottando le norme necessarie, che restano in vigore fino alla emanazione delle norme comunali.
                               Art. 7. 
                        Esercizi di vicinato 
 
  1. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 MARZO 2010, N. 59. 
  2. Nella ((segnalazione certificata di inizio di attivita')) di cui
al comma 1 il soggetto interessato dichiara: 
    a) di essere in possesso dei requisiti di cui all'articolo 5; 
    b) di avere rispettato i regolamenti locali  di  polizia  urbana,
annonaria e igienicosanitaria,  i  regolamenti  edilizi  e  le  norme
urbanistiche nonche' quelle relative alle destinazioni d'uso; 
    c) il  settore  o  i  settori  merceologici,  l'ubicazione  e  la
superficie di vendita dell'esercizio; 
    d) l'esito della eventuale valutazione in  caso  di  applicazione
della disposizione di cui all'articolo 10, comma 1, lettera c). 
  3. Fermi restando i requisiti igienicosanitari, negli  esercizi  di
vicinato autorizzati alla vendita dei prodotti di cui all'articolo  4
della legge 25 marzo 1997, n. 77, e' consentito il consumo  immediato
dei  medesimi  a  condizione  che  siano  esclusi  il   servizio   di
somministrazione e le attrezzature ad esso direttamente finalizzati. 
                               Art. 8.
                     Medie strutture di vendita

  1.  L'apertura,  il  trasferimento  di  sede  e l'ampliamento della
superficie fino ai limiti di cui all'articolo 4, comma 1, lettera e),
di  una  media  struttura  di vendita sono soggetti ad autorizzazione
rilasciata  dal  comune competente per territorio, anche in relazione
agli obiettivi di cui all'articolo 6, comma 1.
  2. Nella domanda l'interessato dichiara:
    a) di essere in possesso dei requisiti di cui all'articolo 5;
    b)  il  settore  o  i  settori  merceologici,  l'ubicazione  e la
superficie di vendita dell'esercizio;
    c)  le  eventuali comunicazioni di cui all'articolo 10, commi 2 e
3, del presente decreto.
  3.  Il  comune,  sulla  base  delle  disposizioni regionali e degli
obiettivi  indicati  all'articolo  6,  sentite  le  organizzazioni di
tutela  dei  consumatori  e  le  organizzazioni  imprenditoriali  del
commercio,  adotta  i criteri per il rilascio delle autorizzazioni di
cui al comma 1.
  4.  Il  comune  adotta  le  norme  sul  procedimento concernente le
domande  relative  alle  medie  strutture  di  vendita; stabilisce il
termine,  comunque  non  superiore  ai  novanta  giorni dalla data di
ricevimento,  entro  il  quale  le  domande  devono ritenersi accolte
qualora  non  venga  comunicato  il provvedimento di diniego, nonche'
tutte  le  altre  norme  atte  ad  assicurare trasparenza e snellezza
dell'azione  amministrativa  e  la  partecipazione al procedimento ai
sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modifiche.
                               Art. 9.
                     Grandi strutture di vendita

  1.  L'apertura,  il  trasferimento  di  sede  e l'ampliamento della
superficie  di  una  grande  struttura  di  vendita, sono soggetti ad
autorizzazione rilasciata dal comune competente per territorio.
  2. Nella domanda l'interessato dichiara:
    a) di essere in possesso dei requisiti di cui all'articolo 5;
    b)  il  settore  o  i  settori  merceologici,  l'ubicazione  e la
superficie di vendita dell'esercizio;
    c)  le  eventuali comunicazioni di cui all'articolo 10, commi 2 e
3, del presente decreto.
  3.  La  domanda di rilascio dell'autorizzazione e' esaminata da una
conferenza  di  servizi indetta dal comune, salvo quanto diversamente
stabilito nelle disposizioni di cui al comma 5, entro sessanta giorni
dal    ricevimento,    composta   da   tre   membri,   rappresentanti
rispettivamente  la  regione,  la provincia e il comune medesimo, che
decide  in  base  alla  conformita'  dell'insediamento  ai criteri di
programmazione   di   cui  all'articolo  6.  Le  deliberazioni  della
conferenza  sono  adottate a maggioranza dei componenti entro novanta
giorni   dalla   convocazione;  il  rilascio  dell'autorizzazione  e'
subordinato al parere favorevole del rappresentante della regione.
  4.  Alle  riunioni  della  conferenza  di servizi, svolte in seduta
pubblica, partecipano a titolo consultivo i rappresentanti dei comuni
contermini,  delle organizzazioni dei consumatori e delle imprese del
commercio  piu'  rappresentative  in  relazione  al  bacino  d'utenza
dell'insediamento  interessato. Ove il bacino d'utenza riguardi anche
parte  del  territorio di altra regione confinante, la conferenza dei
servizi ne informa la medesima e ne richiede il parere non vincolante
ai fini del rilascio della autorizzazione.
  5.  La  regione  adotta  le  norme  sul procedimento concernente le
domande  relative  alle  grandi  strutture  di vendita; stabilisce il
termine  comunque  non  superiore  a  centoventi giorni dalla data di
convocazione  della  conferenza di servizi di cui al comma 3 entro il
quale   le   domande  devono  ritenersi  accolte  qualora  non  venga
comunicato  il provvedimento di diniego, nonche' tutte le altre norme
atte ad assicurare trasparenza e snellezza dell'azione amministrativa
e  la  partecipazione  al  procedimento ai sensi della legge 7 agosto
1990, n. 241, e successive modifiche.
                              Art. 10.
                      Disposizioni particolari

  1.  La  regione prevede disposizioni per favorire lo sviluppo della
rete   commerciale   nelle  aree  montane,  rurali  e  insulari,  per
riqualificare   la  rete  distributiva  e  rivitalizzare  il  tessuto
economico  sociale  e  culturale  nei  centri  storici,  nonche'  per
consentire  una  equilibrata  e  graduale  evoluzione  delle  imprese
esistenti nelle aree urbane durante la fase di prima applicazione del
nuovo regime amministrativo. In particolare, prevede:
    a)  per  i  comuni,  le  frazioni e le altre aree con popolazione
inferiore a 3.000 abitanti, nonche' nelle zone montane e insulari, la
facolta'  di  svolgere  congiuntamente  in  un  solo esercizio, oltre
all'attivita' commerciale, altri servizi di particolare interesse per
la  collettivita', eventualmente in convenzione con soggetti pubblici
o  privati.  Per queste aree le regioni possono prevedere l'esenzione
di  tali  attivita'  da tributi regionali; per tali esercizi gli enti
locali   possono   stabilire   particolari  agevolazioni,  fino  alla
esenzione, per i tributi di loro competenza;
    b)  per  centri  storici,  aree  o edifici aventi valore storico,
archeologico,  artistico  e  ambientale,  l'attribuzione  di maggiori
poteri  ai  comuni  relativamente alla localizzazione e alla apertura
degli  esercizi  di  vendita,  in  particolare  al  fine  di  rendere
compatibili  i  servizi  commerciali  con le funzioni territoriali in
ordine  alla  viabilita', alla mobilita' dei consumatori e all'arredo
urbano,   utilizzando   anche   specifiche   misure  di  agevolazione
tributaria e di sostegno finanziario;
    c)  per  le aree di cui alle lettere a), b) e c) dell'articolo 6,
comma  3, l'indicazione dei criteri in base ai quali i comuni, per un
periodo  non  superiore  a due anni, possono sospendere o inibire gli
effetti  della  comunicazione all'apertura degli esercizi di vicinato
sulla  base  di  specifica  valutazione  circa  l'impatto  del  nuovo
esercizio  sull'apparato  distributivo  e  sul  tessuto  urbano ed in
relazione  a  programmi  di  qualificazione  della  rete  commerciale
finalizzati  alla  realizzazione di infrastrutture e servizi adeguati
alle esigenze dei consumatori.
  2.   La   regione  stabilisce  criteri  e  modalita'  ai  fini  del
riconoscimento   della   priorita'   alle   domande  di  rilascio  di
autorizzazione  all'apertura  di  una  media  o  grande  struttura di
vendita  che  prevedono  la  concentrazione  di  preesistenti medie o
grandi   strutture  e  l'assunzione  dell'impegno  di  reimpiego  del
personale   dipendente,   ovvero,   qualora   trattasi   di  esercizi
appartenenti  al  settore  non  alimentare,  alle  domande  di chi ha
frequentato  un  corso di formazione professionale per il commercio o
risulta  in  possesso  di  adeguata qualificazione. Il rilascio della
nuova  autorizzazione  comporta  la  revoca  di  quelle relative alle
strutture   preesistenti,  prese  in  considerazione  ai  fini  della
predetta priorita'.
  3.  La  regione  stabilisce altresi' i casi in cui l'autorizzazione
all'apertura  di  una  media  struttura  di vendita e all'ampliamento
della superficie di una media o di una grande struttura di vendita e'
dovuta  a  seguito  di  concentrazione  o  accorpamento  di  esercizi
autorizzati  ai sensi dell'articolo 24 della legge 11 giugno 1971, n.
426,  per  la  vendita  di  generi  di  largo  e generale consumo. Il
rilascio   dell'autorizzazione   comporta   la   revoca   dei  titoli
autorizzatori  relativi  ai  preesistenti esercizi. Nell'applicazione
della  presente  disposizione  la  regione  tiene  conto  anche della
condizione   relativa  al  reimpiego  del  personale  degli  esercizi
concentrati o accorpati.
  4.  La regione puo' individuare le zone del proprio territorio alle
quali  applicare  i  limiti  massimi  di superficie di vendita di cui
all'articolo  4,  lettere  d)  ed  e),  in  base alle caratteristiche
socioeconomiche,  anche  in  deroga  al  criterio  della  consistenza
demografica.
  5. Ai fini della realizzazione del sistema di monitoraggio previsto
dall'articolo  6, comma 1, lettera g), la conferenza unificata di cui
all'articolo  8  del  decreto  legislativo 28 agosto 1997, n. 281, su
proposta    del    Ministero    dell'industria,   del   commercio   e
dell'artigianato, definisce i contenuti di una modulistica univoca da
utilizzare  per  le  comunicazioni  e  le  autorizzazioni  di  cui al
presente  decreto.  Per  lo  stesso  scopo i dati relativi al settore
merceologico  e  alla  superficie  e all'ubicazione degli esercizi di
vendita  sono  denunciati all'ufficio del registro delle imprese, che
li  iscrive nel repertorio delle notizie economiche e amministrative.
Tali  dati  sono  messi  a disposizione degli osservatori regionali e
nazionale di cui al predetto articolo 6.
									Titolo IV*Orari di vendita*
Art. 11. Orario di apertura e di chiusura 1. Gli orari di apertura e di chiusura al pubblico degli esercizi di vendita al dettaglio sono rimessi alla libera determinazione degli esercenti nel rispetto delle disposizioni del presente articolo e dei criteri emanati dai comuni, sentite le organizzazioni locali dei consumatori, delle imprese del commercio e dei lavoratori dipendenti, in esecuzione di quanto disposto dall'articolo 36, comma 3, della legge 8 giugno 1990, n. 142. 2. Fatto salvo quanto disposto al comma 4, gli esercizi commerciali di vendita al dettaglio possono restare aperti al pubblico in tutti i giorni della settimana dalle ore sette alle ore ventidue. Nel rispetto di tali limiti l'esercente puo' liberamente determinare l'orario di apertura e di chiusura del proprio esercizio non superando comunque il limite delle tredici ore giornaliere. 3. L'esercente e' tenuto a rendere noto al pubblico l'orario di effettiva apertura e chiusura del proprio esercizio mediante cartelli o altri mezzi idonei di informazione. 4. Gli esercizi di vendita al dettaglio osservano la chiusura domenicale e festiva dell'esercizio e, nei casi stabiliti dai comuni, sentite le organizzazioni di cui al comma 1, la mezza giornata di chiusura infrasettimanale. 5. Il comune, sentite le organizzazioni di cui al comma 1, individua i giorni e le zone del territorio nei quali gli esercenti possono derogare all'obbligo di chiusura domenicale e festiva. Detti giorni comprendono comunque quelli del mese di dicembre, nonche' ulteriori otto domeniche o festivita' nel corso degli altri mesi dell'anno.
                              Art. 12.
                 Comuni ad economia prevalentemente
                      turistica e citta' d'arte

  1.  Nei  comuni ad economia prevalentemente turistica, nelle citta'
d'arte  o  nelle  zone  del  territorio  dei  medesimi, gli esercenti
determinano liberamente gli orari di apertura e di chiusura e possono
derogare dall'obbligo di cui all'articolo 11, comma 4.
  2.  Al  fine  di  assicurare all'utenza, soprattutto nei periodi di
maggiore   afflusso  turistico,  idonei  livelli  di  servizio  e  di
informazione, le organizzazioni locali dei consumatori, delle imprese
del  commercio  e  del  turismo  e dei lavoratori dipendenti, possono
definire  accordi  da  sottoporre  al  sindaco  per l'esercizio delle
funzioni  di cui all'articolo 36, comma 3, della legge 8 giugno 1990,
n. 142.
  3.  Entro  centottanta  giorni  dalla data di entrata in vigore del
presente  decreto, anche su proposta dei comuni interessati e sentite
le  organizzazioni dei consumatori, delle imprese del commercio e del
turismo  e dei lavoratori dipendenti, le regioni individuano i comuni
ad economia prevalentemente turistica, le citta' d'arte o le zone del
territorio  dei  medesimi  e i periodi di maggiore afflusso turistico
nei  quali  gli  esercenti  possono  esercitare la facolta' di cui al
comma 1.
                              Art. 13.
                        Disposizioni speciali

  1.  Le  disposizioni  del  presente  titolo  non  si applicano alle
seguenti tipologie di attivita': le rivendite di generi di monopolio;
gli  esercizi  di  vendita  interni  ai  campeggi,  ai  villaggi e ai
complessi  turistici  e  alberghieri;  gli  esercizi  di  vendita  al
dettaglio  situati  nelle aree di servizio lungo le autostrade, nelle
stazioni  ferroviarie,  marittime  ed aeroportuali; alle rivendite di
giornali;   le   gelaterie   e   gastronomie;  le  rosticcerie  e  le
pasticcerie;  gli  esercizi  specializzati  nella vendita di bevande,
fiori,  piante  e  articoli  da  giardinaggio, mobili, libri, dischi,
nastri  magnetici, musicassette, videocassette, opere d'arte, oggetti
d'antiquariato,  stampe, cartoline, articoli da ricordo e artigianato
locale,  nonche'  le  stazioni  di  servizio autostradali, qualora le
attivita'  di  vendita  previste  dal  presente comma siano svolte in
maniera esclusiva e prevalente, e le sale cinematografiche.
  2.  Gli esercizi del settore alimentare devono garantire l'apertura
al pubblico in caso di piu' di due festivita' consecutive. Il sindaco
definisce  le  modalita' per adempiere all'obbligo di cui al presente
comma.
  3.  I comuni possono autorizzare, in base alle esigenze dell'utenza
e   alle   peculiari   caratteristiche  del  territorio,  l'esercizio
dell'attivita'  di  vendita  in orario notturno esclusivamente per un
limitato numero di esercizi di vicinato.
									Titolo V*Offerta di vendita*
Art. 14. Pubblicita' dei prezzi 1. I prodotti esposti per la vendita al dettaglio nelle vetrine esterne o all'ingresso del locale e nelle immediate adiacenze dell'esercizio o su aree pubbliche o sui banchi di vendita, ovunque collocati, debbono indicare, in modo chiaro e ben leggibile, il prezzo di vendita al pubblico, mediante l'uso di un cartello o con altre modalita' idonee allo scopo. 2. Quando siano esposti insieme prodotti identici dello stesso valore e' sufficiente l'uso di un unico cartello. Negli esercizi di vendita e nei reparti di tali esercizi organizzati con il sistema di vendita del libero servizio l'obbligo dell'indicazione del prezzo deve essere osservato in ogni caso per tutte le merci comunque esposte al pubblico. 3. I prodotti sui quali il prezzo di vendita al dettaglio si trovi gia' impresso in maniera chiara e con caratteri ben leggibili, in modo che risulti facilmente visibile al pubblico, sono esclusi dall'applicazione del comma 2. 4. Restano salve le disposizioni vigenti circa l'obbligo dell'indicazione del prezzo di vendita al dettaglio per unita' di misura.
                              Art. 15.
                        Vendite straordinarie

  1.   Per   vendite   straordinarie   si  intendono  le  vendite  di
liquidazione,  le  vendite di fine stagione e le vendite promozionali
nelle  quali  l'esercente  dettagliante  offre condizioni favorevoli,
reali ed effettive, di acquisto dei propri prodotti.
  2.  Le  vendite  di  liquidazione  sono  effettuate  dall'esercente
dettagliante  al  fine  di  esitare  in  breve tempo tutte le proprie
merci,  a seguito di: cessazione dell'attivita' commerciale, cessione
dell'azienda,    trasferimento    dell'azienda   in   altro   locale,
trasformazione  o  rinnovo  dei locali e possono essere effettuate in
qualunque  momento dell'anno, previa comunicazione al comune dei dati
e degli elementi comprovanti tali fatti.
  3.  Le vendite di fine stagione riguardano i prodotti, di carattere
stagionale  o  di moda, suscettibili di notevole deprezzamento se non
vengono venduti entro un certo periodo di tempo.
  4.   Le   vendite   promozionali   sono  effettuate  dall'esercente
dettagliante  per  tutti  o una parte dei prodotti merceologici e per
periodi di tempo limitato.
  5.  Nelle vendite disciplinate dal presente articolo lo sconto o il
ribasso  effettuato  deve  essere  espresso in percentuale sul prezzo
normale di vendita che deve essere comunque esposto.
  6.  Le  regioni,  sentite  i  rappresentanti  degli enti locali, le
organizzazioni   dei  consumatori  e  delle  imprese  del  commercio,
disciplinano  le  modalita'  di  svolgimento, la pubblicita' anche ai
fini  di  una  corretta  informazione del consumatore, i periodi e la
durata  delle  vendite  di  liquidazione  e  delle  vendite  di  fine
stagione.
  7.  Per vendita sottocosto si intende la vendita al pubblico di uno
o piu' prodotti effettuata ad un prezzo inferiore a quello risultante
dalle fatture di acquisto maggiorato dell'imposta sul valore aggiunto
e  di  ogni altra imposta o tassa connessa alla natura del prodotto e
diminuito  degli  eventuali  sconti  o contribuzioni riconducibili al
prodotto medesimo purche' documentati.
  8.  Ai fini della disciplina delle vendite sottocosto il Governo si
avvale  della  facolta'  prevista  dall'articolo  20, comma 11, della
legge  15  marzo  1997,  n.59.  Per  gli  aspetti sanzionatori, fermo
restando  quanto  disposto  dalla  legge  10  ottobre 1990, n.287, si
applicano le disposizioni di cui all'articolo 22, commi 2 e 3.
  9.  Il  Ministero  dell'industria, del commercio e dell'artigianato
promuove  la  sottoscrizione  di codici di autoregolamentazione delle
vendite di cui al comma 7 tra le organizzazioni rappresentative delle
imprese produttrici e distributive.
									Titolo VI*Forme speciali di vendita al dettaglio*
Art. 16. Spacci interni 1. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 MARZO 2010, N. 59. 2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 MARZO 2010, N. 59. 3. Nella ((segnalazione certificata di inizio di attivita')) deve essere dichiarata la sussistenza dei requisiti di cui all'articolo 5 della persona preposta alla gestione dello spaccio, il rispetto delle norme in materia di idoneita' dei locali, il settore merceologico, l'ubicazione e la superficie di vendita.
                              Art. 17. 
                        Apparecchi automatici 
 
  1. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 MARZO 2010, N. 59. 
  2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 MARZO 2010, N. 59. 
  3. Nella ((segnalazione certificata di inizio di  attivita'))  deve
essere dichiarata la sussistenza del possesso dei  requisiti  di  cui
all'articolo 5, il settore merceologico e l'ubicazione,  nonche',  se
l'apparecchio  automatico  viene  installato  sulle  aree  pubbliche,
l'osservanza delle norme sull'occupazione del suolo pubblico. 
  4. La vendita mediante apparecchi automatici effettuata in apposito
locale ad essa adibito in modo esclusivo, e' soggetta  alle  medesime
disposizioni concernenti l'apertura di un esercizio di vendita. 
                               Art. 18 
Vendita  per  corrispondenza,  televisione   o   altri   sistemi   di
                            comunicazione 
 
  1. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 MARZO 2010, N. 59. 
  2. E' vietato inviare prodotti al consumatore se non a  seguito  di
specifica richiesta. E' consentito l'invio di campioni di prodotti  o
di omaggi, senza spese o vincoli per il consumatore. 
  3. Nella ((segnalazione certificata di inizio di attivita')) di cui
al comma 1 deve essere dichiarata la  sussistenza  del  possesso  dei
requisiti di cui all'articolo 5 e il settore merceologico. 
  4. Nei casi in cui le operazioni di vendita sono effettuate tramite
televisione, l'emittente televisiva deve accertare, prima di metterle
in onda, che il titolare dell'attivita' e' in possesso dei  requisiti
prescritti dal presente decreto  per  l'esercizio  della  vendita  al
dettaglio. Durante la trasmissione debbono essere indicati il nome  e
la denominazione o la ragione sociale e la  sede  del  venditore,  il
numero di iscrizione al registro delle imprese  ed  il  numero  della
partita IVA. Agli organi di vigilanza e' consentito il libero accesso
al locale indicato come sede del venditore. 
  5. Le operazioni di vendita all'asta  realizzate  per  mezzo  della
televisione o di altri sistemi di comunicazione sono vietate. 
  6. Chi effettua le vendite tramite televisione per conto terzi deve
essere in possesso della licenza prevista dall'articolo 115 del testo
unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio  decreto
18 giugno 1931, n. 773. 
  7. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 6 SETTEMBRE 2005, N. 206. 
                               Art. 19 
       Vendite effettuate presso il domicilio dei consumatori 
 
  1. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 MARZO 2010, N. 59. 
  2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 MARZO 2010, N. 59. 
  3. Nella ((segnalazione certificata di inizio di  attivita'))  deve
essere dichiarata la sussistenza dei requisiti di cui all'articolo  5
e il settore merceologico. 
  4. Il soggetto  di  cui  al  comma  1  che  intende  avvalersi  per
l'esercizio  dell'attivita'  di  incaricati,  ne  comunica   l'elenco
all'autorita' di pubblica sicurezza del luogo nel  quale  ha  avviato
l'attivita'  e  risponde  agli  effetti  civili  dell'attivita'   dei
medesimi. Gli incaricati devono essere in possesso dei  requisiti  di
onorabilita' prescritti per l'esercizio dell'attivita' di vendita. 
  5.  L'impresa  di  cui  al  comma  1  rilascia  un   tesserino   di
riconoscimento alle persone incaricate, che deve ritirare non  appena
esse perdano i requisiti richiesti dall'articolo 5, comma 2. 
  6. Il tesserino di riconoscimento di cui al  comma  5  deve  essere
numerato e aggiornato annualmente, deve contenere le generalita' e la
fotografia dell'incaricato, l'indicazione a stampa della sede  e  dei
prodotti oggetto dell'attivita' dell'impresa, nonche'  del  nome  del
responsabile dell'impresa stessa, e la firma di quest'ultimo  e  deve
essere esposto in modo visibile durante le operazioni di vendita. 
  7. Le disposizioni concernenti gli incaricati  si  applicano  anche
nel caso  di  operazioni  di  vendita  a  domicilio  del  consumatore
effettuate dal commerciante sulle aree pubbliche in forma itinerante. 
  8. Il tesserino di  riconoscimento  di  cui  ai  commi  5  e  6  e'
obbligatorio anche per l'imprenditore che effettua  personalmente  le
operazioni disciplinate dal presente articolo. 
  9. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 6 SETTEMBRE 2005, N. 206. 
                              Art. 20.
                    Propaganda a fini commerciali

  1.  L'esibizione  o illustrazione di cataloghi e l'effettuazione di
qualsiasi  altra  forma di propaganda commerciale presso il domicilio
del consumatore o nei locali nei quali il consumatore si trova, anche
temporaneamente,  per  motivi  di  lavoro, studio, cura o svago, sono
sottoposte  alle  disposizioni  sugli  incaricati  e sul tesserino di
riconoscimento di cui all'articolo 19, commi 4, 5, 6 e 8.
                              Art. 21.
                        Commercio elettronico

  1.  Il  Ministero  dell'industria, del commercio e dell'artigianato
promuove  l'introduzione e l'uso del commercio elettronico con azioni
volte a:
    a) sostenere una crescita equilibrata del mercato elettronico;
    b) tutelare gli interessi dei consumatori;
    c)   promuovere  lo  sviluppo  di  campagne  di  informazione  ed
apprendimento per operatori del settore ed operatori del servizio;
    d)  predisporre  azioni  specifiche  finalizzate  a migliorare la
competitivita'  globale  delle  imprese,  con particolare riferimento
alle  piccole  e  alle  medie,  attraverso  l'utilizzo  del commercio
elettronico;
    e) favorire l'uso di strumenti e tecniche di gestione di qualita'
volte  a garantire l'affidabilita' degli operatori e ad accrescere la
fiducia del consumatore;
    f)   garantire   la   partecipazione   italiana  al  processo  di
cooperazione e negoziazione europea ed internazionale per lo sviluppo
del commercio elettronico.
  2. Per le azioni di cui al comma 1 il Ministero dell'industria, del
commercio  e dell'artigianato puo' stipulare convenzioni e accordi di
programma  con  soggetti  pubblici o privati interessati, nonche' con
associazioni rappresentative delle imprese e dei consumatori.
									Titolo VII*Sanzioni*
Art. 22. Sanzioni e revoca 1. Chiunque viola le disposizioni di cui agli articoli 5, 7, 8, 9, 16, 17, 18 e 19 del presente decreto ((e le disposizioni di cui agli articoli 65, 66, 67, 68 e 69 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59,)) e' punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 5.000.000 a lire 30.000.000. 2. In caso di particolare gravita' o di recidiva il sindaco puo' inoltre disporre la sospensione della attivita' di vendita per un periodo non superiore a venti giorni. La recidiva si verifica qualora sia stata commessa la stessa violazione per due volte in un anno, anche se si e' proceduto al pagamento della sanzione mediante oblazione. 3. Chiunque viola le disposizioni di cui agli articoli 11, 14, 15 e 26, comma 5, del presente decreto e' punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 1.000.000 a lire 6.000.000. 4. L'autorizzazione all'apertura e' revocata qualora il titolare: a) non inizia l'attivita' di una media struttura di vendita entro un anno dalla data del rilascio o entro due anni se trattasi di una grande struttura di vendita, salvo proroga in caso di comprovata necessita'; b) sospende l'attivita' per un periodo superiore ad un anno; c) non risulta piu' provvisto dei requisiti ((di cui all'articolo 71, comma 1, del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59)); d) nel caso di ulteriore violazione delle prescrizioni in materia igienicosanitaria avvenuta dopo la sospensione dell'attivita' disposta ai sensi del comma 2. 5. Il sindaco ordina la chiusura di un esercizio di vicinato qualora il titolare: a) sospende l'attivita' per un periodo superiore ad un anno; b) non risulta piu' provvisto dei requisiti ((di cui all'articolo 71, comma 1, del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59)); c) nel caso di ulteriore violazione delle prescrizioni in materia igienicosanitaria avvenuta dopo la sospensione dell'attivita' disposta ai sensi del comma 2. 6. In caso di svolgimento abusivo dell'attivita' il sindaco ordina la chiusura immediata dell'esercizio di vendita. 7. Per le violazioni di cui al presente articolo l'autorita' competente e' il sindaco del comune nel quale hanno avuto luogo. Alla medesima autorita' pervengono i proventi derivanti dai pagamenti in misura ridotta ovvero da ordinanze ingiunzioni di pagamento.
									Titolo VIII*Organismi associativi*
Art. 23. Centri di assistenza tecnica 1. Al fine di sviluppare i processi di ammodernamento della rete distributiva possono essere istituiti centri di assistenza alle imprese costituiti, anche in forma consortile, dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative del settore a livello provinciale e da altri soggetti interessati. I centri sono autorizzati dalla regione all'esercizio delle attivita' previste nello statuto con modalita' da definirsi con apposito provvedimento e sono finanziabili con il fondo di cui all'articolo 16, comma 1, della legge 7 agosto 1997, n. 266. 2. I centri svolgono, a favore delle imprese, attivita' di assistenza tecnica e di formazione e aggiornamento in materia di innovazione tecnologica e organizzativa, gestione economica e finanziaria di impresa, accesso ai finanziamenti anche comunitari, sicurezza e tutela dei consumatori, tutela dell'ambiente, igiene e sicurezza sul lavoro e altre materie eventualmente previste dallo statuto di cui al comma 1, nonche' attivita' finalizzate alla certificazione di qualita' degli esercizi commerciali. 3. Le amministrazioni pubbliche possono avvalersi dei centri medesimi allo scopo di facilitare il rapporto tra amministrazioni pubbliche e imprese utenti.
                               Art. 24 
Interventi per i consorzi e le  cooperative  di  garanzia  collettiva
                                fidi 
 
  1. I consorzi e le cooperative di garanzia collettiva fidi  di  cui
all'articolo 9, comma 9, del decreto-legge 1 ottobre  1982,  n.  697,
convertito dalla  legge  29  novembre  1982,  n.  887,  e  successive
modifiche,  possono  costituire  societa'  finanziarie   aventi   per
finalita' lo sviluppo delle imprese operanti nel commercio, nel 
turismo e nei servizi. 
  2.  I  requisiti  delle   societa'   finanziarie,   richiesti   per
l'esercizio delle attivita' di cui al presente articolo, sono i 
seguenti: 
    a) siano ispirate ai principi di mutualita', richiamati 
espressamente e inderogabilmente nei rispettivi statuti; 
    b) siano costituite  da  almeno  30  consorzi  e  cooperative  di
garanzia collettiva fidi di cui al comma 1, distribuiti sull'intero 
territorio nazionale; 
    c) siano iscritte all'apposito elenco  tenuto  dal  Ministro  del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica, in conformita' 
al decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385. 
  3. Le organizzazioni nazionali di rappresentanza del commercio, del
turismo e dei servizi, per le finalita' di cui al presente  articolo,
possono promuovere societa' finanziarie che abbiano i requisiti nel 
medesimo previsti. 
  4. ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 22 GIUGNO 2012, N. 83, CONVERTITO, CON
MODIFICAZIONI, DALLA L. 7 AGOSTO 2012, N. 134)). ((13)) 
  5. ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 22 GIUGNO 2012, N. 83, CONVERTITO, CON
MODIFICAZIONI, DALLA L. 7 AGOSTO 2012, N. 134)). ((13)) 
  6. ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 22 GIUGNO 2012, N. 83, CONVERTITO, CON
MODIFICAZIONI, DALLA L. 7 AGOSTO 2012, N. 134)). ((13)) 
 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (13) 
  Il D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla
L. 7 agosto 2012, n. 134, ha disposto (con l'art. 23, comma  11)  che
"I procedimenti avviati in data anteriore  a  quella  di  entrata  in
vigore del presente decreto-legge sono disciplinati,  ai  fini  della
concessione e dell'erogazione delle agevolazioni e comunque fino alla
loro definizione, dalle disposizioni delle leggi di cui  all'Allegato
1  e   dalle   norme   di   semplificazione   recate   dal   presente
decreto-legge." 
									Titolo IX*Disposizioni transitorie e finali*
Art. 25. Disciplina transitoria 1. I soggetti titolari di autorizzazione per l'esercizio dell'attivita' di vendita dei prodotti appartenenti alle tabelle merceologiche di cui all'allegato 5 al decreto ministeriale 4 agosto 1988, n. 375, e all'articolo 2 del decreto ministeriale 16 settembre 1996, n. 561, hanno titolo a porre in vendita tutti i prodotti relativi al settore merceologico corrispondente, fatto salvo il rispetto dei requisiti igienicosanitari, e ad ottenere che l'autorizzazione sia modificata d'ufficio con l'indicazione del settore medesimo a partire dalla data di pubblicazione del presente decreto, ad eccezione dei soggetti in possesso delle tabelle speciali riservate ai titolari di farmacie di cui all'allegato 9 del decreto ministeriale 4 agosto 1988, n. 375, nonche' quella riservata ai soggetti titolari di rivendite di generi di monopolio di cui all'articolo 1 del decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato 17 settembre 1996, n. 561. 2. A partire dalla data di pubblicazione del presente decreto sono soggette a previa comunicazione al comune competente per territorio il trasferimento della proprieta' o della gestione dell'attivita', il trasferimento di sede e l'ampliamento della superficie degli esercizi di vendita entro i limiti di superficie di cui all'articolo 4, comma 1, lettera d). Resta fermo l'obbligo per il subentrante del possesso dell'iscrizione al registro degli esercenti il commercio secondo quanto previsto dall'articolo 49 del decreto ministeriale 4 agosto 1988, n. 375. 3. Fino al termine di cui all'articolo 26, comma 1, non puo' essere negata l'autorizzazione all'apertura di un esercizio avente una superficie di vendita non superiore a 1.500 mq in caso di concentrazione di esercizi di vendita di cui all'articolo 4, comma 1, lettera d), operanti nello stesso comune e autorizzati ai sensi dell'articolo 24 della legge 11 giugno 1971, n. 426, alla data di pubblicazione del presente decreto, per la vendita di generi di largo e generale consumo. La superficie di vendita del nuovo esercizio deve essere pari alla somma dei limiti massimi indicati alla predetta lettera d), tenuto conto del numero degli esercizi concentrati. Il rilascio dell'autorizzazione comporta la revoca dei titoli autorizzatori preesistenti. 4. Le domande di rilascio dell'autorizzazione all'apertura di un nuovo esercizio prevista dall'articolo 24 della legge 11 giugno 1971, n. 426, in corso di istruttoria alla data di pubblicazione del presente decreto, sono esaminate ai sensi della predetta legge n. 426 del 1971 e decise con provvedimento espresso entro e non oltre 90 giorni dalla suddetta data. Dalla data di pubblicazione del presente decreto e fino al termine del periodo di cui all'articolo 26, comma 1, e' sospesa la presentazione delle domande, tranne nel caso di cui al comma 3. 5. Le domande di rilascio delle autorizzazioni previste dagli articoli 26 e 27 della legge 11 giugno 1971, n. 426, gia' trasmesse alla giunta regionale per il prescritto nulla osta alla data del 16 gennaio 1998 e corredate a norma secondo attestazione del responsabile del procedimento, sono esaminate e decise con provvedimento espresso entro centottanta giorni dalla suddetta data. 6. Fino alla emanazione delle disposizioni di cui all'articolo 6, fatto comunque salvo quanto previsto dal successivo articolo 31, alle domande di rilascio delle autorizzazioni previste dagli articoli 26 e 27 della legge 11 giugno 1971, n. 426, non trasmesse alla giunta regionale per il prescritto nulla osta alla data del 16 gennaio 1998, nonche' alle domande per il rilascio delle medesime autorizzazioni presentate successivamente e fino alla data di pubblicazione del presente decreto, non e' dato seguito. Dalla data di pubblicazione del presente decreto e fino all'emanazione delle disposizioni di cui all'articolo 6 e' sospesa la presentazione delle domande. 7. ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 22 GIUGNO 2012, N. 83, CONVERTITO, CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 7 AGOSTO 2012, N. 134)). ((13)) 8. Il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, con proprio regolamento definisce criteri e modalita' per l'erogazione dell'indennizzo di cui al comma 7, l'entita' dello stesso e la relativa modulazione tenuto conto dell'anzianita' di esercizio dei titolari, della eventuale esclusivita' dell'attivita' commerciale esercitata quale fonte di reddito, della situazione patrimoniale e della tipologia dell'attivita' svolta. 9. La concessione dell'indennizzo di cui al comma 7 e' stabilita nel limite di 20 miliardi di lire per l'anno 1998 e di lire 40 miliardi per ciascuno degli anni 1999 e 2000 a carico delle risorse disponibili, per gli interventi di cui alla legge 1 marzo 1986, n. 64, nell'apposita sezione del Fondo di cui all'articolo 4, comma 6, del decreto-legge 8 febbraio 1995, n. 32, convertito dalla legge 7 aprile 1995, n. 104. A tal fine il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato e' autorizzato a trasferire le somme suddette ad apposita sezione del Fondo di cui all'articolo 14 della legge 17 febbraio 1982, n 46. --------------- AGGIORNAMENTO (13) Il D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2012, n. 134, ha disposto (con l'art. 23, comma 11) che "I procedimenti avviati in data anteriore a quella di entrata in vigore del presente decreto-legge sono disciplinati, ai fini della concessione e dell'erogazione delle agevolazioni e comunque fino alla loro definizione, dalle disposizioni delle leggi di cui all'Allegato 1 e dalle norme di semplificazione recate dal presente decreto-legge."
                              Art. 26. 
                         Disposizioni finali 
 
  1. Ad eccezione dell'articolo 6,  dell'articolo  10,  dell'articolo
15, commi 7, 8 e 9, dell'articolo 21, dell'articolo 25, commi  1,  2,
3, 4, 5 e 6, e del comma 3 del presente articolo, le norme  contenute
nel   presente   decreto   hanno   efficacia    a    decorrere    dal
trecentosessantacinquesimo giorno dalla sua pubblicazione. 
  ((2.  Nel  caso  di  esercizio  promiscuo   nello   stesso   locale
dell'attivita' di  vendita  all'ingrosso  e  al  dettaglio,  l'intera
superficie  di  vendita  e'   presa   in   considerazione   ai   fini
dell'applicazione di entrambe le discipline per le due  tipologie  di
attivita'.)) 
  3. Ai fini della commercializzazione restano salve le  disposizioni
concernenti la vendita di  determinati  prodotti  previste  da  leggi
speciali. 
  4. COMMA ABROGATO DALLA L. 13 APRILE 1999, N. 108. 
  5. E' soggetto alla sola comunicazione  al  comune  competente  per
territorio il trasferimento della gestione  o  della  proprieta'  per
atto  tra  vivi  o  per  causa  di  morte,  nonche'   la   cessazione
dell'attivita' relativa agli esercizi di cui agli articoli 7, 8 e  9.
Nel caso di cui al presente comma si applicano le disposizioni di cui
ai commi 1 e 2 dell'articolo 7. 
  6. Sono abrogate: la legge 11 giugno 1971,  n.  426,  e  successive
modificazioni, ed il decreto ministeriale 4 agosto 1988,  n.  375,  a
esclusione del comma 9 dell'articolo 56 e  dell'allegato  9  e  delle
disposizioni  concernenti  il   registro   esercenti   il   commercio
relativamente  alla  attivita'  di  somministrazione  di  alimenti  e
bevande di cui alla legge 25 agosto 1991, n. 287,  e  alla  attivita'
ricettiva di cui alla legge 17 marzo 1983, n. 217; la legge 28 luglio
1971, n. 558; la legge 19 marzo 1980, n. 80,  come  modificata  dalla
legge 12 aprile 1991,  n.  130;  l'articolo  8  del  decreto-legge  1
ottobre 1982, n. 697, convertito, con modificazioni, dalla  legge  29
novembre  1982,  n.  887,  come  riformulato  dall'articolo   1   del
decreto-legge 26 gennaio 1987, n. 9  convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 26 gennaio 1987, n.  121;  l'articolo  4  della  legge  6
febbraio 1987, n. 15; il decreto del Presidente della  Repubblica  18
aprile 1994,  n.  384;  l'articolo  2  del  decreto  ministeriale  16
settembre 1996, n. 561; l'articolo 2, commi 89 e 90  della  legge  23
dicembre 1996, n. 662, nonche' ogni altra norma contraria al presente
decreto o con esso incompatibile. Sono soppresse le voci  numeri  50,
55 e 56 della tabella c) allegata al  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 26 aprile 1992, n. 300, come modificata ed integrata dal 
decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 407 
									Titolo X*Commercio al dettaglio su aree pubbliche*
Art. 27. Definizioni 1. Ai fini del presente titolo si intendono: a) per commercio sulle aree pubbliche, l'attivita' di vendita di merci al dettaglio e la somministrazione di alimenti e bevande effettuate sulle aree pubbliche, comprese quelle del demanio marittimo o sulle aree private delle quali il comune abbia la disponibilita', attrezzate o meno, coperte o scoperte; b) per aree pubbliche, le strade, i canali, le piazze, comprese quelle di proprieta' privata gravate da servitu' di pubblico passaggio ed ogni altra area di qualunque natura destinata ad uso pubblico; c) per posteggio, la parte di area pubblica o di area privata della quale il comune abbia la disponibilita' che viene data in concessione all'operatore autorizzato all'esercizio dell'attivita' commerciale; d) per mercato, l'area pubblica o privata della quale il comune abbia la disponibilita', composta da piu' posteggi, attrezzata o meno e destinata all'esercizio dell'attivita' per uno o piu' o tutti i giorni della settimana o del mese per l'offerta integrata di merci al dettaglio, la somministrazione di alimenti e bevande, l'erogazione di pubblici servizi; e) per fiera, la manifestazione caratterizzata dall'afflusso, nei giorni stabiliti sulle aree pubbliche o private delle quali il comune abbia la disponibilita', di operatori autorizzati ad esercitare il commercio su aree pubbliche, in occasione di particolari ricorrenze, eventi o festivita'; f) per presenze in un mercato, il numero delle volte che l'operatore si e' presentato in tale mercato prescindendo dal fatto che vi abbia potuto o meno svolgere l'attivita'; g) per presenze effettive in una fiera, il numero delle volte che l'operatore ha effettivamente esercitato l'attivita' in tale fiera.
                               Art. 28
                      Esercizio dell'attivita'

  1. Il commercio sulle aree pubbliche puo' essere svolto:
    a) su posteggi dati in concessione per dieci anni;
    b) su qualsiasi area purche' in forma itinerante.
  ((2.  L'esercizio  dell'attivita'  di cui al comma 1 e' soggetto ad
apposita  autorizzazione  rilasciata a persone fisiche, a societa' di
persone,   a   societa'   di   capitali   regolarmente  costituite  o
cooperative.))
  2-bis.  Le  regioni,  nell'esercizio  della  potesta'  normativa in
materia  di  disciplina delle attivita' economiche, possono stabilire
che  l'autorizzazione  all'esercizio dell'attivita' di cui al comma 1
sia   soggetta  alla  presentazione  da  parte  del  richiedente  del
documento   unico   di   regolarita'   contributiva  (DURC),  di  cui
all'articolo  1, comma 1176, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. In
tal  caso,  possono essere altresi' stabilite le modalita' attraverso
le  quali  i  comuni, anche avvalendosi della collaborazione gratuita
delle  associazioni di categoria riconosciute dal Consiglio nazionale
dell'economia  e del lavoro, possono essere chiamati al compimento di
attivita'  di verifica della sussistenza e regolarita' della predetta
documentazione.   L'autorizzazione  all'esercizio  e'  in  ogni  caso
rilasciata   anche  ai  soggetti  che  hanno  ottenuto  dall'INPS  la
rateizzazione  del debito contributivo. Il DURC, ai fini del presente
articolo, deve essere rilasciato anche alle imprese individuali.
  3.  L'autorizzazione  all'esercizio dell'attivita' di vendita sulle
aree  pubbliche mediante l'utilizzo di un posteggio e' rilasciata, in
base  alla  normativa  emanata  dalla regione, dal sindaco del comune
sede del posteggio ed abilita anche all'esercizio in forma itinerante
nell'ambito del territorio regionale.
  ((4. L'autorizzazione all'esercizio dell'attivita' di vendita sulle
aree  pubbliche  esclusivamente in forma itinerante e' rilasciata, in
base  alla  normativa  emanata dalla regione, dal comune nel quale il
richiedente, persona fisica o giuridica, intende avviare l'attivita'.
L'autorizzazione  di cui al presente comma abilita anche alla vendita
al  domicilio del consumatore, nonche' nei locali ove questi si trovi
per  motivi  di  lavoro,  di  studio,  di  cura, di intrattenimento o
svago.))
  5. Nella domanda l'interessato dichiara:
    a) di essere in possesso dei requisiti di cui all'articolo 5;
    b)  il  settore  o  i settori merceologici e, qualora non intenda
esercitare  in  forma  itinerante  esclusiva,  il posteggio del quale
chiede la concessione.
  6.   L'autorizzazione   all'esercizio   dell'attivita'  sulle  aree
pubbliche  abilita alla partecipazione alle fiere che si svolgono sia
nell'ambito   della   regione  cui  appartiene  il  comune  che  l'ha
rilasciata,  sia  nell'ambito  delle  altre  regioni  del  territorio
nazionale.
  7.  L'autorizzazione  all'esercizio dell'attivita' di vendita sulle
aree   pubbliche   dei   prodotti   alimentari   abilita  anche  alla
somministrazione  dei medesimi se il titolare risulta in possesso dei
requisiti  prescritti  per  l'una e l'altra attivita'. L'abilitazione
alla  somministrazione  deve  risultare  da  apposita annotazione sul
titolo autorizzatorio.
  8.  L'esercizio  del  commercio  sulle  aree pubbliche dei prodotti
alimentari  e'  soggetto  alle  norme  comunitarie  e  nazionali  che
tutelano  le esigenze igienico sanitarie. Le modalita' di vendita e i
requisiti  delle  attrezzature  sono  stabiliti  dal  Ministero della
sanita' con apposita ordinanza.
  9.  L'esercizio  del  commercio  disciplinato dal presente articolo
nelle  aree  demaniali  marittime  e' soggetto al nulla osta da parte
delle  competenti  autorita'  marittime  che stabiliscono modalita' e
condizioni per l'accesso alle aree predette.
  10.  Senza  permesso del soggetto proprietario o gestore e' vietato
il  commercio  sulle aree pubbliche negli aeroporti, nelle stazioni e
nelle autostrade.
  11.  I  posteggi,  temporaneamente  non occupati dai titolari della
relativa  concessione  in  un  mercato,  sono assegnati giornalmente,
durante  il  periodo  di  non utilizzazione da parte del titolare, ai
soggetti legittimati ad esercitare il commercio sulle aree pubbliche,
che  vantino  il  piu'  alto  numero  di  presenze nel mercato di cui
trattasi.
  12.  Le  regioni,  entro  un  anno  dalla data di pubblicazione del
presente  decreto,  emanano  le  norme  relative  alle  modalita'  di
esercizio  del  commercio di cui al presente articolo, i criteri e le
procedure per il rilascio, la revoca e la sospensione nei casi di cui
all'articolo  29,  nonche'  la  reintestazione dell'autorizzazione in
caso  di cessione dell'attivita' per atto tra vivi o in caso di morte
e  i  criteri per l'assegnazione dei posteggi. Le regioni determinano
altresi'  gli  indirizzi  in  materia  di  orari  ferma  restando  la
competenza in capo al sindaco a fissare i medesimi.
  13.  Le  regioni,  al  fine di assicurare il servizio piu' idoneo a
soddisfare  gli  interessi  dei consumatori ed un adeguato equilibrio
con  le  altre  forme di distribuzione, stabiliscono, altresi', sulla
base  delle  caratteristiche economiche del territorio secondo quanto
previsto  dall'articolo  6,  comma  3,  del  presente  decreto, della
densita'  della  rete  distributiva  e  della popolazione residente e
fluttuante  ((limitatamente  ai  casi  in  cui ragioni non altrimenti
risolvibili  di  sostenibilita'  ambientale  e sociale, di viabilita'
rendano  impossibile  consentire  ulteriori  flussi di acquisto nella
zona  senza  incidere  in  modo gravemente negativo sui meccanismi di
controllo,  in  particolare, per il consumo di alolici e senza ledere
il  diritto  dei  residenti  alla  vivibilita'  del territorio e alla
normale  mobilita'. In ogni caso resta ferma la finalita' di tutela e
salvaguardia  delle zone di pregio artistico, storico, architettonico
e  ambientale  e  sono vietati criteri legati alla verifica di natura
economica   o  fondati  sulla  prova  dell'esistenza  di  un  bisogno
economico  o  sulla  prova  di  una domanda di mercato, quali entita'
delle  vendite  di prodotti alimentari e non alimentari e presenza di
altri  operatori  su  aree pubbliche)), i criteri generali ai quali i
comuni  si  devono  attenere  per  la determinazione delle aree e del
numero dei posteggi da destinare allo svolgimento dell'attivita', per
l'istituzione,  la  soppressione  o lo spostamento dei mercati che si
svolgono   quotidianamente   o   a   cadenza   diversa,  nonche'  per
l'istituzione   di   mercati   destinati   a  merceologie  esclusive.
Stabiliscono,  altresi',  le caratteristiche tipologiche delle fiere,
nonche'  le  modalita'  di partecipazione alle medesime prevedendo in
ogni  caso il criterio della priorita' nell'assegnazione dei posteggi
fondato sul piu' alto numero di presenze effettive.
  14.  Le  regioni,  nell'ambito  del  loro  ordinamento,  provvedono
all'emanazione  delle  disposizioni  previste  dal  presente articolo
acquisendo  il  parere  obbligatorio  dei  rappresentanti  degli enti
locali  e  prevedendo forme di consultazione delle organizzazioni dei
consumatori e delle imprese del commercio.
  15. Il comune, sulla base delle disposizioni emanate dalla regione,
stabilisce   l'ampiezza   complessiva   delle   aree   da   destinare
all'esercizio  dell'attivita',  nonche'  le modalita' di assegnazione
dei  posteggi,  la  loro superficie e i criteri di assegnazione delle
aree  riservate,  in  misura  congrua  sul  totale, agli imprenditori
agricoli  che  esercitano la vendita diretta ai sensi dell'articolo 4
del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228 . Al fine di garantire
il  miglior  servizio  da  rendere  ai  consumatori  i comuni possono
determinare  le  tipologie  merceologiche  dei posteggi nei mercati e
nelle fiere.
  16.  Nella  deliberazione  di  cui  al comma 15 vengono individuate
altresi'  le  aree  aventi  valore archeologico, storico, artistico e
ambientale  nelle  quali l'esercizio del commercio di cui al presente
articolo  e'  vietato  o  sottoposto a condizioni particolari ai fini
della  salvaguardia  delle  aree  predette.  Possono essere stabiliti
divieti  e  limitazioni all'esercizio anche per motivi di viabilita',
di  carattere  igienico  sanitario  o  per  altri  motivi di pubblico
interesse.  Vengono  altresi'  deliberate le norme procedurali per la
presentazione  e l'istruttoria delle domande di rilascio, il termine,
comunque  non  superiore  a novanta giorni dalla data di ricevimento,
entro  il quale le domande devono ritenersi accolte qualora non venga
comunicato  il provvedimento di diniego, nonche' tutte le altre norme
atte ad assicurare trasparenza e snellezza dell'azione amministrativa
e  la  partecipazione  al procedimento, ai sensi della legge 7 agosto
1990, n. 241, e successive modifiche.
  17.  Al fine di valorizzare e salvaguardare il servizio commerciale
nelle aree urbane, rurali, montane ed insulari, le regioni e i comuni
possono stabilire particolari agevolazioni, fino all'esenzione, per i
tributi  e le altre entrate di rispettiva competenza per le attivita'
effettuate  su  posteggi  posti  in comuni e frazioni con popolazione
inferiore  a  3.000  abitanti  e  nelle  zone  periferiche delle aree
metropolitane e degli altri centri di minori dimensioni.
  18.  In  caso di inerzia da parte del comune, le regioni provvedono
in  via  sostitutiva,  adottando  le norme necessarie, che restano in
vigore fino all'emanazione delle norme comunali.
                              Art. 29.
                              Sanzioni

  1.  Chiunque  eserciti  il  commercio sulle aree pubbliche senza la
prescritta  autorizzazione  o  fuori  dal  territorio  previsto dalla
autorizzazione  stessa,  nonche' senza l'autorizzazione o il permesso
di  cui  all'articolo  28,  commi  9  e 10, e' punito con la sanzione
amministrativa  del  pagamento  di una somma da lire 5.000.000 a lire
30.000.000 e con la confisca delle attrezzature e della merce.
  2.  Chiunque  violi  le  limitazioni  e  i  divieti  stabiliti  per
l'esercizio  del  commercio  sulle aree pubbliche dalla deliberazione
del  comune  di  cui  all'articolo  28  e'  punito  con  la  sanzione
amministrativa  del  pagamento  di una somma da lire 1.000.000 a lire
6.000.000.
  3.  In  caso  di particolare gravita' o di recidiva il sindaco puo'
disporre  la sospensione dell'attivita' di vendita per un periodo non
superiore  a  venti giorni. La recidiva si verifica qualora sia stata
commessa  la  stessa violazione per due volte in un anno, anche se si
e' proceduto al pagamento della sanzione mediante oblazione.
  4. L'autorizzazione e' revocata:
    a)  nel  caso in cui il titolare non inizia l'attivita' entro sei
mesi  dalla  data  dell'avvenuto  rilascio,  salvo proroga in caso di
comprovata necessita';
    b)  nel  caso  di  decadenza  dalla concessione del posteggio per
mancato  utilizzo  del medesimo in ciascun anno solare per periodi di
tempo  complessivamente  superiori  a  quattro mesi, salvo il caso di
assenza per malattia, gravidanza o servizio militare;
    c)  nel  caso  in  cui il titolare non risulti piu' provvisto dei
requisiti di cui all'articolo 5, comma 2.
    c-bis)  nel  caso di mancata presentazione iniziale e annuale del
DURC di cui al comma 2-bis dell'articolo 28.
  ((4-bis.  L'autorizzazione  e'  sospesa  per  sei  mesi  in caso di
mancata  presentazione  annuale  del  DURC,  di  cui  al  comma 2-bis
dell'articolo 28 )).
  5.  Per  le  violazioni  di  cui  al  presente articolo l'autorita'
competente e' il sindaco del comune nel quale hanno avuto luogo. Alla
medesima  autorita'  pervengono i proventi derivanti dai pagamenti in
misura ridotta ovvero da ordinanze ingiunzioni di pagamento.
                              Art. 30.
                  Disposizioni transitorie e finali

  1. I soggetti che esercitano il commercio sulle aree pubbliche sono
sottoposti  alle  medesime  disposizioni  che  riguardano  gli  altri
commercianti al dettaglio di cui al presente decreto purche' esse non
contrastino con specifiche disposizioni del presente titolo.
  2.   Fino   all'emanazione  delle  disposizioni  attuative  di  cui
all'articolo 28 continuano ad applicarsi le norme previgenti.
  3.  Sono  fatti  salvi  i  diritti  acquisiti dagli operatori prima
dell'entrata  in  vigore  del  presente  decreto e delle disposizioni
attuative di cui all'articolo 28.
  4.  La  disciplina  di  cui  al  presente  titolo non si applica ai
coltivatori diretti, ai mezzadri e ai coloni i quali esercitino sulle
aree  pubbliche la vendita dei propri prodotti ai sensi della legge 9
febbraio  1963,  n.  59, e successive modificazioni, salvo che per le
disposizioni  relative alla concessione dei posteggi e alle soste per
l'esercizio dell'attivita' in forma itinerante.
  5.  Resta  salvo il divieto di vendere sulle aree pubbliche bevande
alcoliche  di qualsiasi gradazione diverse da quelle poste in vendita
in   recipienti   chiusi  nei  limiti  e  con  le  modalita'  di  cui
all'articolo 176, comma 1, del regolamento per l'esecuzione del testo
unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 6
maggio  1940,  n.  635, e successive modifiche, nonche' il divieto di
vendere  o  esporre  armi,  esplosivi od oggetti preziosi. E' abolito
ogni  precedente divieto di vendita di merci ivi incluso quello della
vendita  del  pane  nei mercati scoperti, fatto salvo il rispetto dei
requisiti igienicosanitari.
  6.  Sono  abrogate: la legge 28 marzo 1991, n. 112, come modificata
dalla legge 15 novembre 1995, n. 480, e dalla legge 25 marzo 1997, n.
77;  l'articolo  3  della  legge  5  gennaio  1996, n. 25; il decreto
ministeriale  4  giugno  1993,  n.  248,  come modificato dal decreto
ministeriale 15 maggio 1996, n. 350. E' soppressa la voce n. 62 della
tabella  c)  allegata  al  decreto del Presidente della Repubblica 26
aprile  1992,  n.  300,  come modificata ed integrata dal decreto del
Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 407.
									Titolo XI*Inadempienza delle regioni*
Art. 31. Intervento sostitutivo 1. Ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera c), della legge 15 marzo 1997, n. 59, qualora le regioni non esercitino le funzioni amministrative ad esse conferite dal presente decreto nei tempi dal medesimo previsti, il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato richiede l'adempimento ponendo un termine non inferiore a sessanta giorni. Qualora la regione inadempiente non provveda nel termine assegnato, provvede il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, sentita la regione inadempiente previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addi' 31 marzo 1998 SCALFARO Prodi, Presidente del Consiglio dei Ministri Bersani, Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato Bassanini, Ministro per la funzione pubblica e gli affari regionali Ciampi, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica Flick, Ministro di grazia e giustizia Visto, il Guardasigilli: Flick
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